Cosa succede in Venezuela | Maduro e la crisi economica, politica e umanitaria

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Cosa succede in Venezuela: il governo Maduro e la crisi economica
@periodistadigital

Il Venezuela è molto più vicino di quello che possiamo pensare e non è una questione geografica: oltre ai tantissimi italiani che vivono a Caracas e dintorni, il paese rimane centrale per gli equilibri geopolitici mondiali. Anche per questo, i fatti in Venezuela riscuotono sempre un grande interesse da parte dei media. Vediamo gli ultimi sviluppi e cerchiamo di capire meglio qual è la situazione.

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Il PSUV (Partito Socialista Unito del Venezuela, di cui Maduro è presidente) ha vinto nettamente le elezioni del 15 ottobre, portandosi a casa 18 governatori su 23. L’affluenza alle urne ha superato il 61%.

2. L’opposizione a Maduro continua a litigare e aumentano le divisioni dopo che quattro dei cinque governatori eletti nelle regionali hanno prestato giuramento davanti all’Assemblea Costituente per entrare in carica, smentendo nei fatti quanto dichiarato prima delle elezioni. Giurando davanti alla Costituente i governatori dell’opposizione l’hanno di fatto riconosciuta come legittima.

3. Nel 2018 si vota per eleggere un nuovo presidente: i litigi degli oppositori sembrano ridare a Maduro qualche chance di essere rieletto.

4. I movimenti di piazza e gli oppositori più radicali contro il presidente venezuelano non credono più nella soluzione pacifica e invocano un intervento (armato) straniero.

5. L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha annunciato a sorpresa il ‘default selettivo’ del paese venezuelano per il mancato rimborso di 200 milioni di dollari di bond: una decisione con molte ombre che rischia di dare un ulteriore brutto colpo all’economia venezuelana e penalizza anche gli Stati Uniti. Ma il default potrebbe essere roba di un giorno, grazie all’intervento di Russia e Cina.

Le elezioni del 15 ottobre

Lo scorso 15 ottobre si sono tenute le elezioni amministrative venezuelane e il partito di Maduro ha vinto nettamente: 18 governatori su 23 sono stati eletti fra i fedelissimi del Presidente. L’affluenza alle urne ha superato il 61%, con almeno 10 milioni di votanti, una delle cifre più alte registrate negli ultimi 18 anni. L’astensione è rimasta comunque relativamente alta al 38,86%.
I partiti di opposizione hanno deciso di partecipare alle elezioni malgrado da mesi stessero contestando l’autorità del Presidente e non riconoscessero legittima l’Assemblea Costituente che da agosto ha esautorato del tutto il Parlamento venezuelano dei suoi poteri. Alcuni leader più radicali hanno fortemente spinto per boicottare le elezioni e questo ha diviso l’opposizione al suo interno ancora di più: i movimenti che da mesi manifestano nelle piazze hanno visto la partecipazione alle elezioni come una legittimazione indiretta delle istituzioni volute da Maduro, soprattutto perché per molti il risultato era già stato scritto. All’indomani della pubblicazione dei risultati, sono state infatti mosse da più parti accuse di brogli e di controlli poco affidabili ai seggi. Mesi di lotte vanificati da una legittimazione popolare al potere assoluto del Presidente hanno spinto i leader dei manifestanti a prendere le distanze dai partiti politici d’opposizione. Negli scontri dalla primavera ad oggi sono morte più di 120 persone e i feriti sono stato più di 2.000.

Le contraddizioni dell’opposizione

Il solco all’interno fra i partiti e i manifestanti si è fatto ancora più profondo quando quattro dei cinque governatori dell’opposizione eletti nelle regionali hanno prestato giuramento davanti all’Assemblea Costituente per entrare in carica. Questo atto rappresenta una grande contraddizione con quanto dichiarato fino a poco tempo fa: le opposizioni riunite avevano definito l’Assemblea “illegittima e illegale”, ma prestare giuramento davanti ai suoi eletti di fatto la legittima. Lo stesso leader di Azione Democratica, partito dei quattro governatori, Henry Ramos Allup aveva dichiarato prima delle elezioni: “Nessuno dei nostri candidati, se eletto governatore, presterà giuramento davanti a quella truffa incostituzionale che chiamano Assemblea Costituente”.

Le forti contraddizioni e le divisioni all’interno della coalizione anti-Maduro rischiano di avvantaggiare notevolmente il Presidente in vista delle elezioni presidenziali previste per il 2018. Sono diversi i leader e i movimenti che minacciano di uscire dal gruppo compatto di opposizione dopo il “tradimento” di Azione Democratica. Lo scorso 9 novembre l’Assemblea Costituente, inoltre, ha approvato la “legge contro l’odio”: chi diffonde messaggi che istigano alla violenza o all’odio attraverso televisione, radio o social media rischia una pena di 20 anni di carcere. Il provvedimento è accusato di voler mettere a tacere i movimenti più radicali rimasti tra le opposizioni contro il governo.

