Quante persone migranti sono arrivate nel 2020?67 min read

12 Gennaio 2021 Dati migrazioni -
Fabio Colombo

di -
Sociologo

Quante persone migranti sono arrivate nel 2020?67 min read

Reading Time: 50 minutes

Migranti 2020: i numeri in Italia al 30 novembre

Nei primi undici mesi del 2020 sono sbarcate in Italia 32.536 persone, un incremento del 195% rispetto allo stesso periodo 2019, quando arrivarono circa 11 mila persone. A novembre sono arrivate 5.333 persone, un netto aumento rispetto alle 1.200 del novembre 2019 e anche una ripresa di un trend che, dopo il picco di luglio, aveva registrato un calo ad agosto, settembre e ottobre.

Se prendiamo gli ultimi 12 mesi – esercizio più significativo che non paragonare gli anni solari o i singoli mesi – passiamo dagli 11.242 arrivi tra il 1 dicembre 2018 e il 30 novembre 2019 ai 41.039 arrivi del periodo 1 dicembre 2019 – 30 novembre 2020, un aumento del 273%.

Tra i paesi di provenienza negli ultimi 12 mesi sono arrivate persone da Tunisia (12,5 mila persone, 30% del totale) seguite da Bangladesh (4 mila persone, 10%), Costa d’Avorio, Algeria, Pakistan, Egitto, Sudan, Marocco.

Nel 2020 prosegue e accelera l’arrivo di persone dalla Tunisia. In grande crescita anche gli arrivi di persone da Bangladesh, Egitto e Afghanistan, questi ultimi forse da collegare anche alla chiusura della frontiera turco-greca che potrebbe averli portati a tentare la rotta del Mediterraneo centrale.

Quanto al genere e all’età delle persone sbarcate, il 76% delle persone arrivate sulle coste italiane è di sesso maschile, le donne sono il 6%, i minori il 18% – in buona parte minori non accompagnati.

Migranti 2020: i numeri in Europa al 30 novembre

Se consideriamo gli arrivi in tutta l’area del Mediterraneo, nei primi undici mesi del 2020 sono arrivati via Mediterraneo in Europa circa 88 mila migranti, nello stesso periodo del 2019 furono 117 mila.

La Spagna è il paese europeo con il maggior numero di arrivi, 37.303 persone nei primi undici mesi del 2020, contro le 29 mila dello stesso periodo del 2019. Gli arrivi nel paese hanno avuto un’escalation a partire da settembre, con il picco di quasi 10 mila arrivi a novembre, come raccontiamo meglio nell’ultima sezione dell’articolo. La maggior parte degli ingressi avviene nelle isole Canarie e riguarda persone provenienti dal Maghreb (soprattutto Algeria e Marocco) e dell’Africa subsahariana (Mali, Guinea, Costa d’Avorio).

La Grecia registra 15.021 arrivi nel 2020, di cui 9,5 via mare e 5,5 via terra attraverso il delta del fiume Evros tra Turchia e Grecia. Rispetto al 2019, quando arrivarono 67 mila persone, il trend è in netto calo. In particolare, gli arrivi hanno subito una brusca frenata da aprile, dopo che la Turchia ha ripreso a vigilare sulle partenze e ora si sono stabilizzati intorno ai mille al mese. In Grecia arrivano soprattutto afghani (il 36% degli arrivi) e siriani (23%).

Vanno poi considerati anche i 2,3 mila arrivi registrati a Malta e i 1000 registrati a Cipro.

Migranti 2020: questioni aperte

Le questioni aperte rispetto alla gestione dei flussi di migranti sono molte, commentiamo qui le principali.

Le morti in mare e i soccorsi nel Mediterraneo

Il mese di novembre è stato segnato dalla morte di Joseph, sei mesi, durante un’operazione di soccorso della nave umanitaria spagnola Open Arms. Joseph era stato soccorso insieme ad altre 87 persone, tra cui la madre, una donna della Guinea che durante le operazione urlava disperata “I lose my baby, where’s my baby?”

