L’Europa solidale e democratica non esiste

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L'Europa solidale e democratica non esiste
@nbcnews

Ci siamo svegliati dal sogno: l’Europa solidale e democratica non esiste. Se la crisi della Grecia era sembrata un brutto incubo, quello che sta accadendo ai confini della Macedonia e a Calais decreta che è tornata – se mai fosse andata via – la cara vecchia Europa: cara perché il prezzo delle nostre sicurezze lo pagano gli altri, i disperati, i rifugiati, i profughi. Vecchia perché ricurva su se stessa, senza la capacità e il coraggio di guardare avanti ma neanche la dignità di voltarsi indietro, e sentire sulle proprie spalle il peso di decenni di politiche miopi e sbagliate, quando non criminali. Guerre, saccheggi, colpi di stato, bombardamenti. Un continente, il nostro, che si guarda l’ombelico e non alza lo sguardo.

Stiamo permettendo a stati come Macedonia e Ungheria di costruire dei muri senza neanche sanzionarli economicamente, verseremo 3 miliardi di euro al sultano turco Erdogan perché ci tenga lontane quelle masse di bambini, donne e uomini che scappano da povertà e guerre. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. La benpensante Europa, quella che dispensa democrazia a parole, poi è sgomberi, arresti e manganelli sugli ultimi della terra.

Quegli ultimi su cui sfoghiamo le nostre paure e le nostre vigliaccherie, quegli stessi, iracheni e siriani, che ieri hanno sfondato un tratto della barriera al confine tra Grecia e Macedonia. Urlando

Aprite il confine!

con quello che trovavano per terra, sassi e poco altro, hanno sfidato la polizia macedone che ha risposto con i gas lacrimogeni. O come gli ultimi nell’inferno di Calais, the jungle la chiamano, forse per l’assenza completa di protezione: lì chi non ce la fa soccombe. Sotto un treno, dentro un camion o prima di uscire dalla giungla.  Lo sgombero a Calais è stato interrotto ieri a causa degli scontri tra attivisti, polizia e migranti, oggi è ripreso con ruspe e manganelli. Due fronti, quello franco-inglese  e quello greco-macedone, a simboleggiare un’Europa Fortezza, la Fortress Europe.

@japantimes.co
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Sarebbe bello e consolatorio poter scrivere che il popolo europeo, se ce n’è uno, si ribella alle decisioni dei suoi governanti, ed in parte è vero. C’è una fetta di società civile -fantastica- che da mesi volontariamente si offre per accogliere e sfamare coloro che fuggono dall’inferno. Ci sono organizzazioni che hanno iniziato a lavorare ai primi corridoi umanitari. Come è altrettanto vero il contrario: politici che sembravano intoccabili come Angela Merkel pagheranno in voti e popolarità scelte come quella di aprire le frontiere ai siriani. Il Fronte Nazionale in Francia è il primo partito, in pochi anni la Lega Nord in Italia ha triplicato i suoi voti, Polonia e Ungheria hanno eletto governanti xenofobi. C’era una volta il sogno di un’Europa solidale e unita, oggi rimangono solo macerie: Schengen tra un mese potrebbe non esistere più, i cittadini europei sono impauriti.

La prima risposta su Schengen ce l’avremo il 7 marzo a Bruxelles, dopo l’incontro tra Unione Europea e Turchia sull’emergenza immigrazione. Soldi in cambio di frontiere chiuse, questo l’accordo “per salvare” l’Europa. O affossarla definitivamente. Come ha dichiarato in un’intervista a Vita.it la sociologa ed economista statunitense Saskia Sassen,

È solo una risposta regressiva. La storia non sarà tenera 
con i politici del vecchio continente

Mercoledì 2 marzo parleremo insieme al Comitato Inquilini Solari 40 della Western Balkan Route, la rotta dei migranti dalla Grecia a Milano: operatori e volontari racconteranno le storie e i volti di chi si è messo in movimento per raggiungere l’Europa. Vi aspettiamo alle 20. 45 a Milano in via Solari 40 all’Ex Panetteria.

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Si occupa della community di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone. Formatore nelle scuole. Di mestiere editor e SEO. Da sempre ha un debole per i troiani e una forte antipatia per gli achei (semicit.). davide@lenius.it

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