Cosa si fa in Senegal per convincere i giovani a non partire per l’Europa

di

Barça ou Barzakh

Barcellona o la Morte. È quello che ripetono in continuazione i giovani senegalesi quando si prova a discutere del tema della migrazione. Barcellona è un modo di dire l’Europa in generale, è lì che vogliono arrivare le nuove generazioni.

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Molti giovani lasciano il Senegal per effettuare viaggi pericolosi verso l’Europa, spinti dalle difficoltà economiche nel paese e attratti dalle storie di successo dei migranti di ritorno, che spesso sono montate e nascondono le sconfitte, i fallimenti, le sofferenze.

2. In ogni caso, le rimesse dei migranti, che provengono soprattutto da Italia e Francia, costituiscono il 10% del PIL del Senegal, rappresentando quindi un importante leva economica per il paese.

3. In questo quadro, la Cooperazione Italiana investe risorse umane e finanziarie per costruire occasioni di crescita economica nel paese e per dissuadere i giovani dal mettersi in viaggio verso l’Europa.

4. Il CinemArena fa parte di questa strategia, e consiste nella proiezione di film e nel racconto di testimonianze di migranti che vorrebbero rientrare, o che hanno provato senza successo il viaggio, o che hanno perso amici e familiari nel Mediterraneo in regioni marginali del paese, da cui partono molti migranti.

5. Abbiamo assistito a tre di queste serate interrogandoci sul loro reale impatto, minato, secondo i giovani con cui abbiamo parlato, dalla mancanza di credibilità del governo senegalese e dalla sfiducia verso il futuro, che prevale anche sui pericoli del viaggio di cui si prende consapevolezza.

iniziative per dissuadere i migranti
@Lucrezia Lo Bianco | Al CinemArena in Senegal

Il Senegal è un paese molto giovane, dove l’età media è di 22 anni (in Italia è di 42 anni), con circa 15 milioni di abitanti nel 2016, di cui il 23% è concentrato nella regione della capitale Dakar e il 40% in zone rurali.

Nonostante sia una delle democrazie più stabili e dalla crescita più rapida del continente, il reddito medio mensile è inferiore a cento dollari, e una persona su otto non ha lavoro. È molto diffusa, quindi, tra i giovani l’idea che in Senegal non ci sia futuro e che questo sia possibile solo in Europa.

Questo mito è alimentato sia dal successo di alcuni migranti di ritorno, sia dall’immagine di ricchezza e benessere che si ha degli investimenti fatti con le rimesse (facile distinguere le case dei migranti di ritorno costruite in cemento rispetto alle costruzioni circostanti o vedere un migrante di ritorno con la macchina) e dalle testimonianze, a volte non veritiere, che arrivano dai migranti all’estero.

I flussi di ingresso dei senegalesi in Italia cominciano ad avere consistenza nel periodo a cavallo tra la seconda metà degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta. Con la possibilità di avere dei contratti di lavoro regolarizzati, i senegalesi – che inizialmente sono impiegati nel commercio ambulante – iniziano a lavorare nelle fabbriche e integrarsi nel tessuto sociale, avviando processi di ricongiungimento familiare soprattutto nelle regioni del nord, dove tuttora risiede la maggior parte della diaspora senegalese.

Questo flusso di giovani sta continuando, ed anzi è in aumento, nonostante la crisi economica che ha colpito l’Italia e l’Europa, e nonostante l’inasprirsi dei controlli alle frontiere e l’aumento della pericolosità del viaggio.

Secondo l’Ifad, (pdf) il numero dei migranti senegalesi all’estero varia tra 500 mila e 2,5 milioni, residenti soprattutto in Francia, Gambia e Italia. Nel 2013 i migranti hanno inviato come rimesse in Senegal 1,56 miliardi di dollari, pari al 10,4% del Pil. La maggior parte delle rimesse è utilizzata dalla famiglia per spese correnti.

Il CinemArena

iniziative per dissuadere i migranti
@Lucrezia Lo Bianco – Al CinemArena in Senegal

I giovani che lasciano il Senegal lasciano anche un paese senza forza lavoro o leve di crescita economica. È in questo quadro che molte agenzie internazionali, come la stessa AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), stanno investendo risorse umane e monetarie per accompagnare lo sviluppo di imprese locali, guidate da giovani, per mettere in risalto le possibilità economiche presenti nel paese contro l’idea di una migrazione irregolare, pericolosa e rischiosa.

Fa parte di questi interventi la carovana itinerante del CinemArena, iniziata il 10 ottobre 2017, che porta il cinema e il teatro in regioni marginali del paese.

Nato su iniziativa della Cooperazione Italiana nel 2001, nell’ambito del programma “Emergenza Colera” in Mozambico, CinemArena è arrivato in Senegal con un obiettivo preciso: informare la popolazione sui rischi e i pericoli della migrazione irregolare e soprattutto nelle comunità rurali, lontane dalla capitale Dakar, dove spesso l’informazione non arriva o arriva parziale e da dove parte il maggior numero dei migranti.

Da un anno vivo in una di queste comunità, Kaffrine, zona remota, con un basso tasso di alfabetizzazione, elevata disoccupazione e un’economia basata principalmente sull’agricoltura di sussistenza a conduzione famigliare, e ho partecipato in prima persona a tre di queste serate.

Le serate del CinemArena iniziano sempre con una pièce di teatro che mette in scena la storia di un giovane migrante che vorrebbe rientrare e un padre che vuole che il figlio rimanga in Europa visto l’investimento fatto per il suo viaggio.

Le serate sono seguite con interesse. Nei villaggi rurali vedere arrivare il cinema è un evento straordinario. C’è una partecipazione attiva ai dibattiti, si rimane fino alle fine, forse si continua a parlarne anche a casa.

