Il sistema di accoglienza dei migranti in Italia, spiegato per bene31 min read

30 Marzo 2021 Politiche migratorie -
Fabio Colombo

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Sociologo

Il sistema di accoglienza dei migranti in Italia, spiegato per bene31 min read

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Era l’estate 2017. La retorica sul sistema di accoglienza dei migranti in Italia lo dipingeva come un girone infernale privo di logiche comprensibili. Alcuni si limitavano a denigrarlo, dando origine alla fortunata epica del business dell’immigrazione. Altri si interrogavano, volevano capirci di più. Tra questi Giuli, che in un commento a corredo di un precedente articolo chiedeva con disarmante secchezza:

Qual è la differenza tra i vari centri di accoglienza in Italia CPSA, CDA, CARA, CID, CIE, CPR, SPRAR?

Ora molte di quelle sigle non esistono più. O forse sì. Il sistema di accoglienza dei migranti in Italia è cambiato molto, ha provato prima a diventare più diffuso e trasparente – almeno, nelle intenzioni – sotto la regia dell’ex ministro dell’interno Minniti e ha poi subito una svolta radicale con il decreto in materia di immigrazione e sicurezza introdotto dal suo successore Matteo Salvini a dicembre 2018. Decreto che è poi stato nuovamente modificato dalla ministra Lamorgese a ottobre 2020.

Il risultato è un meccanismo in continua transizione, che proviamo a descrivere in modo chiaro e aggiornato, per quanto le informazioni siano disperse e frammentate.

Il processo di accoglienza dei migranti in Italia

Il sistema di accoglienza dei migranti in Italia opera su due livelli: prima accoglienza, che comprende gli hotspot e i centri di prima accoglienza, e seconda accoglienza, che comprende il SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) – che con il decreto Lamorgese ha sostituito il SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) introdotto da Salvini – e i CAS, Centri di Accoglienza Straordinaria, ibrido tra prima e seconda accoglienza.

Vediamo ora meglio come funzionano nello specifico le diverse componenti del sistema di accoglienza: la prima accoglienza e il SAI. Trattiamo alla fine i CAS, concependoli come un’anomalia del sistema.

centri di accoglienza straordinaria
@Lettera27

Prima accoglienza: Hotspot e Centri di prima accoglienza

La prima accoglienza è svolta in centri collettivi dove i migranti appena arrivati in Italia vengono identificati e possono avviare, o meno, la procedura di domanda di asilo. In particolare gli hotspot sono centri dove vengono raccolti i migranti al momento del loro arrivo in Italia. Qui ricevono le prime cure mediche, vengono sottoposti a screening sanitario, vengono identificati e fotosegnalati e possono richiedere la protezione internazionale (di fatto la grande maggioranza dei migranti che arrivano via mare lo fa).

Dopo una prima valutazione, i migranti che fanno domanda di asilo vengono trasferiti (in teoria entro 48 ore) nei centri di prima accoglienza, dove vengono trattenuti il tempo necessario per individuare una soluzione nella seconda accoglienza.

Il sistema basato su hotspot e centri di prima accoglienza ha in teoria sostituito il precedente sistema basato su sigle che dovremmo ormai considerare superate: i vari CPSA (Centri di Primo Soccorso e Accoglienza), CDA (Centri di Accoglienza) e CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo).

Il condizionale è d’obbligo perché trovare informazioni chiare e ufficiali è molto complicato e la transizione di cui sopra da CPSA, CDA, CARA ai centri di prima accoglienza è stata realizzata con estrema lentezza, tanto che le diverse sigle hanno convissuto per un lungo periodo.

Secondo le informazioni del Ministero dell’Interno, gli hotspot sono quattro: Lampedusa, Pozzallo, Messina e Taranto. Ciascuno ha poche centinaia di posti, e il numero di migranti presenti varia a seconda del numero di persone che sbarcano e della velocità con cui vengono trasferite ai centri di prima accoglienza.

