Quanti sono i rifugiati in Italia e in Europa?

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quanti sono i rifugiati in italia e in europa

Quanti sono i rifugiati in Italia e in Europa? Per rispondere a questa domanda è necessario prima precisare cosa si intende per rifugiati. I rifugiati sono una particolare categoria di immigrati, che hanno uno speciale statuto giuridico concesso, in base all’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951,

a chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato.

Per ottenere questo status occorre fare domanda di asilo, e attendere una risposta in merito. Un’apposita Commissione Asilo effettua un colloquio approfondito con il candidato, e valuta se il soggetto è meritevole di tutela internazionale, decidendo quindi se concedergli lo status di rifugiato o meno.

I rifugiati sono quindi una parte (generalmente molto piccola) della quota di stranieri residenti su un territorio, anche se il fatto di godere di diritti estesi rispetto a quelli normalmente concessi ai migranti economici ne fa una componente piuttosto stabile della popolazione.

Per misurare l’impatto del sistema di protezione internazionale sugli stati di accoglienza si utilizzano principalmente due dati: quello sulla presenza di rifugiati in un dato territorio, e quello delle richieste di asilo su base annua. Vediamo dunque quanti sono i rifugiati in Italia e in Europa, e quante sono le richieste di asilo che i diversi paesi europei ricevono annualmente.

Quanti sono i rifugiati in Italia e in Europa?

Vale la pena innanzitutto aprire una finestra sul mondo, da cui possiamo osservare un panorama sorprendente rispetto al nostro occhio eurocentrico: il maggior numero di rifugiati è accolto da paesi extraeuropei. Ecco la situazione a fine 2016, il numero totale dei rifugiati nel mondo è 17,2 milioni (un milione in più rispetto a fine 2015), e questi sono i principali paesi di accoglienza:

quanti sono i rifugiati in italia e in europa
Unhcr | Global Trends 2016

Come si nota, l’unico paese europeo in questa top 10 è la Germania, ed è un’assoluta novità. L’Europa ospita, in totale, 5,2 milioni di rifugiati, un numero in grande crescita negli ultimi anni (+18% rispetto a fine 2015, +68% rispetto al 2014).

In questo conteggio sono però inclusi i rifugiati presenti in Turchia, il che è piuttosto bizzarro se pensiamo che la strategia dell’Unione Europea per lasciare i migranti “fuori dall’Europa” è stata proprio quella di bloccarli in Turchia. Se quindi escludiamo i rifugiati in Turchia, il numero si riduce notevolmente a 2,3 milioni, una cifra inferiore a quella registrata da Africa (più di 5 milioni di rifugiati), Asia (3,5 milioni) e Medio Oriente-Nord Africa (2,7 milioni). Questa la situazione nei principali paesi europei:

Numero rifugiati Ogni 1000 abitanti
Svezia 230.164 23,4
Malta 7.948 18,3
Norvegia 59.522 11,4
Austria 93.250 10,7
Cipro 8.484 10,0
Svizzera 82.681 9,9
Germania 669.482 8,1
Olanda 101.744 6,0
Danimarca 33.507 5,9
Francia 304.546 4,6
Serbia 29.522 4,2
Belgio 42.168 3,7
Lussemburgo 2.046 3,6
Finlandia 18.401 3,4
Bulgaria 17.814 2,5
Italia 147.370 2,4
Grecia 21.484 2,0
Regno Unito 118.995 1,8

Questi numeri ci raccontano di un continente dove la percentuale dei rifugiati rispetto alla popolazione totale è molto bassa, anche se in continua crescita. La Svezia rimane il paese con il rapporto più alto tra rifugiati presenti e popolazione (il 2,3%). Valori alti (si fa per dire, comunque tra lo 0,5 e l’1% della popolazione) in generale nei paesi nordici e dell’Europa centrale, più bassi invece nell’Europa mediterranea, con l’eccezione delle due piccole isole Malta e Cipro.

