Cosa succede in Venezuela | Maduro e la crisi economica, politica e umanitaria

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Cosa succede in Venezuela: il governo Maduro e la crisi economica
@periodistadigital

Il Venezuela è molto più vicino di quello che possiamo pensare e non è una questione geografica: oltre ai tantissimi italiani che vivono a Caracas e dintorni, ed ai venezuelani che stanno arrivando in Italia, il paese rimane centrale per gli equilibri geopolitici mondiali. Anche per questo, i fatti in Venezuela riscuotono sempre un grande interesse da parte dei media. Vediamo gli ultimi sviluppi e cerchiamo di capire meglio qual è la situazione.

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Il prossimo 22 maggio si terranno le prime elezioni presidenziali dopo la riforma costituzionale voluta da Maduro.
2. L’unico sfidante dell’attuale presidente potrebbe essere Henri Falcón, dopo che le opposizioni riunite nella MUD (Mesa de la Unidad Democratic) hanno deciso di boicottare le elezioni.
3. Per contrastare la crisi economica e aggirare le sanzioni degli USA, il governo di Caracas ha emesso la prima criptovaluta di Stato: il petro.
4. L’escalation di violenza nel Paese non accenna a diminuire e l’aumento dei salari voluto dal Maduro per combattere la fame è risultato inefficace a causa dell’inflazione galoppante.
5. Il fenomeno migratorio di venezuelani verso la Colombia sembra non conoscere sosta: potrebbero essere 600.000 le persone emigrate dall’inizio della crisi.

Le prossime elezioni in Venezuela

Le elezioni venezuelane si terranno il prossimo 22 maggio. I cittadini del Venezuela saranno chiamati a votare il nuovo Presidente dopo la riforma costituzionale di Maduro con la creazione dell’Assemblea Costituente, che lo scorso anno ha di fatto sostituito il Parlamento delle sue funzioni. Proprio a causa di questi presupposti, le opposizioni riunite sotto la MUD, Mesa de la Unidad Democratic, hanno deciso di boicottare la votazione e non presentare candidati. Secondo i loro portavoce a seguito dell’atteggiamento ostile di Maduro e delle poche garanzie offerte dal dittatore non ci sono i presupposti per delle elezioni regolari. Tuttavia, all’interno dell’opposizione non tutti la pensano allo stesso modo e si è creata una vera e propria spaccatura: in febbraio Henri Falcón, ex governatore dello stato di Lara, ha ufficialmente presentato la propria candidatura alle Presidenziali contro Maduro, atto che gli è costato l’espulsione dalla MUD.

A seguito dell’allontanamento, una piccola parte delle opposizioni è fuoriuscita dalla Mesa in suo sostegno per appoggiare la sua candidatura. Su richiesta di questa minoranza le elezioni sono state spostate al 22 maggio, mentre il termine iniziale era previsto per il 22 aprile. Il rinvio permetterà ai candidati dell’opposizione di avere più tempo per fare campagna elettorale e garantirà a milioni di venezuelani esiliati di registrarsi per votare dall’estero.

Non è da escludere che l’ONU riesca anche ad inviare i propri osservatori per vigilare sulla bontà del voto. Maduro ha già espresso da tempo la sua volontà di presentarsi per un nuovo mandato e il voto non si preannuncia troppo combattuto: i suoi principali avversari politici sono ormai da mesi in prigione, in esilio o interdetti a ricoprire incarichi pubblici. Alla scadenza della presentazione delle candidature, il 2 marzo, non si sono quindi presentati altri candidati contro il Presidente uscente, ma non è ancora chiaro se altre opposizioni della MUD stiano pensando di dare il proprio sostegno al fuoriuscito Falcón.

Una criptovaluta per evitare il default

A febbraio il Venezuela ha ufficialmente emesso la sua criptovaluta nazionale: il petro. L’idea nata in seno al governo venezualano per aggirare le dure sanzioni finanziarie imposte al Paese è diventata realtà sotto la forte spinta di Maduro stesso. Il piano prevede il conio di 100 milioni di petro, per un valore complessivo corrispondente di circa 6 miliardi di dollari. Ad ogni petro corrisponderà un barile di petrolio, il pilastro dell’economia venezuelana, e potrà essere usato e scambiato come tutte le altre criptomonete.

Sono in molti a dubitare della bontà dell’iniziativa, data la disastrosa situazione economica del Paese: l’inflazione del Bolivar, la moneta nazionale, è arrivata al 3.000 % e l’economia reale è al collasso completo. Lo scorso anno il Venezuela era già stato dichiarato in default dall’agenzia di rating Standard&Poor e solo l’intervento di Cina e Russia ha evitato la bancarotta. I più critici affermano che il Venezuela non sia neanche in possesso di tanto petrolio da poter garantire il valore del petro così come è stato pensato: si tratterebbe di greggio non ancora estratto dal pozzo Ayacucho 1 nell’Orinoco e per di più non in completa disponibilità per il governo, in quanto viene estratto da una joint venture di aziende private. Secondo Jorge Millan, deputato venezuelano e una delle voci più critiche della misura: “Il petro non è una criptovaluta, è una vendita forward del petrolio nazionale”.

Maduro starebbe starebbe quindi vendendo il petrolio venezuelano non ancora estratto ad un prezzo completamente fuori mercato per raccogliere moneta estera forte e contrastare il debito pubblico. La strategia del presidente ha l’obiettivo di aggirare le sanzioni imposte dagli USA che limitano il commercio di petrolio col Venezuela, di fatto il sistema di garanzia del petro viola comunque i termini delle sanzioni. Il Tesoro americano ha infatti già dichiarato che qualsiasi acquisto o scambio di petro verrà considerato dall’autorità come una violazione delle sanzioni imposte da Stati Uniti ed Europa, di quella che Maduro considera “una guerra sporca contro il Venezuela”.

