Come sta cambiando il matrimonio in Italia e in Europa

di
quando ci si sposa in italia e in europa
@Katsu Nojiri

Il matrimonio è un istituto giuridico che, stando all’etimologia del termine, indica l’unione di un uomo e una donna a fini civili e/o religiosi che assumono reciprocamente diritti e doveri. Dal punto di vista etimologico, l’enfasi è posta sui fini procreativi dell’unione e sul compito di madre più che su quello di moglie (matris = madre, monium = dovere, compito).

Insomma, i tradizionalisti possono attingere soddisfatti al banchetto dell’etimologia. Parliamo però di un termine originato nel contesto del diritto romano, che istituzionalizzava una situazione sociale che relegava la donna al ruolo appunto di madre, per affidare all’uomo il compito del padre (patrimonium), quello cioè di provvedere al sostentamento della famiglia.

Sono passati circa duemila anni. Da allora il matrimonio ha mutato continuamente forma, importanza, modalità, effetti riflettendo i cambiamenti sociali e gli interessi dei diversi poteri politici e religiosi.

Le più recenti battaglie si combattono attorno al sesso dei contraenti il matrimonio, che ormai in 25 paesi del mondo (più un’altra decina se consideriamo anche le unioni civili) non devono essere necessariamente un uomo e una donna, e sui diritti da riconoscere alle coppie che scelgono di costituire una famiglia pur non contraendo matrimonio.

Una cosa è certa: il matrimonio è in crisi. Lo sentiamo ripetere da anni. Ma è davvero così? Quanti sono i matrimoni in Italia e in Europa? Stanno davvero diminuendo? È vero che nascono sempre più figli fuori dal matrimonio? E che i matrimoni durano poco?

Siamo certi che vorrete scoprirlo leggendo parola per parola tutto l’articolo, ma per i più pigri tra voi ecco in anteprima gli highlights:

  • In tutta Europa si celebrano sempre meno matrimoni, e l’Italia è uno dei paesi dove se ne celebrano di meno (!)
  • Tiene botta in Italia il rito religioso, che riguarda il 50% dei matrimoni, molto più che in altri paesi europei.
  • Aumentano ovunque i secondi matrimoni (e terzi, e quarti…).
  • Ovunque in Europa ci si sposa sempre più tardi, 32 anni per le donne e 35 per gli uomini in Italia.
  • Sempre più bambini nascono fuori dal matrimonio: in Italia erano il 2% nel 1970, ora sono il 28%, in molti paesi europei sono più del 50%.
  • I divorzi sono in netto aumento in Italia, anche se in molti altri paesi europei sono di più.

Quanti sono i matrimoni in Italia e in Europa

matrimoni in italia

L’anno con più matrimoni celebrati in Italia è il 1963, con 420 mila matrimoni. Nel 2017 i matrimoni in Italia sono 191 mila, molto meno della metà. Un altro dato: negli anni sessanta (1960-69) si celebrarono 4 milioni di matrimoni; negli anni settanta 3,7 milioni; negli anni ottanta 3 milioni; negli anni novanta 2,9 milioni; negli anni duemila 2,5 milioni.

Di primo acchito quindi sì, ci sono molti meno matrimoni in Italia. Anche l’inversione di tendenza che si era registrata tra il 2014 (189 mila matrimoni) e il 2016 (203 mila) sembra essersi arrestata.

Per un confronto con gli altri paesi europei dobbiamo fare ricorso a un altro indicatore: il tasso di nuzialità (crude marriage rate, nel linguaggio internazionale), che è il rapporto tra numero di matrimoni contratti durante l’anno e la popolazione del paese, e si esprime per mille abitanti.

Per l’Italia quindi 191 mila matrimoni in rapporto a circa 60 milioni di abitanti risulta in un tasso di nuzialità di 3,2 matrimoni ogni mille abitanti. Il grafico riporta un confronto tra alcuni paesi europei.

matrimoni in italia

Fatta eccezione per la Slovenia che si trova a 3,1, l’Italia è dunque lo stato con il più basso tasso di nuzialità d’Europa. Siamo abituati a stare in fondo alle classifiche, ma questo dato forse sorprende un po’, se ci immaginiamo il matrimonio come un’istituzione conservatrice di matrice religiosa.

In alto alla classifica troviamo, oltre ad alcuni paesi dell’est Europa su cui spicca la Romania, anche alcuni paesi del centro-nord Europa – Danimarca, Svezia, Austria, Germania – che leghiamo nel nostro immaginario a società più progressiste e secolarizzate dalla nostra.

La questione infatti è che il matrimonio non è un’istituzione religiosa.

