Quanti migranti stanno arrivando nel 2019?

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migranti 2019
Melilla, confine Spagna-Marocco | fronterasur

Il 2018 è stato un altro anno di passione sul fronte migrazioni. Gli arrivi di migranti via mare in Italia e in Europa sono calati sensibilmente rispetto agli anni precedenti, ma nonostante questo il confronto tra i governi europei e nell’opinione pubblica è sempre acceso e divisivo.

Il modello adottato dall’Europa per ridurre drasticamente gli arrivi di migranti è stato quello di chiuderli fuori: prima in Turchia, per bloccare il flusso di siriani e altri asiatici che attraversava il Mar Egeo per approdare in Grecia, poi in Libia, per fermare le partenze verso l’Italia.

In questo post aggiornato mensilmente vediamo se nel corso del 2019 i muri invisibili eretti dall’Unione Europea continueranno a bloccare partenze e arrivi, se nuove rotte si apriranno, se gli equilibri politici cambieranno e se nuove misure verranno introdotte in Italia e in Europa.

Migranti 2019: i numeri in Italia

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 28 febbraio 2019 sono sbarcate in Italia 262 persone. È il dato più basso degli ultimi cinque anni. Nei primi due mesi del 2018 arrivarono cinquemila migranti, addirittura 13,5 mila nel 2017.

migranti 2019

Se prendiamo gli ultimi 12 mesi – esercizio analiticamente più significativo che non paragonare gli anni solari – passiamo dai 111.177 arrivi tra il 1 marzo 2017 e il 28 febbraio 2018 ai 19.451 arrivi del periodo 1 marzo 2018 – 28 febbraio 2019, un calo dell’83%.

Tra i paesi di provenienza negli ultimi 12 mesi sono arrivate soprattutto persone da Tunisia (4,2 mila persone, 22% del totale) seguito da Eritrea (duemila persone, 10%), Iraq (9%), Sudan (8%), Pakistan (7%). Seguono Nigeria, Algeria e Costa d’Avorio.

Nel 2019 (i dati sono disponibili solo per il mese di gennaio) sono arrivati soprattutto persone provenienti da Bangladesh (parliamo comunque di 57 persone sulle 202 di gennaio), Iraq (38), Tunisia (31), Senegal e Guinea.

Quanto al genere e all’età delle persone sbarcate, il 72% delle persone arrivate sulle coste italiane negli ultimi 12 mesi è di sesso maschile, le donne sono il 10%, i minori il 18% – in buona parte minori non accompagnati. Queste percentuali sono sostanzialmente invariate nel corso del tempo.

Migranti 2019: i numeri in Europa

Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1 gennaio e il 28 febbraio 2019 sono arrivati via mare in Europa 11 mila migranti (nei primi due mesi del 2018 furono 12,8 mila).

La Spagna è ormai di gran lunga il nuovo paese europeo con il maggior numero di arrivi via mare, con quasi seimila arrivi nel 2019. Prosegue quindi il trend esploso nel 2018, quando arrivarono 64 mila persone, il triplo rispetto al 2017. Si tratta di persone che entrano in Spagna in gran parte via mare ma in parte anche via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco. In Spagna arriva un’umanità varia di diverse nazionalità dell’Africa subsahariana (Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Gambia), del Maghreb (Marocco, Algeria), del Medio Oriente (Siria).

In Grecia sono arrivate 4,8 mila persone, dato in linea con gli ultimi mesi. L’accordo con la Turchia del 2016 ha fermato l’esodo di massa di profughi siriani, iracheni e afghani verso l’Europa che aveva portato al milione di arrivi in Grecia tra marzo 2015 e marzo 2016. Da allora in Grecia l’afflusso si è stabilizzato intorno ai due-tremila arrivi al mese; arrivano soprattutto afghani, siriani e iracheni che sfuggono alle maglie del controllo turco.