I centri di prima accoglienza in funzione sono 9, contro i 12 segnalati a maggio 2019 e i 15 del 2018 e sono distribuiti in 5 regioni: Sicilia, Puglia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Calabria. Il disegno iniziale era di aprire un Centro di Prima Accoglienza per regione, ma evidentemente le direttive sono cambiate.

E coloro che non fanno domanda di asilo? Vengono condotti nei CPR (Centri di Permanenza e Rimpatrio), ex CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione). I CPR sono centri dove vengono rinchiusi coloro che hanno ricevuto procedimenti di espulsione e devono essere rimpatriati. Nel decreto Minniti-Orlando, che ha istituito i CPR, i migranti potevano essere trattenuti per un massimo di 90 giorni, estesi a 180 dal decreto Salvini, riportati a 90 del decreto Lamorgese.

I CPR sono attualmente 9 (Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macumer, Palazzo San Gervasio, Torino, Roma e Trapani). I numeri variano in continuazione: il totale dei posti disponibili varia da 500 a 1.000, le presenze erano date al minimo a maggio 2020, post lockdown (circa 200), sono probabilmente risalite dopo l’estate, ma numero certi non se ne trovano.

Seconda accoglienza: il SAI (ex SIPROIMI, ex SPRAR)

Una volta transitati dagli hotspot e dai centri di prima accoglienza, i richiedenti asilo vengono assegnati alla seconda accoglienza, il Sistema di accoglienza e integrazione (SAI) introdotto con la riforma Lamorgese. Il SAI sostituisce il Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI), istituito con il Decreto sicurezza nel 2018, che a sua volta sostituiva il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), in vigore dal 2002 al 2018.

Si tratta di un ritorno al passato, in quanto il SAI ritorna ai principi dello SPRAR, ossia a un’accoglienza più orientata all’integrazione. Al sistema possono accedere sia i richiedenti asilo che i titolari di protezione, mentre la riforma Salvini aveva limitato l’accesso al sistema solo a coloro che avevano già ottenuto una risposta positiva alla domanda di asilo (status di rifugiato o protezione sussidiaria) e ai minori stranieri non accompagnati.

I richiedenti asilo ricevono assistenza materiale, legale, sanitaria e linguistica, i titolari di protezione hanno anche servizi più esplicitamente rivolti all’integrazione e all’orientamento lavorativo. Se i posti nel SAI si esauriscono, si ricorre al sistema di accoglienza straordinaria, ossia i CAS, di cui tratteremo tra poco.

Per tutto il 2019 e il 2020, anni in cui è stato in vigore il decreto Salvini, i richiedenti asilo sono stati dirottati ai CAS senza avere possibilità di essere accolti nel sistema di accoglienza ordinario. Va detto che già dal 2014, quando cioè i numeri dei migranti in arrivo sulle coste italiane cominciarono a salire, molti richiedenti asilo venivano di fatto dirottati sui CAS, visto che il programma SPRAR era di piccole dimensioni.

Secondo l’ultimo Rapporto SIPROIMI, su un totale di 39.686 persone accolte nel sistema nel 2019 i richiedenti asilo sono il 18,7% dei beneficiari dei progetti, percentuale che era del 58% nel 2015, del 47% nel 2016, del 36% nel 2017 e del 26% nel 2018. Il 69% dei beneficiari sono invece titolari di una forma di protezione: 44% di protezione internazionale, 23,3% di protezione umanitaria, in netto calo visto che da fine 2018 questo permesso è stato eliminato, e 1,8% di protezione per casi speciali.

sistema di accoglienza dei migranti in italia
@lettera27

Ma facciamo un passo indietro, per comprendere il senso e le evoluzioni di questo sistema di accoglienza dei migranti in Italia. Lo SPRAR fu istituito con la legge 189 del 2002, anche se in realtà una rete di accoglienza decentrata che coinvolgeva comuni e organizzazioni del terzo settore nella sperimentazione di esperienze di accoglienza era già attiva dal 1999. Si tratta quindi di una pratica dal basso, che è poi stata istituzionalizzata diventando un sistema nazionale.

