Cosa cambia con l’accordo di Malta per la redistribuzione dei migranti

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Aggiornamento del 9 ottobre 2019: l’accordo di Malta è stato discusso durante il Consiglio dell’Unione Europea dell’8 ottobre ed è stato sostanzialmente sospeso. Solo Portogallo, Irlanda e Lussemburgo si sono detti disponibili a firmare l’accordo oltre a Francia e Germania, e altri paesi hanno sollevato perplessità, sono perciò necessarie ulteriori discussioni per allargare la platea dei firmatari. Contenuti, punti di forza e di debolezza dell’accordo rimangono comunque quelli presentati nell’articolo, in attesa che l’accordo venga adottato a livello europeo e possa diventare operativo.

Hanno ragione un po’ tutti. Chi dice che cambia poco o nulla e chi dice che è una svolta. Perché l’accordo raggiunto a La Valletta tra Malta, Italia, Francia e Germania per la redistribuzione dei migranti è un marchingegno pensato un po’ per questo: consentire a tutti di celebrare un risultato senza che in realtà le cose cambino granché.

Nonostante questo, non sottovalutiamo premesse e esiti del marchingegno: si tratta comunque di un segno di vita europeo, o meglio, transnazionale, la cui portata potrà essere meglio valutata solo dopo il Consiglio dell’Unione Europea di ottobre, che dovrà discuterlo e eventualmente adottarlo all’interno dei meccanismi europei.

Cos’è e cosa prevede l’accordo per la redistribuzione dei migranti

Intanto: come si è arrivati al vertice de La Valletta. Si tratta di un percorso avviato sotto la spinta di Francia e Germania, preoccupate della necessità di dare un segnale europeo sul tema delle migrazioni, cercando comunque di mantenere un equilibrio a loro favorevole.

Nei mesi scorsi funzionari e tecnici dei paesi coinvolti si sono incontrati diverse volte per preparare il terreno. Un primo importante appuntamento c’era stato a luglio a Parigi. Si trattava di un vertice informale in cui otto paesi avevano sottoscritto un accordo non vincolante dando la loro disponibilità ad accogliere i migranti sbarcati sulle coste europee. Gli otto paesi sono: Francia, Germania, Portogallo, Irlanda, Lussemburgo, Finlandia, Lituania e Croazia, di fatto i paesi che hanno poi accolto le persone sbarcate dalle navi delle Ong tra luglio e agosto.

Il vertice di Parigi serviva a preparare quello di La Valletta. Il testo dell’accordo, come detto, non è disponibile ma stando alle dichiarazioni rilasciate dai protagonisti l’accordo riguarda la redistribuzione automatica tra i paesi firmatari dell’accordo dei migranti soccorsi in mare e poi sbarcati in Italia o a Malta, secondo quote che verranno stabilite quando sarà chiaro quanti paesi aderiranno all’accordo.

I punti di forza dell’accordo di Malta

L’accordo eviterà (dovrebbe evitare) il ripetersi di situazioni vergognose dal punto di vista dei diritti umani e imbarazzanti sul piano internazionale. Ci riferiamo alle umiliazioni inferte a migranti e equipaggi delle navi che erano costrette a rimanere al largo giorni o settimane prima che fosse assegnato loro un porto di sbarco, in attesa che si decidesse caso per caso sulla redistribuzione dei migranti a bordo.

È indicativo di una possibile svolta nella gestione dei flussi migratori in arrivo sulle coste europee. Nel 2015 l’Europa aveva già attivato un meccanismo di redistribuzione con un piano rivelatosi poi un mezzo fallimento: furono ricollocati poco più di 30 mila dei 160 mila migranti previsti. Da allora azioni simili erano state abbandonate e ora è effettivamente una svolta che se ne torni a parlare, anche se tra pochi paesi e per numeri ridotti, cercando di fare tesoro degli errori del passato.

Si tratta di un accordo che, se sarà ratificato dal Consiglio dell’Unione Europea di ottobre, sarà obbligatorio per i paesi che lo firmano. La redistribuzione dei migranti in arrivo sarà cioè automatica e non su base volontaria e avverrà entro quattro settimane dallo sbarco. Notevole.

