Parlamento europeo, come funziona e perché non possiamo disinteressarcene

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Come funziona il Parlamento Europeo: numero di componenti, stati presenti, come viene eletto

Parlamento Europeo: cos’è, come funziona e quali sono i gruppi politici

Come è composto il Parlamento europeo? I seggi sono in totale 766 (attualmente). Ogni Paese ha diritto a un numero di seggi prefissato secondo un calcolo di proporzionalità con gli abitanti del relativo Paese. Lo Stato membro più popoloso dell’Unione, la Germania, esprime 99 deputati, la Francia 74, Italia e Regno Unito rispettivamente 73, e da qui fino a Estonia, Cipro, Lussemburgo e Malta che contano sei deputati ciascuno. I parlamentari si organizzano secondo gruppi, proprio come nelle assemblee legislative nazionali.

Nell’attuale Parlamento europeo, i gruppi politici sono i seguenti: PPE (partito popolare europeo), S&D (alleanza dei progressisti e democratici), ALDE (alleanza dei democratici e liberali), Verdi/ALE (Verdi/Alleanza libera Europa), CRE (conservatori riformisti europei), ELD (Europa della democrazia e libertà), GUE/NGL (gruppo confederale della sinistra unitaria europea/sinistra verde nordica), Europa della Libertà e della Democrazia Diretta EFDD (con l’UKIP di Farage e Movimento 5 Stelle), Europa delle Nazioni e della Libertà ENF (estrema destra, con Lega Nord e Marine Le Pen) , N-I (non iscritti). Nell’attuale composizione, il PPE (centro e centro destra, per capirci) ha la maggioranza dei seggi, seguito da S&D (sinistra e centro sinistra).

Quest’ultimo gruppo comprende nella sua componente principale il PSE (partito socialista europeo) di Schulz e Renzi. Ogni partito nazionale concorre a formare, con i propri candidati, un gruppo europeo. I grandi partiti nazionali, ormai sono profondamente connessi a livello europeo e già prima delle elezioni stanno dentro il proprio raggruppamento europeo. I nuovi arrivati e gli outsider che non fanno parte di grandi famiglie politiche europee possono decidere a che gruppo appartenere, se accettati, una volta eletti.

Per il suo funzionamento, il Parlamento è suddiviso in 20 Commissioni parlamentari, competenti a discutere le proposte di Direttiva o Regolamento provenienti dalla Commissione in ragione della materia. C’è una commissione per affari di giustizia, una per quelli agricoli, una per quelli energetici, una per quelli economici e monetari, e via dicendo. Le commissioni operano presso il Parlamento di Bruxelles e conducono il lavoro tecnico sul singolo testo normativo, portando avanti il negoziato con il Consiglio per trovare una posizione comune. Terminato il lavoro in commissione, il testo di Direttiva o Regolamento viene votato dall’intero Parlamento europeo in sessione Plenaria, che si tiene una volta al mese nella – ormai anacronistica e inutile, se non per gli albergatori della cittadina alsaziana – sede di Strasburgo. Il Parlamento ha un mandato di 5 anni, durante il quale – per prassi – si alternano due presidenti, uno per fazione politica.

Parlamento europeo e l’elezione del premier d’Europa

Ma perché, allora, i grandi partiti europei esprimono i propri capofila come candidati alla Presidenza della Commissione? La ragione è che, come successo con Juncker, il Presidente della Commissione europea è scelto fra le fila del partito che vince le elezioni europee. Il Presidente della Commissione, dopo il Trattato di Lisbona, ricopre sempre più la funzione di premier dell’Europa; pertanto i grandi partiti europei candidano a questo ufficio il loro più prestigioso esponente. Questi andrà – se il partito vince – alla Commissione (anche qui, quindi, ruolo politico e tutt’altro che da tecnocrate), i suoi colleghi eletti andranno invece al Parlamento europeo.

Ecco la prassi di come viene nominata, non eletta, la Commissione europea. Il Presidente viene formalmente designato dal Consiglio europeo, che deve tenere conto del risultato delle elezioni del Parlamento. Il Presidente, come detto, appartiene al partito europeo che ha vinto le elezioni, e se finora sono stati pochi i casi in cui i vari partiti europei hanno indicato durante la campagna elettorale chi era il loro candidato per la presidenza della Commissione, oggi le cose stanno cambiando, con il crescere di importanza della dimensione europea della politica. La designazione fatta dal Consiglio, infatti, è ormai quasi una formalità paragonabile alle consultazioni del Presidente della Repubblica italiana nella scelta del premier: i candidati si sanno prima. La designazione viene sottoposta al voto del Parlamento europeo, che elegge o respinge il presidente della Commissione. Anche in questo caso, atto ormai formale.