Il numero dei rifugiati è comunque in forte aumento ovunque. Caso clamoroso quello della Germania, che pure aveva già un alto numero di rifugiati e in un anno li ha più che raddoppiati, arrivando ad ospitarne quasi 700 mila. È l’onda lunga della famosa politica delle porte aperte di Angela Merkel nel 2015, che ha portato centinaia di migliaia di persone a fare domanda di asilo in Germania, ottenendo lo status di rifugiato proprio nel 2016.

Incrementi significativi anche in Finlandia (+45%), Svezia (+36% già partendo da numeri molto alti), Austria (+29%), Italia (+25%), Danimarca (+23%) e Belgio (+19%).

Nonostante sia per molti primo paese di arrivo, e nonostante i numeri siano in crescita, l’Italia rimane agli ultimi posti in Europa per incidenza dei rifugiati sulla popolazione totale (2,4 ogni mille abitanti). Immaginate di mettere in fila mille persone: solo due di esse sono rifugiati.

Quanti sono i rifugiati in Italia e in Europa? Richieste di asilo

Come detto, la richiesta di asilo è un passaggio preliminare rispetto all’essere riconosciuto (o meno) come rifugiato. Ci fornisce quindi un’idea di quanti potenziali rifugiati sono entrati nei diversi paesi, ma va precisato che solo una parte delle richieste di asilo si trasformerà nella concessione dello status di rifugiato.

Gli ultimi dati completi relativi alle richieste di asilo presentate in Italia e in altri paesi europei sono relativi al 2016. In totale l’Europa ha ricevuto 1.259.955 richieste di asilo, poche meno rispetto al 2015. Ecco i dati dei paesi dell’Unione Europea che hanno avuto il maggior numero di domande di asilo nel 2016.

Richieste di asilo Ogni 1000 abitanti
Germania 745.155 9,1
Austria 42.255 4,9
Grecia 51.110 4,7
Malta 1.930 4,4
Lussemburgo 2.160 3,7
Cipro 2.940 3,5
Ungheria 29.430 3,0
Svezia 28.790 2,9
Bulgaria 19.420 2,7
Italia 122.960 2,0
Belgio 18.280 1,6
Francia 84.270 1,3
Olanda 20.945 1,2
Danimarca 6.180 1,1
Finlandia 5.605 1,0
Regno Unito 38.785 0,6

La Germania è di gran lunga il paese che nel 2016 ha ricevuto più domande di asilo, sia in termini assoluti che in rapporto alla popolazione (siamo comunque sotto l’1%), con un incremento del 56% sul 2015, che pure era stato un anno record. Tutti vogliono andare in Germania, a quanto pare.

I paesi del nord Europa hanno accolto molte meno domande rispetto all’anno precedente, ritenendo di essere già al limite della possibilità di ospitare nuovi rifugiati. Così, le domande sono nettamente diminuite in Svezia e Finlandia(-82%), Danimarca (-70%), Olanda (-53%).

Anche per questo, per la ridotta capacità di accoglienza mostrata da questi paesi, il numero di domande è cresciuto in Grecia (addirittura +287%), dove sono rimaste intrappolate molte persone dopo la chiusura della rotta balcanica nel marzo 2016, e Italia (+47%), che è diventata, per necessità, un paese anche di sosta oltre che di transito.

Rimaniamo comunque agli ultimi posti tra i paesi europei per rapporto tra richieste di asilo e popolazione, con due domande di asilo ogni mille abitanti.

Va considerato inoltre che solo una parte molto piccola di queste domande si trasformano in situazioni di protezione umanitaria che danno stabilità alla presenza dei richiedenti nel nostro paese. In Italia nel 2016 solo il 5,5% delle richieste esaminate sono risultate nella concessione dello status di rifugiato, il 33% nella concessione di altre forme di protezione più limitate, e più del 60% in un diniego della protezione.

Quanti sono i rifugiati in Italia e in Europa? Paesi di origine

Vediamo, infine, i principali paesi di origine delle persone che hanno fatto domanda di asilo in Europa nel 2016.

