Quanti migranti stanno arrivando nel 2019?

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migranti 2019
Melilla, confine Spagna-Marocco | fronterasur

Nel 2018 gli arrivi di migranti via mare in Italia e in Europa sono calati sensibilmente rispetto agli anni precedenti, ma nonostante questo il confronto tra i governi europei e nell’opinione pubblica è sempre acceso e divisivo.

Il modello adottato dall’Europa per ridurre drasticamente gli arrivi di migranti è stato quello di chiuderli fuori: prima in Turchia, per bloccare il flusso di siriani e altri asiatici che attraversava il Mar Egeo per approdare in Grecia, poi in Libia, per fermare le partenze verso l’Italia.

In questo post aggiornato mensilmente vediamo se nel corso del 2019 i muri invisibili eretti dall’Unione Europea continuano a bloccare partenze e arrivi, se nuove rotte si aprono, se gli equilibri politici cambiano e se nuove misure vengono introdotte in Italia e in Europa.

Migranti 2019: i numeri in Italia

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 30 settembre 2019 sono sbarcate in Italia 7.636 persone. Nei primi nove mesi del 2018 arrivarono circa 21 mila migranti, addirittura 107 mila nel 2017.

A settembre sono arrivate 2,5 mila persone, il dato più alto dell’anno, più che doppio rispetto a settembre 2018 ma comunque inferiore rispetto agli anni precedenti.

Se prendiamo gli ultimi 12 mesi – esercizio analiticamente più significativo che non paragonare gli anni solari – passiamo dai 34.951 arrivi tra il 1 ottobre 2017 e il 30 settembre 2018 agli 11.773 arrivi del periodo 1 ottobre 2018 – 30 settembre 2019, un calo del 66%.

migranti 2019

Tra i paesi di provenienza negli ultimi 12 mesi sono arrivate soprattutto persone da Tunisia (2,9 mila persone, 25% del totale) seguite da Pakistan (1,1 mila persone, 10%), Algeria (9%), Iraq (8%) e Costa d’Avorio (7%). Esce completamente di scena l’Eritrea, paese di provenienza di molti richiedenti asilo negli ultimi anni.

Considerando il solo 2019 sono arrivate soprattutto persone provenienti da Tunisia (2,1 mila persone), Pakistan (922), Costa d’Avorio (864), Algeria (773) e Iraq (582).

Quanto al genere e all’età delle persone sbarcate, il 72% delle persone arrivate sulle coste italiane negli ultimi 12 mesi è di sesso maschile, le donne sono il 10%, i minori il 18% – in buona parte minori non accompagnati. Queste percentuali sono sostanzialmente invariate nel corso del tempo.

Migranti 2019: i numeri in Europa

Se consideriamo gli arrivi su tutte le coste europee, tra il 1 gennaio e il 30 settembre 2019 sono arrivati via Mediterraneo in Europa circa 77,2 mila migranti (nei primi nove mesi del 2018 furono circa 102 mila).

migranti in europa 2019

La Grecia torna ad essere l’approdo più significativo, con 45 mila arrivi nel 2019, ddi cui 36 mila via mare e 9 mila via terra attraverso il delta del fiume Evros tra Turchia e Grecia. È un dato superiore allo stesso periodo del 2018, quando arrivarono 34 mila persone.

Dall’accordo con la Turchia del 2016 l’afflusso in Grecia si era stabilizzato intorno ai due-tremila arrivi al mese, ma l’estate 2019 sta facendo segnare una netta ripresa dei flussi: a luglio 2019 erano arrivate cinquemila persone, a settembre più di diecimila. Se tre indizi fanno una prova, la Turchia ha allentato i controlli ai confini, a causa di una pressione interna crescente sulla questione rifugiati.

In Grecia arrivano soprattutto afghani (il 39% degli arrivi) e siriani. Curioso l’arrivo di circa 2,4 mila persone dalla Repubblica Democratica del Congo, che si sono spostate dal cuore dell’Africa in Turchia per poi entrare in Grecia.

In Spagna sono arrivate 23 mila persone nei primi nove mesi del 2019, contro le 43 mila dello stesso periodo del 2018. Si tratta di persone che entrano in Spagna in gran parte via mare ma in parte anche via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco. In Spagna arriva un’umanità varia di diverse nazionalità del Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia), dell’Africa subsahariana (Mali, Guinea, Costa d’Avorio, Senegal), del Medio Oriente (Siria, Palestina).

