Sformato di patate

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sformato di patateLo sformato di patate, gattò se vuoi dirlo alla campana o gateau se preparato dai cugini d’oltralpe, è un piatto realizzato con patate schiacciate amalgamate con uova, formaggio e prosciutto, poi messo tutto in forno a cuocere fino a creare una crosticina dorata in superficie.

Il gattò originale, pare essere stato preparato nel 1768 per il banchetto di nozze della regina Maria Carolina, figlia di Maria Teresa Lorena d’Asburgo, moglie di Ferdinando I Borbone, che introdusse nella Napoli del tempo quel gusto francese che ha contagiato anche il nome di alcune pietanze tradizionali partenopee e non solo, come il ragù e le crocchè.

Tornando alla ricetta del gattò di patate non è difficile veganizzarlo se ne hai la necessit: basta sostituire il formaggio vaccino con un formaggio vegetale, oggi facilmente reperibile nei supermercati. Il prosciutto, invece, lo puoi sostituire con seitan, del tempeh o del tofu affumicato. Ti sconsiglio quello naturale perché più leggero.

Le patate essendo ricche di amidi tendono a rimanere abbastanza compatte ma aggiungendo un po’ di amido o di fecola e pari quantità di farina di ceci funge da buon legante. Proprio a causa, o grazie (dipende dai punti di vista) dell’elevata quantità di amidi (carboidrati complessi) non possiamo considerare le patate una verdura, ma ortaggi a tubero come lo sono le patate dolci o i topinambur, ad esempio.

Dunque, nella nostra dieta quotidiana conviene considerare le patate alla pari della pasta o del pane, prestando attenzione a non eccedere perché possono alzare i livelli di glicemia nel sangue.

Doveva essere un gattò, invece è uno sformato vegano

Eravamo partiti dall’idea di fare un gattò di patate, vero? Ecco, in realtà mentre cuocevo le patate e pensavo alla preparazione, ho cambiato idea e ho preparato uno sformato di patate ripieno di radicchio e formaggio (vegetale). Se non ti piace il radicchio puoi ovviamente utilizzare la verdura di stagione che preferisci: broccoli, cavolfiori, spinaci, scarole, carciofi, peperoni. Ho optato per il radicchio perché è verdura autunnale e invernale che ben si addice a questa preparazione con il suo gusto leggermente amaro che contrasta la tendenza dolce delle patate e del formaggio vegano.

Sformato di patate

  • 8 patate
  • ½ radicchio di Verona (quello lungo)
  • 1 pezzo di cipolla rossa
  • 100g di formaggio vegetale, possibilmente che si scioglie
  • Sale qb
  • Noce moscata in abbondanza
  • Pane grattugiato qb
  • Olio extravergine d’oliva qb
  • Per legare il composto:
  • 1 cucchiaio scarso di fecola di patate
  • 1 cucchiaio scarso di farina di ceci
  • 2 cucchiai di acqua

Sbuccia le patate, tagliale a pezzi e cuocile a vapore. Quando sono ancora calde schiacciale e lasciale raffreddare. Aggiungi sale e noce moscata grattata al momento.

In un tegame fai appassire la cipolla tritata con un filo d’olio, io aggiungo sempre un cucchiaio di acqua per non appesantire il soffritto. Intanto avrai tagliato finemente il radicchio, lavalo e aggiungilo alle cipolle. Salalo quanto basta e metti il coperchio cuocendolo a fuoco dolce fino a parlo appassire.

Prepara il legante per le patate: mischia la fecola, la farina di ceci e l’acqua fino ad ottenere un pastella, aggiungila alle patate ormai fredde e mischia bene.

Ungi uno stampo da plumcake (cm. 25 x 12) e passagli un po’ di pan grattato anche senza glutine. Stendi sul fondo e sui lati dello stampo il composto di patate che risulterà malleabile.

Al centro disponi il radicchio e il formaggio vegetale a fette. Chiudi lo sformato con le patate avanzate.

Spolvera di pan grattato, sale e un filo d’olio extravergine di oliva o burro (se non sei vegan). Metti a cuocere in forno ventilato a 180°C per una mezz’ora, gli ultimi minuti metti il grill fino a doratura.

Lascia intiepidire e poi è pronto per essere gustato.

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Amo la cucina e l’arte, l’architettura e la natura al punto da confonderle. Per me la cucina è il luogo migliore per amare chi ho vicino ed è sempre occasione di sperimentarmi, imparare, sognare e talvolta rilassarmi. La mia cucina è vegana e quando mi ricordo la condivido su “Io porto l’hummus“.

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