Quanti migranti stanno arrivando nel 2019?

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Migranti 2019: i numeri in Italia

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 e il 31 gennaio 2019 sono sbarcate in Italia 202 persone. È il dato mensile più basso degli ultimi cinque anni. Negli scorsi anni sono sempre arrivati tra i tre e i cinquemila migranti nel mese di gennaio.

migranti 2019

Se prendiamo gli ultimi 12 mesi – esercizio analiticamente più significativo che non paragonare gli anni solari – passiamo dai 119.084 arrivi tra il 1 febbraio 2017 e il 31 gennaio 2018 ai 19.391 arrivi del periodo 1 febbraio 2018 – 31 gennaio 2019. Centomila arrivi in meno, un calo dell’84%.

Tra i paesi di provenienza negli ultimi 12 mesi sono arrivate soprattutto persone da Tunisia (4,6 mila persone, 24% del totale) seguito da Eritrea (duemila persone, 10%), Iraq (9%), Sudan (8%), Pakistan (7%). Seguono Nigeria, Algeria e Costa d’Avorio.

Rispetto ai 12 mesi precedenti si registra un crollo dell’arrivo di persone da Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio e Bangladesh, che ha portato ad un aumento nell’incidenza sul totale degli arrivi delle provenienze riportate sopra, su tutte la Tunisia.

Quanto al genere e all’età delle persone sbarcate, il 72% delle persone arrivate sulle coste italiane negli ultimi 12 mesi è di sesso maschile, le donne sono il 10%, i minori il 18% – in buona parte minori non accompagnati. Queste percentuali sono sostanzialmente invariate nel corso del tempo.

Migranti 2019: i numeri in Europa

Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1 e il 31 gennaio 2019 sono arrivati via mare in Europa 6.774 migranti (a gennaio 2018 furono 8.529).

La Spagna è ormai di gran lunga il nuovo paese europeo con il maggior numero di arrivi via mare, con 4.254 arrivi a gennaio 2019. Prosegue quindi il trend esploso nel 2018, quando arrivarono 64 mila persone, il triplo rispetto al 2017. Si tratta di persone che entrano in Spagna in gran parte via mare ma in parte anche via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla confinanti con il Marocco. In Spagna arriva un’umanità varia di diverse nazionalità dell’Africa subsahariana (Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Gambia), del Maghreb (Marocco, Algeria), del Medio Oriente (Siria).

In Grecia sono arrivate 2,2 mila persone, dato in linea con gli ultimi mesi. L’accordo con la Turchia del 2016 ha fermato l’esodo di massa di profughi siriani, iracheni e afghani verso l’Europa che aveva portato al milione di arrivi in Grecia tra marzo 2015 e marzo 2016. Da allora in Grecia l’afflusso si è stabilizzato intorno ai due-tremila arrivi al mese; arrivano soprattutto afghani, siriani e iracheni che sfuggono alle maglie del controllo turco.

Migranti 2019: strategie politiche

Il 2019 è iniziato come si era concluso il 2018: navi in mezzo al mare che non vengono fatte attraccare, battibecchi tra i governi europei, fermezza condivisa nel voler bloccare fuori dall’Europa i migranti. Ricapitoliamo le principali questioni aperte.

In Europa non si trovano accordi

L’immigrazione è materia che riguarda gli stati nazionali. Tuttavia è per sua natura un affare sovranazionale, che riguarda confini e relazioni internazionali, a maggior ragione in un contesto come quello dell’Unione Europea.

Gli stati però faticano maledettamente a trovare accordi. Tutti i governi hanno una gran smania di mostrare ai propri elettori una linea dura e intransigente con i migranti e con l’Europa.
Il risultato è che ognuno va per la sua strada accusando gli altri e l’idea di una politica migratoria comune appare irrealizzabile, fatta salva la linea condivisa del lasciare fuori dall’Europa il maggior numero possibile di migranti.

Il tentativo portato avanti nel 2018 di riformare il regolamento di Dublino è miseramente fallito per il mancato accordo tra gli stati, dopo il gran lavoro che aveva fatto il Parlamento europeo per elaborare una proposta di superamento del principio del primo paese d’ingresso per sostituirlo con un meccanismo di ripartizione dei migranti in arrivo sulle coste mediterranee.