Il sistema è coordinato dal Ministero dell’Interno in collaborazione con ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Gli enti locali che scelgono di aderire al SAI possono fare domanda per accedere ai fondi ministeriali in qualsiasi momento, rispondendo ad un avviso pubblico sempre aperto.

Una volta che la domanda viene approvata dal Ministero, l’ente locale riceve un finanziamento triennale per l’attivazione di un progetto di accoglienza sul proprio territorio. A quel punto l’ente pubblica a sua volta una gara d’appalto per assegnare le risorse ottenute ad un ente gestore, che deve essere un ente non profit (le famose “cooperative”, ma ci sono anche associazioni). La proposta ritenuta migliore ottiene l’appalto per la gestione del progetto, con il comune che rimane comunque come ente di riferimento.

I progetti devono implementare il principio base del sistema: l’accoglienza integrata, che implica la costituzione di una rete locale (con enti del terzo settore, volontariato, ma anche altri attori) per curare un’integrazione a 360 gradi nella comunità locale, da realizzarsi attraverso attività di inclusione sociale, scolastica, lavorativa, culturale.

Gli enti devono individuare gli alloggi in cui inserire i beneficiari, che possono essere appartamenti o centri collettivi di piccole (15 persone circa), medie (fino a 30 persone) o grandi (più di 30 persone) dimensioni. Di fatto vengono utilizzati soprattutto appartamenti e piccoli centri collettivi, che rappresentano il 99% delle strutture disponibili.

Negli alloggi i rifugiati e titolari di protezione sussidiaria possono restare per sei mesi, prorogabili di altri sei mesi, durante i quali sono accompagnati a trovare una sistemazione autonoma. Oltre agli alloggi, gli enti gestori sono chiamati a fornire una serie di beni e servizi: pulizia e igiene ambientale (che sono comunque anche svolti dagli ospiti in autogestione); vitto (colazione e due pasti principali, meglio se gestiti in autonomia dagli ospiti); attrezzature per la cucina; abbigliamento, biancheria e prodotti per l’igiene personale di base; una scheda telefonica e/o ricarica; l’abbonamento al trasporto pubblico urbano o extraurbano sulla base delle caratteristiche del territorio.

Ci sono poi una serie di altri servizi per l’inserimento sociale che fanno la differenza per l’obiettivo di una reale accoglienza e integrazione: iscrizione alla residenza anagrafica del comune; ottenimento del codice fiscale; iscrizione al servizio sanitario nazionale; inserimento a scuola di tutti i minori; supporto legale; realizzazione di corsi di lingua italiana, o iscrizione e accompagnamento a corsi del territorio; orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo; orientamento e accompagnamento all’inserimento abitativo; attività socio-culturali e sportive.

Per fare tutto questo ci vuole personale. Gli enti gestori quindi assumono operatrici e operatori che lavorino nei progetti a supporto dei beneficiari. Si tratta solitamente di: personale di coordinamento e amministrazione, operatori sociali, psicologi, assistenti sociali, operatori legali, interpreti e mediatori culturali, insegnanti di lingua italiana, addetti alle pulizie, autisti, manutentori. Nel 2019 il totale di persone impiegate nei progetti SIPROIMI è stato di 13.539 persone (donne per il 60%).

