Partito Socialista Europeo: Schulz e il programma per le elezioni europee

di
partito socialista europeo-PES-martin schulz-elezioni europee 2014
@party of European Socialist

Per le prossime elezioni europee 2014, il Partito Socialista Europeo, PSE o PES (a cui aderisce, in Italia, il PD), ha il proprio candidato di punta, Martin Schulz, Presidente uscente del Parlamento europeo.

Si tratta di mossa coraggiosa e ambiziosa: per la prima volta nella storia si propone un candidato eminentemente politico alla guida della Commissione, tramite le urne. I Trattati, infatti, non dispongono l’elezione diretta del Presidente dell’esecutivo europeo, ma solo della nomina dello stesso da parte dei Governi degli Stati membri – riuniti in Consiglio – che del risultato delle elezioni devono solo “tenere conto”.

Il Manifesto del PSE per le Elezioni Europee 2014 è un elenco di 10 punti che vede il lavoro al cuore della proposta politica. In vista dell’appuntamento elettorale, può essere utile procedere a un rapido esame del programma del partito che, stando ai sondaggi, ha la più alta probabilità di avere la maggioranza dei seggi del Parlamento di Bruxelles/Strasburgo e, forse, di esprimere anche il Presidente della Commissione europea (fatto comunque non scontato, ma soggetto comunque a decisione del Consiglio, come abbiamo visto).

Partito Socialista Europeo: il programma in 10 punti

1) ”La lotta contro la disoccupazione deve essere la priorità numero uno”. Il PSE dichiara guerra senza quartiere alla disoccupazione, promettendo aumenti di stanziamenti di bilancio per i giovani under 30. In linea più generale, un aumento dell’occupazione seguirà – nelle intenzioni del partito – un non meglio precisato nuovo piano industriale per l’Europa, con focus sullo sviluppo delle piccole e medie imprese. Appare anche un riferimento all’introduzione di un salario minimo nei paesi Ue.

2) “Per creare posti di lavoro e far ripartire l’economia, attribuiremo un’importanza prioritaria all’innovazione, alla ricerca, alla formazione e alla politica di reindustrializzazione intelligente”. Il PSE crede che l’austerità applicata massicciamente nell’Eurozona non sia stata una grande idea. Ritiene quindi necessario valorizzare l’autonomia degli Stati nazionali, per consentire capacità di manovra sulla spesa per il sostegno all’economia. Questa menzione di non meglio definite autonomie nazionali sul bilancio appare contraddittoria.

3) ”Dobbiamo agire attivamente per porre in essere un quadro di riferimento che
consenta al settore finanziario di lavorare per l’economia reale”. Viene proposta una nuova regolamentazione del settore finanziario e delle banche. Non si capisce se si debba tenere conto dell’opera mastodontica di riforme su banche e finanza occorsa negli ultimi anni, o se invece anche le nuovissime regole, ancora da implementare in alcuni casi, saranno stravolte. Rassicurante sembra almeno essere l’intento di realizzare – nel senso di finalizzare – l’Unione Bancaria (che realizzata lo è già).

partito socialista europeo- schulz-renzi
@Palazzo Chigi

4) ”Ci batteremo per un’Europa che non lasci indietro nessuno”. Il PSE intende riqualificare il ruolo dell’Unione Europea come fonte di spunto per gli Stati membri, al fine di realizzare una redistribuzione equa ed efficace di ricchezza e opportunità. Per centrare questo obiettivo, individua nel programma i settori cruciali dell’istruzione, dell’assistenza all’infanzia, della cultura, della mobilità degli studenti.

5) ”Il principio di uguaglianza deve essere al centro del concetto stesso di cittadinanza europea”. L’enunciazione è piuttosto forte e soddisfacente. Più in dettaglio, si ribadisce l’importanza dei diritti delle donne: fine della disparità salariali e pensionistiche fra generi. Poi, tutela della libertà di scelta delle donne in materia di procreazione e sessualità. Bandita ogni discriminazione: razzismo, sessismo, omofobia.

6) ”Ci batteremo per un’Europa che rispetti i diritti e gli obblighi di ciascuno, che non sia fondata sul pregiudizio, sull’odio e sulla divisione”. Una nuova menzione del principio di uguaglianza e di lotta alle discriminazioni. In questo caso il riferimento è anche alla libertà di circolazione – perno essenziale dei diritti tutelati dall’Unione europea, ultimamente messo a repentaglio da alcune iniziative nazionali – e a politiche sulla migrazione che permettano di evitare tragedie umane. L’unico approccio possibile è individuato in un meccanismo che coinvolga tutti gli Stati dell’Unione, comprensivo di un impegno di assistenza ai paesi di partenza dei migranti.

7) ”I cittadini europei meritano di vivere una vita sicura, sana e felice. Qualità del cibo, prodotti sicuri e diritto alla protezione dei dati personali dovrebbero essere garantiti”. Si tratta dei temi della difesa dei diritti dei consumatori e della tutela della privacy, tuttavia già oggetto di copiosa legislazione a livello UE.

