Quanti migranti stanno arrivando nel 2017?

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migranti 2017

Il 2016 è stato un anno di passione sul fronte migrazioni. Lo era già stato il 2015, e ancora prima il 2014. La guerra in Siria si è trasformata in vera e propria catastrofe umanitaria, e centinaia di migliaia di profughi si sono riversati in Europa attraversando il mare che separa Turchia e Grecia, insieme a moltissimi altri migranti provenienti da Afghanistan e Iraq.

Il flusso, che ha portato al famoso milione di profughi in Europa nel 2015, si è interrotto a marzo 2016 quando l’Unione Europea ha stretto un accordo con la Turchia, delocalizzando sostanzialmente la gestione dei profughi in arrivo in cambio di sei miliardi di euro.

Si è contemporaneamente assistito a un costante incremento dei flussi di migranti in arrivo dalle coste nord africane, libiche soprattutto, verso l’Italia. Questo flusso ha portato oltre 180 mila persone a sbarcare in Italia nel 2016, mai così tante. E 5.022 persone a morire attraversando il Mediterraneo, mai così tante.

Un flusso che continua ad aumentare, nonostante Europa e Italia abbiano a più riprese tentato di ridurlo siglando accordi, organizzando vertici, ipotizzando soluzioni.

Ma veniamo ai numeri delle persone arrivate via mare in Italia e in Europa fino al 31 luglio 2017 e alle principali questioni politiche aperte in Italia e in Europa, che tratteremo nella seconda parte.

Migranti 2017: i numeri in Italia

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 31 luglio 2017 sono sbarcate in Italia 95.074 persone. Un dato in linea con quello dello stesso periodo del 2016, quando arrivarono 93.781 persone.

A luglio 2017, questa è la notizia, sono arrivati via mare in Italia 11 mila migranti, meno della metà rispetto ai 23 mila di luglio 2016, ma anche di luglio 2015 e 2014. È presto per dare indicazioni sul motivo di questo deciso e insolito rallentamento. Forse è un semplice ciclo che riprenderà a crescere, o forse sono i primi effetti dell’azione politica italiana ed europea che cerca di arginare gli arrivi, rafforzando la guardia costiera libica e ostacolando il lavoro delle navi delle Ong.

I paesi di provenienza più rappresentati nel 2017 (dati aggiornati al 30 giugno) sono: Nigeria (18% degli arrivi, circa 14 mila persone) Bangladesh (10,4%, ottomila persone), Guinea (10%, 7.800 persone) e Costa d’Avorio (9,3%, 7.300 persone). Seguono Gambia, Senegal e Mali.

Rispetto al 2016 si registrano meno eritrei (circa 4.500 finora da inizio anno), aumentano guineani e ivoriani, si confermano i nigeriani ed emerge la novità Bangladesh.

Il caso dei bengalesi è molto interessante per capire la natura dei movimenti migratori verso l’Europa. Tra i circa ottomila migranti bengalesi arrivati nel 2017 sulle coste italiane, ci sono persone che provengono, più o meno direttamente, dal Bangladesh, partite con l’esplicito scopo di raggiungere l’Europa. Ci sono agenzie specializzate in Bangladesh che organizzano il viaggio in aereo a Tripoli, via Istanbul e Dubai, dove poi i migranti si mettono in contatto con i trafficanti locali per organizzare il viaggio in barca verso l’Italia.

Ci sono però, anche molti migranti che hanno lasciato il Bangladesh spesso da anni e si sono distribuiti, oltre che in Europa, in diversi paesi del medio oriente, della penisola arabica e del nord Africa per lavorare.
Ora coloro che vivono e lavorano in Libia stanno lasciando il paese per la situazione di instabilità del paese che rende sempre più precaria la loro condizione economica e li espone ad atti di violenza e discriminazione.

Ad arrivare in Italia (dati al 30 giugno 2017) sono soprattutto uomini (il 74%), con una considerevole fetta di minori non accompagnati (il 14% degli arrivi).

Gli sbarchi sono sempre più distribuiti nei porti del sud Italia, come conseguenza del fatto che in molti casi i migranti arrivano sulle navi della guardia costiera o delle Ong impegnate nelle operazioni di salvataggio, e vengono quindi smistati nei diversi porti. Il 61% avviene in Sicilia (fino a pochi mesi fa questa percentuale era del 90%), il 23% in Calabria, seguite da Campania (7%), Puglia e Sardegna (circa il 5% ciascuna).

Migranti 2017: i numeri in Europa

Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1 gennaio e il 31 luglio 2017 sono arrivati via mare in Europa 113.614 mila migranti. Continuano ad avvenire alcuni sbarchi in Grecia, a ritmi molto più bassi di quelli pre accordo con la Turchia, e si riaffaccia timidamente la Spagna come terra di sbarco.

Nei primi sette mesi del 2017 sono arrivati in Grecia 11.500 migranti, al ritmo di 1.500 al mese, in crescita negli ultimi due mesi. 6.500 migranti sono poi sbarcati in Spagna dall’inizio dell’anno. Un ritmo abbastanza costante dall’inizio dell’anno, di circa 500-1000 arrivi al mese, con un netto incremento nel mese di giugno, da verificare nei prossimi mesi.