Migranti 2019: strategie politiche

Il mese di gennaio era stato segnato dal caso della nave dell’Ong Sea Watch, attraccata al porto di Catania dopo 13 giorni di navigazione in attesa che i paesi europei trovassero un accordo sulla distribuzione dei 47 migranti che aveva salvato al largo delle acque libiche.

Febbraio è stato invece un mese di calma piatta, sul fronte mediatico, degli arrivi e del confronto politico. Ne approfittiamo per fare il punto sulle principali conseguenze di alcune delle scelte politiche adottate negli ultimi mesi e anni dall’Italia e dall’Unione Europea.

Le persone sono imprigionate nell’inferno della Libia

L’unica cosa su cui l’Europa pare riuscire a muoversi con efficacia è il controllo dei confini esterni. La strategia era stata già utilizzata nel 2016 per impedire ai profughi siriani, iracheni e afghani di entrare in Grecia, stipulando un contestato accordo con la Turchia che, in cambio di un’ingente quantità di denaro, agisce da controllore delle frontiere europee a est.

Lo schema si è ripetuto nel 2017 con la Libia. Gli accordi per fermare le partenze erano stati tessuti e poi conclusi dal governo Gentiloni, in particolare con l’impegno dell’ex ministro dell’interno Minniti. Il governo italiano ha di fatto stretto accordi con milizie libiche che gestiscono il traffico dei migranti pur di impedire le partenze dalle coste libiche, come aveva svelato un’inchiesta di Associated Press. Gli accordi sono stati poi confermati e rafforzati dal nuovo ministro dell’interno Salvini.

L’Italia, con l’appoggio dell’Europa, ha quindi deliberatamente scelto – per due governi di fila – di sacrificare vite umane sull’altare della presunta urgenza politica di fermare gli sbarchi.

Un rapporto dell’ONU pubblicato a fine 2018 ha confermato quello che già altri numerosi rapporti e inchieste avevano ampiamente documentato: in Libia i migranti sono sistematicamente privati della libertà, torturati, stuprati, rapiti per ottenere riscatti, costretti ai lavori forzati, uccisi.

La cosa più sconcertante messa in evidenza dal rapporto è che in alcuni casi i responsabili di questi crimini sono gli stessi gruppi e milizie che ricevono aiuti dall’Italia e dall’Europa per bloccare le partenze dei migranti.

Non sembra poi avere successo il grande programma messo in campo in Niger dall’Unione Europea, Francia in testa. Il programma, che prevede ingenti aiuti economici e supporto militare, ha lo scopo di fermare i migranti prima che entrino in Libia sulla trafficata direttrice che conduce le persone partite dai paesi dell’Africa occidentale (Nigeria, Senegal, Costa d’Avorio ecc.) verso appunto la Libia.

Secondo uno studio condotto da Impact e Unhcr, nella seconda metà del 2018 sono sì diminuiti gli ingressi in Libia dal Niger ma sono aumentati quelli da altri paesi, in particolare dal Ciad. In altre parole nonostante l’intervento europeo in Niger, nonostante la drastica riduzione delle partenze, nonostante l’altissimo rischio per la loro incolumità che corrono, le persone continuano a partire dall’Africa subsahariana e continuano ad andare in Libia, perché la situazione nei loro paesi di origine non è cambiata.

Nel Mediterraneo c’è solo una nave di soccorso civile

La firma dell’accordo tra Italia e Libia di metà 2017 promosso dall’ex ministro Minniti ha segnato anche l’avvio dello scientifico smantellamento del sistema di soccorso civile in mare portato poi a compimento dal suo successore Salvini.

L’accordo aveva di fatto legittimato l’operato molto aggressivo della Guardia costiera libica (e annesse milizie poco controllabili) cosa che, ben più del tanto discusso Codice di Comportamento delle Ong voluto da Minniti, aveva messo a rischio l’incolumità degli equipaggi delle navi di soccorso, convincendo molte Ong a ritirarsi dal campo del Mediterraneo centrale.