Crisi umanitaria e violenze nel paese

Le violenze fra opposizione e forze governative non fanno altro che alimentare una situazione di crisi ormai apparentemente irreversibile. Nel 2017 si sono registrati 30 mila omicidi, di cui 6 mila solo a Caracas. Proprio la capitale nel 2017 è stata confermata come città più pericolosa del mondo. Alla violenza si aggiunge anche la piaga dei sequestri di persona col fine di ricatto: 400 denunce all’anno, con 16 mila casi totali secondo stime non ufficiali, per la maggior parte non denunciate per diffidenza verso le forze dell’ordine. Alla criminalità dilagante si aggiunge anche la crisi alimentare che da mesi sta colpendo il Venezuela.

I supermercati sono a corto di beni di prima necessità e molti cittadini non riescono neanche a permettersi di comprare cibo a causa dell’inflazione. Il governo sta cercando di contrastare la fame investendo sulla ridistribuzione di reddito: Maduro ha annunciato nuovi investimenti nel programma nazionale dei voucher alimentari, del salario minimo e delle tabelle salariali. Questo è già il secondo aumento del salario minimo introdotto quest’anno, ma i livelli di inflazione sono tali da azzerare comunque il potere di acquisto dei cittadini malgrado l’aumento di disponibilità economica.

A causa della scarsità dei beni di primaria necessità e della loro razionalizzazione, molti cittadini hanno cominciato a consumare cibo per animali, più economico e di facile reperibilità. Ci sono addirittura testimonianze che riportano consumi di carne di cane e gatto da parte delle famiglie più disperate. Migliaia di venezuelani, spinti allo stremo dalla fame e dalla paura, stanno emigrando nei Paesi limitrofi. La meta principale scelta dai migranti è la Colombia: si stima che ogni giorno circa 30.000 venezuelani varchino il confine colombiano, per un totale di circa 600.000 dall’inizio della crisi. Diverse realtà internazionali stanno cercando di aprire un ponte umanitario per cercare di aiutare la popolazione civile. Il governo di Caracas continua però negare l’esistenza di una crisi umanitaria e rifiuta gli aiuti esteri, addossando le colpe della povertà del Venezuela sulle sanzioni che gli USA e l’Europa hanno imposto al Paese.


5 link per saperne di +

1. Il + scioccante

Migliaia di Venezuelani in fila per fuggire dal Paese. Dal New York Post.

2. Il + avanti

Intervista di Formiche.net a Roger Santodomingo, giornalista e produttore venezuelano, che analizza gli scenari possibili per il Paese con o senza Maduro.

3.I + economici

Approfondimento sulla criptovaluta venezuelana da parte del Sole 24 Ore e del Guardian.

4.Il + animalista

Un’inchiesta de La Stampa racconta la situazione negli zoo venezuelani e di come la gente sia arrivata a mangiare il cibo dei propri animali da compagnia.

5.Il + filobolivariano

L’ex inviata del Manifesto Geraldina Colotti è stata recentemente in Venezuela e racconta una storia decisamente diversa dai media mainstream. Seguendo il suo profilo Facebook si possono avere tutte le informazioni su incontri ed eventi pro governo di Maduro. Qui un pezzo che attacca duramente l’opposizione a Maduro, definita impresentabile e corrotta.

Il filo

Conoscere quello che succede nel mondo ci rende persone più consapevoli. Ci aiuta a collocare le nostre vite dentro un contenitore più grande, una scatola di senso che ci mette in relazione con persone e contesti lontani eppure sempre più vicini. Ci fa capire meglio le ragioni di fenomeni che sono presenti anche nelle nostre vite, come le migrazioni e i viaggi.

Per questo abbiamo voluto aprire finestre sulla situazione politica, sociale ed economica di molti paesi del cosiddetto “sud del mondo”. Lo facciamo con un attento e costante lavoro di ricerca dei nostri autori e, quando possibile, raccogliendo informazioni di prima mano grazie a contatti che vivono e lavorano nei paesi che raccontiamo. Questo sguardo dal campo è possibile anche grazie alla collaborazione con l’Associazione Mekané, che si occupa di cooperazione internazionale e ha un’estesa rete di contatti con cooperanti in molti paesi. Buona lettura!

Africa: Tunisia, Algeria, Libia, Nigeria, Eritrea, Senegal, Mozambico, Sud Sudan, Zimbabwe.
Asia: Afghanistan, Pakistan, Siria.
Centro e Sud America: Venezuela, El Salvador, Guatemala, Haiti.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

2 Comments

  1. Un brillante collage della politica internazionale sul Venezuela.
    Peccato che la scelta abbia privilegiato le fonti di destra. Non una volta, ripeto, nemmeno una, è successo in tutto l’articolo/collage che sia stata usata una fonte un poco meno che dalla parte dell’interventismo in Venezuela.
    Una forma davvero singolare di fare informazione e soprattutto di fare controinformazione.
    Non ci siamo amici carissimi; nulla di nuovo sul fronte occidentale.

  2. Massimo, accogliamo di buon grado la tua critica. A noi però non pare tutta un’orchestrazione della destra venezuelana, per altro non messa benissimo: Maduro ci sta mettendo molto del suo in questo caos.

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