Quanti migranti stanno arrivando nel 2017?

di

migranti 2017

Il 2016 è stato un anno di passione sul fronte migrazioni. Lo era già stato il 2015, e ancora prima il 2014. La guerra in Siria si è trasformata in vera e propria catastrofe umanitaria, e centinaia di migliaia di profughi si sono riversati in Europa attraversando il mare che separa Turchia e Grecia, insieme a moltissimi altri migranti provenienti da Afghanistan e Iraq.

Il flusso, che ha portato al famoso milione di profughi in Europa nel 2015, si è interrotto a marzo 2016 quando l’Unione Europea ha stretto un accordo con la Turchia, delocalizzando sostanzialmente la gestione dei profughi in arrivo in cambio di sei miliardi di euro.

Si è contemporaneamente assistito a un costante incremento dei flussi di migranti in arrivo dalle coste nord africane, libiche soprattutto, verso l’Italia. Questo flusso ha portato oltre 180 mila persone a sbarcare in Italia nel 2016, mai così tante. E 5.022 persone a morire attraversando il Mediterraneo, mai così tante.

Un flusso che è notevolmente rallentato da luglio 2017, come testimoniato dai numeri aggiornati al 30 settembre 2017 che presentiamo nella prima parte, per l’effetto congiunto di una serie di fattori che analizzeremo nella seconda parte.

Migranti 2017: i numeri in Italia

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 30 settembre 2017 sono sbarcate in Italia 104.949 persone. Un dato in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2016, quando arrivarono 132.050 persone (-20%).

A settembre 2017 sono sbarcati 5.961 migranti, pochissimi rispetto agli scorsi anni. Da luglio a settembre 2017 sono arrivati 21 mila migranti, contro i 75 mila del 2014 e i 60 mila del 2015 e del 2016.

I paesi di provenienza più rappresentati nel 2017 sono: Nigeria (18% degli arrivi, circa 16.600 persone), Guinea (9,5%, 8.800 persone), Bangladesh (9,4%, 8.700 persone), e Costa d’Avorio (8,8%, 8.200 persone). Seguono Mali ed Eritrea.

Rispetto al 2016 diminuiscono gli eritrei, aumentano guineani e ivoriani, si confermano i nigeriani ed emerge la novità Bangladesh.

Il caso dei bangladesi è molto interessante per capire la natura dei movimenti migratori verso l’Europa. Tra i circa 8.700 migranti bengalesi arrivati nel 2017 sulle coste italiane, ci sono persone che provengono, più o meno direttamente, dal Bangladesh, partite con l’esplicito scopo di raggiungere l’Europa. Ci sono agenzie specializzate in Bangladesh che organizzano il viaggio in aereo a Tripoli, via Istanbul e Dubai, dove poi i migranti si mettono in contatto con i trafficanti locali per organizzare il viaggio in barca verso l’Italia.

Ci sono però anche molti migranti che hanno lasciato il Bangladesh spesso da anni e si sono distribuiti, oltre che in Europa, in diversi paesi del medio oriente, della penisola arabica e del nord Africa per lavorare.
Ora coloro che vivono e lavorano in Libia stanno lasciando il paese per la situazione di instabilità del paese che rende sempre più precaria la loro condizione economica e li espone ad atti di violenza e discriminazione.

Ad arrivare in Italia sono soprattutto uomini (il 74%), con una considerevole fetta di minori non accompagnati (il 15% degli arrivi).

Gli sbarchi sono sempre più distribuiti nei porti del sud Italia, come conseguenza del fatto che in molti casi i migranti arrivano sulle navi della guardia costiera o delle Ong impegnate nelle operazioni di salvataggio, e vengono quindi smistati nei diversi porti, anche se le cose potrebbero nuovamente cambiare. Il 64% avviene in Sicilia (fino a pochi mesi fa questa percentuale era del 90%), il 20% in Calabria, seguite da Campania (6%), Puglia e Sardegna (circa il 5% ciascuna).

Migranti 2017: i numeri in Europa

Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1 gennaio e il 30 settembre 2017 sono arrivati via mare in Europa 133.386 migranti. Continuano ad esserci sbarchi in Grecia, a ritmi molto più bassi di quelli pre accordo con la Turchia, e si riaffaccia la Spagna come terra di sbarco.

Nei primi nove mesi del 2017 sono arrivati in Grecia circa 20 mila migranti, ad un ritmo crescente fino ai quasi cinquemila di settembre. Circa 15 mila migranti sono poi sbarcati in Spagna fino al 31 agosto 2017. Un ritmo abbastanza costante dall’inizio dell’anno, di circa 500-1000 arrivi al mese, con un netto incremento nei mesi di giugno, luglio e agosto, che sta allarmando le autorità spagnole.