Soprattutto fra i movimenti di piazza vi è ormai la convinzione diffusa che non vi sia più speranza di mandare via Maduro e i suoi fedelissimi attraverso la via pacifica e democratica. In un’intervista a cura di Alberto de Filippis di Euronews, un portavoce dei “soldati di flanella” esprime un pensiero apparentemente molto diffuso fra i manifestanti: “Credo che ora come ora il dialogo sia impossibile. Credo in un intervento che sia degli Stati Uniti o dell’Onu, perché come abbiamo detto questo è un narcoregime e noi non abbiamo armi. A che cosa serve se ogni volta che scendiamo in strada uccidono 150 ragazzi, come se niente fosse? […] È impossibile cacciare un dittatore semplicemente dicendogli di andar via. Non voglio che arrivi qualcuno e uccida tutti, ma personalmente credo che l’unica possibilità per questo Paese sia che, non so, le forze dell’Onu, arrivino e arrestino i narcotrafficanti.” Gli esponenti del gruppo sono considerati dai venezuelani pro governo dei golpisti a tutti gli effetti. L’intervento straniero si è per ora limitato a manifestazioni di solidarietà da parte dell’Europa e all’imposizione di sanzioni finanziarie degli USA verso il Venezuela. Queste ultime sarebbero, inoltre, indicate da Maduro fra le cause dell’imminente prossimo default finanziario del Paese.

Il default

Lo scorso 4 novembre in un discorso trasmesso dalla televisione nazionale, Maduro ha annunciato “un rifinanziamento, una ristrutturazione del debito estero e di tutti i pagamenti che deve effettuare il Venezuela”. Il rimborso di circa 1,1 miliardi di dollari su un bond dell’azienda petrolifera statale Pdvsa, scaduto la scorsa settimana, è stato l’ultimo debito che il Venezuela ha onorato prima del tentativo di rinegoziazione del debito di questa settimana.

L’incontro che si è tenuto il 14 novembre  a Caracas fra il governo e i creditori non è però andato a buon fine: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha annunciato il ‘default selettivo’ per il mancato rimborso di 200 milioni di dollari di bond. Di queste cedole in scadenza 120 milioni sono state emesse dalla Repubblica del Venezuela mentre altri 80 milioni da Pdvsa. Il debito totale ammonta invece a ben 60 miliardi di dollari, che a questo punto potrebbero non venire più rimborsati con gravi danni per i creditori soprattutto americani e canadesi. Come fa notare Roberto Da Rin sul Sole 24 ore, ci sono diverse ombre su questa scelta dell’agenzia di rating, che ha riservato al Venezuela un trattamento molto diverso rispetto ad altri Paesi in situazioni ben più critiche. Ma i colpi di scena non finiscono mai e ad un giorno dall’annuncio di default pare che l’insolvenza sia rientrata grazie all’intervento di Cina e Russia.

Il Presidente Maduro fa ricadere i problemi finanziari del Venezuela sulle sanzioni finanziarie imposte dagli Stati Uniti: «Caracas ha sempre pagato fino all’ultimo centesimo, con grandi sacrifici, ed è nostra intenzione continuare a farlo, ma per questo deve cessare la persecuzione finanziaria delle banche e degli organismi internazionali». L’erede di Chavez ha anche aggiunto che il suo Paese non dichiarerà mai il default sul debito estero, malgrado le agenzie di rating lo considerino già di fatto insolvente. La tensione fra il governo venezuelano e i mercati finanziari quindi continua ad essere elevata e l’economia venezuelana sempre in caduta libera.


5 link per saperne di +

1. Il + filobolivariano

L’ex inviata del Manifesto Geraldina Colotti è stata recentemente in Venezuela e racconta una storia decisamente diversa dai media. Seguendo il suo profilo Facebook si possono avere tutte le informazioni su incontri ed eventi pro governo di Maduro.

2. Il + fotografico

Oscar B. Castillo è un fotogiornalista venezuelano che sta seguendo la crisi economica e politica del suo paese. Partecipa alle proteste dei manifestanti e agli scontri con la polizia; fa la fila con gli abitanti per ricevere i pasti e altri beni di prima necessità, e assiste ai funerali delle persone uccise durante le manifestazioni, ascoltando le parole dei loro amici e parenti.

3. Il + conigliesco

I conigli non sono solo dei “simpatici animali domestici” e in Venezuela possono contribuire anche all’alimentazione della gente: lo ha sottolineato il presidente Nicolas Maduro, nel presentare appunto un “Piano Coniglio” contro la crisi nel paese.

4. Il + riassuntivo

In un video di 7.30 Vox prova a riassumere i motivi della crisi venezuelana con un taglio più economico.

5. Il + internazionale

Il Guardian riporta il discorso del ministro degli esteri venezuelano all’Onu, in cui Jorge Arreaza ha accusato Trump di agire “come fosse l’imperatore del mondo”.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

2 Comments

  1. Un brillante collage della politica internazionale sul Venezuela.
    Peccato che la scelta abbia privilegiato le fonti di destra. Non una volta, ripeto, nemmeno una, è successo in tutto l’articolo/collage che sia stata usata una fonte un poco meno che dalla parte dell’interventismo in Venezuela.
    Una forma davvero singolare di fare informazione e soprattutto di fare controinformazione.
    Non ci siamo amici carissimi; nulla di nuovo sul fronte occidentale.

  2. Massimo, accogliamo di buon grado la tua critica. A noi però non pare tutta un’orchestrazione della destra venezuelana, per altro non messa benissimo: Maduro ci sta mettendo molto del suo in questo caos.

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