Riguarda tutti i richiedenti asilo, e non solo, come era sembrato alla vigilia, solo i “potenziali rifugiati”. Non sarà quindi fatta una valutazione sommaria al porto di sbarco per decidere chi ha più chance di ottenere la protezione internazionale e chi no, ma tutti coloro che sbarcheranno da navi militari o di Ong e chiederanno asilo potranno essere redistribuiti.

L’intenzione dei paesi dell’accordo di Malta è di introdurre sanzioni per i paesi UE che non aderiranno all’accordo. Tuttavia, se alcuni paesi UE possono firmare accordi tra loro per la redistribuzione dei migranti, gli stessi non possono certo imporre sanzioni agli altri paesi. Quest’ultimo meccanismo può essere previsto solo dall’Unione Europea se l’accordo entrerà ufficialmente nel quadro istituzionale dell’Unione Europea.

I punti di debolezza dell’accordo di Malta

È un accordo tra stati, non europeo nel senso dell’Unione Europea. Certo, è un passaggio preliminare per discutere una sua adozione a livello di Unione Europea durante il Consiglio del 7 e 8 ottobre prossimi in Lussemburgo e, insomma, è un accordo promosso da Francia e Germania, con tutto il loro peso. Ma ciò che verrà fuori dal Consiglio è tutt’altro che scontato.

Riguarda solo i migranti sbarcati in Italia e Malta, non quelli sbarcati in Grecia e Spagna, i due paesi dove da ormai due anni stanno sbarcando la maggior parte dei migranti. Se a ottobre l’accordo verrà fatto proprio dall’Unione Europea senza che siano inclusi nei meccanismi di redistribuzione anche i migranti sbarcati in questi due paesi, si creerebbe un sistema iniquo.

Il meccanismo di redistribuzione scatterà solo per i migranti soccorsi in mare da navi militari o da navi di Ong e che poi chiedono protezione internazionale. Non saranno redistribuiti i migranti che arrivano in autonomia sulle coste, che sono attualmente la maggior parte e, a dire il vero, sono sempre stati la maggior parte. Secondo l’analisi di ISPI, ad esempio, tra giugno 2018 e agosto 2019 sono arrivati in Italia circa 16,3 mila migranti, di cui 15 mila in maniera autonoma. La redistribuzione riguarderebbe quindi solo quegli 1,3 mila sbarcati da navi militari o di Ong. Certo, le cose possono cambiare.

Non è chiaro quando scatterà l’accordo. È già valido? Lo rimarrà anche se non sarà adottato dal Consiglio dell’Unione Europea di ottobre oppure Francia e Germania si ritireranno se non diventerà un meccanismo europeo? Verrà applicato caso per caso per ciascuno sbarco oppure si dovrà raggiungere una soglia minima di arrivi per farlo scattare?

I porti di sbarco rimarranno quelli più vicini. Italia e Malta puntavano a introdurre un meccanismo di rotazione automatica, introducendo anche porti di altri paesi, tipo il porto di Marsiglia. Il meccanismo di rotazione è stato introdotto, ma su base volontaria, quindi Marsiglia dovrà alzare la mano se accetta di far sbarcare una nave. Ad ogni modo su questo punto ben poche erano le aspettative: esiste pur sempre un diritto marittimo che stabilisce senza margini di interpretazione il principio del porto sicuro più vicino.

redistribuzione dei migranti
Fonte: Pickline.it

I perché dell’accordo di Malta e dei suoi contenuti

Meglio negoziare in tempo di pace. Per questo, anche se da due anni a questa parte il numero dei migranti in arrivo sulle coste europee è decisamente diminuito, ha senso cercare accordi adesso piuttosto che nelle fasi di emergenza quando sono coinvolte dinamiche politiche che minacciano di far saltare tutto.