Il personale rappresenta la spesa più importante nei progetti. La restante quota va all’attivazione di servizi per l’integrazione (borse lavoro, iscrizione a corsi o ad attività sportive o culturali), eventuali interventi di manutenzione alle strutture, il pocket money che va direttamente in mano ai beneficiari, e che possono spendere come desiderano. Si tratta di un contributo che va dagli 1,5 ai 3 euro al giorno, che incide per meno del 10% sul costo dei progetti.

immigrazione e lavoro mygrants
Fonte: Mygrants

Secondo gli ultimi dati riferiti a gennaio 2021, sono 650 gli enti locali con progetti SAI attivi. Considerato che alcuni di questi sono aggregazioni di comuni (Unioni di comuni, ambiti sociali, distretti sanitari, comuni associati), in totale sono 1.800 i comuni coinvolti in tutta Italia.

I progetti attivi sono 760, in diminuzione rispetto ai 795 del 2020 e gli 844 del 2019. I posti disponibili nel sistema SAI sono circa 30 mila, questo un dato in netto calo rispetto ai quasi 36 mila del 2018 e ai 33.625 del 2019.

Nonostante i numerosi aspetti positivi del sistema un po’ per tutti gli attori coinvolti, lo SPRAR nemmeno nei tempi d’oro era mai riuscito a decollare dal punto di vista quantitativo, ed è per questa ragione che è stata introdotta l’accoglienza straordinaria.

L’accoglienza straordinaria: i CAS

Il sistema di accoglienza dei migranti in Italia così concepito si è rivelato insufficiente a rispondere al bisogno di accoglienza delle centinaia di migliaia di richiedenti asilo arrivati in Italia tra metà 2014 e metà 2017. Per questo sono stati introdotti i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), concepiti come strutture temporanee da aprire nel caso in cui si verifichino “arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti” (Decreto Legislativo 142/2015, art. 11) che non sia possibile accogliere tramite il sistema ordinario.

I CAS tuttavia sono nel tempo diventati la regola, e il loro nome è quanto mai improprio. Si tratta infatti non necessariamente di centri (si possono usare anche appartamenti, come nel SAI) e l’accoglienza è tutt’altro che straordinaria: si tratta infatti della modalità ordinaria in cui sono stati inseriti i migranti, almeno dal 2015 al 2020.

A differenza dei progetti SAI, gestiti da enti non profit su affidamento dei comuni, i CAS possono essere gestiti sia da enti profit che non profit su affidamento diretto delle prefetture. Ogni prefettura territoriale pubblica quindi delle gare d’appalto periodiche per l’assegnazione della gestione dei posti in modalità CAS.

I CAS possono essere gestiti in modalità accoglienza collettiva o accoglienza diffusa. L’accoglienza collettiva comprende strutture anche di centinaia di persone, che sono poi quelle che danno più spesso dei problemi sia per i migranti che per i territori dove sono situate: hotel, bed & breakfast, agriturismi, case coloniche. L’accoglienza diffusa avviene invece in appartamento e, seppur con meno garanzie di qualità rispetto agli appartamenti inseriti nel SAI, risulta comunque in un impatto più sostenibile sul territorio in cui viene attuata.

Come il SAI, anche i CAS vengono finanziati con il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo e vengono, come detto, assegnati tramite gare d’appalto basate su una retta giornaliera per ciascun utente. La retta media era fino a dicembre 2018 di 35 euro a persona accolta al giorno. Il Decreto Salvini ha abbassato notevolmente queste rette, ora rialzate dopo la riforma Lamorgese.

Come abbiamo spiegato più nel dettaglio in questo articolo, questo taglio ha fortemente limitato i servizi per l’integrazione: l’insegnamento della lingua italiana, il supporto alla preparazione per l’audizione in Commissione Territoriale per la propria richiesta di asilo, la formazione professionale, la gestione del tempo libero (attività di volontariato, di socializzazione con la comunità ospitante, attività sportive).

Sono state ridotte al minimo le figure professionali volte al sostegno e assistenza in particolare alle persone vulnerabili: assistenti sociali e psicologi. Tutti tagli che hanno portato numerose cooperative a rinunciare a partecipare ai bandi, ritenendo impossibile poter offrire un servizio dignitoso e professionale. La conseguenza è che sono stati incentivati a partecipare ai bandi soprattutto quei soggetti privati meno interessati alla qualità del servizio offerto e al benessere delle persone, e disposti a tagliare su tutto pur di gestire il servizio non in perdita.

