Cosa succede in Venezuela | Guaidó e Maduro si contendono il potere

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Cosa succede in Venezuela: il governo Maduro e la crisi economica
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Il Venezuela è molto più vicino di quello che possiamo pensare e non è una questione geografica: oltre ai tantissimi italiani che vivono a Caracas e dintorni, ed ai venezuelani che stanno arrivando in Italia, il paese rimane centrale per gli equilibri geopolitici mondiali. Anche per questo, i fatti in Venezuela riscuotono sempre un grande interesse da parte dei media. Vediamo gli ultimi sviluppi e cerchiamo di capire meglio qual è la situazione.

Il 23 gennaio 2019 l’opposizione ha organizzato una manifestazione anti-governativa che ha richiamato nelle piazze di Caracas, Barquisimeto, Maracaibo, Barinas e San Cristóbal migliaia di cittadini. Durante la manifestazione Juan Guaidó, uno degli ultimi leader dell’opposizione rimasti in libertà e da pochi giorni Presidente del Parlamento, si è auto-proclamato Presidente ad interim del Paese, con l’obiettivo di convincere Maduro a presentare le proprie dimissioni e proclamare nuove elezioni democratiche.

Maduro ha denunciato l’accaduto come un colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti, e da allora in Venezuela si susseguono scontri con morti, feriti e arrestati. Questi gli sviluppi più recenti.

Il Colpo di Stato mancato

Dopo mesi di mosse tattiche indirizzate soprattutto a cercare l’appoggio dell’esercito e il consenso internazionale, il 30 aprile 2019 Juan Guaidó ha preso l’iniziativa più significativa da quando si è proclamato Presidente.

Guaidó ha pubblicato un video su Twitter nel quale invitava i cittadini e i soldati a unirsi a lui per portare a termine l’Operazione Libertà. Nel video appariva circondato da numerosi militari e affermava che l’esercito era passato dalla sua parte. Subito sono seguite numerose manifestazioni nelle strade e si sono verificati violenti scontri fra le forze dell’ordine e i sostenitori di Guaidó.

La presa di posizione del Presidente ad interim è probabilmente stata spinta dalle garanzie date dagli Stati Uniti su un possibile piano di fuga preparato da Maduro in caso di rivolta dell’esercito e dalla conferma del pieno sostegno dei paesi limitrofi riuniti nel “Gruppo di Lima” (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panamá, Paraguay, Perú), che pochi giorni prima avevano espressamente chiesto alla Forza Armata Nazionale del Venezuela di manifestare la propria lealtà a Guaidó e cessare “di servire come strumento del regime illegittimo per l’oppressione del popolo venezuelano”.

In piazza a partecipare alle proteste c’era anche Leopoldo López, in passato uno dei più agguerriti oppositori di Maduro, liberato dai militari passati dalla parte del Presidente del Parlamento dagli arresti domiciliari a cui era stato condannato.

La risposta di Maduro non si è fatta attendere e, sempre da Twitter, ha lanciato un appello ai suoi sostenitori:

(“I nervi d’acciaio! Ho parlato con i comandanti in tutte le regioni del paese e hanno manifestato la loro totale lealtà nei confronti del Popolo, della Costituzione e della Patria. Chiedo la massima mobilitazione popolare per assicurare la vittoria della pace. Vinceremo!”)

Gli scontri sono proseguiti fino al giorno successivo con un tragico bilancio di quattro morti, fra cui due adolescenti, e un centinaio di feriti.

Lo stesso López è stato costretto a rifugiarsi nell’ambasciata cilena, dove ha chiesto asilo politico per sé e la sua famiglia. Maduro è poi apparso la sera in diretta televisiva attorniato dai suoi ministri e dai generali dell’esercito rimasti a lui fedeli dichiarando che il tentativo di “Colpo di Stato” era stato represso e che il Paese è ancora pienamente sotto il suo controllo.

Il Presidente venezuelano ha anche smentito di aver pianificato la propria fuga a Cuba e di aver desistito solo sotto richiesta delle autorità russe presenti in Venezuela.

L’equilibrio delle forze

Nonostante i proclami, il tentato e mancato colpo di Stato ha mostrato che Guaidó non ha il sufficiente appoggio all’interno dell’esercito per togliere il potere a Maduro. Lo slancio iniziale dell’autoproclamazione stava venendo meno, e per questo Guaidó ha forse accelerato un tentativo bluffando un po’ sulle reali forze in campo. Guaidó è appoggiato infatti da una frangia minoritaria dell’esercito, riconoscibile dai laccetti azzurri portati dai soldati attorno al proprio braccio.

Il suo punto di forza è nel riconoscimento che gli arriva da molti paesi stranieri, che però non intervengono concretamente come lui vorrebbe.

Dall’altra parte, Maduro continua ad avere il pieno controllo sui capi dell’esercito e il sostegno della Russia che comunque non sembra disposta a difenderlo con un intervento diretto delle proprie forze militari. Il clima rimane quindi molto incerto e entrambe le parti sembrano non sapere come dare una svolta alla situazione. Intanto, Leopoldo López si è spostato con la famiglia dall’ambasciata cilena a quella spagnola, nella speranza di ottenere una protezione internazionale che garantisca l’incolumità dei propri cari.

