L’Italia è un paese sempre più vecchio

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invecchiamento della popolazione in italia

Nel 2017 sono nati in Italia 459 mila bambini, il peggior risultato dall’Unità d’Italia ad oggi. Il saldo con il numero dei morti è negativo (-191 mila unità), compensato quasi completamente dal saldo migratorio positivo (+188 mila unità). Il movimento naturale della popolazione (nati – morti) è però sempre più negativo mentre il saldo migratorio è sempre meno positivo. Sono dati che parlano chiaro: l’invecchiamento della popolazione in Italia è un elemento strutturale.

Analizziamo allora il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione cercando di capire meglio cosa ci dicono gli indicatori che lo descrivono. Utilizziamo gli ultimi dati disponibili validati da Eurostat, l’agenzia statistica europea, relativi al 2016.

Invecchiamento della popolazione in Italia: speranza di vita

La popolazione italiana vive molto a lungo: la speranza di vita alla nascita è di 83,4 anni, in netta ascesa rispetto al 2015, quando era di 82,7 anni. In Europa siamo secondi solo alla Spagna (83,5) e precediamo paesi come Francia, Svezia, Austria, Olanda. In Germania l’aspettativa di vita – 81 anni – è di ben 2,4 anni minore della nostra. I paesi europei dove la speranza di vita alla nascita è più bassa sono i paesi dell’est: Lituania, Lettonia e Bulgaria (74,9 anni), preceduti da Romania, Ungheria e Slovacchia.

Nel mondo, oltre alla Spagna, ci supera solo il Giappone, con un’aspettativa di vita di 84 anni. Va ricordato che ancora oggi in molti paesi africani la speranza di vita alla nascita è inferiore ai 60 anni.

Come noto, le donne hanno un’aspettativa di vita più lunga degli uomini. In Italia ad esempio la speranza di vita alla nascita per le donne è di 85,6 anni, contro gli 81 degli uomini. In compenso gli uomini italiani sono quelli che vivono più a lungo in Europa, dieci anni in più degli uomini di molti paesi dell’est.

speranza di vita in italia

A livello regionale l’aspettativa di vita è ovunque oltre gli 81 anni. È più alta nella provincia di Trento (84,3), seguita da provincia di Bolzano, Umbria, Lombardia, Marche, Veneto, Toscana. Le regioni del sud presentano invece i dati più bassi: 81,7 anni in Campania, preceduta da Sicilia, Calabria e – sorprendentemente – Valle d’Aosta.

Invecchiamento della popolazione in Italia: tasso di fecondità

Altro indicatore dell’invecchiamento della popolazione in Italia è il tasso di fecondità, ossia il numero medio di figli per donna o, per maggiore precisione, il numero medio di figli per donna in età feconda (15-49 anni). Il tasso di fecondità che assicura ad una popolazione la possibilità di riprodursi mantenendo costante la propria struttura è pari a 2,1 figli per donna.

In Italia il tasso di fecondità è di 1,34 figli per donna. Il dato ha toccato il minimo storico (1,19) nel 1995 per poi risalire fino all’1,46 del 2010. Da allora, la discesa è costante e inesorabile.

Il nostro è il dato più basso d’Europa, che condividiamo con la Spagna. Poco sopra gli altri paesi dell’Europa mediterranea – Portogallo, Malta, Cipro, Grecia. Il paese europeo con il tasso di fecondità più alto è la Francia, con 1,92 figli per donna. Seguono Svezia, Irlanda, Danimarca, Regno Unito. Rispetto al 2015, 16 paesi vedono crescere il loro tasso di fecondità, tre lo mantengono invariato, e solo otto lo diminuiscono.

tasso di fecondità in italia

In questo caso le differenze regionali sono notevoli: il tasso di fecondità è in generale più alto al nord, dove la provincia di Bolzano la fa da padrona (1,76 figli per donna). Seguono, a debita distanza, provincia di Trento (1,52), Lombardia, Valle d’Aosta, Emilia Romagna. Drammaticamente basso è il dato della Sardegna – 1,07 figli per donna – ma la situazione è molto preoccupante anche in Molise, Basilicata, Puglia, Umbria.

Per allargare la visione al resto del mondo, il tasso di fecondità di molti paesi africani è superiore al 5, ed è abbastanza impressionante verificare la sua relazione diretta con il reddito.

invecchiamento della popolazione in italia

Invecchiamento della popolazione in Italia: indice di vecchiaia e di dipendenza

La combinazione tra aumento della vita media e decremento del tasso di fecondità genera indici di vecchiaia e di dipendenza alle stelle in Italia, tra i più alti al mondo. Ma cosa sono questi due indici?

L’indice di vecchiaia è il rapporto tra la popolazione over 65 anni e la popolazione di 0-14 anni, moltiplicato per 100. Questo dato nel 2017 è di 165,3. Era 157,7 nel 2015 e 163,4 nel 2016. Cosa significa? Brutalmente, che ci sono molti più anziani che giovani, e che questo sbilanciamento è in continua crescita.

indice di vecchiaia nel mondo

La situazione nel mondo presenta differenze impressionanti. Ci sono paesi dove ci sono due over 65, o quasi, per ogni under 14 (Giappone, Italia, Germania), ce ne sono altri in cui gli anziani sono meno della metà dei giovani. Perché ci sono tantissimi giovani, ma anche perché molte meno persone vivono oltre i 65 anni di età.

