Sondaggi elezioni Germania 2017 | Si vota

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Sondaggi elezioni Germania 2017
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Le elezioni tedesche, così come in passato quelle francesi o il referendum sulla Brexit, sono un appuntamento che ci riguarda da vicino, dato il peso della Germania nell’Unione Europea. È quindi un bene cercare di capire che atmosfera tira a Berlino e dintorni nella settimana che porta a nuove elezioni.

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Si vota domenica 24 settembre.
2. Vincerà la CDU di Angela Merkel. Per la Cancelliera sarà il quarto mandato.
3. Non tutto però è già scritto: resta da vedere infatti se la Merkel potrà governare con il suo partito o avrà bisogno di alleanze coi liberali o coi verdi. Non è esclusa una nuova versione della “Grande Coalizione” con l’SPD di Schulz.
4. L’effetto Schulz è durato poco: quasi impossibile la rimonta dei socialisti, come resta altamente improbabile un possibile governo più a sinistra a tre tra SPD, Linke e Verdi.
5. Entreranno in Parlamento gli estremisti di destra di Alternative für Deutschland, che nonostante le divisioni dovrebbe ottenere oltre il 10%, soffiando sul fuoco della paura dei migranti e della sicurezza.

Gli ultimi sondaggi prima del voto in Germania

Secondo gli ultimi sondaggi diffusi dall’agenzia Zdf, la formazione Cdu-Csu guidata da Angela Merkel si conferma prima col 36% delle preferenze. L’Spd di Martin Schulz rimane al secondo posto ben distanti a quota 23%. I liberali e gli estremisti di destra di Afd si confermano entrambi al 10%. Fanalino di coda rimangono la sinistra Linke al 9% e i Verdi all’8%. Rispetto alle passate rilevazione, il Cdu-Csu ha perso due punti ma mantiene saldamente il vantaggio sui socialdemocratici che hanno, invece, recuperato un solo punto percentuale. Anche i sondaggi sulla popolarità dei leader effettuati dall’agenzia Forsa sorridono alla Cancelliera tedesca: ben il 48% degli intervistati confermerebbe la scelta della Merkel, mentre solo il 22% preferirebbe Schulz alla guida del Paese. Rimane comunque ampissima la soglia degli indecisi: ben il 39% non ha ancora deciso per chi voterà alle elezioni del 24 settembre. Una cosa rimane però certa: la futura composizione del Bundestag sarà più ampia di quella odierna, con il ritorno dei liberali di Fdp e l’ingresso di AfD. Si avrà quindi una frammentazione maggiore all’interno del Parlamento che porterà una forte instabilità politica. Solo un’ampia coalizione post-elezioni potrà garantire la maggioranza per un probabile nuovo governo Merkel. Solo dopo le elezioni saranno però chiari i rapporti di forza.

La sicurezza della Merkel

I successi della Merkel dopo l’esperienza di 12 anni di governo si stanno rivelando determinanti per la corsa alla Cancelleria. Secondo quanto dichiarato dalla Cancelliera stessa:

Mai nella storia i tedeschi sono stati tanto bene.

Dati alla mano, le sue affermazioni non sembrano essere solo campagna elettorale: la Germania sotto la sua guida ha registrato un record nelle esportazioni; la disoccupazione nazionale è ormai assestata sotto il 5% (praticamente dimezzata dal 2005 ad oggi), mentre quella giovanile è intorno all’8%; il Bilancio dello Stato registra un deficit uguale a zero e i redditi dei tedeschi hanno ripreso a crescere; infine, l’80% dei tedeschi afferma di trovarsi in una condizione di benessere soddisfacente. È evidente che con queste premesse, Schulz e gli altri leader si ritrovano a dover fronteggiare un avversario in un forte vantaggio oggettivo. Di fronte anche alla grande instabilità internazionale, la Merkel rappresenta un punto fermo per l’Europa: dai difficili rapporti con la Russia e la delicata questione dei migranti, la Cancelliera è sempre riuscita a gestire la situazione in maniera tale da mantenere compatto il proprio schieramento. Malgrado il dibattito sull’accoglienza abbia provocato un profondo solco all’interno del CDU, il partito è rimasto unito sotto la sua leadership. Anche gli alleati del CSU alla fine sono rimasti vicini alla Cancelliera, lanciando una campagna elettorale incentrata sulle parole chiave “unità, prosperità e sicurezza”. Su queste solide basi, la CDU ha condotto una campagna elettorale dai toni bassi, cercando di non enfatizzare il dibattito politico ed evitando apertamente lo scontro diretto con gli avversari. Le garanzie offerte dalla leadership della Merkel hanno superato qualunque tipo di divisione, ma la popolarità della Cancelliera da sola potrebbe non bastare a garantire la maggioranza nel nuovo Bundestag.

