Quanti migranti stanno arrivando nel 2018?

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Migranti 2018: i numeri in Italia al 31 ottobre

migranti 2018

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2018 sono sbarcate in Italia 21.578 persone, l’81% in meno rispetto ai primi dieci mesi del 2017.

A ottobre 2018 sono arrivate mille persone, pensate che erano seimila a ottobre 2017 e 27 mila a ottobre 2016.

Tra i paesi di provenienza (dato aggiornato al 30 settembre) il più rappresentato è la Tunisia (4.500 persone, 21% del totale) seguito da Eritrea (tremila persone, 14%), Sudan (8%), Iraq e Pakistan (6%). Seguono Nigeria e Costa d’Avorio.

Rispetto al 2017 il dato più significativo è la crescita degli arrivi dalla Tunisia. La crescita è iniziata dalla seconda metà del 2017 ed è proporzionalmente così importante anche perché nel contempo sono drasticamente diminuite le partenze dalla Libia, da dove arrivavano le persone delle nazionalità più rappresentate nel 2017 quali Nigeria, Guinea e Costa d’Avorio. Rispetto all’anno precedente sono inoltre praticamente scomparsi i bangladesi – ne arrivarono circa diecimila nel 2017, sono 99 nel 2018.

Il 72% delle persone arrivate sulle coste italiane è di sesso maschile, le donne sono il 9%, i minori il 19% – in buona parte minori non accompagnati.

Migranti 2018: i numeri in Europa al 31 ottobre

Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2018 sono arrivati via mare in Europa circa 102 mila migranti. 27 mila sono sbarcati in Grecia e 53 mila in Spagna.

La Spagna è ormai di gran lunga il nuovo paese europeo con il maggior numero di arrivi via mare. Il numero delle persone in arrivo, in gran parte via mare ma in parte anche via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco, era già aumentato nel 2017, arrivando a 22 mila persone, numero già ampiamente superato nel 2018. In Spagna arriva un’umanità varia di diverse nazionalità dell’Africa subsahariana (Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Gambia), del Maghreb (Marocco, Algeria), del Medio Oriente (Siria).

In Grecia si riscontra un lieve ma costante aumento di arrivi a partire da agosto – dai 2.500 arivi di luglio siamo passati ai quattromila di ottobre; arrivano soprattutto siriani, afghani e iracheni che sfuggono alle maglie del controllo turco.

Migranti 2018: strategie politiche

Il tema migrazioni è in cima all’agenda politica e all’attenzione dell’opinione pubblica europea da ormai cinque anni e non accenna a perdere rilevanza. L’Unione Europea fatica a trovare una politica comune e ogni stato bada più ai propri interessi e tornaconti elettorali che all’interesse comune europeo e globale.

Nei mesi estivi si sono tenuti diversi incontri a diversi livelli che sostanzialmente non hanno prodotto nulla. La linea europea sulle migrazioni rimane ancorata al regolamento di Dublino, secondo cui i migranti devono chiedere asilo nel paese di primo approdo, quindi Italia, Grecia e Spagna per chi arriva via mare. La proposta di modifica portate dal Parlamento Europeo non ha avuto successo per l’opposizione di diversi Stati tra cui, sorprendentemente, l’Italia.

Accordi e accordicchi vengono annunciati e poi smentiti, e per ora si procede caso per caso. Quando l’Italia decide che non vuole far attraccare una nave si mette in moto una più o meno rapida diplomazia tra singoli paesi che accettano di prendere una quota dei migranti presenti su quella nave. Senza che ci sia però una regola condivisa che vada al di là delle contingenze.

Al momento, peraltro, non se ne sente il bisogno impellente. In Italia, abbiamo visto, non stanno praticamente più arrivando migranti (ma sarà sempre così?), e Grecia e Spagna non sollevano le stesse questioni.

Più morti e più respingimenti

Sul fronte della gestione dei flussi in partenza, il nuovo governo italiano non ha cambiato granché. Ha proseguito sulla linea tracciata dal governo precedente, in particolare dall’ex Ministro dell’Interno Minniti, che già aveva notevolmente ridotto le partenze, e dunque gli arrivi, sulle nostre coste attraverso accordi con la Libia e altri paesi africani che evidentemente stanno tenendo.

Ha però introdotto una nuova modalità di gestione delle imbarcazioni che partono dalla Libia, rafforzando la collaborazione con la guardia costiera libica per aumentare i respingimenti e rendere sempre più complicato il salvataggio in mare.

Le Ong sono sparite dalla scena per opera a dire la verità non direttamente del governo italiano ma di una specie di congiura internazionale che comprende Malta, che tiene ferme in porto alcune navi senza chiari motivi, Panama, che si rifiuta di registrare la nave Aquarius, e un po’ tutti i paesi europei, da cui non è che si stiano levando voci forti per la ripresa delle operazioni delle navi delle Ong.

Il risultato di tutta questa situazione è uno spaventoso aumento della probabilità di morire nel Mediterraneo a partire dal mese di giugno, quando cioè si è insediato il governo Conte. I migranti morti nel Mediterraneo sulla rotta centrale verso l’Italia sono già circa 1.300 nel 2018. Nel 2017 erano di più, ma con molte più partenze.

Secondo l’analisi di Ispi, tra giugno e settembre 2018 sono morte 8 persone al giorno tentando di attraversare il Mediterraneo, contro le 3 al giorno del periodo luglio 2017 – maggio 2018, quando cioè sono state in vigore le cosidette politiche Minniti.

migranti 2018

La figura sopra riportata rende in maniera eloquente la differenza tra i due periodi: a fronte di una diminuzione degli arrivi di un’ulteriore 48% rispetto al periodo Minniti, nel periodo Salvini i morti sono aumentati del 147%.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale (più info qui). Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

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