Funzioneranno queste sensibilizzazioni? Chi è veramente motivato a partire, può cambiare idea con un film? Io, da spettatrice europea, ho trovato le serate emozionanti, dure e crude. I giovani intorno a me sembravano più divertiti che spaventati, interessati dal film ma, forse, non troppo dal messaggio che si vuole far passare.

Cosa ne pensano i giovani senegalesi

iniziative per dissuadere i migranti
@Eugenia Pisani – Al CinemArena in Senegal

Per questo al cinema e al teatro si affianca il racconto di storie vere, in carne e ossa, da parte di chi le ha vissute. Durante le tre serate a cui ho assistito, c’è sempre stata la testimonianza di un giovane che ha provato il viaggio senza riuscirci o che conosce qualcuno che ha perso la vita nel tragitto. Si dà spazio anche a storie di chi ha avuto successo ed è tornato.

È il caso di Papa Samba Diane, giovane senegalese che ha passato dieci anni in Italia dal 2002 al 2012, lavorando in alcune fabbriche del nord. Papa Samba è rientrato quando ha avuto chiaro che quello che stava facendo in Italia lo avrebbe potuto fare meglio e con un beneficio maggiore per il suo paese, puntando in particolare sull’agricoltura e sull’allevamento.

È in questi settori, e dunque è nelle zone rurali più che nella capitale Dakar, che c’è più possibilità di sviluppo. Questa la posizione che Papa Samba ha portato ai suoi conterranei alla luce delle sue esperienze.

Dello stesso parere è Jean Claude Coly, il mio traduttore delle serate dal wolof al francese. Anche Jean Claude mi ha raccontato dei numerosi amici morti durante il viaggio verso l’Europa. Mi racconta in particolare della storia di un giovane del suo villaggio (alla periferia di Kaolack) che decise di partire nonostante in Senegal avesse un buon contratto di lavoro con una società di import-export. Morto durante il viaggio, il giovane ha lasciato dietro di sé una famiglia distrutta. Per questo Jean Claude pensa che il viaggio verso l’Europa non sia la soluzione, e che i giovani debbano investire di più nel loro paese, soprattutto nelle zone rurali.

Infine Tidiane, 39 anni di cui quasi 15 in Italia, partito perché come tutta la sua generazione aveva il mito dell’Europa. Tidiane ha deciso di tornare perché la situazione economica in Italia era cambiata, ma anche per la voglia di tornare dalla sua famiglia. Dall’Italia però è tornato con un bagaglio culturale importante: “ho imparato molto nel mondo del lavoro in Italia, ho osservato il modo di lavorare degli italiani, ho acquisito delle conoscenza che prima non avevo come l’organizzazione, il rispetto per i lavoratori ed il rispetto degli orari”.

Una volta tornato, con i risparmi e con l’aiuto di prestiti bancari ha aperto una panetteria a Kaffrine. Il suo viaggio è stato facile, perché riuscì a ottenere un visto. Oggi Tidiane consiglia ai giovani di restare, e comunque di non mettersi in viaggio irregolarmente, e racconta di come l’esperienza della migrazione possa diventare una prigione.

Sono molti i senegalesi conosciuti da Tidiane in Italia che non rientrano nonostante non abbiano un lavoro né un reddito. Non tornano perché non vogliono vivere la sconfitta di tornare a mani vuote, e perché in ogni caso non avrebbero guadagnato abbastanza per poter fare degli investimenti in Senegal.

Quanto alle campagne informative contro la migrazione irregolare, che pure ci sono e sono utili, soffrono della scarsa credibilità che ha il Governo verso la popolazione, dice Tidiane: i giovani non hanno fiducia nei politici senegalesi né nel futuro nel loro paese e quindi decidono di partire ad ogni costo, nonostante le indicazioni contrarie.

Un giorno, discutendo di ragazzi emigrati con Abdou Dieng, un ragazzo senegalese di 24 anni, con un lavoro e uno stipendio fisso, gli chiesi cosa lo avesse spinto a rimanere e investire nel suo paese e la risposta fu bruciante:

Io lavoro per mettere da parte i soldi per il viaggio

Ora mi chiedo, per tutti gli Abdou Dieng che decidono di partire, se potessero viaggiare informati e in modo regolare, se potessero avere un’idea veritiera della vita in Europa, davvero partirebbero con tutta questa tenacia?


5 link per saperne di +

1. Il + generazionale

Un reportage della Reuters sull’emigrazione dal Senegal, in particolare dei giovani, tradotto da Internazionale.

2. Il + embedded

A proposito di Senegal, qualche mese fa abbiamo chiesto a quattro ragazze che stanno facendo servizio civile in una zona rurale del paese di raccontarci la loro prospettiva.

3. Il + dissuasivo

Aware Migrants è una campagna mediatica dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni finanziata dal Ministero dell’Interno rivolta agli africani che stanno pensando di attraversare il Mediterraneo, cercando di dissuaderli dal farlo.

4. Il + serial

The Missing Steps è una serie tv nigeriana sovvenzionata dallo stato svizzero che dovrebbe convincere i nigeriani a non partire e, soprattutto, a non andare in Svizzera.

5. Il + statistico

Nonostante tutto, le persone continuano a partire. E, non tutte, ad arrivare.

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Ha un Master in Economia dello Sviluppo e Cooperazione Internazionale ed è co-fondatrice di Mekané – ideas for development (www.mekane.org). Si occupa di progettazione, gestione, valutazione di progetti di sviluppo. La sua zona di specializzazione è l’Africa francofona.

1 Comment

  1. Grazie Eugenia hai fatta una bella lavoro tutti che dicci e vero io da tempo vivo in Italia si ho uno bello lavoro torno in Senegal

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