Partito Popolare Europeo: Juncker e il programma per le europee

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partito popolare europeo
@European People’s Party

“L’Unione europea è la soluzione della crisi, non la causa”, così recita la premessa del manifesto elettorale del Partito Popolare Europeo, adottato nel congresso di Dublino del 6 marzo 2014, che ha nominato come candidato alla Presidenza della Commissione europea il lussemburghese Commissione Jean-Claude Juncker (sostenuto dalla Cdu di Angela Merkel). L’obiettivo indicato già nelle prime righe è di dare vita a un’Europa in grado di creare crescita e posti di lavoro.

Il PPE è il partito che ha dominato la legislatura europea che si appresta alla conclusione, sia nei numeri di maggioranza al Parlamento di Bruxelles/Strasburgo, sia nell’espressione dei più importanti esponenti della Commissione: il Presidente Barroso, il Commissario al mercato interno Michel Barnier, quello all’economia Olli Rehn e quello all’impresa Antonio Tajani. La tornata elettorale del 25 maggio vede favorito – stando ai sondaggi – il PSE di Schulz, che con coraggio ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo e si è proposto come candidato a Presidente della Commissione (cosa non prevista dai Trattati).

Il PPE, a quel punto, non ha potuto che imitarne lo spunto. Anche in casa dei “moderati europei”, infatti, il congresso si è svolto nelle forme di una vera scelta di un candidato capofila, come se si trattasse di primarie di partito europee (seppur interne alle forze che compongono il PPE e non aperte a consultazione popolare). Lo scontro finale è stato fra Michel Barnier, Commissario al Mercato interno (autore dell’impressionante riforma del mercato unico dei servizi finanziari, tra cui l’Unione Bancaria) e l’ex numero uno dell’Eurogruppo (il raggruppamento dei ministri delle finanze dei Paesi che adottano l’Euro), Jean-Claude Juncker. Quest’ultimo, grazie al supporto decisivo del partito della Merkel, l’ha spuntata.

Partito Popolare Europeo: il manifesto per elezioni europee

Il manifesto affronta i temi principali della politica europea. Fra i primi, la moneta unica, che deve essere affidabile (un punto alla Germania) e in grado di far concorrere l’Ue sul piano internazionale (un punto ai Paesi del sud Europa).

Tema interessante, soprattutto in chiave tedesca. Si vuole un euro forte o un euro un po’ più debole per favorire l’export? Entrambe le cose, si direbbe. Si passa poi ai mercati finanziari, che secondo il partito popolare andrebbero regolati attraverso un quadro normativo migliore. Anche qui, sembra trattarsi di frasi puramente elettorali. È proprio il PPE ad avere guidato un piano di riforma dei mercati finanziari lungo e difficile che solo ora volge al termine. Per i passaggi seguenti, vediamo i punti chiave in dettaglio.

1) “Il Ppe ritiene che l’euro sia una moneta affidabile, che assicura stabilità politica, e che ci rende più competitivi a livello internazionale”. Il PPE rivendica le scelte sostenute nel periodo 2010-2012. Quelle, cioè, che avrebbero “impedito all’Europa di finire nel baratro“. Le politiche di consolidamento di bilancio, dunque, avrebbero gettato le basi per la crescita e per la creazione di posti di lavoro. I popolari propongono anche una riforma dei mercati finanziari. Insomma, nessun dietro front sul rigore dei bilanci statali, ma ancor più rigore sulle speculazioni dei mercati finanziari.

2) “Il Ppe sostiene un’Unione Europea che affronta i grandi temi, lasciando i problemi di piccola portata alla responsabilità dei singoli paesi”. I popolari mirano a conciliare valori di grande respiro, che necessariamente devono essere curati a livello europeo, con elementi di localismo, che non stritolino gli Stati ma lascino loro autonomia, evitando centralismi. Anche in questo caso (come per il PSE), si strizza l’occhio a chi chiede “meno Europa” (senza sapere di che parla), facendo finta di invocare novità, quando è tutto già così, stampato a caratteri cubitali nei Trattati istitutivi della UE. Insomma, molte chiacchiere.

partito popolare europeo PPE
@Lisbon Council

3) “La pietra angolare della politica Ppe è l’economia sociale di mercato”. Dichiarazione stentorea e veritiera. Coniugare la libera iniziativa dei privati e l’interesse di tutti i cittadini è il principio fondamentale che guida la politica del centro-destra europeo. Le misure di welfare non devono fare da blocco ad una sana competizione sul mercato. Bisogna vedere, però, se la bilancia fra queste due anime è in equilibrio, perché nell’ultima legislatura le spinte neo-liberiste sembravano soffocare la voce “sociale”.