Dopo essere stato eletto, il Presidente assegna i portafogli ai commissari indicati dagli Stati membri e successivamente l’intera Commissione si sottopone al voto di approvazione del Parlamento e del Consiglio europeo. La Commissione europea e il suo Presidente, come il Parlamento, restano in carica cinque anni.

Come sempre accade, la realtà precede l’adeguamento delle regole, delle norme, delle procedure. La dimensione europea è ormai dimensione imprescindibile e fondamentale nella vita di tutti i cittadini degli Stati membri. Pertanto, seppur non esista ancora sulla carta un Unione politica in Europa, i partiti europei ormai esistono e pesano, esprimono da subito i candidati alla conduzione dell’esecutivo (la Commissione europea), e forse non è lontano il giorno in cui i cittadini europei potranno direttamente votare i partiti europei e candidati anche di altri stati membri, senza dover necessariamente eleggere al Parlamento europeo candidati del proprio paese. Ma, se ci pensiamo, già oggi, votando i propri candidati nazionali al Parlamento europeo, si contribuisce a esprimere il Presidente della Commissione, cioè il primo ministro d’Europa. Non male per quella che qualcuno chiama ancora Europa dei burocrati.

parlamento europeo: come funziona
@freshwater2006

7 marzo 2014

Qualche giorno fa, a Roma, si è tenuto il congresso del Partito Socialista Europeo, durante il quale – dopo l’intervento del neo premier italiano Matteo Renzi – è stato nominato il candidato di punta per la Presidenza della prossima Commissione europea, Martin Schulz. Ma perché un partito europeo indica una candidato per la Commissione e non, invece, per il Parlamento?

Parlamento europeo: le elezioni 2014

Tra il 22 e il 25 maggio 2014 tutti i cittadini aventi diritto di voto negli stati membri dell’Unione europea saranno chiamati a eleggere i propri rappresentanti per il Parlamento di Bruxelles/Strasburgo. Il Parlamento europeo è l’unica Istituzione dell’Unione che rappresenta i cittadini, essendone diretta espressione. Dopo le modifiche che il Trattato di Lisbona ha apportato all’assetto istituzionale dell’UE, alle competenze dell’Unione e alle prerogative delle sue istituzioni, il Parlamento ha molto guadagnato in poteri e influenza.

In precedenza, rappresentava l’istituzione meno rilevante, con facoltà di esprimere solo pareri di carattere consultivo e risoluzioni politiche non vincolanti. Era la perfetta rappresentazione di ciò che si indicava come “deficit democratico” dell’UE: l’unico organo di rappresentanza dei cittadini non aveva voce in capitolo nel processo che conduce alla formazione e alla adozione delle leggi europee (Direttive e Regolamenti).

Oggi, invece, le cose stanno molto diversamente. Dal 2009 (entrata in vigore del Trattato di Lisbona), il Parlamento è organo fondamentale. È, infatti, co-Legislatore, insieme al Consiglio dell’Unione (organo che rappresenta i Governi degli Stati membri). Questo significa che, secondo la procedura ordinaria di adozione degli atti legislativi, nessuna Direttiva o Regolamento proposti dalla Commissione possono essere adottati se Consiglio e Parlamento non si accordano su un testo comune. C’è dunque parità fra i due organi. In pratica, è come se Consiglio e Parlamento fossero due Camere di un sistema costituzionale a bicameralismo perfetto: se non si accordano, la legge non si approva. Inoltre, il Parlamento europeo approva il bilancio dell’Unione. Per questo, infatti, si dice che ha competenze legislative e di bilancio, parimenti al Consiglio dell’UE.

Questi elementi bastano per far comprendere quanto sia importante l’elezione degli eurodeputati, molto più che in passato. Gli eletti contribuiscono in modo determinante alla scrittura delle regole e al presidio dei diritti per la vita di 500 milioni di cittadini. E considerata la grande preponderanza delle norme europee su quelle nazionali e il peso politico che Bruxelles riveste, sottovalutarlo è anacronismo ignorante e irresponsabile. Soprattutto da parte di coloro che ritengono l’Unione un groviglio di organi formati da non eletti.

parlamento europeo schulz renzi
@Palazzochigi

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Milano, Dublino, Londra e Bruxelles. Specializzato in diritto bancario, dei mercati finanziari e dell'Unione europea, collaboro con le facoltà di Economia e Diritto di alcune università europee.

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