Quanti sono i matrimoni religiosi in Italia e in Europa

Se andiamo a scomporre ulteriormente il quadro, notiamo infatti che in Italia il 50% dei matrimoni si svolge con rito religioso. Una percentuale in grande calo negli ultimi anni, pensate che solo dieci anni fa era al 65%, e che pure risulta nettamente più alta di altri paesi europei.

matrimoni in italia

Nel Regno Unito i matrimoni religiosi sono il 26%, in Francia il 24%, in Spagna e Germania addirittura il 22%.

In Italia quindi ci si sposa poco, ma ci si sposa religioso. Le differenze regionali però sono molto ampie. In alcune regioni del centro-nord – Valle d’Aosta, Liguria, Provincia di Bolzano, Emilia Romagna, Toscana – i matrimoni religiosi sono meno del 35%, mentre in tutte le regioni del sud la percentuale supera il 70%.

Primi e secondi matrimoni in Italia e in Europa

Un indicatore di cambiamento sociale è anche il numero di secondi matrimoni, conseguenza della crescita di divorzi e separazioni che analizzeremo in seguito. I dati Eurostat riportano in realtà il dato opposto, ossia la percentuale di primi matrimoni rispetto al totale dei matrimoni celebrati in un anno.

La percentuale di primi matrimoni è in generale più alta (tra l’80 e il 90%), sia per i maschi che per le femmine, nei paesi mediterranei e dell’est Europa, mentre si ferma al 70-75% in molti paesi del centro-nord Europa.

È una percentuale in diminuzione ovunque. Pensate ad esempio che in Italia nel 1990 il 95% degli sposi maschi era al primo matrimonio contro l’86% del 2017, e percentuali molto simili si riscontrano anche per le femmine.

Quando ci si sposa in Italia e in Europa

Altro indicatore determinante per cogliere il cambiamento dell’istituto del matrimonio in Italia e in Europa è l’età media a cui ci si sposa.

quando ci si sposa in europa

Secondo i dati Eurostat i paesi dove ci si sposa più tardi sono Austria (34,5 anni), Svezia (33,8) Spagna (33,2), Lussemburgo (32,1), Danimarca (32,4), Italia (32). L’Italia è quindi tra i paesi dove ci si sposa più tardi in Europa. I paesi dove ci si sposa prima sono quelli dell’Est Europa: Polonia e Bulgaria (27,3), Romania (27,5), Lituania (27,8), Croazia (28,2). Questi dati fanno riferimento alla popolazione femminile. Per ottenere i valori dei maschi dovete aggiungere in media due-tre anni.

Il cambiamento nel tempo anche di questo indicatore è evidente. I primi dati messi a disposizione da Eurostat rispetto all’età media del primo matrimonio per le donne e gli uomini europei fanno riferimento al 1990. Prendiamo quindi come riferimento il periodo 1990-2017 e analizziamo il fenomeno in termini storici. In Italia, ad esempio, la situazione è questa.

quando ci si sposa in italia

Nell’arco di 27 anni l’età media delle donne al primo matrimonio è aumentata di 6,3 anni e quella degli uomini di 6,1. Un cambiamento notevole, figlio dei cambiamenti sociali ed economici che hanno mutato i percorsi di transizione all’età adulta dei giovani, con percorsi formativi più lunghi e ingressi molto precari e graduali nel mondo del lavoro, ma anche con scelte che sono ora molto più accettate socialmente, come quella di non sposarsi oppure di dedicare più tempo anche ad esperienze di piacere e crescita personale.

Un cambiamento che attraversa trasversalmente tutti i paesi europei, anche se in misura diversa. Considerando l’età media delle spose al primo matrimonio, questa aumenta tra il 1990 e il 2017 di 9,3 anni in Austria, di oltre 7 anni in Spagna, Repubblica Ceca, Ungheria; più contenuto l’incremento in Danimarca (+4,7 anni) e Olanda, Romania e Finlandia, tutte intorno ai +5 anni.

Possiamo quindi affermare che è vero, ci si sposa sempre più tardi. E i figli? Il matrimonio è (ancora) vissuto come un passo preliminare alla procreazione?

Figli dentro e fuori dal matrimonio in Italia e in Europa

Come abbiamo visto all’inizio, l’etimologia della parola matrimonio mette l’accento sui fini procreativi dell’unione, e d’altra parte sia nel rito religioso che in quello civile il riferimento alla prole è evidente.

Tuttavia, anche qui, un conto è la carta e un conto sono i comportamenti sociali. Comportamenti che, anzitutto, va detto, vanno nella direzione di una diminuzione dei figli, per una serie di cause sociali ed economiche tra cui, e per fortuna, una accresciuta libertà di scelta di persone e coppie.

