Programmi Elezioni Europee 2019 | Una guida

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Le elezioni europee si avvicinano e in questo articolo presentiamo i programmi dei principali schieramenti presenti in Italia, premettendo che il quadro delle forze politiche che effettivamente saranno presenti sulla scheda e delle eventuali alleanze che ci saranno è ancora nebuloso, e per questo anche i programmi verranno via via aggiornati e integrati.

I sondaggi invece li trovate qui

programmi elezioni europee 2019
Photo credit: European Parliament on Visualhunt.com / CC BY-NC-ND

Elezioni europee 2019: per cosa, quando e come si vota

400 milioni di europei saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo, unico organo dell’Unione Europea i cui componenti vengono eletti direttamente dai cittadini. L’Italia ha diritto a 76 seggi in base al sistema “proporzionale degressivo” basato sulla popolazione degli stati membri.

Le elezioni europee 2019 si svolgeranno in tutti gli stati membri fra il 23 e 26 maggio 2019. L’Italia ha scelto come data domenica 26 maggio e in alcuni comuni la data coinciderà anche con le elezioni per le amministrazioni locali. Le urne saranno aperte dalle ore 7 alle ore 23.

Saranno chiamati a votare tutti gli aventi diritto al voto di tutti gli stati membri. Ogni stato ha adottato la propria legge elettorale e il sistema di ripartizione territoriale. In Italia sono state istituite cinque circoscrizioni elettorali: Nord-occidentale (Circ. I), nord-orientale (Circ. II), centrale (Circ. III), meridionale (Circ. IV), insulare (Circ. V).

Il voto si esprime tracciando una X sul contrassegno corrispondente alla lista scelta, ma è possibile anche esprimere da uno a tre voti di preferenza per i candidati compresi nella lista votata. Nel caso si esprimano tre preferenze espresse, queste dovranno riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della terza preferenza.

Una volta scrutinate tutte le sezioni, i seggi assegnati all’Italia vengono quindi ripartiti con metodo proporzionale su base nazionale con uno sbarramento fissato al 4%, che impedisce alle liste che prendono una percentuale di voti sotto tale soglia di accedere alla ripartizione dei seggi spettanti. Determinato il numero dei seggi spettanti alle varie liste, questi vengono distribuiti nelle singole circoscrizioni.

È inoltre possibile per i cittadini europei stranieri che vivono in Italia votare i propri rappresentanti iscrivendosi ad una lista elettorale aggiunta appositamente predisposta dai comuni. Anche gli italiani residenti o temporaneamente domiciliati all’estero hanno la possibilità di votare i propri rappresentati attraverso procedure apposite.

Schieramenti e programmi elezioni europee 2019

Vediamo ora quali sono i programmi dei principali partiti in vista delle elezioni del 26 maggio tenendo presente che, come anticipato, non sono ancora definite eventuali alleanze o coalizioni: il Partito Democratico è ancora distante dalle altre realtà di centro-sinistra, l’alleanza M5S-Lega non si riproporrà in Europa per volontà reciproca e neanche il sodalizio fra Berlusconi e Salvini è stato rinnovato per queste europee. Vediamo le varie situazioni più nel dettaglio.

Movimento 5 Stelle

Nell’attuale Parlamento Europeo il Movimento 5 Stelle rientra nel gruppo Europa della Libertà e Democrazia Diretta (EFDD) insieme tra gli altri ai tedeschi di Alternative für Deutschland, gli inglesi di UKIP (grandi promotori della Brexit con il loro leader Nigel Farage) e i Democratici Svedesi. Il Movimento tuttavia non confermerà la sua presenza nel gruppo e ancora non è chiaro dove gli eletti a 5 stelle andranno a posizionarsi.

Una possibilità è quella di un avvicinamento al fronte sovranista che Salvini sta provando a formare con altri partiti in Europa. Tuttavia i vertici del Movimento preferirebbero smarcarsi il più possibile dall’ombra della Lega e tornare a imporsi come prima forza del paese.

Per questo Luigi Di Maio ha in questi mesi cercato nuovi alleati in Europa per riuscire a creare un nuovo gruppo indipendente. Al momento sembra aver trovato il supporto di altre quattro forze politiche: i sovranisti croati di Zivi Zid, i nazionalisti polacchi di Kukiz’15, il partito dell’Allevamento e dell’Agricoltura (Akkel) greco e il partito finlandese Liike Nyt, nato solo nel 2018.