Richieste di asilo Rispetto al 2015
Siria 339.265 -6%
Afghanistan 186.595 +7%
Iraq 130.015 +7%
Pakistan 49.840 +4%
Nigeria 47.710 +55%
Iran 41.340 +58%
Eritrea 34.480 +1%
Albania 32.335 -52%
Russia 27.605 +18%
Somalia 20.050 -1%

Da questi dieci paesi viene più del 70% delle persone che chiedono asilo in Europa. In particolare, più della metà delle domande proviene da richiedenti asilo dei primi tre paesi: Siria, Afghanistan e Iraq.

In aumento il numero di domande di persone dai provenienti da paesi subsahariani, che sbarcano sulle coste italiane: Nigeria, Sudan, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea. Aumentano anche i richiedenti asilo da Turchia, dopo la svolta autoritaria di Erdogan, Marocco e Bangladesh.

Notevoli ancora i flussi da paesi che apparentemente non presentano situazioni di guerra o estrema povertà, come Albania e Serbia, o da paesi dove si pensava che la situazione fosse in miglioramento, come l’Iran.

Quanto alla distribuzione delle richieste di asilo, i paesi del centro nord Europa (come Svezia, Austria, Danimarca, Olanda, Belgio) ricevono domande soprattutto da siriani, afghani e iracheni. La Germania riceve molte domande anche da albanesi e kosovari. L’Italia invece riceve applicazioni soprattutto da richiedenti asilo di Nigeria, Pakistan e Gambia.

Quanti sono invece gli immigrati in Italia e in Europa?

Sappiamo distinguere tra un immigrato, un rifugiato, un richiedente asilo, un migrante e un profugo?

E, nello specifico, su cosa si basa la distinzione tra rifugiati e migranti economici?

Quanti sono i rifugiati in Italia e in Europa: fonti dei dati

Unhcr (2017), Global Trends 2016
Eurostat, database online

Immagine | Physicians for Human Rights

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27 Comments

  1. Non significa un accidenti di niente questo articolo. Non ha senso parlare del 0.13% di richiedenti asilo sul totale della popolazione. Lo sa chiunque abbia richiedenti asilo in città. Quelle 78.061 persone non sono ripartire in nessun modo sul suolo italiano, e lo stesso avviene in Europa, in centinaia o in migliaia si accalcano o vengono ammassati in questa o quella città. Nessuno vuole la nascita di un nuovo Bantustan o uno Stato nello Stato. Se ci fossero due sfortunati ripartiti per ogni città nessuno, credo, avrebbe da fiatare. Perciò 0.13% sul totale della popolazione è una presa in giro. Faccia le percentuali di dove sono accalcati. Poi chieda alle persone in loco cosa ne pensano. Soprattutto delle strade diventate latrine a cielo aperto. Cordiali Saluti.

    • Buongiorno Nunù, lo 0,13% fa riferimento ai rifugiati, non ai richiedenti asilo. A parte il diritto di voto, i rifugiati hanno GLI STESSI DIRITTI dei cittadini italiani, compreso quello del libero movimento dentro e fuori l’Italia. PEr questo su quello 0,13% non esiste nessuna questione di distribuzione.
      I richiedenti asilo invece non possono lavorare né uscire dall’Italia fino a che non ottengono una risposta alla loro domanda di asilo. Per questo restano mesi (a volte addirittura anni) senza poter fare niente, e devono essere accolti. Su questi mi risulta esserci una effettiva distribuzione sul territorio italiano, gestita dallo Stato. Ciò detto, è impossibile pensare di fare distribuzioni perfette, anche perché le persone, comprensibilmente, tendono a concentrarsi per condividere relazioni, risorse, informazioni.
      Certo, le concentrazioni andrebbero evitate (io, ad esempio, sono contrario ai grandi centri di accoglienza) ma al tempo stesso il mito della perfetta distribuzione è un’utopia. Per fortuna, aggiungo.

  2. Ai richiedenti asilo è consentito lavorare, contestualmente alla richiesta di asilo gli viene rilasciato un permesso di soggiorno per motivi lavorativi.

  3. Grazie della preziosa segnalazione, Ignazio, in parte esatta. Si tratta di una novità in vigore dal 30 settembre 2015: il richiedente asilo può svolgere attività lavorativa, ma dopo almeno 60 giorni dalla richiesta. Non riceve però un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, il suo permesso rimane per richiesta di asilo.

