Come sta andando il reddito di cittadinanza?

di

Non granché bene, ma diamogli tempo. Potremmo riassumere con queste parole un primo bilancio del reddito di cittadinanza a distanza di sei mesi dalla sua introduzione.

Il reddito di cittadinanza, ma sarebbe meglio chiamarlo reddito minimo garantito, è una misura che incontra un crescente favore in un contesto globale dove il lavoro è, almeno in alcuni contesti, sempre più scarso e/o precario e la protezione garantita dalle tradizionali misure di welfare non sufficiente a garantire un livello di vita adeguato a molte persone. Non per caso è diffuso nella maggior parte dei paesi occidentali.

Per queste ragioni ha certamente senso anche in Italia, contesto caratterizzato da un mercato del lavoro stagnante e una povertà in continuo aumento, soprattutto nelle regioni del sud.

Purtroppo è stato introdotto in fretta e furia per la necessità del Movimento 5 Stelle di potersene vantare prima delle elezioni europee, e per questo è stato disegnato male, inseguendo principi contradditori e senza aver prima preparato un’adeguata infrastruttura istituzionale.

Si è innestata una misura rivoluzionaria su delle basi fragilissime: centri per l’impiego allo sbando e personale tecnico e amministrativo dei diversi servizi pubblici coinvolti che avrebbe avuto bisogno di formazione e di un’adeguata dotazione di risorse.

Altro nodo mai veramente sciolto è la duplice faccia del reddito di cittadinanza: una misura pensata per ridurre la povertà (“abolirla”, gridò uno stralunato Di Maio dal balcone di Palazzo Chigi), ma che ha da sempre voluto smarcarsi dalle accuse di promuovere assistenzialismo e nullafacentismo.

Tutta la fastidiosa retorica sul “nessuno potrà restare sul divano” nasceva da qui: sì, diamo un reddito a questi poveri, ma poi loro devono accettare il lavoro che gli offriremo altrimenti lo perderanno.

Che bilancio possiamo trarre quindi dopo i primi sei mesi di attuazione del reddito di cittadinanza? Sta raggiungendo gli obiettivi prefissati? I beneficiari lavorano o stanno sul divano? La povertà è stata abolita?

reddito di cittadinanza come sta andando
Un frame della campagna di comunicazione sul RdC (sul divano c’è il gatto)

I numeri, intanto

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Inps aggiornati a fine settembre 2019, hanno fatto domanda per il reddito di cittadinanza 1,5 milioni di nuclei familiari, di cui 982 mila domande sono state accolte. Altre 125 mila sono in lavorazione, mentre ben 414 mila domande (il 27% di quelle presentate) sono state respinte o cancellate.

39 mila sono le domande decadute ad oggi; si tratta cioè di nuclei familiari che hanno perso il diritto al beneficio, per variazione della situazione reddituale o della composizione del nucleo che li ha portati a non rispondere più ai requisiti. Sono quindi circa 940 mila i nuclei attualmente percettori di reddito o pensione di cittadinanza in Italia.

Tradotto in individui, significa che sono 2,3 milioni le persone che beneficiano del reddito (o della pensione) di cittadinanza con un importo medio mensile di 520 euro per il reddito di cittadinanza e 214 euro per la pensione di cittadinanza. Di queste, 1,5 milioni (il 65%) risiedono nel sud Italia, 500 mila al nord e 300 mila al centro.

In termini assoluti, il maggior numero di percettori del reddito o pensione di cittadinanza risiede in Campania (511 mila persone), seguita da Sicilia (422 mila), Puglia (216 mila), Lazio (182 mila), Lombardia (176 mila).

Sono regioni molto popolate, e anche quelle con il maggior numero di poveri, in termini assoluti. Per farci un’idea più significativa, possiamo mettere in relazione il numero dei beneficiari di reddito e pensione di cittadinanza di ogni regione con la popolazione totale della stessa.

reddito di cittadinanza come sta andando

In media, il 3,8% degli italiani riceve il reddito o la pensione di cittadinanza. La distribuzione della misura è però molto diversa da regione a regione: più dell’8% di campani, siciliani e calabresi riceve il RdC, e via via a scendere fino al 3,1% dei laziali.

Se risaliamo verso nord troviamo percentuali tra il 2 e il 3% della popolazione nelle regioni centrali, in Piemonte e Liguria e percentuali inferiori al 2% in Emilia Romagna e nelle altre regioni del nord. Sono dati in linea con le aspettative, e proporzionali alla distribuzione della povertà in Italia.

Rispetto alla cittadinanza, il 90% dei beneficiari del reddito di cittadinanza è di cittadinanza italiana, il 6% cittadino di paesi extra UE, il 3% è cittadino di un paese UE. Queste percentuali rispecchiano più o meno la presenza straniera nel nostro paese, che è dell’8,5% della popolazione, divisibile in 6% di stranieri extracomunitari e 2,5% di stranieri comunitari.

Non rispecchiano però la distribuzione della povertà, che colpisce il 32% degli stranieri residenti in Italia. Questa notevole distanza tra dati sulla povertà e dati sui beneficiari del reddito di cittadinanza è il risultato di requisiti di accesso che rendono complicato per molti cittadini stranieri ottenere il reddito di cittadinanza.