Ciò premesso, consideriamo l’indicatore del numero di figli che nascono fuori dal matrimonio come un indicatore del cambiamento di quest’ultimo e della società. Si tratta di un dato che è in netta crescita ovunque, mostrando come matrimonio e procreazione non siano più necessariamente conseguenti.

matrimonio in italia

In Italia il 28% delle nascite è avvenuta fuori dal matrimonio nel 2016. Nel 1970 questo dato era al 2%. Un mutamento straordinario, che pure ci lascia ancora agli ultimi posti fra i paesi europei dietro a Grecia – dove solo il 9,4% delle nascite avviene tuttora fuori dal matrimonio – Cipro (19%) e Polonia (25%).

matrimonio in italia

In otto paesi UE su 28 nascono più bambini da coppie non sposate che da coppie sposate, e in 19 paesi la percentuale è superiore al 30%. Questo dato ci dovrebbe interrogare sulla distanza che a volte esiste tra immaginario e realtà, tra ordinamenti giuridici e comportamenti sociali.

Il paese europeo con il più alto tasso di nascite fuori dal matrimonio è la Francia, dove sei bambini su dieci nascono da coppie non sposate, seguita da Bulgaria e Slovenia (59%), Svezia (55%), Danimarca (54%), Portogallo (53%).

Il dato che accomuna tutti i paesi è che la percentuale di bambini che nascono fuori dal matrimonio è in crescita ovunque, a ritmi quasi sempre elevatissimi. L’unico paese dove la percentuale si è stabilizzata negli ultimi 15 anni è la Svezia, dove il fenomeno aveva già raggiunto punte superiori al 50% negli anni novanta (quando l’Italia, per dire, era al 6%).

Questi dati derivano ovviamente dal fatto che ci si sposa di meno preferendo forme di convivenza non regolate, ma anche dal fatto che il matrimonio sta diventando sempre più una scelta legata alle dinamiche di coppia più che una tappa propedeutica alla procreazione. In un numero crescente di casi anzi il matrimonio diventa una tappa successiva, maturata anche anni dopo la nascita di uno o più figli.

Quanto dura il matrimonio in Italia?

Un altro indicatore formidabile per verificare i cambiamenti accaduti all’istituto del matrimonio è quello della durata dello stesso. Una questione che solo pochi decenni fa sarebbe apparsa quasi retorica: il matrimonio non ha durata!

In effetti, se pensiamo che in Italia la possibilità di divorziare è stata introdotta solo nel 1970 dovendo anche superare lo scoglio di un referendum abrogativo nel 1974, capiamo che l’idea di matrimonio era quella di un contratto senza scadenza, idea che solo recentemente ha iniziato a modificarsi.

L’ultimo dato disponibile fa riferimento al 2015 e parla di una durata media del matrimonio in Italia al momento della separazione di 17 anni. La durata media del matrimonio in Italia è in lieve ma costante crescita: dai 13 anni dei primi anni duemila, ai 14 del periodo 2005-2007, ai 15 anni del periodo 2008-2011, ai 16 del periodo 2012-2014 fino ai 17 del 2015.

La maggior parte delle separazioni – il 23,5% – avviene dopo il 25esimo anno di matrimonio, il 12% delle separazioni avviene entro i primi cinque anni di matrimonio, il resto delle separazioni è ripartito equamente tra le diverse fasce di durata. Ci si separa, in media, a 48 anni per gli uomini e a 45 anni per le donne.

Quanti sono i divorzi in Italia e in Europa?

L’ultimo indicatore che consideriamo è naturalmente il numero di divorzi che, visto il quadro dipinto finora, supponiamo essere in crescita un po’ ovunque. È così? Ni.

Nel 2016 il numero di divorzi in Italia è stato di 99 mila. Furono 18 mila nel 1971, primo anno in cui si poteva divorziare. La cifra si è poi stabilizzata intorno alle 10-15 mila unità all’anno per i successivi 15 anni. Il vero boom è iniziato a metà degli anni ottanta, con una crescita di divorzi proseguita inesorabilmente fino ad oggi.

In pratica, per ogni 100 matrimoni ci sono 48,7 divorzi. Erano 2,9 ogni 100 nel 1975, 20 ogni 100 solo nel 2007. È dunque indubbiamente così in Italia, dove i divorzi sono in crescita anche molto significativa.

Per un confronto con gli altri paesi europei dobbiamo fare ricorso a un altro indicatore: se per i matrimoni avevamo utilizzato il tasso di nuzialità, dobbiamo usare qui quello che possiamo chiamare tasso di divorzialità, ossia il rapporto tra numero di divorzi avvenuti durante l’anno e popolazione del paese, che si esprime per mille abitanti.

Per l’Italia quindi 99 mila divorzi in rapporto a circa 60 milioni di abitanti risulta in un tasso di 1,6 divorzi ogni mille abitanti (contro 3,2 matrimoni), uno tra i più bassi in Europa, davanti solo a Bulgaria, Romania, Slovenia, Grecia e Malta.