Quella di Joseph non è purtroppo una tragedia isolata. Il 10 novembre sulla stessa rotta altre tredici persone sono annegate al largo della costa libica. Il 12 i corpi di 74 persone sono stati rinvenuti sulla spiaggia di al-Khums, nella Libia occidentale, a seguito del naufragio della barca su cui si trovavano.

Queste tragedie portano ad almeno 575 il conto delle persone morte nel 2020 solo sulla rotta del Mediterraneo centrale.

Le morti in mare sarebbero certamente molte di più se non fosse per l’operato delle navi umanitarie delle Ong. La sola nave Open Arms ha infatti tratto in salvo 255 migranti, trasferiti in Italia. Queste operazioni sono però ostacolate dalle autorità italiane che, con la scusa di presunte irregolarità amministrative, impediscono a molte imbarcazioni di soccorso di riprendere la via del mare, tra queste Sea Watch 4, Alan Kurdi, Louise Michel e Ocean Viking.

La rotta per le isole Canarie

A partire da settembre 2020 è significativamente aumentato il flusso di persone in arrivo in Spagna, dopo oltre un anno di numeri bassi e stabili. Questo aumento è dovuto in gran parte all’esplosione della rotta dalle coste di Marocco, Mauritania e Senegal alle isole Canarie, dove è arrivata oltre la metà delle persone arrivate nel paese nel 2020 (quasi 20 mila su 37 mila, +1000% rispetto al 2019).

Si tratta di una rotta particolarmente pericolosa, con almeno 511 persone morte nel tentativo di attraversarla nel solo 2020. Un numero probabilmente sottostimato, se è vero che Alarm Phone ha stimato in almeno 400 il numero di senegalesi morti sulla rotta nei soli mesi di ottobre e novembre.

Le isole erano totalmente impreparate a gestire la situazione. La struttura temporanea allestita nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria, predisposta per 400 persone, è arrivata ad “ospitare” oltre duemila persone, che sono state sistemate sostanzialmente all’aperto.

Questa situazione ha suscitato un polverone di critiche sulla gestione da parte del governo spagnolo, soprattutto da parte delle amministrazioni locali e delle associazioni, in seguito alle quali il campo è stato smantellato e altre strutture, sempre però sulle isole perché il governo vuole evitare il trasferimento sul continente, sono state individuate a Tenerife, Las Palmas e Fuerteventura.

La risposta del governo spagnolo è anche quella di cercare di bloccare i flussi alla partenza, tramite accordi in particolare con Marocco e Senegal. La ministra degli esteri spagnola Gonzalez Laya è volata a Dakar dove, incontrando il presidente, ha promesso supporto tramite uomini, mezzi e denaro alla polizia senegalese per contrastare le partenze.

Altre rotte: Corno d’Africa e Balcani

I venti di guerra nella regione del Tigray in Etiopia stanno costringendo alla fuga decine di migliaia di persone. Sono già più di 20 mila i profughi causati dai combattimento che si sono rifugiati nel vicino Sudan.

In Sudan vengono accolti in campi gestiti dalle autorità locali con il supporto di UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. La situazione andrà monitorata perché se la crisi dovesse perdurare nel tempo, alcune di queste persone potrebbero provare la migrazione verso altri paesi africani o l’Europa.

Sulla rotta balcanica la situazione rimane movimentata. La Bosnia, che continua a ospitare almeno diecimila migranti in condizioni estreme, ha raggiunto un accordo per il rimpatrio dei migranti pakistani presenti sul territorio bosniaco, che sono la maggior parte di quei diecimila.

La frontiera tra Bosnia e Croazia rimane una delle più pericolose al mondo per i migranti, spesso soggetti a violenze da parte della polizia croata, tanto che la Commissione Europea è addirittura sotto inchiesta per mancato monitoraggio sull’utilizzo dei finanziamenti europei versati al governo croato per il controllo delle frontiere.

