Quanti migranti stanno arrivando nel 2018?

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migranti 2018
Photo credit: Jordi Bernabeu on Visualhunt / CC BY

Tra giugno 2014 e giugno 2017 sono arrivate via mare in Italia 550 mila persone, la gran parte proveniente dall’Africa subsahariana – Nigeria ed Eritrea i paesi di origine più rappresentati – su imbarcazioni partite dalla Libia. Da luglio 2017 la frequenza degli arrivi è calata sensibilmente, come effetto degli accordi che Italia e Unione Europea hanno stretto con la Libia e con altri paesi di transito dei migranti, come il Niger.

Lo stesso meccanismo era già stato adottato con i profughi siriani, afghani e iracheni che fino a marzo 2016 entravano in Europa dalla Turchia. Più di un milione in un anno, cifra che ha convinto l’Europa a versare sei miliardi di euro nelle casse turche in cambio della chiusura dei confini. Cosa sta succedendo nel 2018?

Migranti 2018: i numeri in Italia

migranti 2018

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 30 novembre 2018 sono sbarcate in Italia 22.550 persone, 95 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.

A novembre 2018 sono arrivate 980 persone, erano 5.600 a novembre 2017 e 13.500 a novembre 2016.

Tra i paesi di provenienza (dato aggiornato al 31 ottobre) il più rappresentato è la Tunisia (4.800 persone, 23% del totale) seguito da Eritrea (tremila persone, 14%), Sudan (8%), Iraq e Pakistan (6%). Seguono Nigeria, Algeria e Costa d’Avorio.

Rispetto al 2017 il dato più significativo è la crescita proporzionale degli arrivi dalla Tunisia, che è in realtà dovuta alla diminuzione drastica di arrivi da altri paesi, su tutti la Nigeria.

Il 72% delle persone arrivate sulle coste italiane è di sesso maschile, le donne sono il 9%, i minori il 19% – in buona parte minori non accompagnati.

Migranti 2018: i numeri in Europa

Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1 gennaio e il 30 novembre 2018 sono arrivati via mare in Europa circa 110 mila migranti. 29 mila sono sbarcati in Grecia e 59 mila in Spagna.

La Spagna è ormai di gran lunga il nuovo paese europeo con il maggior numero di arrivi via mare. Il numero delle persone in arrivo, in gran parte via mare ma in parte anche via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco, era già aumentato nel 2017, arrivando a 22 mila persone, numero già ampiamente superato nel 2018. In Spagna arriva un’umanità varia di diverse nazionalità dell’Africa subsahariana (Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Gambia), del Maghreb (Marocco, Algeria), del Medio Oriente (Siria).

In Grecia novembre ha segnato un ritorno al flusso abituale di circa duemila arrivi mensili, che era aumentato fino ai quattromila di ottobre; arrivano soprattutto siriani, afghani e iracheni che sfuggono alle maglie del controllo turco.

Migranti 2018: strategie politiche

Il tema migrazioni è in cima all’agenda politica e all’attenzione dell’opinione pubblica europea da ormai cinque anni e non accenna a perdere rilevanza. L’Unione Europea fatica a trovare una politica comune e ogni stato bada più ai propri interessi e tornaconti elettorali che all’interesse comune europeo e globale.

A livello europeo la questione è al momento sopita. Dopo la serie di vertici improduttivi dei mesi estivi, si procede sostanzialmente caso per caso. Quando l’Italia decide che non vuole far attraccare una nave si mette in moto una più o meno rapida diplomazia tra singoli paesi che accettano di prendere una quota dei migranti presenti su quella nave. Senza che ci sia però una regola condivisa che vada al di là delle contingenze.

Intanto però le persone muoiono, subiscono violenze e vivono in condizioni di grande sofferenza ai margini dell’Unione Europea. In Libia, dove i migranti respinti dall’Italia continuano a morire e subire violenze indicibili; in Bosnia, dove si trovano almeno 13 mila migranti respinti con ferocia dalla polizia croata e che affrontano l’inverno con il solo aiuto dei cittadini bosniaci; in Marocco, dove crescono arresti ed espulsioni arbitrarie di migranti, per compiacere un’Unione Europea preoccupata per l’aumento degli arrivi in Spagna.

Molto più attiva invece la politica interna, dove il governo Lega – Movimento 5 Stelle sembra essersi dato due obiettivi: chiudere a qualsiasi costo la rotta Libia-Italia, in questo proseguendo la linea Minniti, e rendere l’Italia un paese meno accogliente per gli stranieri.

Gestione dei flussi

Sul fronte della gestione dei flussi in partenza, il nuovo governo italiano non ha cambiato granché. Ha proseguito sulla linea tracciata dal governo precedente, in particolare dall’ex Ministro dell’Interno Minniti, che già aveva notevolmente ridotto le partenze, e dunque gli arrivi, sulle nostre coste attraverso accordi con la Libia e altri paesi africani che evidentemente stanno tenendo.