Le speranze di Schulz

L’entusiasmo che lo scorso gennaio aveva portato alla ribalta il leader socialdemocratico si è ormai del tutto esaurito. Schulz non è riuscito ha cavalcare pienamente il fattore “novità” finendo schiacciato dal pragmatismo della Cancelliera tedesca uscente. Considerazione confermata anche dall’esito dell’unico dibattito televisivo di tutta la campagna elettorale che si è tenuto lo scorso 3 settembre: di fronte ai numeri concreti di crescita portati in campo dalla Merkel, Schulz non è riuscito a far valere le proprie ragioni, non ha rivendicato neanche l’importante contributo che i socialdemocratici hanno offerto alle riforme del governo di coalizione attualmente in carica. La sua volontà di staccarsi completamente dalla passata gestione Schroeder ha messo in ombra anche i meriti concreti che l’SPD avrebbe potuto vantare in campagna elettorale. Il partito di Schulz non sembra più in grado di parlare alla maggioranza dei tedeschi, ormai rassicurati dalla figura della Merkel. Anche i più indecisi sembrano propensi a spostare le proprie preferenze verso i partiti più di rottura, come Linke o AFD.

Molti commentatori sono convinti che Schulz, ormai consapevole dell’imminente sconfitta e della probabile instabilità post elettorale, si stia preparando politicamente per assumere il ruolo di vice-cancelliere in una nuova “Grosse Koalition”: piuttosto che rimanere in secondo piano all’opposizione, i socialdemocratici resterebbero protagonisti nel governo del Paese sotto l’ala sicura dell’attuale Cancelliera. Questo escluderebbe anche pericolose alleanze di comodo dei conservatori coi liberali o, anche se poco probabile, con l’AFD. In quest’ottica, Schulz ha già indicato quali punti di programma non sarebbero per lui negoziabili in un’eventuale coalizione di governo con la CDU: parità di stipendio fra uomini e donne, abolizione arbitraria dei contratti a tempo determinato, innalzamento dell’età pensionabile, un piano di modernizzazione delle scuole e abolizione delle rette per l’asilo.

5 link per saperne di +

1. Il + centrista

Il Guardian spiega come la Germania sia il paese con più elettori al centro.

2. Il + quieto

Intorno alle elezioni tedesche c’è molta tranquillità e poca aria di cambiamenti, scrive il New York Times.

3. Il + numerico

Tutti i numeri dei sondaggi da Termometro Politico.

4. Il + disilluso

I tedeschi votano senza passione. L’analisi del giornalista Michael Braun su Internazionale.

5. Il + partecipativo

Il presidente della Caritas tedesca invita i tedeschi (e non solo) a partecipare attivamente alla costruzione politica della società, non solo nelle urne elettorali. Da Agensir.it.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

3 Comments

  1. Il popolo tedesco è molto disciplinato; gli venne imposto il nazismo e loro lo votarono democraticamente. Gli venne imposto l’unificazione tedesca cavalcando ragioni sentimentali (i fratelli divisi che si riabbracciano, un cuore un’anima…) e loro aderirono democraticamente. La sicurezza in Germania, soprattutto degli ultimi anni, non è più tale e questo lo dicono i tedeschi, i reati nel 2015 sono aumentati, fonte polizia federale, del 31,6% rispetto l’anno precedente e i principali responsabili sono extracomunitari. La frase “mai nella storia i tedeschi sono stati tanto bene” è un puro slogan di propaganda, non solo perché la signora Merkel negli anni ’80, anni di vero benessere per i tedeschi, viveva altrove ma anche perché la realtà tedesca è, tra la gente comune, molto diversa da quella che si vuole mostrare nei media oggi. La notevole differenza, soprattutto rispetto gli atteggiamenti culturali, ad esempio dei mussulmani nei confronti delle donne, e questo anche nella seconda generazione, pone un muro con gli stranieri soprattutto extraeuropei nell’ambito privato come mai si era vista prima. La politica tedesca ha manipolato e censurato l’informazione pubblica, soprattutto dopo gli episodi del capodanno di Colonia, nel tema principe che affligge la Germania (certamente conoscerà il report della fondazione Otto Brenner del 2017 con titolo “Die „Flüchtlingskrise“ in den Medien – Tagesaktueller Journalismus zwischen Meinung und Information“),le “gegenstimmen” (pareri opposti) vengono diffamate e sul quale l’AFD (e mi permetta è di destra ma non estrema; altrimenti NPD cosa sarebbe ?) sta crescendo nei consensi. Rimane da capire se i tedeschi, come disse la sig.ra Merkel nel 2015, riusciranno con il “Wir schaffen das”.