Con la riforma Lamorgese il ricorso ai CAS è da valutare solo dopo l’esaurimento dei posti nel sistema ordinario SAI, riportando l’accoglienza straordinaria a una dimensione, appunto, straordinaria. Tuttavia, essendo i posti nel SAI ancora limitati e i numeri dei migranti in arrivo in aumento, andrà verificato quanto effettivamente si ricorrerà ai CAS.

Le prospettive del sistema di accoglienza dei migranti in Italia

Secondo l’analisi contenuta in questo articolo di Altreconomia, i numeri dei migranti presenti nel sistema di accoglienza sono andati progressivamente calando. A fine 2017 erano poco più di 183 mila, scesi progressivamente fino agli 83 mila di settembre 2020.

Il calo prosegue nel 2021: al 28 febbraio sono presenti nel sistema di accoglienza dei migranti in Italia circa 78 mila persone. Di queste, 52 mila (il 67%) è ospitata nei CAS, solo 25 mila sono le persone presenti nei centri SAI, segno che ancora la transizione da accoglienza straordinaria a ordinaria si deve compiere.

Sarà interessante monitorare questi dati nel corso dei prossimi mesi, per verificare se l’incidenza delle persone ospitate nei CAS diminuirà per incrementare il ruolo del SAI. Va però considerato, come abbiamo accennato, che il numero di migranti in arrivo sulle coste italiane nel 2021 è in ripresa rispetto agli anni precedenti, e occorrerà valutare quindi come questo impatterà sulle capacità di tenuta del sistema SAI.

Si tratta comunque di numeri ancora molto lontani da quelli del periodo 2014-2017, numeri che consentirebbero una gestione più centrata sull’integrazione e una pianificazione di lungo periodo, anche per gestire meglio eventuali periodi di flussi crescenti. È la direzione in cui sembra andare il nuovo sistema, ma occorrerà verificare nei prossimi mese.

Ne guadagnerebbero tutti: i migranti che avrebbero un accompagnamento capace di promuovere una reale inclusione sociale e lavorativa e le comunità territoriali di accoglienza che beneficerebbero della presenza di persone più inserite nel contesto, motivate e responsabilizzate.

Per ricordarci di come evolve il sistema di accoglienza dei migranti in Italia, teniamo nella pagina seguente la versione precedente di questo articolo.

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Fabio Colombo

Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it
34 Commenti
  1. Mariasara

    Mariasara

    grazie fabio! un articolo che era doveroso fare!

  2. Avatar

    Paolo Sbraga

    Complimenti Fabio, per l'articolo e per la chiarezza del tuo stile.

  3. Avatar

    Nicolo

    Ciao, sono stato a contatto con queste realtà nel mio territorio e confermo il problema politico, ma non nell'accezione descritta nell'articolo. Il problema è la gestione degli SPAR, affidata spesso a realtà totalmente incompetenti. Abbiamo esempi assurdi di situazioni in cui il personale a stento parla inglese, corsi di lingue affidati a volontari, programmazione ridicola delle attività ed estremi problemi nell'integrazione. Dall'esterno quindi vediamo giovani ragazzi che da più di un anno ormai dormono fino alle 10 e ogni tanto escono a giocare a calcio, pochi progressi e sicuramente un ambiente totalmente diseducativo. Capisco che non sarà sempre così, ci saranno realtà virtuose e funzionanti sicuramente ma allora perché non prenderle come modello? Perché non impostare una strategia e un programma di inserimento univoco e a cui tutte le cooperative/associazioni facciano riferimento e vengano giudicate in base ai risultati?Potrebbero forse farlo i comuni, ma nel mio caso dall'alto dei nostri 1300 abitanti abbiamo un solo assessore e un consigliere che si occupano di assistenza sociale (pro bono ovviamente) e sono già al limite delle loro possibilità, come si può pretendere di affidare a principianti o incompetenti nel settore anche ulteriori situazioni così complesse.Tralasciando volutamente nel discorso il risanamento economico di molte cooperative locali che probabilmente non hanno come obiettivo il benessere ed il futuro delle persone a loro affidate. Ripeto, non voglio fare di tutta l'erba un fascio, ma il sistema attuale fa acqua da tutte le parti e permette ai più furbi di muoversi tranquillamente.