Inoltre, non è che non stia arrivando più nessuno. Gli arrivi continuano a essere abbastanza consistenti almeno in Grecia e Spagna, che paradossalmente non sono al momento coinvolte nell’accordo (e non paiono lamentarsene, come immaginiamo farebbe l’Italia a gran voce gridando al complotto europeo).

L’Europa (o meglio, alcuni paesi) vuole evitare situazioni disumane e imbarazzanti come quelle delle navi costrette a stare in mezzo al mare per giorni. Certo, si fa meno scrupolo rispetto alle conseguenze degli accordi che ha stipulato per bloccare le persone in Libia.

L’Europa, soprattutto Francia e Germania, vuole mostrarsi viva e efficace su un tema su cui è spesso accusata di essere inesistente, insomma vuole dare un argomento a chi contrasta la propaganda sovranista dell’Europa che si fa gli affari suoi e lascia sola l’Italia a gestire tutti gli immigrati del mondo.

Comunque, va bene tutto ma neanche Francia e Germania vogliono mandare al loro elettorato il messaggio che accoglieranno tutti loro. Per questo bisognava trovare un modo di limitare il campo dei redistribuibili, e di limitarlo in modo che gli altri paesi non si trovino a dover gestire persone che difficilmente otterranno la protezione e di cui poi dovranno gestire il rimpatrio.

Inizialmente si era pensato di far entrare nel meccanismo di redistribuzione solo i “potenziali rifugiati” secondo una valutazione sommaria da fare al momento dello sbarco. Sarebbe stato un po’ troppo, uno smacco alle leggi internazionali.

Perciò il compromesso è stato quello di inserire nel meccanismo di redistribuzione solo coloro che vengono soccorsi in mare e non chi arriva in autonomia. Chi arriva in autonomia? Attualmente sono soprattutto tunisini o persone da altri paesi africani che raramente ottengono la protezione internazionale.

Possibili conseguenze dell’accordo di Malta

Difficili da prevedere. A livello politico tutto dipenderà dal Consiglio dell’Unione Europea di ottobre. Bisognerà capire se l’accordo verrà adottato, quanti paesi lo firmeranno, se saranno introdotte sanzioni per chi non lo firmerà, cosa ne sarà dei migranti in arrivo in Grecia e Spagna. Insomma, nodi molto grossi.

A livello di strategie, potrebbe diventare conveniente far sbarcare i migranti da navi militari o di Ong. Si può pensare che l’Italia intensifichi l’azione della Guardia Costiera per intercettare il maggior numero di barche possibili, diminuendo così gli sbarchi autonomi e incrementando il numero di migranti che entrano nei programmi di redistribuzione.

Dall’altra parte, anche per i migranti potrebbe essere conveniente farsi intercettare e arrivare al porto su navi militari o di Ong, se il loro obiettivo è andare in altri paesi europei, sperando magari di essere redistribuiti in Francia o Germania. Certo, ci potrebbe essere il rischio di finire in Lituania.

Infine, andrà capito il ruolo delle navi delle Ong. Il ministro dell’interno maltese ha detto che si agirà per regolamentare la loro azione, anche se non è chiaro come, come rivelato da un giornalista maltese intervistato nel corso della trasmissione radiofonica Radio Anch’io. L’accordo fa poi riferimento al codice di condotta per le Ong voluto a suo tempo da Minniti, che impone alle navi umanitarie molte restrizioni. Insomma, parecchia carne al fuoco.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

2 Comments

  1. Come voi la raccontate sembrerebbe che Francia e Germania siano il buon samaritano che si preoccupa della redistribuzione dei migranti. Per quanto non la vogliate accettare, la realtà è che grazie al governo Conte1/2 l’Europa ha dovuto cedere alle pressioni dell’Italia oggi rappresentata da persone affidabili.

    • Buongiorno Bob, va riconosciuto a Francia e Germania di aver preso un’iniziativa rischiosa dal punto di vista del consenso elettorale interno. Certo, con tutte le condizioni poste i numeri sono molto bassi quindi di fatto si tratta di una mossa più simbolica, però simbolicamente importante perché può aprire a una discussione più concreta sulla riforma del sistema di Dublino.

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