Quante persone migranti stanno arrivando nel 2020?

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migranti 2020
Foto: Antonio Amendola

Questo articolo monitora l’andamento dei flussi migratori in entrata in Italia e in Europa nel 2020, così come abbiamo fatto negli anni precedenti.

Utilizziamo i dati raccolti da Unhcr (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) che riguardano la situazione nel Mediterraneo: persone che arrivano via mare in Italia, Malta e Cipro e via mare e in parte via terra in Grecia e Spagna.

Va detto che questo flusso migratorio è solo una parte limitata, anche se molto visibile, del fenomeno migratorio globale. La maggior parte delle persone utilizza via legali per entrare nei paesi europei, e lo fa per motivi di lavoro, studio, famiglia.

Queste vie legali però sono molto complicate, insufficienti e addirittura impossibili da percorrere per alcuni, così molte persone tentano comunque di entrare in Europa e fare domanda di asilo, e il Mediterraneo è il canale di accesso privilegiato per questo tipo di arrivi.

Questo tipo di flussi, che ha raggiunto il suo apice tra il 2015 e il 2017, si è notevolmente ridotto negli ultimi due anni. Come mai? E nel 2020? Continuano i muri invisibili eretti dall’Europa a bloccare partenze e arrivi nel vecchio continente? Si aprono nuove rotte? Cambiano gli equilibri politici e le politiche?

Migranti 2020: i numeri in Italia

Nei primi sei mesi del 2020 sono sbarcate in Italia 6.943 persone, un incremento del 146% rispetto allo stesso periodo 2019, quando arrivarono 2.800 persone. A giugno sono arrivate 1.824 persone, dato in crescita rispetto ai mesi precedenti, come è normale che sia nei mesi estivi.

Se prendiamo gli ultimi 12 mesi – esercizio più significativo che non paragonare gli anni solari o i singoli mesi – passiamo dai 9.573 arrivi tra il 1 luglio 2018 e il 30 giugno 2019 ai 23.559 arrivi del periodo 1 luglio 2019 – 30 giugno 2020, un aumento del 146%.

arrivi giugno 2020

Tra i paesi di provenienza negli ultimi 12 mesi sono arrivate persone da Tunisia (3,5 mila persone, 15% del totale) seguite da Bangladesh e Costa d’Avorio (1,7 mila persone, 7%), Algeria, Pakistan, Sudan e Iraq.

Nei primi sei mesi del 2020 prosegue costante l’arrivo di persone dalla Tunisia, mentre sono in grande crescita gli arrivi di persone da Bangladesh e Costa d’Avorio, in diminuzione invece gli arrivi da Pakistan e Iraq.

Quanto al genere e all’età delle persone sbarcate, il 70% delle persone arrivate sulle coste italiane è di sesso maschile, le donne sono il 9%, i minori il 21% – in buona parte minori non accompagnati.

Migranti 2020: i numeri in Europa

Se consideriamo gli arrivi in tutta l’area del Mediterraneo, nei primi cinque mesi del 2020 sono arrivati via Mediterraneo in Europa circa 28 mila migranti, nello stesso periodo del 2019 furono 39 mila.

arrivi in europa a giugno 2020

La Grecia continua ad essere l’approdo più significativo, con 10.180 arrivi nel 2020, di cui ottomila via mare e duemila via terra attraverso il delta del fiume Evros tra Turchia e Grecia. È un dato inferiore ai primi sei mesi del 2019, quando arrivarono 17 mila persone. In particolare, c’è stato un netto calo di arrivi da aprile, dopo che la Turchia ha ripreso a vigilare sulle partenze. In Grecia arrivano soprattutto afghani (il 40% degli arrivi) e siriani (25%).

In Spagna sono arrivate 7.997 persone nei primi sei mesi del 2020, contro le 13,3 mila dello stesso periodo del 2019. Si tratta di persone che entrano in Spagna in buona parte via mare ma in parte anche via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco. In Spagna arrivano persone provenienti dal Maghreb (soprattutto Algeria e Marocco) e dell’Africa subsahariana (Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Senegal).

Vanno poi considerati anche i 1.700 arrivi registrati a Malta e i 500 registrati a Cipro.

Migranti 2020: scelte politiche

Nel 2019 abbiamo assistito, in Italia, agli effetti della linea Salvini prima sulla gestione degli sbarchi e poi sul sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e, in Europa, ad un timido accenno di accordo per la redistribuzione dei migranti oltre che al rafforzamento dell’azione di controllo dei confini esterni, per lasciare fuori dall’Europa il maggior numero di migranti possibile attraverso accordi con paesi di partenza o di transito (Libia, Turchia, Niger, Marocco, Tunisia).

In questo periodo del 2020 della situazione dei migranti si parla molto meno; il flusso informativo è tutto concentrato sulla pandemia da covid-19, ma stanno succedendo comunque cose importanti.

La trappola libica

La Libia è sempre stata una trappola per i migranti, una trappola infernale. In questi tempi di coronavirus tuttavia, lo è diventato se possibile ancora di più, come ben racconta Nancy Porsia su Open Migration.

Per le decine di migliaia di migranti rinchiusi nei centri di detenzione o in sistemazioni informali dalle organizzazioni che gestiscono il traffico all’incubo della guerra e delle torture si è aggiunto quello della pandemia. I casi accertati sono pochi ma c’è la sensazione che basti un piccolo focolaio per fare una strage.