4) “Il Ppe vuole creare condizioni che favoriscano le piccole e medie imprese, le imprese familiari, le start-up e gli imprenditori”. I popolari auspicano riforme strutturali che attirino investimenti privati, mentre bocciano l’approccio dei socialisti al problema occupazionale, perché frutto di una visione che promuove “una spesa irresponsabile“.

5) “Il Ppe implementerà la politica di sicurezza e di difesa dell’Europa e rafforzerà la sua capacità di agire nel mondo”. Il Ppe ribadisce l’importanza dell’allargamento dell’Unione e della libera circolazione. Tema interessante, nel programma si evidenzia l’importanza di una politica di difesa comune europea.

6) “Gli Stati membri della Ue devono cooperare strettamente sulla gestione delle frontiere”. Il controllo delle frontiere europee, attraverso la cooperazione fra Stati membri (anche con paesi fuori dalla Ue), garantirà maggiore sicurezza per i cittadini e permetterà di evitare tragedie umanitarie. Non sembra sciogliersi il nodo fondamentale: l’immigrazione è un tema europeo o dei singoli Stati? La soluzione della “cooperazione” fra Stati la dice lunga sull’approccio.

7) “La Ue deve mantenere e sviluppare un forte partenariato transatlantico”. Partner privilegiato della Ue devono essere gli Usa. Con questi è necessario sviluppare accordi commerciali – libero mercato transatlantico, di cui all’accordo di libero scambio UE/USA oggi in fase di negoziato – e una cooperazione efficace per sconfiggere le minacce globali.

8) “Il Ppe vuole costruire un mercato energetico della Ue e investire nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio”. I Popolari si impegnano a favorire investimenti nelle energie rinnovabili, preservando la base industriale europea. L’approccio è interessante e ambizioso, e non sembra differire da quello dei Socialisti. Ma come sempre, il diavolo sta nei dettagli. Si vedrà.

9) “Noi crediamo che la privacy sia un diritto fondamentale, un inalienabile diritto umano”. Punto particolarmente interessante. Per il PPE, le norme che rafforzano la protezione dei dati sono imprescindibili. Queste dichiarazioni hanno una eco che parte dal caso Snowden e NSA scoppiato negli USA, che tanto ha fatto inviperire la Merkel. E infatti, è il suo PPE che si scaglia così violentemente contro le pratiche anti privacy, a ogni livello. A giustificazione di questo scatto, i popolari ritengono che regole sicure, oltre a essere un diritto, aumentano la fiducia dei consumatori online e, questo, aiuterà a formare anche la creazione di un mercato unico dei servizi digitali, fondamentale per la creazione di nuovi posti di lavoro. Vedremo, il rischio che siano dichiarazioni vane è alto, ma il tema è indubbiamente sensibile e meritevole di giusta considerazione.

partito popolare europeo-forza italia
@European People’s Party

Il Partito Popolare Europeo e la mancanza di una visione

Una considerazione finale. Il PPE è storicamente forza cardine della politica europea. Ha sempre espresso figure di alto livello istituzionale, europeisti veri che sapevano guidare la politica europea senza chiusura a chi la pensava diversamente. L’Europa ne ha tratto sicuro giovamento.

Questa volta, però, il PPE è in difficoltà. L’Europa che ha guidato negli ultimi 5 anni ha fatto cose buone – in particolare le riforme del settore bancario di Michel Barnier – ma ha anche fatto disamorare molti cittadini. Inoltre, il PSE sembra avere qualcosa in più, ha un sogno europeo pulsante. Forse i popolari avrebbero fatto meglio a scegliere come candidato capofila proprio il francese Barnier, popolare ma non di destra, concreto ma anche di ideali. Una bella alternativa a Schulz, di ampio respiro, pienamente europeista proprio come il tedesco. Juncker, invece, è espressione di vecchia Europa, di Merkel, di burocrazia e pochi ideali.

Non si tratta tanto di un apodittico giudizio di chi scrive, il tema è altro e alto: il PPE, che vinca o che perda, ha il compito importantissimo di arginare i gravi rischi delle derive populiste di destra che sembrano farsi largo in Europa. Per questo è necessario augurarsi , anche in caso di vittoria del PSE, che i popolari mantengano fede alla missione di serietà e baluardo dell’europeismo che hanno saputo interpretare in passato.

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