I paesi del centro-nord Europa presentano i dati più alti, dati che in ogni caso sono in crescita ovunque, almeno fino al 2010. Da lì in poi in alcuni paesi – come Belgio, Germania, Repubblica Ceca, Grecia, Spagna, Francia, Austria, Ungheria, Portogallo, Slovacchia, Regno Unito e Svezia – il dato è stabile o in leggera flessione e sarà da verificare se si tratta di un assestamento dopo anni di crescita, di un’inversione di tendenza temporanea oppure più solida.

E le unioni civili?

Chiudiamo questa lunga carrellata dedicata ai cambiamenti del matrimonio in Italia e in Europa accennando ai primi dati disponibili sulle unioni civili in Italia.

Le unioni civili sono state introdotte nel 2016 dalla cosiddetta legge Cirinnà. Nel periodo compreso tra luglio 2016 e il 31 dicembre 2017 sono state costituite in totale 6.712 unioni civili, di cui il 70% tra uomini (4,7 mila unioni) e il 30%, circa duemila, tra donne.

In conclusione: il matrimonio è cambiato

Cosa dedurre da tutti questi dati? Una cosa sicuramente: l’istituto del matrimonio è molto cambiato.

In generale, ci si sposa sempre meno, sempre meno con il rito religioso, e sempre più tardi. Ma il passaggio cruciale mi pare un altro.

In termini molto generali, e almeno in Italia, dal dopoguerra in poi il matrimonio era considerato un passaggio quasi obbligato e propedeutico al fare figli. Dagli anni ottanta le cose hanno iniziato a cambiare: molte coppie non si sposano, altre si sposano ma non hanno figli, altre hanno figli e poi si sposano, altre si separano, con molta più accettazione sociale di prima.

Salta in sostanza il passaggio lineare matrimonio – procreazione e si aprono traiettorie di vita molto più diversificate, come succede peraltro in molti altri aspetti della vita, come lo studio e il lavoro. Qualcuno la chiamerebbe postmodernità.

Questo mutamento, che è un mutamento profondo delle relazioni sociali, investe molti contesti occidentali, anche se non tutti allo stesso modo. Nei paesi del nord Europa, ad esempio, il matrimonio è sempre stato qualcosa di diverso, legato più alle scelte individuali che ad un passaggio socialmente regolato preliminare all’avere figli.

Questa narrazione è inevitabilmente grossolana e merita di essere letta nelle sue sfumature e nelle sue eccezioni, che abbiamo visto non essere poche. Mette in evidenza però come lo stesso istituto, nel tempo e nello spazio, possa assumere significati molto diversi tra loro ed è la bellezza, quasi magica, di quell’insieme di relazioni, norme e comportamenti che chiamiamo società.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

3 Comments

  1. mahhhh…..matrimonio non c’è fretta o non interessa? Statistiche, numeri, saranno certamente importanti, credo che lo siano più per un’impresa, per le classifiche – spero nella Juve, sopratutto in Champion’s -, meno per il modo di definire la vita e tutto quanto contribuisce a portare avanti in nostro essere uomo , donna, comunità ampia di persone o comunità famigliare o gruppo……
    Credo sia più importante capire se per voi giovani è ancora necessaria l’unione matrimoniale, e quali siano, oltre ai classici problemi economici e di lavoro, le cause che vi hanno allontanati in buona parte dal matrimonio. Confesso che credo profondamente nel matrimonio sia religioso che civile, ognuno ha poi le proprie idee se l’unione o il matrimonio svolgono ruoli diversi e determinanti nell’ accogliere una nuova vita e nell’educazione alla vita. Quanto sia importante star vicino ai propri anziani (famiglia allargata o gruppo informale?) che vivono così a lungo e che spesso più che di cure hanno necessità di sentirsi amati ed attivi, risorse importanti nei confronti dei nipoti. E’ importante conoscere i numeri, ma i numeri devono parlare di persone e non di statistiche e classifiche.

  2. Sono d’accordissimo. Questo è il grande limite dei dati, che dietro ai dati ci sono storie e nessun dato, anche il più preciso, riuscirà mai a contenere una storia.
    Quello che stiamo cercando di fare su Le Niùs è alternare dati e storie, anzi raccontare storie senza dimenticarci che comunque anche una lettura statistica può aiutarci a descrivere lo scenario in cui ci muoviamo e i cambiamenti che stanno avvenendo.
    Spetta a noi, poi, interrogarci sui dati e chiederci quali vicende, scelte, motivazioni ci sono dentro i numeri. Naturalmente possiamo farlo, anzi, mi sa che lo faremo.

  3. Direi che ci troviamo ‘numericamente’ d’accordo……oltretutto per anni ho seguito per la regione Marche il dossier statistico Caritas sull’immigrazione….nel 2005, mi sembra, ho deciso di fare in regione una piccola pubblicazione statistica che si intitolava:
    I NUMERI PARLANO DI PERSONE

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