Migranti 2017: le strategie politiche italiane ed europee

Il tema migrazioni è in cima all’agenda politica e all’attenzione dell’opinione pubblica europea da ormai tre anni. Moltissime sono le questioni poste, proposte, affrontate, risolte, fallite in questo tempo.

La questione sistemica più evidente è che l’Europa non ha trovato la quadra, a causa di posizioni inconciliabili tra i suoi stati membri, tra chi fa la prima accoglienza (Italia e Grecia), chi accoglie già numeri importanti di migranti e rifugiati (Austria, Svezia), chi aveva spalancato le porte ma poi ci ha ripensato (Germania), chi non ne vuole sentir parlare (Ungheria) e chi nell’Europa non ci sta più (Regno Unito).

Oltre all’accordo con la Turchia, la principale strategia comune è la cosiddetta relocation, cioè il ricollocamento dei profughi in modo che siano distribuiti più equamente tra gli stati dell’Unione Europea.

L’accordo, stipulato a settembre 2015, prevedeva inizialmente il ricollocamento di 160 mila persone da Grecia e Italia ad altri paesi europei entro settembre 2017. Il processo è stato fin dall’inizio irto di ostacoli, tanto che la Commissione Europea ha dovuto ridurre il target a 106 mila persone. Vediamo a che punto siamo.

migranti 2017

Già, in 20 mesi (i dati sono aggiornati al 3 luglio 2017) sono state rilocate solo 23 mila persone: un misero 22%. L’accordo sarà quasi certamente prolungato ben oltre la scadenza di settembre.

Il vero obiettivo del 2017 per l’Europa, così come da dichiarazioni di inizio anno, era la chiusura della rotta Libia-Italia, sul modello di quanto fatto con la rotta balcanica nel 2016. A inizio febbraio è stato siglato un accordo tra Italia e Libia, che stabilisce una serie di ambiti di collaborazione tra i due paesi per la riduzione dei flussi in partenza dalla Libia.

L’accordo si sta rivelando del tutto inadeguato a raggiungere l’obiettivo di diminuire le partenze, per questo si sta intensificando l’attività diplomatica per renderlo più efficace. A fine luglio si è tenuto un importante vertice a Tunisi tra alcuni ministri europei e africani; l’obiettivo è intercettare i migranti prima che arrivino in Libia, in paesi come Mali, Niger, Etiopia, Ciad e Sudan ed effettuare lì lo screening che dovrebbe distinguere i rifugiati dai migranti economici.

A luglio il governo italiano ha poi annunciato una sorta di upgrade dell’accordo con la Libia: le navi della guardia costiera italiana opereranno anche in acque libiche a supporto della guardia costiera libica. Si crede che la missione italiana finirà di fatto per respingere le imbarcazioni prima che escano dalle acque libiche.

Questa decisione ripropone l’annosa questione del rispetto dei diritti umani nei campi profughi libici, finora calpestati, anche se il governo italiano assicura che chiederà garanzie, che comunque difficilmente arriveranno.

La terza grossa novità di luglio è l’approvazione del tanto discusso codice di condotta per le Ong che operano nel Mediterraneo. Il codice prevede 13 punti, ma è stato molto contestato dalle Ong.

Al momento in cui scriviamo, solo due hanno effettivamente firmato (Save the Children e Moas). Molte altre non si sono ancora espresse, mentre ha avuto particolare risonanza il no di Medici Senza Frontiere, motivato con l’impossibilità di accettare la presenza di uomini armati a bordo e la contrarietà al divieto di trasbordo, ossia il divieto di trasferire persone da una nave all’altra che, secondo l’Ong, innalza il rischio di morti in mare.

Il Ministro dell’Interno Minniti ha dichiarato che le Ong che non firmano il codice non potranno più operare nel Mediterraneo. Seguiremo nei prossimi mesi gli effetti di questa decisione.

Siamo insomma in una fase di grandi manovre politiche, la cui efficacia sarà tutta da verificare nei prossimi mesi. Efficacia rispetto al loro obiettivo primario, che rimane quello di tenere i migranti fuori dall’Europa, un obiettivo che sembra ormai prevalere sulle ragioni umanitarie, che trovano sempre meno spazio nel dibattito pubblico.

Quanti migranti sono arrivati nel 2016?

Quanti sono gli immigrati residenti in Italia e in Europa?

E in tutto, irregolari compresi, quanti sono gli stranieri presenti in Italia?

Le parole delle migrazioni: cosa intendiamo con migranti, rifugiati, richiedenti asilo, immigrati, profughi?

Immagine | Beyond Access

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2 Comments

  1. Siamo al 50% della disoccupazione giovanile,10 milioni di persone sull’orlo della povertà, i ns giovani sono costretti, ripeto costretti, ad andare all’estero per avere un lavoro dignitoso, oltre a problemi di sicurezza ed instabilità sociale, e nonostante tutto questo continuiamo ad accogliere in maniera indiscriminata migranti promettendogli cose che non verranno mai realizzate. L’ Europa, nonostante tutte le belle parole, se ne strafrega
    dei ns. problemi e soprattutto quello dei migranti. Secondo me siamo diventati il ricettacolo dell’Europa. Ma, sempre secondo me il problema non è il governo, e quindi le forze politiche che lo sostengono, che accetta questo stato di cose e questo andazzo, ma è chi gli dà il voto e quindi gli permette di continuare su questa strada.

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