L’indice di dipendenza invece è il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione in età lavorativa, cioè tra i 15 e i 64 anni. Si esprime ponendo a 100 la quota degli adulti in età lavorativa. Anche qui, più è alto il dato, peggio è.

I risultati sono per noi sconcertanti: ogni 100 persone in età lavorativa ci sono in Italia 34,8 persone oltre i 65 anni. Si tratta del dato peggiore d’Europa (29,9 è il dato medio europeo). I paesi dove questo rapporto è migliore sono Lussemburgo (20,5), Irlanda (20,7) e Slovacchia (21,5).

indice di vecchiaia in italia

Secondo Istat, la regione più vecchia d’Italia è la Liguria (indice di vecchiaia di 249,8 e indice di dipendenza di 47), seguita da Friuli Venezia Giulia, Molise e Toscana. L’indice di vecchiaia e di dipendenza più bassi si riscontrano in Campania, seguita da provincia di Bolzano e Sicilia.

Questi due indicatori sono particolarmente importanti perché esprimono il cosiddetto “debito demografico” che un paese ha nei confronti delle generazioni future in termini di sanità, assistenza e previdenza.

Invecchiamento della popolazione in Italia: over 65

Altra conseguenza di una vita media molto lunga unita ad un tasso di fecondità molto basso è, intuitivamente, che in Italia ci sono molti anziani. In effetti è così: la popolazione anziana (da convenzione gli over 65) rappresenta il 22,3% della popolazione, contro una media europea del 19,4%. È, manco a dirlo, il dato più alto di tutta Europa.

Storicamente siamo sempre stati tra i paesi con una maggiore quota di anziani, certo le proporzioni sono aumentate in modo molto significativo con il passare del tempo, basti pensare che nel 1983 la quota di ultrasessantacinquenni era del 13,1%.

Invecchiamento della popolazione in Italia: età mediana

Altro valore in cui ci distinguiamo in Europa è l’età mediana della popolazione, che da noi si attesta a 45,9 anni contro una media europea di 42,8. Entrambi i dati sono in continuo aumento. Prendiamo l’Italia: nel 1960 l’età mediana della popolazione era 31,7 anni!

L’età mediana, da non confondersi con la media delle età, è quel valore che ripartisce una popolazione, ordinata appunto secondo le età dei suoi componenti, in due gruppi ugualmente numerosi. È considerata una misura più affidabile perché meno influenzata dagli estremi di quanto non sia l’età media.

età mediana in europa

In questo caso la Germania condivide con noi la leadership, mentre il paese più giovane d’Europa è l’Irlanda (età mediana 36,9 anni), seguito da Cipro (37,4) e Lussemburgo (39,4).

Un dato su cui riflettere: rispetto al 2016 l’età mediana avanza in tutti i paesi europei, eccetto la Svezia dove rimane uguale o diminuisce leggermente da almeno cinque anni. Svezia che fino al 1995 aveva un’età mediana superiore alla nostra. Da allora il dato svedese è aumentato di 2,5 anni, attestandosi a 40,8 anni, mentre il dato italiano è aumentato di 7 anni. Cosa è successo? Che nel frattempo la Svezia ha sviluppato delle politiche sociali di sostegno alla natalità che hanno mantenuto tassi di fecondità prossimi al 2.

Invecchiamento della popolazione in Italia: le previsioni

Tutte le previsioni demografiche indicano che i processi in corso fotografati dai dati sopra riportati proseguiranno il loro trend, aggravando il processo di invecchiamento della popolazione in Italia.

La questione riguarda tutti i paesi europei, secondo le previsioni da qui al 2050 solo quattro paesi avranno un saldo naturale positivo: Irlanda, Francia, Regno Unito e Svezia. L’Italia, insieme a Germania, Bulgaria e agli altri paesi dell’Europa meridionale, è tra i paesi messi peggio.

La quota di over 65 in Europa passerà dall’attuale 19,4% ad un previsto 28,5%, facendo quindi aumentare notevolmente i pensionati a scapito della forza lavoro, con riflessi importanti sulla tenuta del sistema di welfare. Nei paesi mediterranei – Italia, Spagna, Grecia, Portogallo – una persona su tre avrà più di 65 anni.

Una simile situazione demografica e socio-economica può essere compensata solo con la combinazione di due fattori: la gestione di politiche migratorie che favoriscano la stabilizzazione di persone in età lavorativa nei paesi europei e una svolta epocale nelle politiche sociali che sia in grado di mutare i comportamenti degli individui e delle famiglie, intervendo in particolare sull’innalzamento del tasso di fecondità.

Ma davvero si è anziani a 65 anni?

Immagine | Chris Marchant

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale (più info qui). Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

1 Comment

  1. A che serve fare figli se poi i giovani sono costretti a emigrare? Ma perché preoccuparsi tanto quando a riempire i vuoti ci saranno milioni di africani i quali già incominciano a ripetere le scemenze sentite dai nostri politici:”Facciamo i lavori che gli italiani non vogliono fare!
    Per quanto riguarda gli anziani vivono a lungo si, ma male: con pochi mezzi ed emarginati!

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