Con i nuovi alleati il Movimento 5 Stelle sta realizzando un manifesto congiunto da presentare alle prossime elezioni. Coi numeri attuali è però improbabile che queste cinque forze riescano a raggiungere il numero minimo di 25 deputati per creare un gruppo all’interno del Parlamento Europeo. La coalizione è quindi aperta ad altre possibili forze interessate ad aderire al manifesto in fase di elaborazione.

Non è comunque scontato che il M5S riesca effettivamente a trovare nuovi alleati: come già detto, la Lega sta radunando attorno a sé l’interesse di molte forze europee sovraniste e vi è la concreta possibilità che le nuove forze anti-europeiste spostino le loro attenzioni verso delle leadership più affermate come quella di Salvini e Le Pen.

In attesa del testo definitivo del manifesto politico del nuovo gruppo europeo guidato dal Movimento, l’ultimo programma elettorale riguardante l’Europa (pdf) caricato sul sito del Movimento prevede nei punti più salienti:

  • Il rafforzamento del ruolo e dei poteri del Parlamento Europeo, in quanto unica istituzione sovranazionale europea eletta direttamente dai cittadini.
  • La promozione dell’uso degli strumenti di democrazia diretta e partecipativa, come l’adozione di referendum consultivi, senza quorum, con voto elettronico, a tutti i livelli decisionali.
  • L’eliminazione del ricorso all’unanimità nel Consiglio d’Europa rafforzando così la capacità decisionale dell’Unione.
  • L’obbligo di pubblicità dei resoconti degli incontri e delle riunioni istituzionali.
  • La revisione del Regolamento di Dublino per una equa ripartizione di responsabilità per tutti i Paesi UE riguardo l’immigrazione.
  • La sospensione di tutti gli accordi di rimpatrio verso i Paesi extra-europei che violano i diritti umani.
  • L’abolizione degli incentivi per le fonti di energia fossile e pressioni per una transizione completa ad un sistema di produzione energetico pienamente rinnovabile.
  • Lo stanziamento di fondi europei per iniziative dedicate alla questione sociale da recuperare rimuovendo le agenzie europee non produttive, l’abolizione dei finanziamenti alla propaganda pro-UE rimettendo in discussione i due miliardi di euro del Piano Juncker.

Partito Democratico

Al Parlamento Europeo il PD aderisce al gruppo del Partito Socialista Europeo (PES), insieme all’SPD tedesco, il Partito Socialista Francese, quello spagnolo e in generale le forze progressiste provenienti dai vai Paesi UE. Il gruppo si riconosce nei più larghi ideali socialdemocratici e progressisti dal punto di vista sociale, di inclusione e ambientale.

Il programma elettorale per l’Europa presentato dal PD nel 2018 si richiama in maniera forte ai principi del manifesto di Ventotene, scritto dall’italiano patriota Altiero Spinelli nel 1941 negli anni di confino nel carcere dell’isola del Tirreno. Si punta ad un rilancio dei valori europeisti e ad una maggiore integrazione delle realtà europee nel nostro paese.

La mozione a sostegno del neo-segretario Nicola Zingaretti presentata alle primarie di partito riprende questi valori: si propone il rilancio del ruolo dell’Italia all’interno delle istituzioni europee e preme un’Europa più accogliente per chi arriva sulle coste del Mediterraneo, più unita e solidale, che si liberi dalle catene dell’austerità e della tecnocrazia. Vi è anche la proposta dell’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea per aumentare la vicinanza delle istituzioni sovranazionali ai cittadini di ogni Stato membro. La leadership di Zingaretti punterà quindi a rilanciare i valori sociali – integrazione, accoglienza e unità – su cui l’Unione Europea è stata fondata.

Per quanto riguarda la presentazione delle liste, è aperto all’interno del partito il dibattito se presentarsi o meno direttamente col proprio simbolo. Lo stesso Zingaretti ha lanciato l’idea di una lista unitaria riunendo “gli intellettuali del mondo della ricerca e della scuola, del mondo del lavoro, dei giovani e dell’associazionismo”, sulla scia del manifesto Siamo Europei di Calenda. Proposta accolta anche da Martina, che però preme per continuare a usare il simbolo del PD come motore di aggregazione per la lista nascente.