Il 9 maggio è stato invece arrestato a Caracas il vice Presidente del Parlamento Venezuelano Edgar Zambrano per l’accusa di alto tradimento e cospirazione per aver appoggiato il tentato golpe di Guaidó. I servizi segreti controllati dal governo hanno provato a prelevarlo con la forza dalla sua auto, senza però riuscire a farlo scendere dal veicolo. Le autorità hanno quindi usato una gru per sollevare di peso l’auto e portarla nel carcere della Capitale. Immediata la risposta di Guaidó su Twitter:

(“La dittatura ha rapito il vicepresidente dell’Assemblea Nazionale per mano della sua polizia politica. […] l’Assemblea è l’unico potere eletto che rappresenta il volere del popolo. Con questa azione l’usurpatore mira a colpire l’unica istituzione democratica legittimata dal voto popolare”.)

Anche gli Stati Uniti hanno condannato l’accaduto, promettendo ripercussioni per il governo venezuelano. Tuttavia, la situazione rimane in stallo, anche se Maduro continua a colpire duramente tutti gli alleati più vicini a Guaidó in patria.

Anche se sono in molti a scongiurare una tale eventualità, il rischio concreto è che solo un intervento esterno possa ribaltare la situazione a favore dell’auto-proclamato Presidente, mentre Maduro, pur evidentemente indebolito, continua a tenere salda la propria leadership sui capi dell’esercito, unica garanzia che gli permette di mantenere il controllo del Paese nell’attuale situazione.

La posizione dell’Italia

Dopo mesi di ambiguità e posizioni altalenanti sui fatti del Venezuela, il Governo italiano per bocca del Presidente Conte si è espresso in favore di Juan Guaidó, anche se non proprio in maniera netta. In una lettera pubblicata su La Stampa Conte afferma:

Riconosciamo legittima l’Assemblea Nazionale e il suo Presidente Guaidó. Il Presidente Maduro non ha invece legittimità democratica. L’Italia lavora sempre per l’opzione politica.

Rimane tuttavia cauto rispetto alla legittimazione dello stesso Guaidó come Presidente ad interim: “Il mio governo non l’ha riconosciuta, tuttavia, quale presidente ad interim del Paese, non solo per ragioni di ordine giuridico-formale, ma anche perché consapevole del rischio di contribuire alla radicalizzazione delle rispettive posizioni, favorendo la spirale di violenza con il risultato di rendere ancora più drammatica la condizione della popolazione.”

Una presa di posizione che quindi non scioglie del tutto il nodo del Governo italiano sulla posizione da assumere rispetto al Venezuela. Fra le varie potenze occidentali, l’Italia è stata l’unica a non schierarsi apertamente con il Presidente del Parlamento venezuelano e questo ha complicato i rapporti di politica estera anche con gli alleati.

Le dichiarazioni di Conte in risposta agli avvenimenti recenti non pare abbiano comunque convinto tutti e il nostro Paese rimane per molti ancora ambiguo rispetto all’atteggiamento assunto verso quello che sta succedendo in Venezuela.

Il filo

Conoscere quello che succede nel mondo ci rende persone più consapevoli. Ci aiuta a collocare le nostre vite dentro un contenitore più grande, una scatola di senso che ci mette in relazione con persone e contesti lontani eppure sempre più vicini. Ci fa capire meglio le ragioni di fenomeni che sono presenti anche nelle nostre vite, come le migrazioni e i viaggi.

Per questo abbiamo voluto aprire finestre sulla situazione politica, sociale ed economica di molti paesi del cosiddetto “sud del mondo”. Lo facciamo con un attento e costante lavoro di ricerca dei nostri autori e, quando possibile, raccogliendo informazioni di prima mano grazie a contatti che vivono e lavorano nei paesi che raccontiamo. Questo sguardo dal campo è possibile anche grazie alla collaborazione con l’Associazione Mekané, che si occupa di cooperazione internazionale e ha un’estesa rete di contatti con cooperanti in molti paesi. Buona lettura!

Africa: Tunisia, Algeria, Libia, Nigeria, Eritrea, Senegal, Mozambico, Sud Sudan, Zimbabwe.
Asia: Afghanistan, Pakistan, Siria.
Centro e Sud America: Venezuela, El Salvador, Guatemala, Haiti.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

3 Comments

  1. Un brillante collage della politica internazionale sul Venezuela.
    Peccato che la scelta abbia privilegiato le fonti di destra. Non una volta, ripeto, nemmeno una, è successo in tutto l’articolo/collage che sia stata usata una fonte un poco meno che dalla parte dell’interventismo in Venezuela.
    Una forma davvero singolare di fare informazione e soprattutto di fare controinformazione.
    Non ci siamo amici carissimi; nulla di nuovo sul fronte occidentale.

  2. Massimo, accogliamo di buon grado la tua critica. A noi però non pare tutta un’orchestrazione della destra venezuelana, per altro non messa benissimo: Maduro ci sta mettendo molto del suo in questo caos.

  3. La mia famiglia vive in Venezuela e da quando Chávez era presidente la situazione era andata a peggiorare. Maduro poi ha finito l’opera. Ma quando Papa Francesco è stato eletto si è affacciata una speranza……forse qualcosa stava per cambiare. Niente: Fame e morte oltre che una svalutazione senza misura. Poi la speranza con Guaido’ e ancora lotta e sofferenze er il popolo venezuelano, perché non tutti capiscono ciò che succede in questa nazione. Lottiamo per la libertà del Venezuela

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