Cosa succede in Venezuela | Guaidó e Maduro si contendono il potere

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Cosa succede in Venezuela: il governo Maduro e la crisi economica
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Il Venezuela è molto più vicino di quello che possiamo pensare e non è una questione geografica: oltre ai tantissimi italiani che vivono a Caracas e dintorni, ed ai venezuelani che stanno arrivando in Italia, il paese rimane centrale per gli equilibri geopolitici mondiali. Anche per questo, i fatti in Venezuela riscuotono sempre un grande interesse da parte dei media. Vediamo gli ultimi sviluppi e cerchiamo di capire meglio qual è la situazione.

Il 23 gennaio 2019 l’opposizione ha organizzato una manifestazione anti-governativa che ha richiamato nelle piazze di Caracas, Barquisimeto, Maracaibo, Barinas e San Cristóbal migliaia di cittadini. Durante la manifestazione Juan Guaidó, uno degli ultimi leader dell’opposizione rimasti in libertà e da pochi giorni Presidente del Parlamento, si è auto-proclamato Presidente ad interim del Paese, con l’obiettivo di convincere Maduro a presentare le proprie dimissioni e proclamare nuove elezioni democratiche.

Maduro ha denunciato l’accaduto come un colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti, e da allora in Venezuela si susseguono scontri con morti, feriti e arrestati. Questi gli sviluppi più recenti.

Il viaggio di Guaidó in America Latina

Dopo settimane di manifestazioni e botta e risposta a distanza con Maduro, l’auto-proclamato Presidente ad-interim ha deciso di provare a raccogliere i semi del proprio consenso internazionale per sbloccare l’apparente situazione di stallo politico a suo favore.

A fine febbraio 2019 Juan Guaidó è partito dal Venezuela, contravvenendo alla sentenza del Tribunale Supremo di Giustizia che gli impediva di lasciare il Paese, e ha iniziato il suo viaggio per l’America Latina in cerca di aiuto concreto da parte degli Stati vicini che avevano manifestato il loro appoggio alla sua causa.

Il suo tour lo ha portato in Colombia, Brasile, Paraguay, Argentina e Ecuador ma gli incontri istituzionali non hanno avuto l’effetto sperato: gli aiuti umanitari verso il Venezuela continuano a rimanere bloccati ai confini del Paese per volontà del governo centrale, che probabilmente teme in qualche modo un “Cavallo di Troia” di fattura statunitense, e nessuno degli interlocutori di Guaidó è parso disposto a partecipare concretamente a un eventuale intervento esterno per rovesciare Maduro.

Anche gli Stati Uniti rimangono cautamente in attesa, limitando la loro attività a semplice tramite diplomatico per il Presidente ad-interim.

Il ritorno di Guaidó in Venezuela

A inizio marzo Guaidó è tornato in gran segreto a Caracas, ma all’aeroporto ha trovato lo stesso un bagno di folla dei suoi sostenitori ad accoglierlo con tanto di bandierine con scritto “Yes, you can”.

Continuiamo per le strade, la mobilitazione continua! Siamo qui, in Venezuela!

ha esordito appena vista la folla. Per il momento Maduro ha deciso di non procedere all’arresto del leader dell’opposizione per evitare reazioni violente da parte dei suoi sostenitori e dare agli Stati Uniti un pretesto più o meno legittimo per un intervento diretto dopo gli avvertimenti delle ultime settimane.

Gli Stati Uniti hanno infatti promesso che in caso di minacce, violenze o intimidazioni aperte verso Guaidó vi sarà una “reazione rapida”, che non esclude anche un’opzione militare.

Subito dopo il suo rientro, Guaidó ha fatto sapere che viaggerà per tutto il Paese per raccogliere attorno a sé tutte le forze di opposizione e aumentare le pressioni per far rovesciare Maduro.

Nonostante le manifestazioni e l’impegno dell’opposizione, il governo di Caracas rimane infatti ancora saldo al suo posto forte ancora dell’appoggio dell’esercito e di un apparato burocratico che non trova al momento alcun interesse nell’appoggiare Guaidó.

Il blackout

Giovedì 7 marzo tutto il Venezuela è stato colpito da un grande blackout che ha lasciato al buio completo ben sedici Stati federali, con sei che invece mantengono solo una parziale distribuzione dell’energia elettrica.

Attorno alla vicenda non c’è ancora molta chiarezza e anche le informazioni sono frammentate. In un primo momento, il Senatore statunitense Marco Rubio aveva rilanciato la notizia di 80 neonati morti in un ospedale a causa del blackout. Notizia poi smentita dalle istituzioni e agenzie locali, mentre il deputato dell’opposizione venezuelana e medico José Manuel Olivares parla di 21 morti accertate.

Il governo, per bocca del ministro della Sanità Carlos Alvarado, ha smentito qualunque voce su pazienti ospedalieri morti a causa del blackout e ha sottolineato che si tratta di “notizie tendenziose che cercano di creare angoscia nella popolazione”.

La situazione rimane critica e al momento il governo non sembra in grado di rispondere velocemente in maniera efficace alla crisi. Dopo quasi una settimana, ancora buona parte del Paese rimane al buio e diverse compagnie aeree hanno cancellato voli diretti in Venezuela.