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Buongiorno Nicolò, grazie del commento. Quello che descrivi mi risulta soprattutto nella gestione dei CAS, più che degli SPRAR.In teoria, ad ogni modo, sia per gli SPRAR che per i CAS c'è un modello come dici tu, in cui le Prefetture dovrebbero fare controlli e ispezioni e sanzionare i soggetti che si dimostrano poco affidabili quando non peggio, fino all'interruzione degli appalti. Il problema è che in questo momento le Prefetture sono in grossa difficoltà, non tanto ad effettuare i controlli (mi risulta che li fanno, anche se a macchia di leopardo) quanto a privarsi degli enti gestori, perché si troverebbero con centinaia di migranti da ricollocare nel giro di poche ore e non saprebbero dove e a chi collocarli. In questo momento quindi gli enti gestori (dei CAS, soprattutto) hanno molto potere.Come se ne esce? Beh, o con una diminuzione degli arrivi (cosa che sta avvenendo) per cui le Prefetture possano lavorare meno col fiato sul collo, oppure (meglio) come dici tu con una programmazione di medio periodo che consenta di uscire dalla logica dell'emergenza. Come si dice nell'articolo, nel 2017, almeno fino a giugno, sono arrivati molti migranti, ma è anche vero che questi numeri erano previsti. Si poteva allora pianificare meglio certamente.Mi sembra esagerato però dire che il sistema fa acqua da tutte le parti. Certamente ci sono falle, anche gravi, ma considerata la difficoltà della gestione di un sistema così complesso su un tema così delicato, la baracca tutto sommato regge, si potrebbe dire.

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        Nicolo

        Sarà per il fatto che io sono nei pressi di Ventimiglia e la situazione è particolarmente complessa e satura. Sarebbe interessante a livello statistico avere un quadro della situazione con sondaggi e risultati ottenuti nei vari centri.

        • Fabio Colombo

          Fabio Colombo

          Sì certo nell'articolo si dà un quadro di insieme ma ci sono poi situazioni molto differenziate sui diversi territori.Sull'Atlante Sprar, disponibile sul sito dello Sprar, si trovano alcuni dati, parziali, su risultati in termini di inclusione sociale, abitativa, lavorativa... Sempre riferiti all'insieme dei progetti su tutto il territorio nazionale.

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        Nicolo

        Sarà la mia visione locale allora che qui, nei pressi di Ventimiglia, mi fa apparire la situazione ben diversa e appunto... lacunosa a causa di perdite d'acqua notevoli. Ma il flusso di chi non rientra in nessuno dei canali programmati è alto.

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    abaco

    Grazie per l'articolo, mi chiedo solo se non fosse possibile renderlo un po' più sintetico in modo da farlo arrivare ad un pubblico più ampio (spesso distratto, svogliato e poco concentrato). Se si riuscisse ad estendere una buona informazione alle masse saremmo in grado di cambiare il mondo!

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Grazie Abaco, è quello che cerchiamo di fare. In molti altri articoli su temi affini siamo stati anche più brevi, ma in questo caso il sistema è di una tale complessità da rendere complicato fare un'ulteriore sintesi. Comunque ce lo siamo chiesti anche noi e il tuo commento ci spingerà nei prossimi articoli a lavorare in questa direzione. Grazie.

