Elezioni Europee 2014: perché questa volta è diverso4 min read

23 Maggio 2014 Europa Politica -

Elezioni Europee 2014: perché questa volta è diverso4 min read

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Elezioni Europee 2014: perché questa volta è diverso Martin Schulz, Jean-Claude Juncker, Guy Verhofstadt, Alexis Tsipras, Ska Keller. Questi sono i nomi. La battaglia per l’Europa è iniziata, Regno Unito e Olanda hanno votato ieri. Altri Paesi, come il Belgio, votano oggi, l’Italia vota domenica 25.

Alcuni partiti nazionali cercano di distrarre dal vero senso della contesa, che è pienamente europeo, cercando di convincere gli elettori a votare contro o a favore dei governi nazionali attualmente in carica. Bene, se votate così, non avete capito nulla. Si tratta di elezioni europee. Questa volta, inoltre, non si eleggono solo i componenti dell’assemblea parlamentare di Bruxelles/Strasburgo, ma anche – forse – il premier d’Europa, il presidente della Commissione. I partiti europei cercano di imporre ai Governi degli Stati membri un nome per la presidenza dell’esecutivo UE, mediante il voto popolare. Ci riusciranno?

La posta in gioco è enorme. Ma per comprenderlo, c’è una considerazione fondamentale che dobbiamo avere in mente quando andremo a votare in Italia il 25 maggio. L’Europa non è un sistema incasinato, difficile e lontano. Balle. È facile o difficile esattamente quanto qualunque sistema costituzionale nazionale. Ci spacchiamo la testa per il senato italiano con modello tedesco, francese, spagnolo e non abbiamo un minuto per capire come funziona il sistema europeo, che conta molto di più?

L’Europa non è politica estera, è politica interna, come e più di quella puramente nazionale. Se abitiamo a Milano, consideriamo politica estera ciò che viene deciso nel Parlamento a Roma? No. Lo stesso, ancora di più, vale per Bruxelles. Che dista da Milano quanto Potenza. Tutto il resto è accessorio, consequenziale, in qualche modo secondario.

La Commissione europea è l’organo che rappresenta l’interesse dell’Europea intera, non dei singoli Stati. A questi è contrapposto, tanto da essere “il guardiano dei Trattati”, li deve far rispettare da parte degli Stati che li hanno firmati. Il Presidente è nominato dai Governi nazionali, in pratica, scelgono Merkel, Hollande, Renzi (a meno che i 5 candidati nominati sopra non riescano nell’impresa di autoimporsi). Cosa fa questo organo? Propone le normative europee. Ecco perché è l’esecutivo, il governo UE. La sua proposta di legge (Direttiva o Regolamento), passa all’organo legislativo europeo, che è doppio, composto da due istituzioni: Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea.

Elezioni Europee 2014: perché questa volta è diverso

Queste due istituzioni, sono il Co-legislatore, cioè adottano insieme le leggi europee proposte dalla Commissione. Le studiano, propongono emendamenti, poi infine si accordano su un testo comune e le votano. Sono esattamente come due camere di un sistema bicamerale perfetto, come Camera e Senato in Italia. Si accordano sul testo del governo – cioè della Commissione – e il testo diventa legge. Fino a qui piuttosto chiaro, no?

Benissimo. Veniamo al punto vitale, che fa ballare l’edificio. Chi diavolo dice alla Commissione su cosa fare le proposte legislative, come, quando, su quali temi, con che indirizzo politico? Risposta: i governi degli Stati membri, le capitali europee, Merkel, Hollande, Renzi. E perché? Perché la Commissione non ha un suo proprio interno indirizzo politico, lo deve ricevere da fuori. In pratica, l’organo europeo per eccellenza deve ricevere impulso dai governi nazionali, che non sono europei ma, appunto, nazionali.

Quindi, che significa “ce lo chiede l’Europa”? Nulla. L’Europa è guidata dai nostri Governi, qualunque cosa essa ci chieda, ce lo chiedono i nostri governi. Oggi il vero potere è nelle mani dei 28 leader nazionali. Il Consiglio Europeo decide, la Commissione esegue e “Bruxelles” è diventata il capo espiatorio per imporre decisioni nate dal costante negoziato a porte chiuse tra i leader nazionali, eletti democraticamente nei 28 paesi Ue ma portatori di un mandato nazionale e non europeo.

Ed ecco dove sta la svolta storica di queste elezioni. È il tentativo, da parte della politica, in base al voto diretto dei cittadini, di cambiare tutto ciò. Di impossessarsi del timone della Commissione. Di dare ad essa un mandato europeo forte, nato dai cittadini, non succube dei governi degli Stati membri.

Ecco perchè questa volta è diverso. Qui non si tratta di un partito o dell’altro. C’è un significato che si leggerà – forse – nei libri di storia, infinitamente superiore. Lo scontro è fra l’Europa degli Stati, che la fanno a brandelli e la svuotano di ogni potere e significato, fino a farla odiare dai cittadini meno informati, e l’Europa di tutti, che scavalca le piccolezze nazionali e balza a un livello superiore.

Chi decide questa sfida titanica? Le elezioni di domenica 25 maggio. Scegliere il proprio candidato nazionale significa avere in mente quello che abbiamo descritto, e sapere a chi va il tuo voto fra uno di cinque candidati europei. Nella storia non è mai successo che 500 milioni di persone, di Stati diversi, avessero un’occasione del genere. Non è forse questa l’occasione storica per “mandare a casa” la vecchia politica?

Immagini| Indipendent| Economist

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Moules Frites

Milano, Dublino, Londra e Bruxelles. Specializzato in diritto bancario, dei mercati finanziari e dell'Unione europea, collaboro con le facoltà di Economia e Diritto di alcune università europee.
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