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Fabio Colombo

Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it
16 Commenti
  1. Avatar

    Stefano Merlini

    in percentuale meno morti in mare, ma numeri relativi più morti, glielo spieghi a chi muore che le percentuali sono diminuite. Che ipocrisia. Secondo lei meglio 100 morti su 1000 partenti oppure 200 su 5000. La cosa migliore per me è meno morti in termini numerici.

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Buongiorno Stefano, non c'è un meglio o un peggio, entrambi i dati - come su tutti i temi - hanno qualcosa da dire.

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        IB

        Nell'articolo leggo: "Un conteggio certamente sottostimato e che sarebbe molto più alto se non fosse per l’operato delle navi umanitarie delle ong". In base a cosa lo affermate?Le persone di cui parliamo pagano anche 10'000 dollari ( https://bit.ly/3dkPPAH , http://bit.ly/2XBuNKb ) per andare volutamente in Libia. Poi salgono su gommoni che materialmente non possono navigare più di 200km. Quindi, necessariamente, fanno affidamento ai soccorsi in mare. Più persone vengono salvate, più ne accorreranno in Libia per tentarci (come è successo nel 2016 e 2017).Sappiamo bene che tutti i migranti sbarcano con uno smart phone. Lo leggevano già nel rapporto UNHCR del 2017 ( http://bit.ly/2wBJI7n ). "A large majority of refugees and migrants interviewed in Libya had access to a functioning phone at all times" Senza neanche ipotizzare collusione tra ONG e trafficanti, è sufficiente usare vesselfinder per capire se è il momento giusto per entrare in mare con i gommoniIn altri termini, c'è un meccanismo premiante del rischio (pull factor) che va spezzato. Occorre salvare tutti, ma riportarli in campi UNHCR in Libia o, preferibilmente, in Tunisia. Le persone, come successo alle fine del 2017, inizieranno a spostarsi su altre rotte, come mostrano i dati 2018-9-20.Ho già letto le varie ricerche che negano il pull factor, ma le ritengo pretestuose. Basta un argomento: i gommoni usati non possono raggiungere l'Italia. Quindi non c'è alternativa alle navi e se partissero a prescindere dalla presenza di navi, ci sarebbero decine di volte i morti che si contano.Quindi, in ultima analisi, ritengo che le ONG abbiano l'effetto opposto a quello che dite sul numero di morti in mare.

        • Fabio Colombo

          Fabio Colombo

          Buongiorno, che non ci sia alcuna correlazione tra presenza di navi umanitarie e partenze, e che quindi la presenza di navi umanitarie non sia un pull factor è stato ampiamente dimostrato (https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/migrazioni-nel-mediterraneo-tutti-i-numeri-24892)

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            IB

            Grazie per la risposta, ma penso di aver già anticipato la sua risposta (" i gommoni usati non possono raggiungere l'Italia").I migranti usano gommoni cinesi e non caricano carburante sufficiente per arrivare a Lampedusa. Quindi non ci sono dubbi sul fatto che l'uso delle navi di passaggio sia necessario e non opzionale. Questo non è oggetto di discussione.I migranti hanno dimostrato di conoscere le nostre leggi meglio di noi (ad esempio "pèrdono" il passaporto se vengono in Italia, ma non fanno altrettanto se vanno alle Canarie. Quindi, è chiaro che hanno imparato a usare VesselFinder e telefoni satellitari molto prima di Luca Donadel.Facciamo l'ipotesi inversa. I migranti partono a prescindere dalla presenza di qualunque nave in mare, ma sappiamo che non hanno carburante sufficiente a raggiungere Lampedura. Che fine fanno? Dobbiamo credere che si comportino come Lemmings pur avendo gli strumenti per evitarlo? Oppure il dato omesso è che sfruttano navi delle missioni internazionali, navi di passaggio, "navi madri" etc.Quindi l'analisi statistica sta facendo cherry picking, altrimenti l'analisti, vedendo le discrepante, avrebbe cercato di spiegarle. Il bias è chiaro, l'articolo vuole solo smentire l'ipotesi di collusione. Ipotesi che però è indipendente da quella del pull factor. Per questo motivi l'articolo che linka è inattendibile.