Nella seconda metà del 2017 quasi tutte le Ong hanno dismesso le loro attività di soccorso, alcune volontariamente altre – come Jugend Rettet e Lifeline – perché costrette a terra in Italia e Malta da ingiunzioni legali.

Delle tre Ong che erano rimaste attive, SOS Mediterranée ha gettato la spugna a fine 2018, dopo che nessun paese ha voluto registrare la sua nave Aquarius. Una vicenda simile è occorsa a ProActiva Open Arms, bloccata a Barcellona dalle autorità spagnole.

L’unica Ong a rimanere attiva era Sea Watch, la cui nave però è rimasta bloccata al porto di Catania per 21 giorni dopo il famoso sbarco dei 47 migranti avvenuto il 31 gennaio. Dopo una serie di richieste e controlli ai limiti del paranoico, la nave è potuta salpare per Marsiglia dove sono previsti lavori di manutenzione. Dovrebbe tornare operativa nella seconda metà di marzo.

L’unica nave di soccorso civile attualmente operativa sulla rotta del Mediterraneo centrale è dunque quella dell’Ong Sea Eye, con la nave recentemente ribattezzata con un nome altamente simbolico: Alan Kurdi, dal nome del bambino curdo-siriano trovato morto su una spiaggia turca nel settembre 2015 dopo che l’imbarcazione diretta verso la Grecia su cui si trovava si era capovolta.

La nave è stata battezzata l’11 febbraio a Palma di Maiorca con una cerimonia molto toccante a cui ha partecipato Abdullah Kurdi, il padre di Alan, ed è poi salpata in direzione Libia.

In Italia si taglia sull’accoglienza e crescono gli irregolari

Il 2018 è stato anche l’anno di importanti riforme interne promosse dal governo con il Decreto sicurezza e immigrazione – detto anche Decreto Salvini – approvato a dicembre dal Parlamento.

Il decreto abolisce l’istituto della protezione umanitaria, la forma di protezione più utilizzata per i richiedenti asilo che fanno domanda in Italia, che si aggiungeva alle due forme condivise a livello internazionale (lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria – qui abbiamo spiegato le differenze).

Il prevedibile risultato è che aumenta la percentuale dei diniegati, cioè di coloro che ricevono risposta negativa alla domanda di asilo. Se la percentuale di persone che riceve la protezione internazionale rimane sostanzialmente stabile, quel 25% di persone che prima otteneva la protezione umanitaria ora non ottiene più alcuna forma di protezione, fatto salvo per un 2% che ottiene un permesso per casi speciali (la dicitura giuridica che ha sostituito la protezione umanitaria ma che si applica, appunto, a molti meno casi).

Questo porta dritti ad una sola conseguenza: crescono gli immigrati irregolari. Secondo i calcoli di Ispi, da giugno 2018 a gennaio 2019 sono circa 45 mila i diniegati. Considerato che i rimpatri sono stati circa cinquemila, si sono prodotti 40 mila irregolari in più.

Il trend continuerà con ogni probabilità a crescere, a meno di una al momento improbabile impennata nei rimpatri, fino a toccare nel 2020 le 140 mila persone irregolari in più, di cui almeno 70 mila prodotte dal decreto Salvini.

Il decreto modifica inoltre radicalmente l’impostazione del sistema di accoglienza dei migranti in Italia, come abbiamo spiegato ampiamente qui.

Il primo effetto è che centinaia di persone con protezione umanitaria sono state espulse dai progetti di accoglienza finendo di fatto per strada, e interrompendo esperienze di integrazione come quella del centro di Castelnuovo di Porto.

A febbraio è emerso un secondo effetto, con la pubblicazione dei primi bandi per la gestione dei nuovi progetti di accoglienza. A Milano, ad esempio, la maggior parte dei posti messi a bando riguarda i centri collettivi, a discapito dell’accoglienza diffusa in appartamenti sul territorio. Inoltre, la retta giornaliera riconosciuta agli enti gestori è scesa da 35 a 21 euro, tagliando sui costi dei trasporti, corsi di lingua e altri servizi per l’integrazione, servizi speciali per persone vulnerabili (minori, vittime di tratta, persone con disagio psichico), e sul numero di operatori, che da 1 ogni 10 persone passa a 1 ogni 50.