    • Vorrei solo precisare che il d.lgs. 142/2015 ha solo modificato i tempi riguardo l’esercizio dell’attività lavorativa: prima al richiedente asilo era consentito lavorare decorsi 6 mesi dalla formalizzazione della richiesta di protezione internazionale con conseguente rilascio del primo permesso di soggiorno (per richiesta asilo, appunto). La logica dei 6 mesi risiedeva nel fatto che entro tale tempo la Commissione Territoriale avrebbe dovuto rilasciare l’esito di valutazione della domanda (tempo nei fatti mai rispettato). Ai sensi del su citato decreto il richiedente protezione internazionale può svolgere attività lavorativa decorsi 60 giorni dalla richiesta.

  4. C’e qualche motivo preciso che in tutto l’ articolo non fai accenno dei profughi invasi in Grecia? O e’ semplicemente… per qualche fattibilita? Lei parla di poche migliaia di profughi nei paesi europei, mentre in Grecia hanno ormai superato il milione! Vergogna…

    • Salve Lef, il motivo preciso è che questo articolo fa riferimento ai dati ufficializzati da Unhcr (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) nei report citati in fondo all’articolo, che al momento sono disponibili fino al 2014.

      L’aumento delle persone in arrivo in Grecia si verifica dal 2015 e ne abbiamo parlato estensivamente dando i dati provvisori disponibili forniti da Unhcr, ad esempio
      in questo articolo per il 2015: https://www.lenius.it/migranti-europa-2015/
      e in questo articolo per il 2016: https://www.lenius.it/migranti-2016/

  5. ma qui non c’è lavoro nemmeno per gli italiani !!! Che vengono a fare questi qua??? Le famiglie italiane sono già state ridotte sulla soglia della povertà dalla crisi e dall’aumento del costo della vita….paghiamo tasse allucinanti e lavoriamo solo per pagare quelle….gli stipendi sono fermi al tempo della lira, il costo della vita è aumentato del 300% è pieno di disoccupati e cosa dovremmo fare ospitare chi???

  6. Il confronto con altri paesi vuol dire poco … Ci sono paesi che CONFINANO con paesi in guerra, mi sembra normale che abbiano un numero altissimo di rifugiati … Un conto sono i rifugiati siriani in Libano , un conto sono migranti dalla Costa d’Avorio che restano anni ed anni in Italia nel sistema di accoglienza tra ricorsi e contro-ricorsi … Vuol dire poco anche il confronto del numero dei presunti rifugiati rispetto alla popolazione totale , intanto perché andrebbero confrontati con la popolazione di una classe di età simile, poi perché i rifugiati non sono certo gli unici stranieri presenti, ed infine perché andrebbe valutato anche il dato dei disoccupati , in Italia ci sono diversi milioni di disoccupati e tra questi anche quasi 500.000 stranieri … E comunque guardiamo alcuni dati: numero di sbarchi in Italia dal 2014 in poi confrontato con gli anni pre-2014, numero di domande di asilo in Italia nel 2014-2015-2016 e poi la presenza nei centri per migranti in Italia , confrontiamo tutto con gli anni precedenti e poi valutiamo se eravamo mai arrivati a tanto.
    Ormai anche diverse persone di sinistra si sono stufate di questo modo di gestire le cose.

  7. Secondo questo articolo in Italia e in Europa il numero di immigrati e’ praticamente dello 0% in realta’ a Modena 3 o 4 anni fa se volevi vedere un nero lo dovevi andare a cercare, adesso ci sono talmente tanti neri che sembra di essere nel ghetto. Camminando per strada o andando al supermercato un paio di ore si incontrano decine e decine di neri spesso in gruppi di 4-5 persone. Sembra di vivere in un paese diverso da quello in cui uno e’ cresciuto. Fra poco cominceranno a esserci rivolte razziali come in America. L’Italia e’ gia’ un paese economicamente in ginocchio e accettare e pagare per tutti i neri e musulmani che arrivano tagliando sempre di piu’ scuola, sanita’ e pensioni portera’ a una guerra civile contro neri e musulmani. Prima o poi la propaganda in tv per tenere buona la gente che ha vissuto in Italia da migliaia di anni non funzionera’ piu’ e sempre piu’ gente si rendera’ conto che i musulmani ci hanno invaso usando le loro donne con 5-6 figli ciascuna anziche’ I fucili.