Vanno poi considerati anche gli 1,6 mila arrivi registrati a Malta e i circa 800 registrati a Cipro.

Migranti 2019: strategie politiche

La principale linea comune europea continua a essere quella di intensificare l’azione di controllo dei confini esterni, per lasciare fuori dall’Europa il maggior numero di migranti possibile.

Vanno letti in questa direzione gli accordi con la Turchia del 2016 e con la Libia del 2017, ulteriormente rafforzato nel 2018, e i nuovi accordi che diversi paesi europei stanno stringendo con paesi di transito o partenza, come il Niger, la Tunisia e il Marocco.

Tuttavia le cose stanno cambiando, soprattutto a partire dai mesi estivi. Vediamo le principali conseguenze di alcune delle scelte politiche adottate negli ultimi mesi e anni dall’Italia e dall’Unione Europea.

I morti in mare e in Libia

La principale conseguenza delle politiche europee ed italiane sulle migrazioni è che più persone muoiono tentando di attraversare il Mediterraneo oppure in Libia. Negli ultimi cinque anni, dal 2014 al 2019 sono 15 mila le persone morte nel Mediterraneo. 15 mila. Una vera e propria ecatombe, che pure considera solo le morti di cui siamo a conoscenza. Nel 2019 sono già oltre mille i morti in mare, di cui 343 sulla rotta del Mediterraneo centrale, quella verso l’Italia.

Un destino di morte, torture, violenze aspetta anche chi viene respinto e riportato in Libia, destino che riguarda quasi tremila persone nel 2019. La situazione in Libia è ulteriormente precipitata nel 2019 con la guerra civile avviata dal generale Haftar.

Il lato oscuro degli accordi con Libia e Turchia

A inizio ottobre 2019 un’inchiesta di Nello Scavo per Avvenire ufficializza ciò che in realtà sapevamo già, fornendo però prove schiaccianti e imbarazzanti: nel 2017 l’Italia ha trattato direttamente con i trafficanti di esseri umani per siglare l’accordo che avrebbe notevolmente ridotto le partenze di migranti dalla Libia.

Peraltro non con trafficanti qualunque, ma con quello che si ritiene essere il più importante di tutti, conosciuto con il nome di Bija. Diverse inchieste giornalistiche, ma anche documenti delle Nazioni Unite, lo accusano di essere a capo del sistema che gestisce il traffico di esseri umani in Libia, ma anche protagonista di azioni di guerra, tortura e violenza. Insomma, un vero e proprio criminale di alto profilo, quello con cui ha trattato l’Italia all’epoca di Minniti.

Per altri motivi, è sotto attenzione anche l’accordo stretto dall’Unione Europea con la Turchia nel 2016. In quell’accordo la Turchia si impegnava a gestire il flusso di profughi in fuga da Siria, Aghanistan e Iraq evitando che entrassero in Europa, in cambio di un contributo di sei miliardi di euro.

A distanza di tre anni l’accordo traballa per la pressione interna che il governo turco si trova a gestire: la convivenza dei 3,7 milioni di profughi siriani con i turchi sta diventando nel lungo periodo complicata, con una fetta crescente di popolazione che esprime la propria insoddisfazione rispetto all’accordo con l’Europa o, almeno, così ha deciso che deve essere Erdogan, alla ricerca di riscatto elettorale dopo le batoste di Istanbul e Ankara.

Per questa ragione Erdogan sta cercando soluzioni diverse alla questione: da una parte spera di creare, a discapito dei curdi, una “zona cuscinetto” nel nord est della Siria dove parcheggiare i profughi, dall’altra sta aprendo il rubinetto in uscita – causando l’incremento delle persone che entrano in Grecia – per mettere a sua volta pressione all’Europa sperando di ottenere qualcosa d’altro in cambio.

Gli effetti sul già carente sistema di accoglienza greco sono stati tragici, fino all’incendio del 29 settembre nel campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo, dove hanno perso la vita una donna e un bambino. Non si tratta tuttavia di un caso isolato: da tempo il campo di Moria è un inferno, e la situazione di rifugiati e richiedenti asilo in Grecia è motivo di imbarazzo per tutta l’Europa.

