Cosa succede in Venezuela | Maduro e la crisi economica, politica e umanitaria

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Cosa succede in Venezuela: il governo Maduro e la crisi economica
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Il Venezuela è molto più vicino di quello che possiamo pensare e non è una questione geografica: oltre ai tantissimi italiani che vivono a Caracas e dintorni, il paese rimane centrale per gli equilibri geopolitici mondiali. Anche per questo, i fatti in Venezuela riscuotono sempre un grande interesse da parte dei media. Vediamo gli ultimi sviluppi e cerchiamo di capire meglio qual è la situazione.

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Attorno al Venezuela si stanno riproponendo due fronti opposti che sanno un po’ di guerra fredda: gli Stati Uniti di Trump e i paesi Nato da una parte, contro Maduro, Cina, Russia e Iran dall’altra, a sostegno della Repubblica Bolivariana.

2. Dopo le sanzioni economiche decise da Trump contro il Venezuela, Maduro ha dichiarato che il paese sta abbandonando il dollaro in favore dello yuan cinese.

3. Proprio la Cina è tra i principali sostenitori del presidente in difficoltà: lo dimostrano gli accordi di cooperazione politica e le dichiarazioni di Pechino.

4. Sul fronte interno le cose non migliorano: il possibile tavolo di trattative tra governo e opposizioni è saltato.

5. La crisi umanitaria nel paese è forte: curiosa una delle soluzioni attuate dal governo, il Piano Coniglio. Però non sembra funzioni granché, dato l’amore dei venezuelani per i simpatici animaletti.

Le tensioni internazionali sul Venezuela

Lo scorso 25 agosto, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro il Venezuela. L’iniziativa degli USA ha fatto seguito alle dichiarazioni di Trump che aveva promesso “azioni economiche” contro Nicolas Maduro. Le misure mettono al bando il trading del debito di Caracas: alle istituzioni finanziarie americane è stato impedito di comprare e vendere nuovi bond emessi dal governo venezuelano e da Petroleos de Venezuela, la compagnia petrolifera di Stato. Le sanzioni prevedono anche il divieto di gestire bond esistenti posseduti dal settore pubblico venezuelano e il pagamento di dividendi al governo stesso.

La stretta di Trump verso lo Stato sudamericano non si è limitata alla finanza: lo scorso 25 settembre il Presidente americano ha annunciato una nuova serie di restrizioni per i viaggiatori venezuelani diretti negli Stati Uniti. Le stesse restrizioni colpiranno le persone provenienti da Paesi identificati come “a rischio”: Somalia, Yemen, Syria, Libya, Iran, North Korea e Chad. Le nuove direttive riprendono sotto molti aspetti il “muslim-ban“, all’epoca dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema, ma mettono da parte la discriminazione religiosa prendendo in considerazione più generalmente i “nemici dell’America”.

Per rispondere alle prese di posizione USA ed evitare le sanzioni, il Venezuela ha cominciato ad abbandonare il dollaro come principale moneta di scambio per il petrolio. Maduro, al canale televisivo Telesur ha dichiarato:

Stiamo già vendendo petrolio e tutte le nostre merci utilizzando un paniere di valute e determiniamo il prezzo con gli yuan.

La scelta della moneta cinese non è un caso: negli ultimi tempi, la Cina si è rivelata un importante interlocutore per il Venezuela e il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e il Partito Comunista Cinese (PCC) hanno recentemente stretto degli accordi di cooperazione politica. I primi risultati di questa inedita alleanza si sono visti già all’interno del Consiglio dei diritti umani della Nazioni Unite. La Cina è infatti fra i capofila dei 57 Paesi che hanno firmato una dichiarazione in supporto della sovranità e indipendenza del Venezuela:

Condanniamo ogni azione che violi la pace, tranquillità e la stabilità democratica e che minacci la sovranità, incluse le recenti minacce di un possibile intervento militare. Esprimiamo il nostro supporto per il governo costituzionale della Repubblica bolivariana del Venezuela nel suo impegno a preservare la pace e il mantenimento delle istituzioni democratiche del Paese.

Fra i firmatari spiccano, prevedibilmente, Paesi che non provano particolari simpatie per gli USA: Cuba, Cina, Bolivia, Russia, Iraq, Siria, Palestina, Libia, Ecuador, Vietnam, Sud Africa, Iran solo per citarne alcuni. Sembra che le dure dichiarazioni di Trump non abbiano fatto altro che polarizzare la tensione internazionale attorno al Venezuela, richiamando le attenzioni dei Paesi ostili all’America in difesa di Maduro.

Un dialogo interno difficile

Lo scorso 27 settembre, governo venezuelano e opposizione avrebbero dovuto presentarsi a un tavolo conciliatore in Repubblica Dominicana alla presenza di una delegazione di conciliazione delle Nazioni Unite. Ma l’incontro è andato deserto a causa del passo indietro fatto dai quattro partiti d’opposizione Acción Democrática, Un Nuevo Tiempo, Primero Justicia e Voluntad Popular riuniti nel Tavolo dell’Unità Democratica (Mud nella sua sigla in spagnolo). Secondo il comunicato rilasciato dal Mud e diramato ai cancellieri del Messico, Cile, Paraguay, Bolivia, Nicaragua e Repubblica Dominicana

Non c’è un ambiente propizio per continuare le conversazioni.