Il Partito Democratico sta provando in qualche modo a proporsi come capofila di una lista unitaria che vuole raccogliere diverse realtà politiche europeiste. Tuttavia, nel corso degli anni intorno al PD si è creata una sorta di vuoto a causa delle continue scissioni e movimenti interni al partito che hanno allontanato diversi esponenti storici. La fuoriuscita di Bersani, D’Alema e Rossi e la nascita di Articolo 1 – MDP è solo l’esempio più recente.

Pare quindi difficile che il PD possa rappresentare un polo di attrazione unitario per tutti i delusi lasciati per strada. Vedremo solo con la presentazione delle liste se grazie alla leadership di Zingaretti i vecchi asti potranno essere messi da parte per creare una coalizione europeista guidata dal Partito Democratico.

Lega

Nello scacchiere europeo, la Lega siede accanto agli euroscettici del Front National di Marine Le Pen nel gruppo Europa delle Nazioni e delle Libertà (ENF). Nato nel 2015, l’ENF racchiude tutti i partiti euroscettici più radicali e si pone come obiettivo cardine l’abbandono della moneta unica e una revisione più restrittiva dei trattati riguardanti l’immigrazione nell’Unione.

La Lega è quindi perfettamente allineata all’ideologia di base del gruppo, che vede in Matteo Salvini uno dei leader di spicco, che si sta muovendo per riunire attorno a sé anche le altre forze anti-europeiste. A testimonianza di ciò, il prossimo 29 marzo a Roma si terrà il raduno dei giovani sovranisti da tutta Europa e Salvini presenzierà l’evento assieme all’alleata Marie Le Pen.

Ormai confermata l’intenzione del segretario di non riproporre l’alleanza coi 5 Stelle anche nelle prossime elezioni europee, la Lega si prepara quindi con molta probabilità a correre da sola puntando proprio sulla leadership e alla popolarità internazionale di Salvini.

Il programma elettorale presentato nel 2018 dal segretario della Lega (pdf), punto di partenza per la campagna elettorale leghista, è chiaro: Salvini vuole una radicale revisione dei trattati europei che porti, di fatto, a una situazione precedente al Trattato di Maastrich. Non più un’Unione Europea con perdita di sovranità per gli Stati membri, ma una Comunità Economica tenuta assieme da meri interessi commerciali. La moneta unica deve essere quindi necessariamente abbandonata per favorire la sovranità monetaria ai vari paesi.

Nel contesto economico auspicato dalla Lega, la carta vincente per favorire la crescita sarebbe rilanciare fortemente la domanda interna anche incoraggiando il rientro in Italia delle aziende che hanno delocalizzato attraverso l’adozione della famosa Flat Tax. L’obiettivo è dunque una profonda riforma dei trattati che restituisca non sono all’Italia, ma a tutti gli stati membri la sovranità monetaria, territoriale, legislativa e quella su tutte le competenze attualmente sussidiarie.

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Photo credit: European Parliament on Visualhunt.com / CC BY-NC-ND

Programmi elezioni europee 2019: Forza Italia

Il partito di Berlusconi fa parte del Partito Popolare Europeo (PPE), il gruppo più grande ed influente del Parlamento Europeo. Riunisce tutte le forze liberali europee e mantiene al suo interno un forte spirito europeista, malgrado alcuni scetticismi interni ai partiti nazionali che lo compongono.

Assieme a FI, nel PPE si riuniscono anche i partiti italiani di Alternativa Popolare, l’Unione di Centro e Südtiroler Volkspartei. Dagli altri paesi europei troviamo invece il CDU-CSU tedesco della Merkel, I Repubblicani francesi, il Partito Popolare spagnolo e le altre forze liberali-conservatrici europee.

Il programma di Forza Italia per le prossime elezioni europee non è ancora stato pubblicato nella sua interezza, ma diverse proposte sono già state messe sul piatto:

  • Stop alle politiche di austerità e alla regolamentazione eccessiva dei mercati che frenano lo sviluppo.
  • Una riforma della BCE che la renderebbe più simile alla Federal Reserve degli USA più che a una vera e propria Banca Centrale.
  • Meno burocrazia, accesso più semplice per le imprese locali ai fondi europei e rafforzamento degli accordi commerciali per la valorizzazione del made in Italy.
  • Definire trattati europei con la Libia e con gli altri paesi con le coste sul Mediterraneo per evitare gli imbarchi e trovare accordi a livello di Unione con i paesi di origine dei migranti per il loro rimpatrio.
  • Creazione di un vero e proprio Piano Marshall per l’Africa con uno stanziamento di cinquanta miliardi per promuovere lo sviluppo, costruire infrastrutture e garantire la formazione.
  • Definizione di una politica estera comune e l’unione delle forze armate di tutti i paesi europei per la creazione di un unico esercito che renda l’Europa una potenza militare mondiale.