Nuove vecchie rotte

Il deciso incremento di flussi registrato tra Turchia e Grecia ha riportato in auge una vecchia e gloriosa rotta migratoria mai davvero esaurita: la rotta balcanica. Sarà un caso ma da quando la Turchia ha riaperto, almeno parzialmente, i rubinetti, sono cresciute le segnalazioni di movimenti di migranti anche fra gli altri paesi di transito sulla rotta balcanica.

Gli effetti si fanno sentire anche alle frontiere italiane: sono circa cinquemila gli ingressi di persone che hanno attraversato il confine tra Slovenia e Italia nel 2019, dopo aver vissuto condizioni inumane in Bosnia e Croazia, la cui polizia non si fa scrupolo di picchiare i migranti che tentano di varcare i confini.

L’accordo per la redistribuzione dei migranti

Grande novità delle ultime settimane in ambito europeo è l’accelerazione imposta al processo che dovrebbe portare ad un accordo per la redistribuzione dei migranti in arrivo sulle coste di Italia e Malta in altri paesi europei.

L’accordo è stato raggiunto a Malta lo scorso 23 settembre, ma è un accordo transnazionale in attesa che venga discusso e eventualmente adottato dall’Unione Europea durante il Consiglio dell’Unione Europea di ottobre.

In sostanza l’accordo prevede che i migranti soccorsi in mare e poi sbarcati sulle coste italiane o maltesi da navi militari o da navi umanitarie siano redistribuiti secondo quote da stabilire tra i paesi firmatari dell’accordo, che al momento sono Francia e Germania, oltre a Italia e Malta, ma che dovrebbero diventare almeno otto dopo il passaggio in Consiglio.

In questo articolo abbiamo spiegato i contenuti dell’accordo, presentandone punti di forza, limiti e possibili conseguenze.

E in Italia?

A parte il lavoro a livello europeo per rendere effettivo ed efficace l’accordo per la redistribuzione dei migranti, ancora non si è capito quale linea intende prendere il nuovo governo Conte sulla gestione delle politiche di asilo e accoglienza.

Lo scorso 4 ottobre i ministri Di Maio e Bonafede hanno presentato in pompa magna un decreto secondo cui i rimpatri verso 13 paesi considerati sicuri avverranno entro quattro mesi all’arrivo in Italia rispetto ai due anni precedenti.

La realtà è che probabilmente questo decreto rimarrà inattuato. Addirittura, secondo il ricercatore dell’Ispi Matteo Villa, il risultato potrebbe essere un incremento degli irregolari. Designare un paese come sicuro significa che le persone che chiedono asilo provenendo da quel paese avranno una bassissima possibilità di ottenere una forma di protezione, non significa certo accelerare le procedure di rimpatrio. La spiegazione lunga la trovate qui.

Il governo precedente, su iniziativa dell’ex Ministro dell’Interno Salvini, aveva aggiornato le politiche di gestione dei flussi e di accoglienza a colpi di decreti sicurezza. L’ultimo, chiamato decreto sicurezza bis, stabilisce che il Ministro dell’Interno può decidere sulla chiusura dell’accesso alle acque territoriali e che le navi che violano questo divieto possono essere punite con una sanzione da 150 mila a un milione di euro e con il sequestro della nave.

Il precedente decreto, denominato decreto sicurezza e immigrazione, è in vigore da dicembre 2018 e ha introdotto diverse novità.

Il decreto ha abolito l’istituto della protezione umanitaria, la forma di protezione più utilizzata per i richiedenti asilo che fanno domanda in Italia, che si aggiungeva alle due forme condivise a livello internazionale (lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria – qui abbiamo spiegato le differenze).

La conseguenza più immediata è stata l’aumento degli immigrati irregolari presenti sul territorio italiano, a causa del netto incremento della percentuale di diniegati, di coloro cioè che ricevono risposta negativa alla domanda di asilo e che prima ricevevano – non tutti certo, il 25% circa – la protezione umanitaria.

Il decreto ha inoltre modificato radicalmente l’impostazione del sistema di accoglienza dei migranti in Italia, come abbiamo spiegato ampiamente qui.

