Invecchiamento della popolazione in Italia: un paese che muore?

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Nel 2016 sono nati in Italia 474 mila bambini, il peggior risultato dall’Unità d’Italia ad oggi. Sono dati che parlano chiaro: l’invecchiamento della popolazione in Italia è un elemento strutturale, reso ancora più evidente dalla crisi economica.

Analizziamo allora il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione cercando di capire meglio cosa ci dicono gli indicatori che lo descrivono. Utilizziamo gli ultimi dati disponibili validati da Eurostat, l’agenzia statistica europea, relativi al 2015.

Invecchiamento della popolazione in Italia: speranza di vita

La popolazione italiana vive molto a lungo, anche se il dato fa riscontrare una diminuzione rispetto al 2014: la speranza di vita alla nascita è di 80,3 anni per gli uomini e 84,9 per le donne (erano 80,7 e 85,6 nel 2014). Entrambi i dati restano comunque superiori alla media europea, che è di 77,9 e 83,3.

A livello regionale si toccano i tre anni di differenza, sia tra i maschi sia tra le femmine, tra la Campania (regione dove l’aspettativa di vita è più bassa) e la provincia di Trento (dove è più alta).

In Europa (intesa come Unione Europea) siamo secondi nella classifica maschile (la Svezia è a 80,4 anni), tra le donne invece ci superano solo la Spagna (85,8) e la Francia (85,5).

Invecchiamento della popolazione in Italia: tasso di fecondità

Altro indicatore dell’invecchiamento della popolazione in Italia è il tasso di fecondità, ossia il numero medio di figli per donna. In Italia il tasso di fecondità è di 1,35 contro una media europea di 1,58. Gli altri paesi dell’Europa mediterranea (Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro) sono messi anche peggio, così come la Polonia.

Il dato era sceso ai minimi storici (1,19) nel 1995, per poi risalire fino a 1,46 nel 2010, anno in cui a ripreso a scendere. Si tratta di una tendenza diffusa in tutta Europa, anche se negli ultimi due anni il tasso di fecondità ha ripreso a salire in molti paesi tra cui Austria, Danimarca, Germania, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Spagna e Ungheria.

In questo caso le differenze regionali sono notevoli: il tasso di fecondità è dell’1,41 al Nord, 1,31 al Centro e 1,29 al Sud. Gli analisti tendono a correlare questi dati a quelli sulla presenza di residenti stranieri, che hanno un tasso di fecondità più alto degli italiani. È per questo che a Nord, dove la presenza di stranieri si attesta attorno al 9-10%, il tasso è più elevato mentre a Sud, dove gli stranieri sono il 3%, è decisamente più basso.

Invecchiamento della popolazione in Italia: indice di vecchiaia e di dipendenza

La combinazione tra aumento della vita media e decremento del tasso di fecondità genera indici di vecchiaia e di dipendenza alle stelle in Italia, tra i più alti al mondo. Ma cosa sono questi due indici?

L’indice di vecchiaia è il rapporto tra la popolazione over 65 anni e la popolazione di 0-14 anni, moltiplicato per 100. Questo dato nel 2015 era di 157,7. Cosa significa? Brutalmente, che ci sono molti più anziani che giovani, e che questo sbilanciamento è in continua crescita.

L’indice di dipendenza invece è il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione in età lavorativa, cioè tra i 15 e i 64 anni. Si esprime ponendo a 100 la quota degli adulti in età lavorativa. Anche qui, più è alto il dato, peggio è.

I risultati sono per noi sconcertanti: ogni 100 persone in età lavorativa ci sono in Italia 33,7 persone oltre i 65 anni. Si tratta del dato peggiore d’Europa (28,1 è il dato medio europeo). I paesi dove questo rapporto è migliore sono Slovacchia (19,7), Irlanda (20) e Lussemburgo (20,5).

Secondo Istat, la regione più vecchia d’Italia è la Liguria (indice di vecchiaia di 245,5 e indice di dipendenza di 65,7), seguita da Friuli Venezia Giulia, Molise e Toscana. L’indice di vecchiaia e di dipendenza più bassi si riscontrano in Campania, seguita da Trentino Alto Adige e Sicilia.

Questi due indicatori sono particolarmente importanti perché esprime il cosiddetto “debito demografico” che un paese ha nei confronti delle generazioni future in termini di sanità, assistenza e previdenza.

Invecchiamento della popolazione in Italia: over 65

Altra conseguenza di una vita media molto lunga unita ad un tasso di fecondità molto basso è, intuitivamente, che in Italia ci sono molti anziani. In effetti è così: la popolazione anziana (da convenzione gli over 65) rappresenta il 21,7% della popolazione, contro una media europea del 18,9%. È il dato più alto di tutta Europa.

Storicamente siamo sempre stati tra i paesi con una maggiore quota di anziani, certo le proporzioni sono aumentate in modo molto significativo con il passare del tempo, basti pensare che nel 1983 la quota di ultrasessantacinquenni era del 13,1%.

Invecchiamento della popolazione in Italia: età mediana

Altro valore in cui ci distinguiamo in Europa è l’età mediana della popolazione, che da noi si attesta a 45,1 anni contro una media europea di 42,4. Entrambi i dati sono in continuo aumento. Prendiamo l’Italia: nel 1960 l’età mediana della popolazione era 31,7 anni!

L’età mediana, da non confondersi con la media delle età, è quel valore che ripartisce una popolazione, ordinata appunto secondo le età dei suoi componenti, in due gruppi ugualmente numerosi. È considerata una misura più affidabile perché meno influenzata dagli estremi di quanto non sia l’età media.

In questo caso la Germania ci supera (a 45,9), mentre il paese più giovane d’Europa è l’Irlanda (età mediana 36,4 anni), seguito da Cipro (37) e Slovacchia (39).

Un dato su cui riflettere: rispetto al 2014 l’età mediana avanza in tutti i paesi europei, eccetto la Svezia dove rimane uguale, cosa che succede da 5 anni. Svezia che fino al 1995 aveva un’età mediana superiore alla nostra. Da allora il dato svedese è aumentato di 2,5 anni, attestandosi a 40,9 anni, mentre il dato italiano è aumentato di 6,6 anni. Cosa è successo? Che nel frattempo la Svezia ha sviluppato delle politiche sociali di sostegno alla natalità che hanno mantenuto tassi di fecondità prossimi al 2.

Invecchiamento della popolazione in Italia: le previsioni

Tutte le previsioni demografiche indicano che i processi in corso fotografati dai dati sopra riportati proseguiranno il loro trend, aggravando il processo di invecchiamento della popolazione in Italia, a meno di una svolta epocale nelle politiche sociali che sia in grado di mutare i comportamenti degli individui e delle famiglie.

Ma quanto è corretto parlare di invecchiamento della popolazione piuttosto che di semplice allungamento della vita? Ce ne occupiamo qui, cercando di capire quando una persona diventa anziana.

Fonti dei dati: Istat e Eurostat

Immagine | Chris Marchant

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1 Comment

  1. A che serve fare figli se poi i giovani sono costretti a emigrare? Ma perché preoccuparsi tanto quando a riempire i vuoti ci saranno milioni di africani i quali già incominciano a ripetere le scemenze sentite dai nostri politici:”Facciamo i lavori che gli italiani non vogliono fare!
    Per quanto riguarda gli anziani vivono a lungo si, ma male: con pochi mezzi ed emarginati!

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