Juan Guaidó ha chiesto al Parlamento Venezuelano di dichiarare lo Stato di Emergenza Nazionale, mentre Maduro ha deciso di tenere chiuse scuole e uffici.

Le cause del blackout non sono ancora del tutto chiare: alcuni osservatori nazionali ed internazionali danno la colpa alla scarsa manutenzione e alla mancanza di investimenti da parte del governo nella rete di infrastrutture, mentre l’esecutivo parla di un vero e proprio atto terroristico ai danni della Nazione. Il ministro della Comunicazione Jorge Rodriguez ha fatto sapere che “con la forza della verità e della vita il brutale attacco terroristico contro il popolo. Insieme vinceremo!”.

È chiaro che il blackout è l’ennesima occasione per l’opposizione di evidenziare l’incapacità dell’attuale regime e fare pressione per sbloccare gli aiuti internazionali bloccati al confine. Per cavalcare la nuova ondata di malcontento, Guaidó ha chiamato a raccolta tutti i cittadini venezuelani a Caracas per l’ennesima grande manifestazione contro il governo di Maduro che “non ha idea di come risolvere la crisi elettrica che lui stesso ha creato”.

Guaidó e l’Italia

Nella sua ricerca di consenso internazionale, il Presidente ad-interim venezuelano ha inviato anche in Italia una delegazione che lo scorso febbraio ha incontrato il Ministro degli Affari Esteri Italiano Enzo Moavero Milanesi. Il governo italiano, infatti, è l’unico in Europa a non essersi apertamente schierato né con il regime di Maduro né con l’opposizione venezuelana.

L’ambiguità dell’Italia ha lasciati interdetti anche i membri della delegazione venezuelana in visita che al termine del vertice col ministro degli esteri hanno ribadito che

Il governo italiano non comprende la tragedia che vive il popolo venezuelano, la tragedia che stanno vivendo oltre centomila italiani in Venezuela.

Tramite la stessa delegazione, Guaidó ha fatto pervenire ai media italiani una lettera in cui manifesta tutta la sua perplessità sulle posizioni del governo:

“Con profondo sconcerto non comprendiamo le ragioni della posizione politica italiana. Non capiamo perché il Paese europeo a noi più vicino non prenda una posizione chiara e netta contro il dittatore Maduro e non chieda, con forza, libere elezioni, sotto l’egida della comunità internazionale, e lo sblocco degli aiuti umanitari. […] Siamo sicuri che il popolo italiano è dalla nostra parte, dalla parte della democrazia, della libertà e della giustizia. Abbiamo bisogno del sostegno italiano, abbiamo bisogno di una comunità internazionale coesa per costringere Maduro a fare un passo indietro, rispettare la nostra Costituzione e far sì che, in qualità di Presidente provvisorio, possa indire nuove elezioni. Abbiamo bisogno che l’Italia sia al nostro fianco”.

Il filo

Conoscere quello che succede nel mondo ci rende persone più consapevoli. Ci aiuta a collocare le nostre vite dentro un contenitore più grande, una scatola di senso che ci mette in relazione con persone e contesti lontani eppure sempre più vicini. Ci fa capire meglio le ragioni di fenomeni che sono presenti anche nelle nostre vite, come le migrazioni e i viaggi.

Per questo abbiamo voluto aprire finestre sulla situazione politica, sociale ed economica di molti paesi del cosiddetto “sud del mondo”. Lo facciamo con un attento e costante lavoro di ricerca dei nostri autori e, quando possibile, raccogliendo informazioni di prima mano grazie a contatti che vivono e lavorano nei paesi che raccontiamo. Questo sguardo dal campo è possibile anche grazie alla collaborazione con l’Associazione Mekané, che si occupa di cooperazione internazionale e ha un’estesa rete di contatti con cooperanti in molti paesi. Buona lettura!

Africa: Tunisia, Algeria, Libia, Nigeria, Eritrea, Senegal, Mozambico, Sud Sudan, Zimbabwe.
Asia: Afghanistan, Pakistan, Siria.
Centro e Sud America: Venezuela, El Salvador, Guatemala, Haiti.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

3 Comments

  1. Un brillante collage della politica internazionale sul Venezuela.
    Peccato che la scelta abbia privilegiato le fonti di destra. Non una volta, ripeto, nemmeno una, è successo in tutto l’articolo/collage che sia stata usata una fonte un poco meno che dalla parte dell’interventismo in Venezuela.
    Una forma davvero singolare di fare informazione e soprattutto di fare controinformazione.
    Non ci siamo amici carissimi; nulla di nuovo sul fronte occidentale.

  2. Massimo, accogliamo di buon grado la tua critica. A noi però non pare tutta un’orchestrazione della destra venezuelana, per altro non messa benissimo: Maduro ci sta mettendo molto del suo in questo caos.

  3. La mia famiglia vive in Venezuela e da quando Chávez era presidente la situazione era andata a peggiorare. Maduro poi ha finito l’opera. Ma quando Papa Francesco è stato eletto si è affacciata una speranza……forse qualcosa stava per cambiare. Niente: Fame e morte oltre che una svalutazione senza misura. Poi la speranza con Guaido’ e ancora lotta e sofferenze er il popolo venezuelano, perché non tutti capiscono ciò che succede in questa nazione. Lottiamo per la libertà del Venezuela

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