Gli accordi con Libia e Niger

L’unica cosa su cui l’Europa pare riuscire a muoversi con efficacia è il controllo dei confini esterni. La strategia era stata già utilizzata nel 2016 per impedire ai profughi siriani, iracheni e afghani di entrare in Grecia, stipulando un contestato accordo con la Turchia che, in cambio di un’ingente quantità di denaro, agisce da controllore delle frontiere europee a est.

Lo schema si è ripetuto nel 2017 con la Libia. Gli accordi per fermare le partenze erano stati tessuti e poi conclusi dal governo Gentiloni, in particolare con l’impegno dell’ex ministro dell’interno Minniti. Il governo italiano ha di fatto stretto accordi con milizie libiche che gestiscono il traffico dei migranti pur di impedire le partenze dalle coste libiche. Gli accordi sono stati poi confermati e rafforzati dal nuovo ministro dell’interno Salvini.

Ancora più a monte, l’Unione Europea – con la Francia in testa – è molto attiva in Niger, paese di transito dei migranti che andavano in Libia per poi partire verso l’Europa. L’obiettivo è quello di fermare i migranti prima, anche per ridurre il peso strategico di un paese instabile e molto frammentato come la Libia, oltre che per lavare un po’ di coscienze evitando che le persone finiscano nei terribili centri di detenzione libici.

Nel 2018 l’Unione Europea ha quindi riversato milioni di euro per supportare la riconversione dell’economica nigerina, prima basata sui servizi connessi al transito dei migranti. Si tratta di un’operazione molto complicata e rischiosa per gli effetti che potrà avere sulla regione, ma la priorità assoluta degli stati europei è stata anche in questo caso fermare il flusso dei migranti.

Le navi in mezzo al mare

Il risultato di queste iniziative volte a ridurre le partenze dalla Libia e dall’Africa in generale è che molte meno imbarcazioni sono partite e quelle che sono partite sono state intercettate e respinte dalla guardia costiera libica rafforzata grazie al contributo italiano.

Quelle che sono riuscite a partire e sfuggire al controllo libico sono state poi intercettate da altre navi – della Marina Militare italiana, delle Ong, o navi commerciali – che nel 2018 si sono scontrate con il ritornello demagogico salviniano dei porti chiusi.

La storia si è ripetuta a gennaio 2019, con il caso della nave dell’Ong Sea Watch attraccata finalmente al porto di Catania il 31 gennaio dopo 13 giorni di navigazione. La nave aveva a bordo 47 migranti soccorsi al largo delle acque libiche, fatti sbarcare solo dopo che sette paesi europei – Italia, Francia, Portogallo, Germania, Malta, Lussemburgo e Romania – hanno raggiunto un accordo per una loro spartizione.

Ora la Sea Watch è ancora ferma a Catania per adempiere ad alcune verifiche richieste dalla Guardia costiera italiana, e non è dato sapere quando potrà riprendere le operazioni di pattugliamento e soccorso nel Mediterraneo. Nel frattempo nessuna nave di soccorso è operativa, e il destino dei migranti è di fatto completamente nelle mani della guardia costiera libica, dei trafficanti, e del Mar Mediterraneo.

Nuove vecchie rotte

Al di là delle poche decine di migranti che ancora riescono a partire sulla rotta del Mediterraneo centrale, la rotta più trafficata è ora quella del Mediterraneo occidentale, ossia dal Marocco alla Spagna.

La Spagna è diventata nel 2018 la nuova frontiera calda d’Europa, e di gran lunga paese di maggior approdo. I migranti partono dalle coste del nord del Marocco per approdare nel sud della Spagna, sulle coste dell’Andalusia o, in misura minore, alle Canarie. Oppure attraversano via terra il confine in terra marocchina, scavalcando le terribili recinzioni che separano il Marocco dalle enclave spagnole di Ceuta e Melilla.

Si è poi tornato a parlare nel 2018 di rotta balcanica. Particolarmente calda è la situazione in Bosnia Erzegovina, dove si trovano migliaia di profughi siriani, iracheni, afghani accampati nella speranza di varcare il confine con la Croazia, che significherebbe Unione Europea. I dati, aggiornati a ottobre 2018, riportano 13 mila ingressi in Bosnia nel 2018, contro i 600 del 2017.