    L’immigrazione da paesi dell’Europa dell’est, Russia, Ukraine e China e’ ok visto che questi immigrati lavorano duro e soprattutto non causano problemi, l’immigrazione dei musulmani sta distruggendo l’Unione Europea che finora ci ha dato 60+ anni di pace. Invece di lasciare queste “persone” distruggere l’Italia e l’Europa e’ ora di fargli capire che la loro presenza non e’ gradita e che devono tornare da dove vengono o in un paese terzo (Syria) o di loro volonta’ o attraverso deportazioni di massa visto che il costo di deportarli e’ irrilevante rispetto al costo di rivolte razziali, stupri, omicidi o guerra civile.

    L’Europa e’ in ginocchio per colpa dei musulmani che hanno causato Brexit, chiusura delle frontiere, stupri di massa, attacchi terroristici e riduzione degli stipendi.

  8. È tutto vero,non sopporto più vedere neri e misulmani,nonpossiamo soccorrere tutta l’Africa ,questi poi hanno una cultura completamente diversa spesso anche ostile nei nostri confronti e per via della loro religione si sentono anche superiore Allah è grande di coseguenza anche loro,però Allah ha portato tanta miseria e guerre di continuo hanno bisogno di dittatori senza non sono capaci di vivere.Fuori dall’Europa se vogliamo salvarla.

    • Non si può scrivere solo quello che è gradito a chi controlla l’i formazione Di bugie se ne dicono anche troppo nel mio paese chi mi può piacere lo scelgo io.

  9. Giusto, anche io non ne posso più di sentire tutti i giorni di migliaia di migranti che sbarcano (tutti tra l’altro maschi giovani) e musulmani che pretendono che venga osservata la loro legge invece delle nostre. Sento, come molti del resto, che tutto questo sta mettendo in pericolo anche la nostra religione, io sono cattolica e non voglio vivere in un Paese musulmano, se lo avessi voluto mi sarei trasferita. Ricordiamoci che un conto è la libertà di religione, un conto è non rispettare la religione del Paese nel quale si è ospiti.

    • Buongiorno Rocallisa, grazie del commento. Ritieni che la tua possibilità di praticare la religione cattolica sia messa a rischio dalla presenza di persone di altre religioni?

  10. Oltre che tabelle riguardanti la percentuale di migranti, richiedenti asilo e rifugiati calcolati per numero di abitanti, perché non ne facciamo una confrontando la superficie territoriale? Provate a considerare la differenza che ci sarebbe nel mettere 1.000.000 di migranti in Argentina e la stessa quantità nel principato di Monaco!!

    • Buongiorno Rocallisa, la cosa più sensata è mettere in relazione il numero di rifugiati con il numero degli abitanti di un territorio, ad ogni modo quella che chiedi è un’operazione abbastanza semplice, e dà questi risultati:

      Malta: 2.845 rifugiati ogni 100 km2
      Germania: 88 rifugiati ogni 100 km2
      Austria: 86 rifugiati ogni 100 km2
      Danimarca: 64 rifugiati ogni 100 km2
      Francia: 42 rifugiati ogni 100 km2
      Italia: 39 rifugiati ogni 100km2
      Svezia: 38 rifugiati ogni 100 km2

      • Ti invidio la calma con la quale rispondi d alcuni commenti.
        Io ormai non ho più alcuna pazienza . Grazie delle informazioni che hai dato e grazie a chi costruttivamente ha commentato.

  11. Buongiorno Fabio, grazie dell’articolo. Se puoi per favore, cita le fonti. Vorrei ad esempio sapere il dato riguardante i rifugiati in Europa 3.107.600, dove l’hai trovato?
    Grazie

    • Buongiorno Sara, le fonti sono citate alla fine dell’articolo. Sono il Global Trends, un rapporto annuale sulla situazione dei rifugiati nel mondo pubblicato da UNHCR, e i dati Eurostat, disponibili nel database online e in diverse pubblicazioni curate da Eurostat stesso

  12. Io mi chiedo un’altra cosa.

    Anzichè far continuare questo obbrobbrio dei barconi, che è pericoloso sia per loro che muoiono in mare, sia per il contribuente che deve mantenerli nei centri di accoglienza, sia per la guerdia costiera che li deve andare a prendere.. e inoltre arricchesce le mafie degli scafisti.