Stessa direzione adottata anche nei nuovi bandi usciti a Roma e nel nuovo sistema di accoglienza trentino, profondamente ridimensionato dalla nuova giunta leghista.

Ulteriori indizi a dimostrazione di ciò che anche la storia insegna: i provvedimenti più restrittivi finiscono spesso per alimentare ciò che vorrebbero combattere (l’illegalità) e sfavorire ciò che dovrebbero promuovere (l’integrazione).

Quanti migranti sono arrivati nel 2018?

Quanti sono gli immigrati residenti in Italia e in Europa?

Le parole delle migrazioni: cosa intendiamo con migranti, rifugiati, richiedenti asilo, immigrati, profughi?

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

6 Comments

  1. Be’, certo.
    La soluzione adottata dallo scorso governo dei compagni per eliminare gli immigrati clandestini era geniale: chiamarli immigrati regolari.
    Il governo attuale, invece, stupidamente continua a chiamare i clandestini come “clandestini”.
    La soluzione sarebbe, invece, chiamarli “migranti diversamente regolari”.
    Basta copiare dal governo PD.

    • Ciao Daria, si tratta di scelte politiche di fronte a cui non ci sono verità assolute: né quella del governo “dei compagni” né la tua.

  2. Egregio Sig. Colombo..io una verita’ assoluta ce l’ho:
    da 1 anno, né io, né le mie vicine, possono piu’ fare la spesa al vicino market Lidl a causa del gruppetto di africani all’ingresso.
    All’inizio chiedevano solo soldi, poi sono passati ad importunare tutte le donne sole, dove per “donne” intendo dalle bambine 12enni alle anziane.
    Non e’ alta politica?
    Ma e’ quello che interessa ai comunissimi elettori come me. che, sino a questa invasione di “naufraghi”, della politica non interessava niente.

    • Ciao Daria, l’esperienza di ciascuno è certamente meritevole di ascolto e intervento, però esiste un mondo anche al di fuori di ciò che vedo/sento/tocco. La politica, di nuovo, è scelta: ci sono persone che vogliono andare al supermercato serenamente, chi vede nella presenza degli stranieri un pericolo e chi una crescita, persone che non vogliono morire in Libia, persone che vogliono muoversi per il mondo come facciamo noi, liberamente.

      • “Muoversi liberamente” non significa entrare di prepotenza in casa altrui e pretendere pure di esserci mantenuti.
        Se le Sue idee sono dovute ad ideologie politiche di sinistra, Sig. Colombo, Le faccio presente che Karl Marx, il padre del comunismo, avversava l’immigrazione selvaggia perché danneggiava, e danneggia tuttora, i poveracci di casa nostra.
        Al contrario, Bakunin, il fondatore del movimento anarchico, desiderava l’immigrazione clandestina perché causa di disordini sociali, la famosa guerra tra poveri.
        Mi pare che i partiti di sinistra attuali si rifacciano piu’ al secondo personaggio.
        Se invece, non si tratta di politica, ed Ella e’ favorevole a fare entrare in Italia immigrati clandestini illegali perché “poveri”, a parte il fatto che un africano con 4mila euro contanti per i trafficanti in tasca non e’ povero neanche in Italia, forse sarebbe il caso di occuparsi prima dei 5milioni di italiani in miseria.
        In ogni caso, ognuno ha diritto alle sue proprie idee ed a preoccuparsi di tutto il terzo mondo se lo ritiene, a patto che lo faccia a sue spese e non pretenda lo sia della collettivita’.
        Grazie della Sua cortese attenzione.
        Firmato: una non-compagna e, pertanto, ignorante, fascista e trozkista controrivoluzionaria..

        • un paio di commenti e ti ritrovi bakuniano. nella battaglia delle etichette, poteva andarmi peggio.

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