I beneficiari del RdC hanno trovato lavoro?

No, questo obiettivo è al momento completamente fallito. O meglio, non è mai stato perseguito.

Secondo la legge che regola il reddito di cittadinanza, chi ottiene la misura viene inserito in uno dei tre percorsi previsti: il Patto per il Lavoro, per chi viene ritenuto pronto per lavorare, il Patto per la Formazione, per chi si ritiene abbia bisogno di formarsi prima di lavorare, e il Patto per l’Inclusione Sociale, per chi viene ritenuto non idoneo a lavorare. Chi sigla il Patto per il Lavoro dovrebbe ricevere almeno un’offerta di lavoro entro 12 mesi e, se la rifiuta, altre due offerte a un raggio di distanza crescente dalla propria abitazione.

Il problema è che il sistema si è appena avviato. I beneficiari, che in teoria avrebbero dovuto firmare il Patto per il Lavoro entro 30 giorni dalla domanda, lo hanno fatto solo a partire da settembre, e non in tutte le regioni. Il processo è stato rallentato per la necessità di procedere all’assunzione dei navigator, figure chiave che dovrebbero accompagnare i percettori nella ricerca di lavoro, ed entrati in scena appunto solo a partire da settembre.

Dai primi dati, sembra siano 700 mila i beneficiari del reddito di cittadinanza potenzialmente occupabili, e che dovrebbero quindi siglare il Patto per il Lavoro. Di questi hanno ad oggi siglato il patto in 50 mila, che dovrebbero iniziare a ricevere offerte di lavoro nelle prossime settimane.

Per trarre un bilancio più significativo su questo obiettivo dovremo quindi aspettare i prossimi mesi, almeno i primi fatidici 12, per capire se le prime proposte di lavoro sono state fatte, e più in generale per un quadro complessivo su ciò che è successo a chi ha beneficiato del reddito di cittadinanza nei tre diversi percorsi.

Al di là di questi rallentamenti nell’avviare la macchina di supporto ai Patti per il Lavoro, rimane una domanda di fondo che aleggia – fin dall’inizio, a dire il vero – sull’efficacia del reddito di cittadinanza per l’attivazione al lavoro, e cioè:

Ma poi: i beneficiari del RdC troveranno mai lavoro?

No, o almeno, sembra improbabile. L’obiettivo di trovare lavoro a milioni di persone appare davvero poco credibile, soprattutto se pensiamo ai contesti in cui risiede la maggior parte delle persone beneficiarie: regioni del sud Italia dove i tassi di disoccupazione sono altissimi e creare lavoro è una sfida titanica da affrontare con politiche di lungo periodo.

Inoltre, il sistema appare molto indietro e presenta enormi difficoltà di implementazione. Anche supponendo che i navigator facciano un lavoro egregio, si poggiano comunque su un sistema, quello dei centri per l’impiego, in affanno totale, che per essere reso efficiente necessiterebbe di grandi investimenti economici, di personale, di competenze. Investimenti di cui non si vede traccia.

reddito di cittadinanza come sta andando
Notare che il payoff della campagna di comunicazione è “Una rivoluzione PER IL MONDO DEL LAVORO”

Il RdC ha ridotto la povertà?

Ecco, questo è l’obiettivo su cui si misura molto del successo del reddito di cittadinanza. Un bilancio in questo senso sarà possibile solo nei prossimi mesi e anni, quando usciranno i prossimi dati su numeri assoluti e relativi di persone e nuclei in povertà in Italia e nelle diverse regioni.

Andrà verificato se questi numeri sono in calo, e se questo eventuale calo può essere ascritto al reddito di cittadinanza, che avrebbe così raggiunto questo obiettivo minimo di far uscire dalla povertà le persone che prima vivevano sotto la soglia di povertà.

Con analisi più raffinate, si potrà poi negli anni capire se questa uscita dalla povertà sarà solo transitoria, per il periodo in cui si percepisce il reddito di cittadinanza, oppure se la misura risulterà importante per una duratura uscita di persone e nuclei dalla condizione di povertà.

In conclusione: è troppo presto per fare bilanci sul reddito di cittadinanza. Ci sono ragioni però per essere fiduciosi sul suo possibile impatto sulla riduzione della povertà, e scettici sulla sua efficacia per l’attivazione al lavoro delle persone che ne beneficiano.

Ci sono poi anche questioni più ampie: la sostenibilità del costo del RdC per le finanze pubbliche, la sua interazione con altre misure di welfare, il suo impatto su un mercato del lavoro, quello italiano, caratterizzato da salari bassi. Sono in corso ricerche su tutti questi aspetti; i prossimi mesi ci daranno delle risposte.

Segnala un errore

Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

migranti 2019

Quanti migranti stanno arrivando nel 2019?

Numeri, rotte, politiche e conseguenze sulla vita delle persone e delle comunità: l'articolo in cui monitoriamo l'evoluzione del fenomeno migratorio in Italia e in Europa nel 2019.
Torna su