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    Stefano Merlini

    Questo è vero, però per me meno morti ci sono e meglio è. Poi ovvio che se si riuscisse ad avere zero persone morte sarebbe un successo. Ma si potrà ottenere, solo garantendo un futuro a tutti nel proprio paese, in modo che nessuno sia costretto a migrare. La realtà però mi sembra che si investa pochissimo per questo, anche da parte di molte associazioni umanitarie e ong.

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      IB

      "La realtà però mi sembra che si investa pochissimo" Non mi sembra che non sia esattamente così.Buccini, Goffredo. "Italiani e no". Un libro che potremmo definire "pro immigrazione". Pagina 215: "L’Unione europea è già da tempo il maggior contributore per l’Africa (con il 45 per cento degli aiuti complessivi), solo nel 2012 le ha fornito 681 milioni di euro, la metà dei quali per assistenza umanitaria {...} la Cina effettua investimenti diretti per circa 40 miliardi di euro, quelli europei sono sei volte tanto, e cioè oltre 220 miliardi di euro. {...} il famoso «Piano Marshall per l’Africa», evocato da qualsiasi politico europeo a corto di idee ma che, numeri alla mano, noi abbiamo già versato varie volte all’Africa. In cinquant’anni sono piovuti sul continente almeno 1500 MILIARDI DI DOLLARI, a fronte dei 13 in quattro anni che gli americani ci destinarono nell’originale Piano Marshall del dopoguerra, equivalenti a un centinaio di miliardi di oggi"Le cause dell'immigrazione non si possono ricondurre alla semplice povertà o alla mancanza di investimenti, a cominciare dal fatto che non emigrano i più poveri (http://bit.ly/2nVTtMJ). Lo dimostra il fatto che ogni anno emigrano più di 100mila italiano.Relativamente ai paesi poveri, si parla di gobba migratoria: http://ftp.iza.org/dp8592.pdf https://bit.ly/2JZCXmp

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    francesco

    Come mai non si riesce ad arrivare ad una politica comune europea? i migranti , dai dati che si leggono, arrivano in spagna, grecia e italia che sono le economie più deboli. Che fa ad esempio la Francia, la Germania, l'Austria e il nord Europa?

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Buongiorno Francesco, grazie della domanda. Quello della politica comune in materia di migrazioni e asilo è un tema aperto da decenni. Purtroppo non si arriva ad un accordo tra gli Stati. Attenzione alla lettura dei dati: in Grecia, Italia e Spagna arrivano i migranti via mare, ma in realtà paesi come Germania, Svezia, Belgio, Austria accolgono molti più immigrati che vengono via terra, ed è anche questo il motivo per cui molti paesi sono restii alla distribuzione dei migranti che arrivano via mare. Vedi più info in questi articoli: https://www.lenius.it/quanti-sono-gli-immigrati-in-italia-e-in-europa/ https://www.lenius.it/quanti-sono-i-rifugiati-in-italia-e-in-europa/