8) ”La Ue deve essere una unione democratica di uguaglianza e di partecipazione. Bruxelles deve lavorare per i cittadini europei, e non il contrario, e il PES si impegna a rispettare e responsabilizzare i governi locali e nazionali”
Si ribadisce il concetto per cui le decisioni devono essere prese al livello più adeguato, secondo i principi di proporzionalità e sussidiarietà, sia esso regionale, nazionale o comunitario, nell’interesse dei cittadini europei. Anche in questo caso, almeno in superficie, non molte novità rispetto a quanto già previsto dai Trattati.

9) ”La Ue deve mantenere la leadership mondiale nella lotta contro il cambiamento climatico”. Il PSE promuove l’impiego di tecnologie ecocompatibili e l’introduzione dello strumento dei Project Bonds, titoli utili a finanziare gli investimenti a favore dell’economia verde, dell’energia rinnovabile e della tecnologia.

10) ”L’Unione europea è chiamata a svolgere il ruolo di alfiere dei principi fondamentali di democrazia, pace e rispetto per i diritti umani”. Il riferimento conclusivo è al ruolo dell’Europa sulla scena internazionale. Si ribadisce che l’Europa dovrebbe agire da attore globale, al fine di promuovere pace, democrazia e giustizia sociale. Rimane tuttavia il nodo delle competenze dell’Unione in politica estera, troppo blande.

partito socialista europeo-martin schulz
@european parliament

Partito Socialista Europeo: perché Martin Schulz è una scelta rischiosa

Aldilà dei contenuti del manifesto, per lo più condivisibili ma anche generalmente scontati (altro è il programma, testo dettagliato che consta di numerose pagine e affronta in profondità le tematiche) è opportuno sottolineare che per i socialisti, socialdemocratici, laburisti e progressisti europei questa tornata elettorale rappresenta un evento storico. Ma lo rappresenta anche per i loro antagonisti e tutti i cittadini europei. Da un lato si mira a rispondere alla dominante ideologia di stampo neoliberista e, dall’altro, a contrastare la pericolosa deriva razzista e xenofoba dei populismi. Ottenere entrambi i risultati, è ambizione coraggiosa.

È necessario avere ben chiaro che la coraggiosa nomina di Schulz a capofila e candidato alla Presidenza della Commissione – coraggiosa perché nomina eminentemente politica in un sistema che non prevede un’unione politica – è per questa ragione al tempo stesso anche molto rischiosa.

Immaginiamo che il PSE vinca le elezioni e ottenga una maggioranza assoluta in Parlamento. Il Trattato di Lisbona dispone, molto genericamente, che nel proporre al Parlamento un nome per la presidenza della Commissione, il Consiglio (cioè i governi degli Stati Membri UE) deve “tener conto” del risultato delle elezioni. In pratica, nessuno garantisce il posto a Schulz, anche in caso di vittoria.

A questo proposito, alcuni giorni fa Angela Merkel ha detto chiaramente che intende dare un’interpretazione conservatrice di quella norma, mantenendo quindi l’ultima parola in capo al Consiglio, che considererà il risultato elettorale come solo uno dei fattori che informeranno la sua scelta. Nel caso di una divergenza tra Consiglio e Parlamento europeo sul nome del nuovo Presidente di Commissione, quindi, le chances di Schulz dipenderebbero dalla capacità del PSE di tenere il punto sulla sua candidatura. La cosa non è scontata. Così come tutti gli altri gruppi dell’Europarlamento, infatti, il PSE è formato da partiti nazionali, alcuni dei quali potrebbero voltare le spalle e allinearsi coi propri governi (che votano nel Consiglio). Si tratterebbe tuttavia di una disfatta che recherebbe un grande danno alla credibilità del Parlamento e più in generale alla legittimità democratica dell’UE. Presentando una candidatura audace per sostenere l’idea di un’Europa più politica, insomma, si finirebbe per ottenere lo scopo contrario.

La scelta di Schulz, quindi, è per il PSE e per l’Europarlamento intero un’enorme scommessa: una di quelle dove il rischio e il guadagno sono tanto grandi da poter cambiare il corso delle cose. È un bene per tutti in Europa che il PSE abbia preso questa strada, che stia forzando la mano proponendo una unione politica di fatto, anche senza averla nei Trattati. Ed è perfino inutile sottolineare quanto sia importante che a fare una tale scelta rivoluzionaria sia un candidato tedesco. Ma ora, chi ha iniziato l’avventura di presentare il primo vero candidato politico alla guida dell’Unione europea in tutta la sua storia, dovrà sostenere questo progetto quando in molti tenteranno di smontarlo.

Segnala un errore

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

come è cambiato il voto degli italiani

Come è cambiato il voto degli italiani negli ultimi dieci anni

Negli ultimi dieci anni il voto degli italiani ha abbandonato i partiti tradizionali per riversarsi sul Movimento 5 Stelle. Quali sono le dimensioni del fenomeno? Quanti voti hanno perso centrodestra e centrosinistra? Quanto è cresciuto il partito dell'astensionismo? Un po' di numeri per orientarsi.
giochi referendum costituzionale

I giochi del referendum costituzionale

Il referendum costituzionale (e la sua campagna di comunicazione) raccontato attraverso alcuni classici giochi in scatola, da Othello a Civilization.
Torna su