Migranti 2017: le strategie politiche italiane ed europee

Il tema migrazioni è in cima all’agenda politica e all’attenzione dell’opinione pubblica europea da ormai tre anni. Moltissime sono le questioni poste, proposte, affrontate, risolte, fallite in questo tempo.

La questione sistemica più evidente è che l’Europa non ha trovato la quadra, a causa di posizioni inconciliabili tra i suoi stati membri, tra chi fa la prima accoglienza (Italia e Grecia), chi accoglie già numeri importanti di migranti e rifugiati (Austria, Svezia), chi aveva spalancato le porte ma poi ci ha ripensato (Germania), chi non ne vuole sentir parlare (Ungheria) e chi nell’Europa non ci sta più (Regno Unito).

Una linea comune, a ben vedere, c’è: lasciare fuori dall’Europa il maggior numero possibile di migranti. È una strategia che ha funzionato con l’accordo con la Turchia, che da un anno e mezzo funge da barriera per i migranti siriani, iracheni, afghani, pakistani in cambio di qualche miliardo di euro e di un ossequioso silenzio sulla virata autoritaria del regime di Erdogan.

È una strategia che l’Europa, o meglio l’Italia con l’altalenante appoggio di Francia e Germania, sta riproponendo con la Libia e la rotta del Mediterraneo centrale. D’altra parte la chiusura della rotta Libia-Italia era stata annunciata fin da inizio anno come il vero obiettivo del 2017.

A inizio febbraio è stato siglato un primo accordo tra Italia e Libia, che stabilisce una serie di ambiti di collaborazione tra i due paesi per la riduzione dei flussi in partenza dalla Libia. L’accordo è stato ulteriormente rafforzato a luglio, definendo finalmente che le navi della guardia costiera italiana opereranno anche in acque libiche a supporto della guardia costiera libica.

La situazione in realtà è molto confusa, perché la Libia non è la Turchia. L’ipotesi più probabile è addirittura che il governo italiano abbia di fatto stretto accordi con milizie libiche che gestiscono il traffico dei migranti (i famigerati trafficanti, fino a ieri nemico pubblico numero uno) pur di impedire le partenze dalle coste libiche, come svelato da un’inchiesta di Associated Press.

A fare ulteriore confusione, la farsa del codice di condotta per le Ong, divenute bersaglio politico e sociale per la loro attività di salvataggio di vite umane nel Mediterraneo. Il Codice è stato poi fortemente ridimensionato, grazie all’aggiunta di un addendum negoziato in particolare dall’Ong Sos Mediterranee che in pratica lo rende un documento inutile, ma ha rappresentato un passaggio ad alto impatto mediatico, anche se con effetti praticamente nulli.

La netta diminuzione degli arrivi sulle coste italiane deriva infatti dalla diminuzione delle partenze ma anche da una rinvigorita attività di controllo svolta lungo tutta la rotta africana, soprattutto in Niger e Sudan.

Le conseguenze di questo cambiamento di scenario sono principalmente due: uno, più migranti muoiono nel deserto, perché gli spostamenti sono diventati ancora più pericolosi e i trafficanti ancora più senza scrupoli; due, i migranti rimangono intrappolati nei campi e nelle prigioni libiche, già da anni conclamati come luoghi di violenza, tortura e assenza di tutela dei diritti umani minimi.

Il ministro Minniti dice di essere impegnato a porre i campi profughi in Libia sotto la tutela di Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e Oim (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni), ma l’ipotesi non sembra essere realistica nell’attuale contesto libico.

Intanto i migranti continuano a provarle tutte, pur di entrare nella fortezza Europa. Da luglio si è attivata una nuova, impensata, rotta, che dalla Turchia porta in Romania attraverso il pericolosissimo Mar Nero, rotta che ha riguardato finora circa 400 migranti.

Oltre al blocco delle frontiere esterne (e interne, in alcuni casi), l’altra grande linea strategica europea è la cosiddetta relocation, cioè il ricollocamento dei profughi in modo che siano distribuiti più equamente tra gli stati dell’Unione Europea.

L’accordo, stipulato a settembre 2015, prevedeva inizialmente il ricollocamento di 160 mila persone da Grecia e Italia ad altri paesi europei entro settembre 2017. Il processo è stato fin dall’inizio irto di ostacoli, tanto che la Commissione Europea ha dovuto ridurre il target a 106 mila persone. Vediamo a che punto siamo.

migranti 2017
Fonte: Unhcr

Già, alla fine del target temporale fissato sono state rilocate solo 29 mila persone: un misero 27%. La relocation comunque proseguirà, visto che l’accordo è stato prolungato oltre la scadenza di settembre.