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    Giulio varotto

    Complimenti mi è stato molto d'aiuto per una ricerca scolastica

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    Diletta

    Ciao! Articolo molto interessante! Sto scrivendo una tesi magistrale sul sistema di accoglienza e sto cercando ricerche italiane che si sono occupate dell'argomento. Qualcuno può aiutarmi? Grazie :) Diletta

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    Redazione

    Ottimo articolo, lo citerò nel prossimo numero di "Sviluppo Felice" (23 aprile).

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    Ornella Caspani

    Ciao Diletta, anche io sto srivendo una tesi magistrale sul sistema di accoglienza a Roma, possiamo parlare?

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    Ornella Caspani

    Caro Fabio Grazie mille per aver scritto questo articolo, ho letto molte notizie, articoli, leggi, ecc con uno scopo accademico e sei riuscito a riassumere perfettamente la situazione complessa e molto chiaramente. Mi congratulo con te!

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Ti ringrazio Ornella, si va avanti anche grazie a commenti come questo :)

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    Matt75

    Ciao Ornella, sono interessato all'outcome della tua tesi. Ti dispiacerebbe metterti in contatto con me? Puoi farlo attraverso il form email del mio sito web oppure credo via FB.

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    Matt75

    Ciao Diletta, stessa richiesta a te come già chiesto a Ornella. Sono interessato anche io all'argomento. Se puoi metterti in contatto, sarebbe d'aiuto. M.

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    Martino

    Grazie mille Fabio, un articolo chiaro e informativo! Solo non capisco un'apparente incongruenza tra i dati di due statistiche che hai usato, quella di Openpolis/Actionaid e il successivo grafico di atlante Sprar. I numeri di persone presenti ogni anno nelle strutture Sprar sembra differente dall'uno all'altro: per esempio nell'anno 2017 secondo il primo erano 24.741 mentre il secondo riporta la cifra di 36.955. A cosa è dovuta la differenza? Grazie mille

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Grazie mille del tuo commento Martino e della domanda molto pertinente. La differenza è dovuta al fatto che il rapporto SPRAR fa riferimento alle 36.955 persone accolte in totale nel 2017, mentre il rapporto di Openpolis/Actionaid riporta le 24.741 persone presenti al 31 dicembre 2017. Circa 12 mila delle 36.955 persone accolte durante l'anno sono uscite dal sistema prima del 31 dicembre per diversi motivi (alcune hanno terminato il loro percorso ad esempio perché hanno trovato altre sistemazioni, alcune sono andate via di loro iniziativa, alcune - molto poche - sono state espulse).

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    Martino

    Chiarissimo grazie mille!

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    Sofia

    Articolo perfettamente chiaro! Sto facendo una tesi di Master a Londra sul sistema di accoglienza adottato a Riace e ho dovuto brevemente spiegare come è strutturato il sistema di accoglienza italiano. Questo articolo è stato una preziosissima fonte :D

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Grazie Sofia per esserti presa il tempo di scrivere questo commento, che ci fa bene :)

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    Marco Ulivi

    Mi sono permesso di citare questo vostro articolo, insieme alla fotografia del'agosto 2017, in una discussione scritta avvenuta questa mattina, in calce alle numerose prese di posizione di questi giorni sulla Legge Salvini da parte delle AGeSCI regionali. Mi stupisce sempre di più la scarsa informazione di molti sedicenti capi scout (o ex capi) che commentano le dichiarazioni associative senza aver mai letto nulla del e sul decreto Salvini con la seguente Legge e sulle precedenti leggi in materia di immigrazione. I vostri due articoli mi sono sembrati così chiari e completi che non ho potuto esimermi dal linkarli.