La riforma del sistema di accoglienza

Il 2018 è stato anche l’anno di importanti riforme interne promosse dal governo con il Decreto sicurezza e immigrazione – detto anche Decreto Salvini – approvato a dicembre dal Parlamento.
Il decreto abolisce l’istituto della protezione umanitaria, la forma di protezione più utilizzata per i richiedenti asilo che fanno domanda in Italia, che si aggiungeva alle due forme condivise a livello internazionale (lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria – qui abbiamo spiegato le differenze).

Il decreto modifica inoltre radicalmente l’impostazione del sistema di accoglienza dei migranti in Italia, come abbiamo spiegato ampiamente qui.

Il primo effetto è che centinaia di persone con protezione umanitaria sono state espulse dai progetti di accoglienza finendo di fatto per strada, e interrompendo esperienze di integrazione come quella del centro di Castelnuovo di Porto. Qualcuno, come ad esempio Prince Jerry, vedendosi privato anche dell’ultima speranza rappresentata dalla protezione umanitaria, si è tolto la vita.

Al di là di queste nefaste conseguenze immediate occorrerà attendere altri mesi per comprendere in pieno quali effetti avranno le nuove norme. Tuttavia la storia spesso insegna che i provvedimenti più restrittivi finiscono per alimentare ciò che vorrebbero combattere (l’illegalità) e sfavorire ciò che dovrebbero promuovere (l’integrazione).

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

6 Comments

  1. Be’, certo.
    La soluzione adottata dallo scorso governo dei compagni per eliminare gli immigrati clandestini era geniale: chiamarli immigrati regolari.
    Il governo attuale, invece, stupidamente continua a chiamare i clandestini come “clandestini”.
    La soluzione sarebbe, invece, chiamarli “migranti diversamente regolari”.
    Basta copiare dal governo PD.

    • Ciao Daria, si tratta di scelte politiche di fronte a cui non ci sono verità assolute: né quella del governo “dei compagni” né la tua.

  2. Egregio Sig. Colombo..io una verita’ assoluta ce l’ho:
    da 1 anno, né io, né le mie vicine, possono piu’ fare la spesa al vicino market Lidl a causa del gruppetto di africani all’ingresso.
    All’inizio chiedevano solo soldi, poi sono passati ad importunare tutte le donne sole, dove per “donne” intendo dalle bambine 12enni alle anziane.
    Non e’ alta politica?
    Ma e’ quello che interessa ai comunissimi elettori come me. che, sino a questa invasione di “naufraghi”, della politica non interessava niente.

    • Ciao Daria, l’esperienza di ciascuno è certamente meritevole di ascolto e intervento, però esiste un mondo anche al di fuori di ciò che vedo/sento/tocco. La politica, di nuovo, è scelta: ci sono persone che vogliono andare al supermercato serenamente, chi vede nella presenza degli stranieri un pericolo e chi una crescita, persone che non vogliono morire in Libia, persone che vogliono muoversi per il mondo come facciamo noi, liberamente.

      • “Muoversi liberamente” non significa entrare di prepotenza in casa altrui e pretendere pure di esserci mantenuti.
        Se le Sue idee sono dovute ad ideologie politiche di sinistra, Sig. Colombo, Le faccio presente che Karl Marx, il padre del comunismo, avversava l’immigrazione selvaggia perché danneggiava, e danneggia tuttora, i poveracci di casa nostra.
        Al contrario, Bakunin, il fondatore del movimento anarchico, desiderava l’immigrazione clandestina perché causa di disordini sociali, la famosa guerra tra poveri.
        Mi pare che i partiti di sinistra attuali si rifacciano piu’ al secondo personaggio.
        Se invece, non si tratta di politica, ed Ella e’ favorevole a fare entrare in Italia immigrati clandestini illegali perché “poveri”, a parte il fatto che un africano con 4mila euro contanti per i trafficanti in tasca non e’ povero neanche in Italia, forse sarebbe il caso di occuparsi prima dei 5milioni di italiani in miseria.
        In ogni caso, ognuno ha diritto alle sue proprie idee ed a preoccuparsi di tutto il terzo mondo se lo ritiene, a patto che lo faccia a sue spese e non pretenda lo sia della collettivita’.
        Grazie della Sua cortese attenzione.
        Firmato: una non-compagna e, pertanto, ignorante, fascista e trozkista controrivoluzionaria..

        • un paio di commenti e ti ritrovi bakuniano. nella battaglia delle etichette, poteva andarmi peggio.

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