Il triste destino di un’Europa ostaggio di Erdogan

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Europa ostaggio della Turchia sulla questione migranti: un triste destino
@ibtimes

6 miliardi alla Turchia. Come facilmente prevedibile il vertice fra Europa e Turchia di venerdì scorso si è concluso con una vittoria su tutta la linea di Davutoglu con 6 miliardi di finanziamento in tre anni concessi alla sua Turchia, visti più semplici per i suoi cittadini e il via libera ai negoziati per il suo ingresso in Europa.

Numeri ridicolo di un accordo inadeguato. In cambio il Governo di Ankara si è reso disponibile a ricevere i migranti rimpatriati dalla Grecia e a fare da hub per le richieste di asilo dei Siriani. La logica sarà quella dell’uno per uno, ovvero di un asilo concesso per ogni rimpatriato, fino al raggiungimento della quota di 72.000 richieste annue fissate dalla UE. Se consideriamo che i migranti giunti in Europa dalla Siria lungo la via dei Balcani sono stati circa un milione nell’ultimo anno ci rendiamo facilmente conto di quanto potrà essere difficile (e ingiusto e doloroso) far rispettare questi numeri.

La nuova rotta Albania-Italia. La conseguenza più probabile dell’accordo, considerando che difficilmente i Siriani decideranno di tornare a casa, sempre che una casa ancora ce l’abbiano, o che smettano di migrare rimanendo a fare da bersaglio alle forze in conflitto nella regione, è che semplicemente il flusso cambi direzione. Da una parte non è affatto detto che la smettano di attraversare illegalmente l’Egeo, magari spostandosi poi in Albania anziché in Macedonia e da qui sulle coste pugliesi ripercorrendo la rotta che fu della Vlora (Valona) e dei migranti albanesi negli anni Novanta.

Estate lampedusana.
È inoltre più che probabile che la migrazione si sposti di nuovo sulla rotta che passa dalla Libia e da qui, attraverso il canale di Sicilia, a Lampedusa e che si prepari quindi, fra Adriatico e Mediterraneo, un’altra estate drammatica per il nostro Paese. Il tutto mentre una giovane Italiana, Giovanna Lanzavecchia, viene arrestata ed espulsa per propaganda filo curda proprio nella Turchia di Erdogan.

Guardando alla vergogna di Calais e Idomeni, alla chiusura delle frontiere, al rifiuto delle quote è sempre più difficile credere in una Europa unita, perfino la tragedia di Tarragona sembra volerci dire che davvero nulla si può salvare del sogno di Ventotene.

10 marzo

Tre più tre, palla al centro.

Si conclude con un nulla di fatto il match fra Europa e Turchia sulla questione profughi. La partita viene rinviata al 17-18 marzo quando ci si incontrerà di nuovo per tentare di raggiungere un accordo. Intanto però è Ahmet Davutoglu, il premier turco ad aver segnato tre importanti gol fuori casa.

Il primo è quello di aver raddoppiato la cifra sul piatto per fare della Turchia l’argine alla marea umana che si riversa in Europa lungo la via dei Balcani. Secondo Davutoglu i tre miliardi previsti dall’Europa sono solo la metà di quelli che effettivamente servirebbero alla Turchia per diventare il punto di smistamento dei profughi (non solo) siriani, capace di accogliere i rimpatriati dalla Grecia e di sbrigare su suolo turco le pratiche necessarie garantire lo scambio uno a uno fra i respinti e i beneficiari del diritto d’asilo, dando così, nelle intenzioni europee, un duro colpo al traffico di migranti nel Mediterraneo.

Il secondo obiettivo centrato è quello di sminuire il commissariamento del giornale di opposizione Zaman e l’arresto dei giornalisti ostili allo strapotere di Erdogan, costringendo i big europei a scendere a più miti consigli rispetto alle dichiarazioni della vigilia per non far saltare un accordo che sa di ultima spiaggia rispetto al tentativo di gestire la questione migranti.

In ultimo Davutoglu è riuscito a rimettere sul piatto la storica questione dell’adesione della Turchia all’Europa, nonostante le gravi violazioni democratiche del governo di Ankara, ottenendo un’apertura importante sulla liberalizzazione dei visti verso l’Europa per i cittadini turchi.

Alla partita di ritorno del 17 marzo, insomma, la Turchia si presenta, nonostante il pareggio, con una posizione di vantaggio. Dalla sua gioca, come da duemila anni a questa parte, la posizione strategica a cavallo tra Oriente e Occidente. Avamposto contro l’avanzata russa, la Turchia può essere un argine all’avanzata dell’Isis e al fiume di profughi verso l’Europa ma anche, come velatamente minacciato e dimostrato dal governo di Ankara, una porta aperta ad entrambi i fenomeni.

L’Europa si trova così costretta a stare al tavolo delle trattative con Erdogan, ignorando le violazioni dei diritti umani, le stragi di stato, gli omicidi eccellenti, la persecuzione anti curda, le mire imperialistiche sulla Siria turco-manna. Davvero un triste destino per quell’Unione che voleva illuminare col faro della democrazia l’intero Mediterraneo.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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