    Dato che per la maggiroanza dei casi sono profughi economici, non da guerre, e noi europei stiamo invecchiando.

    Creare una schengen mondiale, o almeno con certi paesi, estendere schengen a certi paesi africani, creare quote di immigrati che regolarmente arrivano in Europa con permessi di lavoro.

    • Grazie della domanda Giuli.
      Per una tipologia dei cnetri di accoglienza puoi far riferimento a questa pagina: http://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/sistema-accoglienza-sul-territorio/centri-limmigrazione. Considera che i CIE sono in via di sostituzione con i CPR (Centri di Permanenza e Rimpatrio) introdotti dalla recente Legge Minniti-Orlando (https://www.lenius.it/decreto-minniti-orlando-spiegato-per-bene/): saranno uno per regione e dovrebbero essere più piccoli.

      Oltre ai centri c’è poi l’accoglienza del sistema SPRAR, che è il fiore all’occhiello dell’accoglienza italiana. Gestito dai comuni, questo sistema accoglie i richiedenti asilo in appartamenti integrati nel territorio, e li accompagna in un inserimento nella società italiana (corsi di lingua, attività sociali, lavoro ecc.).

      Purtroppo i posti nel sistema SPRAR sono limitati rispetto alla domanda, per questo c’è anche il sistema cosiddetto di accoglienza diffusa, gestito direttamente dalla prefettura (Stato italiano), che distribuisce i richiedenti asilo che non entrano nello SPRAR sul territorio nazionale, in appartamenti o, in molti casi, in strutture grandi che ospitano centinaia e anche migliaia di persone, che sono anche le più problematiche da gestire.

  13. il 90 % di quelli che vengono portati qui non sono rifugiati , non sono profughi , sono immigrati clandestini e come tali andrebbero trattati e invece ….. due o tre anni al massimo ,con le dinamiche in atto che ovviamente l’itagliota medio non conosce , è questo il tempo che ci resta , poi per l’Italia tutti gli avvenimenti precipiteranno

    • Buongiorno Saul, le persone che sbarcano in Italia fanno domanda di asilo, sono perciò richiedenti asilo. Quasi la metà di loro, mediamente, riceve una forma di protezione (status di rifugiato o protezione umanitaria o sussidiaria). La metà (non il 90%) diventa irregolare nel momento in cui riceve una risposta negativa alla domanda di asilo. Per il resto, non so a quali dinamiche ti riferisca, se ce le vuoi spiegare.

  14. Il vero problema in Italia è l’arrivo dei migranti. Che poi tendano ad andare in paesi meno affamati del nostro è un fatto dimostrato dai numeri, frattanto noi dobbiamo accoglierli con tutto quello che comporta: identificazione, sanità, prima ospitalità, alimentazione, controlli di polizia per evitare delinquenza e così via. questo costa molto in denaro e disagio oltre a dare modo alla malavita -anche di alto livello- di guadagnare. Abbiamo visto che solo una percentuale ridotta si ferma in Italia ed è facile da capire: non c’è lavoro neanche per gli aborigeni; dunque quella percentuale ridotta che rimane è più facilmente indotta a delinquere per mancanza di mezzi di sostentamento. In ogni caso la forte presenza dei migranti negli altri paesi li induce a chiudere le frontiere e dunque saremo costretti ad impedire ulteriori sbarchi. In Italia non c’è un’economia che può sostenere l’arrivo di decine e decine di migliaia di bocche da sfamare. Un’ultima cosa: è ora di smetterla di dire che gli italiani non vogliono fare lavori umili. Per un umile lavoro in cucina ho intervistato numerose persone laureate e moltissime diplomate in discipline ben diverse che spaziavano da ragioneria a laurea in legge.

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