La guerra francese in Libia

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la guerra francese in Libia: dalla caduta di Gheddafi all'avanzata dell'Isis, la Libia nel caos del dopo-rivoluzione
@the blaze

Dalla caduta di Gheddafi all’avanzata dell’Isis, la Libia nel caos del dopo-rivoluzione

Le “primavere arabe” del 2011 avevano portato agli occhi del mondo un’immagine di speranza e di rinnovamento; ma capita nelle rivoluzioni che non sia sempre facile ricreare un nuovo governo che possa gestire al meglio la “nuova” società auspicata dai ribelli.

I disordini in tutto il nord Africa si sono susseguiti in grande misura, e la Libia, dopo la caduta di Gheddafi, non ha fatto eccezione. Nel gennaio del 2012, subito dopo la liberazione, hanno avuto inizio violenti scontri tra gli ex-ribelli, a causa della piega presa dal governo di transizione, costituito dal “NTC” (National Transitional Council), principale partito di opposizione al tempo di Gheddafi.

Nell’agosto dello stesso anno, il NTC cedeva la leadership al General National Congress, eletto durante il mese precedente. Ma al termine del mandato, davanti al rifiuto del GNC di sciogliersi, i disordini aumentano al punto di sfociare in una vera e propria guerra civile: il primo ministro eletto dal congresso, Ahmed Maiteg, viene accusato di contatti con i gruppi estremisti islamici da Khalifa Haftar. Quest’ultimo, enigmatico ex-generale libico dell’Esercito Nazionale catturato in battaglia dagli USA e poi rimasto per quasi 20 anni in Virginia, era passato dall’essere considerato uno dei principali combattenti al fianco di Gheddafi, all’essere poi collegato da numerose fonti (da lui smentite) alla CIA in una possibile cooperazione nel tentativo di uccidere il colonnello stesso. Haftar torna in Libia nel 2011 e diventa uno dei maggiori antagonisti dei movimenti islamici estremisti.

Dopo le dimissioni di Maiteg, viene eletto un nuovo parlamento, e nuovi scontri nascono tra i sostenitori del GNC e quelli del nuovo governo. In un paese sempre più diviso e frammentato all’estremo, le milizie islamiche di matrice estremista trovano un terreno fertile, e nel giro di pochi anni arrivano nel 2014 ad avere il controllo della maggior parte di Benghasi, strategico porto libico.

I gruppi estremisti più presenti in Libia sono i militanti affiliati ad Ansar al-Sharia, ovvero i Sostenitori della Legge Islamica: nati e sviluppatisi dopo la rivoluzione del 2011, hanno come obiettivo quello di instaurare la legge della Sharia, e di rimuovere ogni possibile influenza occidentale dal paese. Gli appartenenti ad Ansar al-Sharia avevano già agito nel settembre del 2012 con un pesante attacco terroristico al consolato USA, culminato nell’uccisione dell’Ambasciatore J. Christopher Steven e di altri tre cittadini americani, mentre nell’ottobre del 2014 hanno preso possesso del porto di Darnah, città situata sulla costa libica orientale. La gravità della situazione raggiunta nel 2014 è stata tale da causare la chiusura delle ambasciate e l’evacuazione di stranieri e operatori delle Nazioni Unite nel paese.

Poi c’è lo Stato Islamico, sempre più presente in Libia, dalla presa di Sirte in poi. L’avanzata dell’Isis nello stato libico, continuata per tutto il 2015, rappresenta sicuramente una fonte di enorme preoccupazione per l’Europa; ma la rappresentante diplomatica dell’UE, Federica Mogherini, ha però affermato che, prima di un intervento armato in contrapposizione alle forze terroristiche, è necessario aspettare la formazione di un nuovo e stabile governo in Libia, e la formale richiesta di aiuto fatta all’UE.

Dalla caduta di Gheddafi all'avanzata dell'Isis, la Libia nel caos del dopo-rivoluzione
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Al via senza passare da Bruxelles: la guerra francese in Libia

Dalle pagine di Le Monde sembra però che la Francia abbia deciso di non rispettare questo passaggio; corpi speciali e forze di intelligence francesi sarebbero infatti operativi nel territorio nordafricano per combattere l’esercito islamico con la collaborazione di Gran Bretagna e Stati Uniti.

Le informazioni arrivano sia da fonti di informazioni francesi che da risorse della sicurezza libica: si ritiene che la Francia stia conducendo da alcuni mesi diverse operazioni volte ad indebolire la crescita dei militanti. Secondo il presidente Hollande, Parigi si è definita in guerra contro gli estremisti islamici in seguito alla rivendicazione degli attentati avvenuti nella capitale a novembre 2015. Ma queste operazioni militari, non essendoci una dichiarata presenza della Francia all’interno del suolo libico, sembrano essere autorizzate solo in via “non ufficiale” e compiute in gran parte dalle forze speciali operative del DGSE, i servizi segreti francesi.

Oltre agli attacchi e ad un ampliamento delle basi, dalle fonti di sicurezza libica si ritiene che numerose risorse militari francesi sarebbero arrivate per combattere proprio al fianco di Khalifa Haftar, il generale rinnegato da Gheddafi ed ora autoproclamatosi come leader nella lotta alle milizie.

Del resto, la stabilità governativa auspicata dall’Unione Europea è decisamente di là da venire. Al momento non solo sono presenti ben due parlamenti, a Tripoli ed a Tobruk, e nessuno dei due ha riconosciuto l’autorità di un nuovo governo imposto dall’Unione Europea; ma stanno prendendo piede, tra le miriadi di movimenti politici, sociali e religiosi, diversi fronti che auspicano come unica soluzione possibile un ritorno alla monarchia. Essi hanno nei propri sostenitori principali gli appartenenti al Return to Consitutional Legitimacy Movement; ma come riporta Abdulrauf Kara, combattente che si è guadagnato un’importante ruolo strategico a Tripoli, se il movimento ha raggiunto questa grandezza è perché ha inevitabilmente riscosso successo non solo ai piani alti, ma probabilmente possiede un crescendo di consensi all’interno della popolazione libica, ormai disperata ed allo stremo per la guerra, i disordini e l’incapacità dei politici attuali di governare.

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23 anni, ho studiato Scienze Linguistiche a Milano. Eternamente indecisa. Ho vissuto un mese a Valencia e forse ne passerò un altro in Inghilterra; dopo aver partecipato come volontaria in un'associazione culturale ed in un festival di fotografia, ho iniziato a scrivere, l'unica passione sulla quale non ho mai cambiato idea.

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