Secondo le opposizioni, il governo venezuelano non avrebbe fatto niente di quanto richiesto per avviare un nuovo dialogo, sopratutto riguardo alla liberazione dei prigionieri politici. Dopo l’ennesimo tavolo di riconciliazione saltato, è difficile immaginare gli sviluppi della situazione: Maduro continua ad accusare l’opposizione di macchinare contro il Paese con l’aiuto degli USA, mentre i rappresentanti del Mud considerano il Presidente venezuelano ormai alla stregua di un vero e proprio tiranno. E nel caos politico più totale, a pagare il prezzo più alto sono, come sempre, i civili.

La crisi umanitaria

Moltissimi cittadini venezuelani stanno cercando di sfuggire alla fame prendendo d’assalto il confine con la Colombia: è stato stimato 25.000 persone al giorno attraversino il Ponte Internazionale Simon Bolivar che collega i due Paesi. Nel tentativo di contribuire a risolvere la crisi umanitaria, il governo colombiano ha rilasciato una sorta di permesso di mobilità transfrontaliero, che consente ai venezuelani di entrare in Colombia senza passaporto. Pare che le richieste pervenute a Bogotà ammontino già a 700.000. Le stesse statistiche ufficiali di Caracas parlano di 300.000 persone trasferitesi nel Paese confinante dall’inizio della crisi.

L’incapacità del governo venezuelano nel far fronte alla situazione si è fatta ancora più palese dopo la presentazione del così detto “Piano coniglio” promosso dal Presidente Maduro. In un intervento televisivo, il Presidente venezuelano ha invitato la popolazione ad attuare l’allevamento domestico di conigli per far fronte alla crisi alimentare:

I conigli hanno un peso pari a 2,5 chilogrammi di peso di carne con alta proteina, e senza colesterolo. […] Inoltre, si riproducono come… conigli.

La distribuzione degli animali in supporto all’avvio del “Piano coniglio” era iniziata in quindici località sparse su tutto il territorio nazionale, ma ben presto ci si è resi conto che il progetto stava naufragando velocemente. Il ministro dell’agricoltura Freddy Bernal ha imputato il fallimento a problemi di origine culturale: nelle comunità dove sono stati inviati i coniglietti, le famiglie si sono affezionate agli animali e si sono rifutate di mangiarli. Per rispondere a questo fallimento, sarebbe già stata sottoposta al vaglio del ministro una nuova strategia di comunicazione, che comprende anche dei cartoni animati, per trasmettere l’idea che i conigli “non servono a tenere compagnia ma a saziare la fame”.


5 link per saperne di +

1. Il + filobolivariano

L’ex inviata del Manifesto Geraldina Colotti è stata recentemente in Venezuela e racconta una storia decisamente diversa dai media. Seguendo il suo profilo Facebook si possono avere tutte le informazioni su incontri ed eventi pro governo di Maduro.

2. Il + fotografico

Oscar B. Castillo è un fotogiornalista venezuelano che sta seguendo la crisi economica e politica del suo paese. Partecipa alle proteste dei manifestanti e agli scontri con la polizia; fa la fila con gli abitanti per ricevere i pasti e altri beni di prima necessità, e assiste ai funerali delle persone uccise durante le manifestazioni, ascoltando le parole dei loro amici e parenti.

3. Il + conigliesco

I conigli non sono solo dei “simpatici animali domestici” e in Venezuela possono contribuire anche all’alimentazione della gente: lo ha sottolineato il presidente Nicolas Maduro, nel presentare appunto un “Piano Coniglio” contro la crisi nel paese.

4. Il + riassuntivo

In un video di 7.30 Vox prova a riassumere i motivi della crisi venezuelana con un taglio più economico.

5. Il + internazionale

Il Guardian riporta il discorso del ministro degli esteri venezuelano all’Onu, in cui Jorge Arreaza ha accusato Trump di agire “come fosse l’imperatore del mondo”.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

2 Comments

  1. Un brillante collage della politica internazionale sul Venezuela.
    Peccato che la scelta abbia privilegiato le fonti di destra. Non una volta, ripeto, nemmeno una, è successo in tutto l’articolo/collage che sia stata usata una fonte un poco meno che dalla parte dell’interventismo in Venezuela.
    Una forma davvero singolare di fare informazione e soprattutto di fare controinformazione.
    Non ci siamo amici carissimi; nulla di nuovo sul fronte occidentale.

  2. Massimo, accogliamo di buon grado la tua critica. A noi però non pare tutta un’orchestrazione della destra venezuelana, per altro non messa benissimo: Maduro ci sta mettendo molto del suo in questo caos.

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