Ha però introdotto una nuova modalità di gestione delle imbarcazioni che partono dalla Libia, rafforzando la collaborazione con la guardia costiera libica per aumentare i respingimenti e rendere sempre più complicato il salvataggio in mare.

Con questo tweet Vincent Cochetel, Inviato Speciale dell’UNCHR per la situazione del Mediterraneo Centrale, commenta un dato storico: nel 2018 il numero di persone respinte in Libia è superiore a quello delle persone arrivate in Italia dalla Libia.

Il dato, aggiornato al 30 settembre, confronta le 12.500 persone arrivate via mare in Italia dalla Libia con le 14.500 persone partite e respinte dalla Guardia costiera libica a seguito degli accordi con l’Italia, e dà la misura del muro d’acqua, sempre più alto, che si sta mettendo lungo la rotta del Mediterraneo centrale e che costringe decine di migliaia di persone a ritornare in un paese, la Libia, dove sono notoriamente esposte a torture, violenze, stupri, soprusi.

La volontà politica di rendere sempre più accidentata la rotta del Mediterraneo centrale è resa ancora più evidente dall’azione di dissuasione delle operazioni di salvataggio in mare messa in atto dal governo italiano. Le navi commerciali sono totalmente disincentivate dal portare a termine interventi di salvataggio di persone in mare, visto che si trovano poi a dover vagare giorni con persone in condizioni difficili a bordo prima di poter attraccare, perdendo tempo e denaro.

Le Ong invece continuano a subire una campagna denigratoria, che ha probabilmente raggiunto il culmine con le accuse di traffico illecito di rifiuti che l’infaticabile procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha rivolto a Medici Senza Frontiere per il lavoro svolto sulla nave Aquarius. Intanto però altre navi tornano a riaffacciarsi nel Mediterrano: si tratta delle navi di Sea Watch, Open Arms e Mediterranea che hanno dato l’annuncio in un comunicato congiunto di fine novembre.

La stretta all’accoglienza

Oltre a rendere più complicato arrivare in Italia e salvare i migranti, si agisce anche sul fronte interno riformando il sistema di accoglienza in senso più restrittivo. A fine novembre il Parlamento ha approvato il decreto immigrazione e sicurezza, noto anche come decreto Salvini. Il decreto abolisce l’istituto della protezione umanitaria, la forma di protezione più utilizzata per i richiedenti asilo che fanno domanda in Italia, con la motivazione che sarebbe una forma di protezione aggiuntiva alle due forme condivise a livello internazionale (lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria – qui abbiamo spiegato le differenze) presente solo in Italia.

In realtà, come spiegato da Maurizio Ambrosini su lavoce.info, non è così. Tutti i paesi europei prevedono una qualche forma di permesso aggiuntivo, utilizzata per garantire protezione a situazioni di persone particolarmente vulnerabili che correrebbero seri rischi per la propria incolumità se rimandate in patria. Per non parlare del rischio di costringere alla clandestinità un gran numero di persone, che sarà molto difficile rimpatriare nonostante le promesse di Salvini.

Il decreto cambia inoltre nome e sostanza allo Sprar, il Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati, che diventerà “Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati”. In pratica i richiedenti asilo non potranno più accedere al sistema, considerato una buona prassi a livello internazionale perché in grado di garantire non solo vitto e alloggio in situazioni abitative non concentrate ma anche servizi per l’integrazione, quali l’insegnamento della lingua italiana, attività socio-culturali, supporto all’inserimento lavorativo e abitativo.

I richiedenti asilo saranno quindi essere interamente dirottati nei cosidetti Cas – Centri di Accoglienza Straordinaria, più volte criticati perché spesso concentrano le persone in grandi strutture con forte impatto sul territorio, con scarse misure di promozione dell’integrazione e con minore controllo sull’utilizzo dei fondi (a proposito di contrasto al “business dell’immigrazione“).

Come sempre, occorrerà attendere l’implementazione delle nuove norme per comprendere in concreto quali effetti avranno. Tuttavia la storia spesso insegna che i provvedimenti più restrittivi finiscono per alimentare ciò che vorrebbero combattere (l’illegalità) e sfavorire ciò che dovrebbero promuovere (l’integrazione).

Quanti migranti sono arrivati nel 2017?

Quanti sono gli immigrati residenti in Italia e in Europa?

E in tutto, irregolari compresi, quanti sono gli stranieri presenti in Italia?

Le parole delle migrazioni: cosa intendiamo con migranti, rifugiati, richiedenti asilo, immigrati, profughi?

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale (più info qui). Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

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