  16. Avatar

    mael

    Buongiorno,La ringrazio tantissimo per aver scritto un articolo cosi interessante e preciso. Sono francese e ho lavorato durante 3 mesi preso 1SPRAR e 2 CAS (dormivo anch'io li). Ho lavorato come mediatore e interprete.Sono d'accordo con lei a 200% ... I responsabili/direttori non sono competenti. Molto spesso, non c'è nessuno che sia in grado di parlare inglese. Ho visto cose molto triste li. Anzi, la situazione è molto triste ; i migranti hanno già molto da fare/pensare ma gli operatori dei centri non parlano inglese/francese/arabo/mandinka (a volte non parlano nemmeno bene italiano).La settimana prossima, tenero una conferenza all'università di Brest ; racconterò le mie esperienze in Sicilia. Il suo articolo mi ha aiutato ad organizzare la mia presentazione.Grazie!

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Grazie davvero del tuo commento Mael e buona fortuna per la tua presentazione! :)

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    Sergio Messere

    Complimenti, articolo dettagliato su tutti i fronti e ha contribuito a schiarirmi le idee... considerando che i mass m. non aiutano certo.

  18. Avatar

    cama

    Articolo delirante, l'auspicio finale è sempre lo stesso (e qui si colgono chiaramente le idee politiche di chi ha redatto l'articolo), ovvero incentivare, diffondere ed educare all'accettazione dell'immigrazione di massa. Il punto è che bisogna bloccare l'immigrazione e rimpatriare quelli che sono già qui, l'immigrazione andrebbe affrontata solamente in 2 modalità: respingimenti e rimpatri. Qui invece si auspica che sempre più comuni mettano a disposizione sempre più posti per accogliere sempre più migranti, questo è l'obiettivo finale, il tutto corredato dalle solite parole vuote e oramai logore di significato (integrazione e accoglienza), che però tradotte correttamente diventano Business e sostituzione etnica, perchè è di questo che si sta parlando: infarcire l'Italia di sempre più immigrati e obbligare gli autoctoni a stare a contatto con soggetti sgraditi. La storia dell'accoglienza diffusa l'abbiamo già sperimentata in italia, ed è semplicemente un modalità elaborata dalla sinistra per disperdere queste persone e renderne impossibile il controllo e il successivo rimpatrio. Nell'articolo poi, unitamente all' "accoglienza diffusa" si parla della concessione di tanti diritti ai migranti, il tutto al solo scopo di rendere impossibile il loro rimpatrio e infarcire l'Italia sempre più di immigrati. Lascia però che ti faccia i complimenti quantomeno per lo sforzo da te compiuto, un altro estremista di sinistra si sarebbe lasciato andare a dei più veloci e sbrigativi insulti su quanto sono razzisti e fascisti gli italiani che rifiutano l'idea dell'accoglienza e non voglio queste persone a casa propria, tu invece hai fatto un giro lungo 20km per arrivare bene o male alla stessa conclusione (ovvero incentivare l'immigrazione di massa), senza però insultare gli altri, ti do atto quantomeno di questo tuo sforzo.

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    elena

    SALVE HO LETTO IL VOSTRO ARTICOLO E VOLEVO CHIEDERE DOVE SI PUO TROVARE PER UNA PERSONA IMMIGRATA CHE HA CHIESTO ASILO UN ALLOGGIO DOVE VIVERE? E UN MANTINEMENTO TEMPORALE CE LA POSSIBILITA AVERE UN LAVORO? se e possibile avere delle indicazione piu precisi per chi ne ha bisogno.

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Buongiorno Elena, se la persona ha fatto domanda di asilo ha diritto a un posto nei progetti di accoglienza, dovrebbe essere indirizzato nel momento in cui fa domanda di asilo. Se non è stato così, dovrebbe tornare in questura dove ha fatto domanda, oppure conviene chiedere a un'associazione del territorio dove vive che si occupa di migranti e rifugiati che sarà certamente in grado di accompagnarvi. Essere inserito nei progetti di accoglienza comporta un alloggio, i pasti e un piccolo pocket money di 2-3 euro al giorno. Per il lavoro è molto più difficile. In quale città avete fatto domanda di asilo?

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