Tra le modifiche, anche un drastico abbassamento della quota giornaliera riconosciuta agli enti gestori dei progetti di accoglienza, scesa da 35 a 21 euro circa, retta con cui non è più possibile garantire servizi fondamentali per la promozione dell’integrazione, come la copertura del costo dei trasporti, dei corsi di lingua italiana, dei corsi di formazione al lavoro, dei servizi speciali per persone vulnerabili (minori, vittime di tratta, persone con disagio psichico).

I due decreti sicurezza sono ancora in vigore, e si attende di capire se il nuovo governo intende confermarli, cancellarli o modificarli. Le organizzazioni attive nel campo dell’immigrazione e della tutela dei diritti umani, riunite nella campagna Io Accolgo, ne auspicano il superamento chiedendo in particolare: la reintroduzione della protezione umanitaria, un sistema di accoglienza in grado di promuovere inclusione sociale, l’abrogazione delle norme che ostacolano le operazioni di salvataggio in mare da parte di navi umanitarie, la cancellazione degli accordi con la Libia.

Staremo a vedere.

Tutti i numeri sugli stranieri in Italia, li trovate qui

Qui invece le parole delle migrazioni: cosa intendiamo con migranti, rifugiati, richiedenti asilo, immigrati, profughi?

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

16 Comments

  1. Be’, certo.
    La soluzione adottata dallo scorso governo dei compagni per eliminare gli immigrati clandestini era geniale: chiamarli immigrati regolari.
    Il governo attuale, invece, stupidamente continua a chiamare i clandestini come “clandestini”.
    La soluzione sarebbe, invece, chiamarli “migranti diversamente regolari”.
    Basta copiare dal governo PD.

    • Ciao Daria, si tratta di scelte politiche di fronte a cui non ci sono verità assolute: né quella del governo “dei compagni” né la tua.

  2. Egregio Sig. Colombo..io una verita’ assoluta ce l’ho:
    da 1 anno, né io, né le mie vicine, possono piu’ fare la spesa al vicino market Lidl a causa del gruppetto di africani all’ingresso.
    All’inizio chiedevano solo soldi, poi sono passati ad importunare tutte le donne sole, dove per “donne” intendo dalle bambine 12enni alle anziane.
    Non e’ alta politica?
    Ma e’ quello che interessa ai comunissimi elettori come me. che, sino a questa invasione di “naufraghi”, della politica non interessava niente.

    • Ciao Daria, l’esperienza di ciascuno è certamente meritevole di ascolto e intervento, però esiste un mondo anche al di fuori di ciò che vedo/sento/tocco. La politica, di nuovo, è scelta: ci sono persone che vogliono andare al supermercato serenamente, chi vede nella presenza degli stranieri un pericolo e chi una crescita, persone che non vogliono morire in Libia, persone che vogliono muoversi per il mondo come facciamo noi, liberamente.

      • “Muoversi liberamente” non significa entrare di prepotenza in casa altrui e pretendere pure di esserci mantenuti.
        Se le Sue idee sono dovute ad ideologie politiche di sinistra, Sig. Colombo, Le faccio presente che Karl Marx, il padre del comunismo, avversava l’immigrazione selvaggia perché danneggiava, e danneggia tuttora, i poveracci di casa nostra.
        Al contrario, Bakunin, il fondatore del movimento anarchico, desiderava l’immigrazione clandestina perché causa di disordini sociali, la famosa guerra tra poveri.
        Mi pare che i partiti di sinistra attuali si rifacciano piu’ al secondo personaggio.
        Se invece, non si tratta di politica, ed Ella e’ favorevole a fare entrare in Italia immigrati clandestini illegali perché “poveri”, a parte il fatto che un africano con 4mila euro contanti per i trafficanti in tasca non e’ povero neanche in Italia, forse sarebbe il caso di occuparsi prima dei 5milioni di italiani in miseria.
        In ogni caso, ognuno ha diritto alle sue proprie idee ed a preoccuparsi di tutto il terzo mondo se lo ritiene, a patto che lo faccia a sue spese e non pretenda lo sia della collettivita’.
        Grazie della Sua cortese attenzione.
        Firmato: una non-compagna e, pertanto, ignorante, fascista e trozkista controrivoluzionaria..

        • un paio di commenti e ti ritrovi bakuniano. nella battaglia delle etichette, poteva andarmi peggio.