Come ha già fatto sapere da tempo, Berlusconi tornerà in campo per le elezioni europee come candidato capolista in tutti i collegi. L’intento del Cavaliere è quello di risollevare con la sua figura il partito, ormai messo in secondo piano dalla crescente popolarità della Lega, e consolidare la posizione degli elettori moderati che non si riconoscono nella leadership di Salvini. Tuttavia, la mossa di Berlusconi ha provocato non poco malumore fra le fila di Forza Italia, in quanto la sua onnipresenza nei collegi penalizzerà i candidati uomini a causa del meccanismo della rappresentanza di sulle tre preferenze nominali. Nelle liste di Forza Italia saranno “ospiti” anche gli esponenti di Noi con l’Italia e l’Udc, i piccoli partiti di centro-destra ben lontani nei sondaggio dallo sbarramento del 4%.

Fratelli d’Italia

La campagna del partito di Giorgia Meloni sta puntando molto sul sentimento nazionalista, insistendo per dare all’Italia un ruolo più rilevante in Europa: “Qualcuno dice ‘più Europa’, ma io dico ‘più Italia in Europa’” le parole della stessa Meloni.

Proprio in quest’ottica Fdi ha aderito spontaneamente all’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei (ACRE), partito nato dal gruppo del Parlamento Europeo Conservatori e Riformisti Europei, che preme su valori liberali e conservatorismo nazionale. Anche se programma e liste sono ancora in fase di definizione, non è da escludere una possibile coalizione di FdI con Forza Italia, dopo la consolidata alleanza sia a livello locale che nazionale.

Il manifesto Siamo Europei di Calenda

Nel Giugno 2018 l’ex ministro dello sviluppo economico del governo Gentiloni dalle pagine del Foglio ha fatto un appello a tutte le forze progressiste di unirsi in un’unica alleanza per contrastare le forze sovraniste e populiste emergenti. L’appello è diventato un vero e proprio manifesto che ha preso il nome di Siamo Europei ed ha accolto il sostegno di diversi esponenti di spicco della sfera politica e della società civile.

Calenda ha continuato nel corso dei mesi a portare avanti pubblicamente il proprio impegno politico e diffusione del suo manifesto, senza però necessariamente imporsi come leader della nuova formazione progressista. Nel gennaio di quest’anno ha lanciato al Pd e a tutte le forze europeista la proposta di presentarsi alle prossime elezioni europee in coalizione in un’unica lista per poter efficacemente contrastare la popolarità dilagante dei populisti.

Il Partito Democratico ha risposto tiepidamente all’appello e, pur approvandone il contenuto, non ha messo sul piatto per diversi mesi alcuna proposta per realizzare concretamente una lista unica. Stessa reazione anche da +Europa e Italia in Comune, partiti più ideologicamente vicini alla proposta di Calenda.

Data comunque l’accoglienza positiva che il manifesto ha avuto fra gli elettori, in molti all’interno del PD hanno cercato di spingere una candidatura dell’ex ministro alle primarie di partito per provare a convogliare i consensi, ma Calenda ha sempre ribadito la sua volontà di rimanere un semplice iscritto al partito.

Negli ultimi giorni, +Europa si è definitivamente tirata indietro da una possibile alleanza col Partito Democratico causando di fatto la fine del sogno di Calenda di una lista unitaria, come ammesso da lui stesso su Twitter.

Non è tuttavia escluso che le altre forze progressiste possano rispondere all’appello congiunto di Zingaretti e Calenda per formare comunque una coalizione capace di avere un ruolo di primo piano alle elezioni di maggio.

Programmi elezioni europee 2019: +Europa

Malgrado il forte malcontento scaturito dall’elezione di Benedetto Della Vedova come nuovo segretario, il partito fondato da Emma Bonino è in piena corsa per le prossime europee. +Europa si presenterà da sola alle elezioni, dopo aver rifiutato la proposta di Nicola Zingaretti di una lista comune con entrambi i simboli dei partiti in evidenza, per via delle diverse visioni riguardo a numerosi aspetti dell’Unione.