Siamo insomma in una fase di grandi manovre politiche (e pre-elettorali, non dimentichiamolo), la cui efficacia sarà tutta da verificare nei prossimi mesi. Efficacia rispetto al loro obiettivo primario, che rimane quello di tenere i migranti fuori dall’Europa, un obiettivo che sembra ormai prevalere sulle ragioni umanitarie, che trovano sempre meno spazio nel dibattito pubblico.

Quanti migranti sono arrivati nel 2016?

Quanti sono gli immigrati residenti in Italia e in Europa?

E in tutto, irregolari compresi, quanti sono gli stranieri presenti in Italia?

Le parole delle migrazioni: cosa intendiamo con migranti, rifugiati, richiedenti asilo, immigrati, profughi?

Immagine | Beyond Access

Segnala un errore

Tags:

Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale (più info qui). Si gingilla a decifrare le trame della società, scartabellando dati e raggranellando storie. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. [email protected]

9 Comments

  1. Siamo al 50% della disoccupazione giovanile,10 milioni di persone sull’orlo della povertà, i ns giovani sono costretti, ripeto costretti, ad andare all’estero per avere un lavoro dignitoso, oltre a problemi di sicurezza ed instabilità sociale, e nonostante tutto questo continuiamo ad accogliere in maniera indiscriminata migranti promettendogli cose che non verranno mai realizzate. L’ Europa, nonostante tutte le belle parole, se ne strafrega
    dei ns. problemi e soprattutto quello dei migranti. Secondo me siamo diventati il ricettacolo dell’Europa. Ma, sempre secondo me il problema non è il governo, e quindi le forze politiche che lo sostengono, che accetta questo stato di cose e questo andazzo, ma è chi gli dà il voto e quindi gli permette di continuare su questa strada.

  2. Vanno considerate le ragioni dei paesi che accolgono, soprattutto l’Italia, che ha subito e sta subendo un fortissimo impatto sociale (aumento di criminalità e degrado) ed economico (tasse aumentate per il mantenimento degli immigrati, spesso nemmeno profughi) e il deprezzamento degli immobili nelle zone a maggior presenza di stranieri. Si sa che se continuassero gli sbarchi, quasi unicamente l’Italia dovrebbe farsene ancora carico e ormai non ce la fa più. Non sopportavo più che il mio Paese venisse violato ogni giorno dall’arrivo di stranieri extraeuropei, distanti per mentalità, cultura e religione (le conseguenze negative di questo fenomeno le apprendiamo quotidianamente) e sono andato a vivere all’estero

    • Buongiorno Giulio, non risultano aumenti di criminalità né aumenti di tasse collegati all’arrivo di persone migranti. Sono anche curioso di sapere dove sei andato a vivere, in un posto dove non esistono “stranieri extraeuropei”?

      • Buonasera, non risultano a lei aumenti di criminalità o di tasse. Nel Def: «Il deciso incremento dei flussi e delle presenze a fine 2016 si riflette nei dati oggi disponibili, che aggiornano al rialzo le stime presentate nel Documento Programmatico di Bilancio», spiega il documento di Economia e finanza approvato lo scorso aprile dal governo. Il ministero dell’Economia piega che «In base ai dati attuali, le operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, alloggio e istruzione per i minori non accompagnati sono, al netto dei contributi dell’Ue, pari a 3,6 miliardi (0,22 per cento del PIL) nel 2016 e previste pari a 4,2 miliardi (0,25 per cento del PIL) nel 2017, in uno scenario stazionario». Il Def aggiunge inoltre che: «Se l’afflusso di persone dovesse continuare a crescere la spesa potrebbe salire nel 2017 fino a 4,6 miliardi (0,27 per cento del Pil)». Ci sono quindi in ballo spese extra per 400 milioni di euro. Quanti ne dovrebbe portare la stretta sulle accise prevista dalla manovra che sta per essere approvata dal governo. E in ogni caso, la spesa per migranti potrebbe superare per 1,2 miliardi il valore complessivo della manovra stessa, cioè quei 3,4 miliardi chiesti dall’Europa. E’ già stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la previsione dell’innalzamento delle aliquote IVA come clausola di salvaguardia; 25% l’aliquota ordinaria nel 2018 e 25,9% per l’anno successivo. Le ricordo che quanto speso è denaro pubblico.

