Giovani NEET: chi e quanti sono in Italia e in Europa

di

giovani neet

Not in Education, Employment or Training. L’acronimo NEET è un mantra che si abbatte sui giovani del terzo millennio e in un ipotetico premio per il neologismo più rappresentativo dei nostri tempi sarebbe lì, tra i primi.

È il classico caso di una parola che nello stesso momento in cui descrive un fenomeno contribuisce ad alimentarlo. Da quando è diventata anche una chiave per accedere a fondi pubblici o privati il gioco a chi scova più giovani NEET si è fatto anche piuttosto stucchevole. Tuttavia il fenomeno esiste, ed è anche misurabile in modo abbastanza soddisfacente: 2.214.000 sono i giovani NEET in Italia secondo Istat. Ma cosa significa essere NEET?

Giovani NEET: chi sono e perché

I NEET sono i giovani che non studiano, non hanno un lavoro e non sono impegnati in percorsi formativi. Il famigerato acronimo compare per la prima volta in un articolo dal titolo Social exclusion and the transition from school to work: the case of young people Not in Education, Employment, or Training (NEET), apparso su una rivista specialistica, e lo dobbiamo ai due autori John Bynner e Samantha Parsons. Era il 2002, e prima di allora milioni di giovani vivevano spensierati la loro transizione all’età adulta senza sapere che quelle quattro lettere li avrebbero presto marchiati come problema sociale.

Transizione all’età adulta? Già, quella di NEET è una condizione strettamente associata a questa fase della vita, in cui si passa da giovane ad adulto. Quei barbosi dei sociologi ci spiegano che la transizione nel modello di società occidentale è segnata da cinque tappe: l’uscita dalla casa dei genitori, il completamento del percorso educativo, l’ingresso nel mercato del lavoro, la formazione di una famiglia, l’assunzione di responsabilità verso i figli.

Se è questo che vi state chiedendo sì, si diventa adulti anche non completando tutte le tappe, è ovvio che qui stiamo parlando dal punto di vista della società e non della persona. Quello che ci interessa è che a partire dagli anni settanta/ottanta questa fase ha cominciato a diventare sempre più lunga. Se prima il modello era “scuola-lavoro-famiglia” più o meno alla stessa età per tutti, oggi il percorso è molto più accidentato, personalizzato e imprevedibile.

Se una ragione indubbia di questa evoluzione è l’estrema difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, è vero anche che rispetto a prima si studia di più, si viaggia di più, ci si diverte di più. Insomma, si diventa grandi più tardi per necessità ma anche per piacere.

I giovani NEET sono figli di questi mutamenti sociali, economici e culturali. Prima di vedere quanti sono è bene tenere presente che stiamo parlando di un dato importante ma che tiene dentro, per dire, anche il neolaureato che si prende un anno per girare il mondo.

Giovani NEET: quanti sono in Italia ed Europa

Ma quanti sono questi giovani NEET? Addentriamoci nelle informazioni che abbiamo sul fenomeno con due operazioni che a noi di Le Nius piace fare: confrontarci con il resto d’Europa e vedere come è cambiata la situazione nel tempo.

Intanto, una precisazione. Cosa intendiamo per giovani? Eurostat, la nostra principale fonti di dati, ci consente di scegliere tra diverse fasce di età. Scegliamo quella dai 15 ai 29 anni. Ci sembra la più adeguata per leggere il fenomeno, comprendendo sia i giovani in fascia scolare che quelli potenzialmente già in fascia lavorativa.

Come siamo messi quindi rispetto al resto d’Europa? Così, secondo i dati Eurostat relativi al 2016.

giovani neet

Già, siamo il paese europeo con la più alta percentuale di giovani NEET. Un italiano su quattro tra i 15 e i 29 anni non lavora, né studia, né si sta formando. La media europea è del 14,2%. Questo potrebbe anche significare che un sacco di giovani italiani sono in giro per il mondo a godersi la vita. Oppure che sono depressi e chiusi in casa senza neanche più la spinta a studiare o cercare lavoro. O ancora che stanno lottando per trovare una via d’uscita dall’universo NEET senza trovarla. È il limite dei numeri, quello di non raccontarci le storie.

Come è evoluto invece il fenomeno nel tempo? I dati Eurostat sono disponibili dal 2004 e da quell’anno, in cui eravamo al 19,6%, il dato è sceso fino al 18,8% del 2007 ed è poi salito vertiginosamente fino al 26,2% del 2014.

In fondo all’articolo trovate la tabellina relativa a tutti i paesi europei. Negli ultimi dieci anni il fenomeno è diventato più significativo in molti paesi europei, con l’eccezione, tra i paesi più grandi, di Germania, Ungheria, Slovacchia, Svezia, Regno Unito, Polonia, Austria e Repubblica Ceca. La crescita più importante della percentuale di giovani NEET negli ultimi dieci anni si è avuta in Grecia (+7 punti percentuali), Italia (+5,5), Romania (+5,4), Spagna (+5,3).