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        IB

        Dissento. C'è un'esplicita, anche non se pubblicizzata, visione comune che è iniziata dal 2001 con la direttiva 51/2001. Cioè la direttiva che impedisce a un bengalese di arrivare in aereo e lo obbliga a prendere l'aereo fino a Istanbul, per poi andare in Libia e, da lì, "farsi salvare in mare".20 anni fa hanno capito che tutte le leggi, trattati e accordi etc europei fondano le radici nelle ceneri della seconda guerra mondiale. Queste sono "troppo garantiste". Succedeva infatti che gli immigrati arrivavano con un visto turistico, ma non si riusciva a rimpatriarli. Quindi l'unico modo è far sì che non arrivino proprio. L'accordo non scritto è di spostare il problema sempre più lontano dal proprio confine.Per questo motivo, la Germania, dopo il "venite tutti", ha imposto all'Europa di pagare Erdogan per bloccare i migranti. L'Italia fa lo stesso con la Libia. La Francia rimpalla a ventimiglia. Giungla di Calais. Dublinati. La Spagna ignora il non-refoulment a Melilla. La Francia ha 5000 militari in Niger a presidiare il crocevia dei migranti. Altre nazioni alzano i muri. Sono tutte azioni con quello stesso fine.Quello che scrive lei riguarda solo lo specifico aspetto della ridistribuzione che però è vista come fumo negli occhi per diversi motivi: Il primo è sicuramente quello che dice. Ad esempio, se guardiamo i dati 2019 e usiamo le regole ipotetiche di Dublino IV ( http://bit.ly/36TZf4G ), l'Italia avrebbe preso migranti invece di darne, ma i veri aspetti cruciali sono l'automatismo che implica la perdita di sovranità dei confini. Poi, ancora più importante, c'è il rischio che paesi come Grecia e Malta potrebbero anche aprire le frontiere contando sul fatto che poi gliene spetterebbero meno rispetto a Francia, Germania, Italia e Spagna. Ciò va visto anche considerando l'inarrestabile crescita demografica africana. Ridistribuire non risolve il problema, si limita a diluirlo, ma in prospettiva potrebbe anche peggiorarlo.

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    Muhammad

    Ciao posso chiedere io sono in italia da 2014 e evevo il permesso di soggiorno richesta asilo e 2018 corte di appello ha diciso di darmi il permesso sussidiaria poi lo fatto convertire il motivo lavoro adesso io posso fare domanda per carta soggiorno il tempo di 5 anni si conta da 2014 o da 2018 quando ho presso il permesso mi conseglia perfavore

    • Davide Fracasso

      Davide Fracasso

      Ciao Muhammad, dunque il conteggio dei 5 anni dovrebbe partire da quando hai un permesso di soggiorno, anche se x richiesta asilo, quindi nel tuo caso dal 2014. Non so dirti con certezza se dovranno anche verificare la residenza, ma non credo.

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    erasmus appiah

    salve vorrei chiedere una domanda, io che lavoro come un dipendente di un azienda petrolifera come benzinaio ⛽️ posso fare la richiesta del flusso decreto 2020 per mio fratello che si trovo in africa oppure spetta a determinate categorie di lavoro, o esclusivamente i datori di lavoro . mi faccia sapere grazie mille

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Buongiorno Erasmus, in generale è il datore di lavoro che può fare richiesta insieme alla persona, non un parente. Però ti consigliamo di chiedere a uno sportello di informazioni come ad esempio CGIL, CISL, ACLI oppure qualche associazione per migranti della tua città di residenza.

  6. Avatar

    Patrizia Zaccarelli

    Quanto di parte l'articolo. Per tua informazione: richiedente asilo e rifugiato e' la stessa cosa, ma visto i dati che tu stesso metti in chiaro, 30% arrivi di 70 % uomoni tunisini, non vedo come questi rientrino in categorie di "rifugiato" o "richiedenti asilo", sono semplicemente clandestini che ogni paese al mondo o farebbe entrare. La rimozione del decreto Salvini e' una vergogna. L'italia e' letterlmente invasa da una massa di uomini immigrati illegali di cui non si sa ninente. ma cosa parlate di richiedenti asilo o aiuti umanitari?!!! sono clandestini che non devono entrare!!!

    • Fabio Colombo

      Fabio Colombo

      Buongiorno Patrizia, l'articolo riporta i dati delle persone in arrivo, non occupandosi delle distinzioni giuridiche che introduci nel tuo commento. Non lo fa perché nel momento in cui le persone sbarcano, è semplicemente impossibile farle. Se la persona avrà diritto o meno all'asilo politico, o comunque a restare legalmente in Italia, lo si stabilisce secondo procedure regolate dal diritto internazionale, non certo nei commenti a un articolo.

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