        • Ma sì Ulisse, certo che è denaro pubblico, tutto è denaro pubblico per tutte le voci di spesa dello Stato, non è che ci sono tasse messe apposta per gestire i fenomeni migratori ci sono tutta una serie di spese per coprire le quali si pagano le tasse. Lei non vuole che i soldi pubblici siano usati per accogliere persone straniere, io potrei non volere che siano usati per acquistare armi, o per i vitalizi dei parlamentari, qualcuno non vuole che siano usati per la sanità pubblica perché la vorrebbe privata, sono scelte politiche, adesso fate un accanimento patologico su una spesa che rappresenta lo 0, qualcosa della spesa pubblica italiana.

          • La nostra conversazione sta assumendo risvolti “singolari”; lei afferma che è gennaio, io replico che è settembre e lei, nell’intento di sostenere le sue ragioni e smentirmi, risponde che sono le 15:30. Lei articola preposizioni che considera corrette: “Ogni tanto ci tocca vedere quelle orribili immagini costruite per i social con sopra scritte che descrivono azioni inenarrabili compiute da immigrati, oppure leggere notizie che vedono gli immigrati protagonisti di qualsiasi nefandezza, cose tipo: “immigrato massacra di botte”, “immigrato sfonda la porta e la violenta”, “immigrato aggredisce autista dell’autobus”… Ebbene, sono tutte bufale”. Ne desumo che i numerosi fatti di cronaca, confermati dalle statistiche sui procedimenti penali, in cui sono, troppo spesso, protagonisti gli stranieri (tra cui non mancano i richiedenti asilo) sembra non leggerli. Sia ben chiaro, ci sono anche troppi lazzaroni e delinquenti italiani da generazioni ma mentre io lo evidenzio, sottolineando che non c’è quindi bisogno di importarne altri, lei sostiene che gli stranieri sono tutti bravi e onesti. Invece di mantenere fermamente le distanze, nei confronti di chi commette atrocità e delinque ed evidenziare che non solo questi ci sono e sono, in proporzione al numero dei relativi cittadini residenti, anche maggiori degli italiani, e ciò accade anche perché non ci sono filtri all’ingresso che non separano chi ha da chi non ha precedenti penali, ma comunque generalizzare è sbagliato, chi afferma il contrario dice bufale. Invece di sostenere che per dimostrare il buon proposito di integrazione le comunità straniere dovrebbero dimostrarsi virtuose, denunciando l’illegalità al loro interno per dimostrare la loro di onestà, usa la tecnica del ricondurre, in modo larvato, chi fa notare questo stato di cose inaccettabili ad un povero demente razzista. Quando qualcuno afferma “li manteniamo noi con le nostre tasse”, lei, mescolando pere con banane, risponde: ”ormai numerosi gli studi che hanno dimostrato che l’immigrazione genera più ricchezza di quanto ne “tolga”. Se in risposta a ”non risultano aumenti di criminalità né aumenti di tasse collegati all’arrivo di persone migranti” e io le faccio notare che sono stati spesi oltre 10 miliardi in 3 anni, al netto dei contributi EU, per gestire i flussi migratori, ed è denaro raccolto con le imposte, lei fa notare che non sono tasse di scopo, dimenticando che sono comunque risorse importanti di una nazione in affanno che sarebbero utili altrove (2,5 sono i miliardi stanziati per ricerca universitaria del Paese nel triennio 2016-2018), che sono poca cosa (adesso un accanimento patologico per uno 0 virgola del PIL) e che comunque se non sono d’accordo, lei non lo è per gli sprechi di denaro per i vitalizi dei parlamentari o per la difesa. Buona giornata.

  3. Chissà se approverai il mio commento. Ovvio che tu lavori nel “sociale” se dicessi cose scomode addio lavoro, ne prendono un altro 🙂

    Omicidi nel Paese (tasso per 100.000 abitanti)

    Nigeria:
    10.3
    Guinea:
    9
    Bangladesh
    2.8:
    Costa d’avorio
    12.4
    Italia
    0.8

    Bella gente che importiamo!

    • Buongiorno Ricky, fatico a comprendere l’ironia del tuo commento, so solo che i dati da te riportati, posto che siano corretti, non hanno nessun senso messi così, senza una minima analisi del contesto. Anche il tasso di omicidi in Italia era a livelli molto più alti se andiamo indietro nel tempo, il dato nudo e crudo senza commento non significa nulla.

Commenta

Ultimi

dati cittadinanza italia

Cosa dicono i dati sulla cittadinanza in Italia

L’Italia è di gran lunga il paese europeo con il maggior numero di acquisizioni di cittadinanza. Eppure si dice che sia tra i paesi dove è più difficile ottenere la cittadinanza. Dove sta l'inghippo? Cosa significano questi dati? Che senso ha una nuova legge sulla cittadinanza?
Torna su