  2. “Ugo Volli dà una lettura davvero fuori dal coro, di questa Europa alle prese col fenomeno migranti e con la minaccia del terrorismo. Milano – «Sì, l’essenza vera del fascismo oggi sta nell’islam politico». Grande semiologo (è considerato l’erede di Umberto Eco), critico letterario per importanti giornali di sinistra, ebreo, Ugo Volli dà una lettura davvero fuori dal coro, di questa Europa alle prese col fenomeno migranti e con la minaccia del terrorismo. Professore, cos’è successo in Germania?

    «Il Paese ha una situazione economica ottima, non vive problemi politici particolari, ma Cdu e Spd hanno perso un quarto dei voti. È una sconfitta grave. Ma cosa è in gioco? Per me è molto chiaro che il punto è l’immigrazione ed è confermato dalla vittoria dell’Afd. Ma protagonisti non sono i partiti, sono gli elettori che hanno punito le forze di governo, come altrove».

    Un voto di protesta?

    «Non sono diventati tutti neo nazisti e non lo sono i quadri dell’Afd, che in parte arrivano dalla Cdu. È un voto di preoccupazione su un’agenda che i partiti non vogliono discutere. Come quelli che dicono: Votiamo ora lo ius soli. Strana concezione della democrazia, per cui le scelte decisive non si devono lasciare agli elettori».

    Malafede o ideologia?

    «C’è speculazione politica. Chi si oppone all’immigrazione è populista e i populisti sono neonazisti. È la reductio ad Hitlerum di Leo Strauss: chi dice cose che non ci piacciono è nazista. Ma in Italia il sistema politico si è rafforzato quando con Berlusconi sono stati integrati e sdoganati coloro che erano emarginati. Ho dato un’occhiata al manifesto elettorale dell’Afd, hanno una piattaforma liberale, oltre a ostentare una simpatia per Israele che per me è importante. Non bastano uscite folcloristiche o parole mal tradotte».

    Lei si definirebbe di sinistra oggi?

    «Io ho fatto il ’68, nel Movimento studentesco, prima ero iscritto alla Fgci, poi non ho più fatto politica, la mia ultima tessera è del ’72, a 23 anni. Ho avuto una progressiva presa di coscienza, come tanti, sul fatto che dicevamo assurdità, sciocchezze, non capivano niente. Poi ho sviluppato convinzioni progressiste, a lungo ho votato Pci, poi Pd. Oggi non mi identifico».

    Nelle comunità ebraiche il timore per le forze neofasciste è molto comprensibile.

    «Io sono un ebreo, molto attaccato alla sua identità. Difendo Israele come sola democrazia del Medio oriente, unico posto in cui donne, omosessuali e minoranze sono libere e in cui c’è spazio per i musulmani che vogliono pregare. La libertà dell’Europa si difende davvero sotto le mura di Gerusalemme. Mio padre fu cacciato da scuola nel ’38, mio nonno messo confino, familiari vittime della shoah, mi sono sempre considerato antifascista e non ho alcuna simpatia per il negazionismo. Ma bisogna conoscere i nemici per guardarsene. Chi uccide gli ebrei oggi sono musulmani. E chi difende questo terrorismo sta soprattutto a sinistra».

    L’islam politico è il nuovo fascismo?

    «Sì, credo di sì. Organizzazione paramilitare, società organica e non aperta e liberale, odio per la democrazia. Sono caratteristiche che porta in modo sanguinoso quell’islam, ma anche certe organizzazioni di sinistra, che tappano la bocca a chi non la pensa come loro».

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