Nelle ultime settimane, complice l’arrivo dell’estate e le turbolenze politiche, sono aumentate le partenze dalla Libia. Sono poche però le persone che riescono ad arrivare sulle coste europee.

La maggior parte viene respinta in Libia dalle milizie sovvenzionate dall’Italia. È successo anche a un neonato nato a bordo di un gommone, che è stato soccorso e riportato in Libia, una storia che ha acceso qualche coscienza europea salvo poi finire presto nella routine informativa. Le persone che vengono riportate in Libia finiscono nei centri di detenzione dove sono soggette a abusi, violenze, stupri, estorsione.

Un’inchiesta di Avvenire ha poi svelato un ulteriore tassello: da tre anni Malta opera respingimenti illegali verso la Libia utilizzando una flotta di imbarcazioni private. Fatto gravissimo e contrario al diritto internazionale, che pare al momento non aver avuto conseguenze.

Per queste e altre inchieste, il giornalista Nello Scavo è stato minacciato pubblicamente via Twitter da un ex funzionario del governo maltese, Neville Gafà, personaggio molto ambiguo su cui Scavo ha concentrato le attenzioni.

Una vicenda che ha dell’incredibile, se consideriamo che riguarda Malta, Italia e l’Unione Europea, una vicenda su cui nessuna istituzione, né italiana né maltese né europea, ha ritenuto opportuno intervenire.

Tra le imbarcazioni che superano lo sbarramento libico, alcune affondano e le persone muoiono, sono 230 dall’inizio dell’anno. In altri casi i migranti vengono salvati dalle navi umanitarie che sono tornate, tra grandi fatiche, a operare nel Mediterraneo centrale. Nel mese di giugno abbiamo assistito ai salvataggi della Sea Watch 3, della Mare Jonio e della Ocean Viking.

Quest’ultima ha fatto rivivere i tempi dei “porti chiusi” di Salvini. Malta e Italia hanno negato l’attracco alla nave per 10 giorni. Sulla nave c’erano 180 migranti, tra cui 25 minorenni e una donna incinta, e la situazione si è fatta presto molto tesa e aggressiva. Sei persone hanno tentato il suicidio buttandosi in mare, mentre altre erano in situazioni fisiche e psicologiche molto difficili. Nonostante questo, e una inedita ufficiale dichiarazione di emergenza della Ong Sos Mediterranée, le autorità hanno tardato a indicare un porto di attracco.

Non è chiaro perché la Mare Jonio e la Sea Watch 3 hanno avuto nei giorni precedenti il permesso di attraccare in Italia mentre la Ocean Viking no.

La situazione sulla rotta balcanica

La rotta balcanica non si è mai del tutto chiusa, e ha tornato a far parlare di sé a partire da fine febbraio, quando Erdogan ha lasciato andare verso il confine con la Grecia decine di migliaia di profughi, venendo meno all’accordo siglato nel 2016 con l’Unione Europea in cambio di 6 miliardi di euro.

Dopo settimane molto tese, con anche dei morti e azioni molto discutibili da parte della Grecia (tra cui la sospensione del diritto di asilo) avallate dall’Europa, la situazione si è stabilizzata. Si fa per dire, perché comunque abbiamo un sovraffollamento dei campi profughi in Grecia, soprattutto nelle isole ma anche sulla terraferma.

Con una situazione così esplosiva in Grecia, la rotta balcanica è tornata al centro dell’attenzione. A dire la verità non è mai stata abbandonata: secondo i dati riportati da Silvia Maraone per Caritas, in Serbia sono presenti 8,5 mila richiedenti asilo nei centri e campi governativi; in Bosnia sono circa 5,5 mila le persone presenti in 9 campi, ma almeno duemila dormono in case abbandonate e tende nei boschi al confine con la Croazia.

Particolarmente difficile è proprio la situazione tra Bosnia e Croazia. Qui la polizia croata usa notoriamente le maniera forti – abusi, furti, umiliazioni, violenza – contro i migranti. Ora, da documenti interni alla Commissione Europea, emerge che l’Unione Europea avrebbe coperto le evidenze di questo comportamento.

La Croazia ha ricevuto negli ultimi anni fondi dall’Unione Europea per monitorare i confini e sarebbe uno scandalo se emergesse che quei soldi europei vengono utilizzati per fare violenza sui migranti.

Tutti i numeri sugli stranieri in Italia, li trovate qui

Qui invece le parole delle migrazioni: cosa intendiamo con migranti, rifugiati, richiedenti asilo, immigrati, profughi?

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

3 Comments

  1. in percentuale meno morti in mare, ma numeri relativi più morti, glielo spieghi a chi muore che le percentuali sono diminuite. Che ipocrisia. Secondo lei meglio 100 morti su 1000 partenti oppure 200 su 5000. La cosa migliore per me è meno morti in termini numerici.

    • Buongiorno Stefano, non c’è un meglio o un peggio, entrambi i dati – come su tutti i temi – hanno qualcosa da dire.

  2. Questo è vero, però per me meno morti ci sono e meglio è.
    Poi ovvio che se si riuscisse ad avere zero persone morte sarebbe un successo. Ma si potrà ottenere, solo garantendo un futuro a tutti nel proprio paese, in modo che nessuno sia costretto a migrare.
    La realtà però mi sembra che si investa pochissimo per questo, anche da parte di molte associazioni umanitarie e ong.

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