  3. cara Daria dovresti metterti a studiare un po.
    lo sai ad esempio che la Svizzera aveva introdotto, sino a non moltissimi anni fa, delle leggi razziali contro gli italiani che vi andavano a lavorare?
    che i nostri minatori in Belgio non potevano portare le famiglie?
    che la Germania, che abbiamo fatto grande nel dopoguerra, ci discriminava e in alcune zone lo fa tuttora?
    e quando ad inizio 900 siamo andati in America? Pensa li abbiamo introdotto la mafia!
    come vedi le migrazioni, per qualsiasi motivo avvengano; sono cicliche. Se continuiamo a ragionare come i nazisti, già le motivazioni sono le stesse solo che l’altra volta ci sono passati gli ebrei, non se ne esce più.
    Proprio noi italiani non possiamo appellarci neanche alla difesa della razza visto che siamo sempre stati terra di passaggio e di conquista. Affrontare una migrazione è principalmente un fatto di civiltà. Purtroppo ho scoperto in questo frangente che il mio popolo di civiltà ne ha ben poca. Vedo un moltiplicarsi di gruppuscoli di estrema destra che devono difendere cosa? Se siamo diventati i morti di fame d’europa prendiamocela con i nostri incapaci politici, PRESENTI PASSATI e purtroppo FUTURI, non con i migranti. Se blocchi il sistema di accoglienza e di integrazione purtroppo crei delle situazioni non gradevoli. A proposito lo sai che i migranti di pelle nera NON sono la maggioranza in Italia? Solo che gli altri passano inosservati………..

  4. E comunque , nonostante i proclami di Salvini, l’arrivo dei migranti non si è fermato minimamente. Il trucco è “se non fa notizia facciamo finta di niente” ……………..se non ne parli non esistono!

  5. Populismo brutta bestia. Ho visto pubblicare le foto del concerto dei PINK FLOID a Venezia spacciandole per “MIGRANTI PRONTI AD INVADERE L’ITALIA” , tranquilli cittadini diventare degni del più becero gerarca fascista, signore che esprimono idee che……….fortunatamente non sono un assistente sociale, stranieri ormai perfettamente integrati in italia con famiglia e lavoro aggrediti solo perché diversi, imbecillotti appena diciottenni che fanno i nazisti e tante altre amenità del genere.
    A nessuno è venuto in mente che la situazione attuale sia frutto di questo ormai evidente e rapido decadimento della società civile?
    FORSE LA NAFTALINA PER RIPORRE IL CERVELLO E’ DI PESSIMA QUALITA’…………….CAMBIATELA!

  6. Sono d’accordo, non possiamo assumere che capiamo perfettamente le ragioni per le cui queste persone hanno dovuto migrare. Infatti moltissimi avessero preferito non essere forzati a lasciare il paese e la famiglia grazie allo stato politico o di guerra nel proprio posto originale. Solo cercano una forma di preservare il loro diritto a una vita sicura, non continuamente minacciata ad ogni livello (non possono guadagnare dei soldi, non possono fornire risorse sufficienti per i figli, ed infatti la morte stessa potrebbe essere una constante possibilita’). Non possiamo giudicare neanche a tutto una etnicita’, o neppure a tutti gli immigrati bassato solo sulle osservazioni di cinque o sei uomini in un solo market, in un solo quartiere. La maggioranza solo cercano i diritti umani basici e le opportunita’ che sono state negate nel loro proprio paese.

  7. Sono d’accordo che non possiamo giudicare a queste persone senza capire meglio quale sono le loro ragioni per aver migrato nel primo posto. La maggioranza solo cercano i diritti umani basici e le opportunita’ che le sono state negate nei loro propri paesi, dato che molto spesso queste persone avessero preferito non essere forzati a lasciare il paese e la famiglia per ragioni politici o grazie allo stato di guerra. Molti immigrati semplicemente non avessero potuto rimanere nel paese senza morire di fame (usualmente non possono trovare nessuna forma di guadagnare soldi o trovare cibo), o forse senza essere uccisi dalla stessa polizia o forza militare. Bisogna uno sforzo maggiore per capire le storie specifiche di queste persone prima di giudicare e condannarli bassato solo sui numeri e statistiche che ci forniscono politici che gia sappiamo hanno delle motivazioni discutibili e che gia hanno anche una storia di bugie.