Se scomponiamo però l’analisi, notiamo che la crescita del fenomeno in molti paesi europei riguarda soprattutto gli anni della crisi con un apice tra il 2011 e il 2013. Da allora, la percentuale di NEET è in declino nella maggioranza dei paesi, ad eccezione di Finalndia (+0,8 tra il 2013 e il 2016), Francia e Romania (+0,6), Austria (+0,3).

Negli ultimi tre anni in Italia la percentuale di NEET è calata di 1,7 punti percentuali, di cui un calo molto significativo di 1,4 solo tra il 2015 e il 2016, anche se nonostante questo restiamo il paese con più giovani NEET in Europa. Anche nell’ultimo anno le percentuali sono in diminuzione quasi ovunque, con valori molto significativi, oltre che per l’Italia, anche per Grecia, Irlanda e Belgio.

Se diamo uno sguardo di insieme al fenomeno e alla sua evoluzione, possiamo certamente dire che esso è particolarmente rilevante nei paesi dell’Europa mediterranea, con l’eccezione del Portogallo, e nei paesi dell’est Europa, che stanno però migliorando quasi tutti le loro performance. La percentuale di giovani NEET è invece inferiore nei paesi del centro-nord Europa, con la parziale eccezione di Francia e Irlanda e una situazione in preoccupante peggioramento in Finlandia.

Se è vero quindi che c’è stato un periodo più o meno difficile per tutti (tra il 2007 e il 2012 indicativamente), è vero anche che non ci sono tendenze globali in atto ovunque, ma contesti più favorevoli e altri meno.

Perché? Alcuni fattori sono economici: sappiamo come la crisi di questi ultimi anni abbia colpito in maniera molto accentuata i paesi dell’Europa mediterranea che, crisi a parte, sono comunque strutturalmente più deboli dei paesi del centro-nord Europa. Altri riguardano il mercato del lavoro: questi paesi hanno generalmente un mercato del lavoro che tende a tutelare molto chi è dentro rendendo complicato l’ingresso a chi è fuori. Altri ancora chiamano in causa l’organizzazione del welfare state, molto sbilanciato sugli anziani nei paesi mediterranei. Infine ci sono elementi socio-culturali, come il ruolo della famiglia e la scarsa predisposizione alla mobilità, a cui però tendo a dare meno peso che agli altri.

In conclusione i giovani NEET sono un segmento di popolazione che nel nostro paese assume proporzioni molto rilevanti. Quando i numeri sono così grandi significa che le cause sono strutturali. Risiedono cioè nel modo in cui sono organizzate la società e l’economia. Più che pensare a politiche e interventi rivolti ai giovani NEET sarebbe quindi il caso di agire su queste ultime, creando un contesto dove i giovani abbiano la possibilità e il desiderio di studiare, lavorare e vivere appieno come cittadini.

Giovani NEET: i dati in Europa

giovani neet
Fonte: Eurostat

Immagine | onay davus

Fino a che età rimangono in casa i giovani italiani?

A che età ci si sposa in Italia e in Europa?

A che età si fa il primo figlio?

La popolazione italiana sta invecchiando?

Segnala un errore

Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale (più info qui). Si gingilla a decifrare le trame della società, scartabellando dati e raggranellando storie. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. [email protected]

5 Comments

  1. In effetti io tra i 15 e 19 anni ero al liceo, ma dai 19 ai 24 non ho fatto sostanzialmente una mazza (nominalmente ero uno studente universitario, ma essendo iscritto a Lettere…)

  2. Articolo interessantissimo. Personalmente sono stato NEET in America Latina, ed era un gran bel stare 🙂

    Domanda: la differenza tra disoccupato e NEET è data solo dall’età?

    • No. Ponendo come stabile una fascia di età (es. 16-24 anni) rientri fra i NEET se, oltre a essere disoccupato, non sei iscritto né a scuola né all’Università e nemmeno a percorsi formativi professionalizzanti. Infatti il dato sulla disoccupazione giovanile per quella fascia è più alto (40%). Il vero problema è che questo dato non distingue chi è disoccupato perché va a scuola e chi lo è perché non trova/non cerca lavoro. In questo senso il dato sui NEET è più significativo per leggere fenomeni che riguardano i giovani.

Commenta

Ultimi

perché guardare tredici

Perché vale la pena guardare Tredici?

Perché fa male, ma ci può salvare. Perché ci possiamo riconoscere, anche se non siamo noi. Perché l'attrice è bravissima. Perché abbiamo un gran bisogno di guardare la sofferenza dritta negli occhi.
quando ci si sposa in italia e in europa

Quando ci si sposa in Italia e in Europa?

Sempre più tardi, dicono le statistiche. Ecco come sta cambiando il rapporto con il matrimonio nelle nostre società e quando ci si sposa in Italia e negli altri paesi europei.
Torna su