Come verranno modificati i decreti sicurezza

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Il primo decreto Sicurezza e immigrazione, o decreto Salvini, è diventato legge a dicembre 2018, e ha iniziato a dispiegare i suoi effetti nel corso del 2019: decine di migliaia di persone private della protezione umanitaria, esclusione dei richiedenti asilo dal sistema di accoglienza e dalla residenza anagrafica, aumento del numero di persone irregolari. Ne abbiamo scritto qui.

Nel secondo decreto di luglio 2019, detto Decreto sicurezza bis, si era sancita la possibilità di chiudere l’accesso alle acque territoriali per le navi che trasportano migranti da parte del ministro dell’interno, con relative sanzioni fino a un milione di euro per le navi che dovessero violare tale divieto, sanzioni che possono comprendere anche l’arresto del comandante e il sequestro della nave. Ne abbiamo scritto qui.

Già al momento di firmare i due decreti, il presidente della Repubblica Mattarella aveva fatto delle osservazioni, sottolineando in particolare come le sanzioni previste per le navi fossero spropositate e come comunque andasse sempre tutelato il soccorso in mare come regolato dalle normative internazionali.

Ora il governo Conte II, dopo mesi di immobilismo, discute se modificare o meno questa impostazione. La ministra dell’interno Lamorgese ha già pronti i testi con le modifiche ma deve negoziare con la maggioranza, in particolare con un Movimento 5 Stelle (ma anche il presidente Conte) messo in imbarazzo dal fatto che quei decreti li aveva votati con il governo precedente.

Staremo a vedere quali modifiche ai decreti sicurezza verranno introdotte alla fine, e con che tempi.

Le principali modifiche ai decreti sicurezza

modifiche decreti sicurezza
Foto: Ministero dell’Interno

Estendere i casi in cui concedere un permesso speciale

Il primo decreto sicurezza aveva abrogato la protezione umanitaria, un permesso di soggiorno rilasciato quando non sussistevano i requisiti per l’asilo politico né quelli per la protezione sussidiaria (tutto spiegato nel dettaglio qui).

Avevano diritto a tale permesso coloro che adducevano in modo giustificato seri motivi di carattere umanitario per restare in Italia, quali ad esempio: motivi di salute o di età, il rischio di trovarsi in situazioni di grave violenza o instabilità politica, o in mezzo a carestie o altri disastri ambientali.

Il decreto Salvini ha introdotto, al posto della protezione umanitaria, la possibilità di concedere un permesso di soggiorno temporaneo per casi speciali, quali: cure mediche, calamità, vittime di violenza domestica, sfruttamento lavorativo.

Come era prevedibile, c’è stato un tracollo nei numeri: nel 2018 la protezione umanitaria è stata concessa al 21% dei richiedenti asilo, nel 2019 (dati aggiornati ad ottobre) i permessi speciali sono stati concessi al 2% circa dei richiedenti asilo.

Ora è in discussione non la reintroduzione della protezione umanitaria ma un’estensione dei casi a cui è possibile concedere un permesso speciale, includendo situazioni di vulnerabilità anche meno specifiche.

Questo per ragioni umanitarie ma anche molto pratiche: meno permessi di questo tipo si danno più aumentano gli irregolari e più si mettono ostacoli sulla strada dell’integrazione.

irregolari in italia
Fonte: ISPI

Ammorbidire le sanzioni alle navi che violano il divieto di accesso

In linea con quanto rilevato dal presidente Mattarella, si sta pensando ad una modifica del Decreto sicurezza bis che renda più morbide e proporzionate le sanzioni alle navi che violano il divieto di ingresso alle acque territoriali.

Le sanzioni dovrebbero essere ridotte nelle cifre, scendendo da un tetto di un milione a un tetto di 50 mila euro, e nella gradualità: il sequestro dell’imbarcazione scatterà solo in caso di reiterazione della violazione.

Si dovrebbe introdurre inoltre una distinzione in base al tipo di nave, in modo che una barca a vela con una persona migrante a bordo non sia trattata allo stesso modo di una grossa nave mercantile con centinaia di persone.

In diverse interviste, la ministra Lamorgese fa però intendere che vorrebbe rendere l’operato delle Ong più coordinato con quello delle istituzioni italiane ed europee. Si tratta di un tentativo che ricorda il Codice di condotta di Minniti, e che contiene in sé un grande paradosso: le Ong si muovono proprio per colmare un vuoto istituzionale e in aperto contrasto ad accordi e normative che prevedono il respingimento dei migranti in Libia o altri porti non sicuri.

Consentire ai richiedenti asilo di ottenere la residenza anagrafica

Il primo decreto sicurezza aveva stabilito che il permesso di soggiorno per richiesta di asilo non potesse costituire titolo per l’iscrizione anagrafica, con una serie di conseguenze nefaste per i richiedenti asilo, visto che essa è necessaria per accedere a servizi quali l’inserimento dei figli negli asili, l’accesso all’edilizia pubblica, l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, la stipula di contratti di locazione.

La norma è stata fin da subito oggetto di ampio dibattito tra i giuristi, e alcune amministrazioni comunali si sono rifiutate di applicarla.

Ora tra le possibili modifiche ai decreti sicurezza si parla della cancellazione di questa norma in modo che i richiedenti asilo possano tornare ad ottenere la residenza anagrafica.

Riaccorciare i tempi per la gestione delle procedure di riconoscimento della cittadinanza

Nel primo decreto sicurezza Salvini, per non farsi mancare niente, aveva esteso da 24 a 48 mesi il termine per la conclusione dei procedimenti di riconoscimento della cittadinanza sia per matrimonio che per naturalizzazione dalla data di presentazione dell’istanza da parte del richiedente.

In pratica la persona straniera che vuole diventare cittadina italiana, dopo aver atteso almeno 10 anni di residenza continuativa in Italia deve attendere altri 4 anni perché la sua procedura ottenga una risposta (qui è spiegato come funziona la cittadinanza in Italia).

La ministra Lamorgese sembra intenzionata tra le modifiche ai decreti sicurezza a riportare a 24 i mesi per la conclusione della procedura.

Aumentare le risorse per la gestione dei servizi di accoglienza

Una delle conseguenze del decreto sicurezza è stata la riforma del sistema di accoglienza dei migranti, con l’esclusione dei richiedenti asilo dalla seconda accoglienza (sistema Sprar, ribattezzato Siproimi dal decreto – è tutto spiegato qui).

I richiedenti asilo non possono quindi più accedere ai servizi di integrazione e supporto forniti all’interno dello Sprar, e ricevono soltanto vitto e alloggio in grandi strutture gestite da organizzazioni poco interessate alla qualità e molto al business.

Le risorse assegnate per la gestione dei servizi accoglienza sono state notevolmente ridotte dal decreto Salvini, passando da 35 euro al giorno a persona a 19/21 euro, ed escludendo così le organizzazioni non profit più serie, esperte e interessate alla qualità dei servizi, che hanno rinunciato a partecipare ai bandi.

Ora sembra che la ministra Lamorgese voglia intervenire sulla questione delle risorse, introducendo la possibilità di aumentare le risorse in base ai progetti, ai territori, alle modalità di accoglienza. Una modifica molto timida, che non andrebbe a toccare l’assetto dato da Salvini al sistema di accoglienza, senza un potenziamento del Siproimi e senza un ritorno quindi al modello dell’ex Sprar, che era stato considerato a lungo un modello.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

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