  8. Caterina hai perfettamente ragione.
    I nostri politici hanno una storia centenaria fatta di bugie
    Ormai vivono alla giornata
    Non si preoccupano degli italiani figurati degli stranieri.
    Ma se prima era evidente che le bugie politiche erano sottese dalla “ragion di stato” ora è solo campagna elettorale, becera e priva, nonostante i paroloni, di un qualsiasi disegno politico nazionale. La cosa veramente grave è che anche il popolo si è appiattito su questo modo di far politica…………..che sia questa la politica del cambiamento?

  9. tutto è giusto sono nata in Africa e ho seguito le loro leggi..è scoppiata una rivoluzione , i insegnavo ma aiutaco i poveri..non sono d’accorto al permesso di sbarco di assassini strupatori ecc, ma questo succede in tutto il mondo Nella mia grande ignoranza io colpelizzo coloro che sfruttano questa gente per arricchirsi…ho un vicino di casa somalo, conosco la somalia e lo aiuto così come aiuto gli eritrei ma denuncio chi ruba e fa del male…Siamo tutti migranti su questa terra ma manca l’AMORE:…e se ce ne fosse un po’ saremmo felici di condividere il nostr pane..SONO POVERA MA LA MIA POVERTA’ MI FA RICCA::..MARIANNA

  10. Nella mia regione stiamo cominciando a “toccare con mano” gli effetti dell’accoglienza e dell’integrazione. Alla manifestazione, tenutasi pochi giorni fa, “monumenti aperti” in cui i ragazzi delle scuole primarie e secondarie fanno da ciceroni ho incontrato ragazzi (secondo me ormai italiani) di chiare origini africane, asiatiche e medio orientali. PERFETTAMENTE INTEGRATI!!!!. Per tutto questo è bastato solo un pò di rispetto reciproco.
    Sarà perché noi sardi siamo un po strani (consideriamo straniero l’abitante del paese vicino ma percepiamo come persona in difficoltà il vero straniero) vuoi perché siamo stati sempre terra di conquista e sfruttamento e terra di migranti quindi ci immedesimiamo meglio, oppure semplicemente perché siamo sardi e il concetto di “identità nazionale” o se preferite di popolo lo abbiamo innato e nessuno è mai riuscito a togliercelo, per cui lo straniero in casa non ci fa paura anzi…………..lo facciamo diventare sardo.
    LA COSA FUNZIONA e, se avessimo la possibilità di offrire lavoro e stipendi dignitosi sia ai sardi che agli stranieri, FUNZIONEREBBE ANCORA MEGLIO
    (ma non sono tutte rose e fiori purtroppo se Carlo V ci definiva todos cabajeros ora….todos morti di fame)

  11. Le statistiche qui pubblicate mi sembrano piuttosto avulse dalla realtà che ci mostrano tutti i media. Infatti quando si mostrano le percentuali dei paesi di provenienza si cita Tunisia, Pakistan, Iraq, Algeria ed Eritrea mentre non c’è nessun cenno alla Libia ed all’Africa Subsahariana. Come è possibile? Questo fa temere che anche le cifre dei morti in mare siano taroccate p. es. perché basate solo sulle dichiarazioni dei presunti superstiti la cui credibilità è piuttosto bassa per non dire nulla

    • Buongiorno Michelangelo, la Libia, insieme alla Tunisia, è il punto di partenza di molte delle imbarcazioni che tentano la traversata del Mediterraneo, ma i libici presenti su quelle imbarcazioni sono sempre stati pochissimi. Non credo che nessun altro media abbia mai parlato di persone della Libia, ma che partono dalla Libia, e sono soprattutto persone di Tunisia, Pakistan, Iraq, Algeria, Eritrea. Le persone dei paesi dell’Africa subsahariana erano molto numerose fino al 2016 e parte del 2017 (Nigeria su tutti, ma anche Guinea, Gambia, Costa d’Avorio, Senegal…), ora però sono pochissime, per la ragione che la rotta migratoria è stata chiusa dagli accordi che Italia ed Europa hanno siglato non solo con la Libia (paese di partenza delle navi) ma anche con i paesi di transito su tutti il Niger.

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