Essendo nato solo nel 2017, +Europa non ha una rappresentanza nell’attuale Parlamento Europeo ma la sua visione europea è molto vicina alle posizioni dell’Alde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa). Rimane quindi un partito di forte ispirazione europeista e liberale, molto distante dalle posizioni sovraniste sia di Salvini che del Movimento 5 Stelle e non del tutto allineato alle idee del PES a cui aderisce invece il PD.

Il loro programma, consultabile direttamente sul sito web, propone nei punti salienti:

  • Politiche sociali ed economiche europee che promuovano più equità nel sistema tributario e nel mondo del lavoro.
  • Sviluppo di un mercato di libera concorrenza europeo, con la privatizzazione di imprese nazionali che operano in mercati concorrenziali e riformare l’attuale assetto proprietario delle banche.
  • Promozione dei diritti civili e delle libertà individuali, con l’adozione dello ius culturae come modello di riforma per la cittadinanza.
  • Introduzione di nuovi meccanismi di ingresso dei profughi con la creazione di canali di arrivo legali e sicuri a livello europeo e programmi di inserimento nella società civile e nel mondo del lavoro.
  • Creazione di un’unica Federazione di Stati Europei che serva come apripista per la creazione dei veri e propri Stati Uniti d’Europa.
  • Creazione di un unico esercito di Difesa europea e polizia di frontiera europea.
  • Superamento delle politiche di austerità e forte potenziamento degli investimenti europei nell’ambito dei servizi di istruzione e nuove tecnologie.

A sinistra del PD

Alle ultime Europee del 2014, la sinistra a sinistra del PD si era presentata più o meno compatta sotto la lista L’Altra Europa con Tsipras, nata sull’entusiasmo del carismatico leader greco. Superando lo sbarramento del 4%, la lista italiana è riuscita ad eleggere tre deputati confluiti nel gruppo Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (EUL/NGL), di chiara ispirazione socialista e una propensione europeista, ma che chiede un forte cambiamento nelle istituzioni europee.

A cinque anni di distanza delle elezioni, della lista Tsipras non è rimasto quasi niente e la sinistra italiana si prepara a presentarsi alle europee divisa. Tramontato il progetto di una lista unica sotto De Magistris dopo il passo indietro del Sindaco di Napoli, i vari Sinistra Italiana, Possibile, Articolo Uno-MDP, Liberi e Uguali, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo si trovano a dover decidere in che forma presentarsi per il 26 maggio.

Trovare un altro candidato unico sembra impresa impossibile date le grandi distanze fra i partiti e la totale mancanza di una leadership che possa convogliarne gli interessi. La cosa che accomuna tutti i partiti di sinistra citati è la volontà di promuovere una profonda riforma all’interno delle istituzioni europee. Tutte chiedono un nuovo welfare europeo, un’attenzione maggiore ai bisogni dei cittadini, un sistema di accoglienza efficiente, l’attuazione di politiche ambientaliste e nuove politiche economiche incentrate più sul lavoro che sulla finanza e le banche. Malgrado molti obiettivi comuni, le divisioni fra i partiti nascono spesso da antichi dissapori e differenze di vedute che con gli anni non si sono rimarginate ma che al contrario sono diventate più profonde.

Un tentativo di smuovere le acque è venuto nelle ultime settimane dalla parlamentare europea di Possibile Elly Schlein, che ha lanciato un suo appello a cui ha fatto seguito una certa presenza mediatica. La Schlein gode di un buon seguito e credibilità, soprattutto a livello europeo, ma è presto (o tardi, dipende dai punti di vista) per capire se potrà essere una figura su cui la sinistra potrà convergere.

Per il resto Diem25, il movimento paneuropeo fondato dall’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis al momento presente in 13 Paesi europei (Italia, Grecia, Francia, Regno Unito, Polonia, Portogallo, Slovenia, Bulgaria, Germania, Austria, Irlanda, Spagna e Danimarca), non sembra aver preso particolarmente piede nel nostro paese, anche se potrebbe rappresentare una valida alternativa unitaria per tutte le forze della Sinistra incapaci di mettersi d’accordo per una coalizione nazionale.

Non bisogna però ignorare anche le correnti euroscettiche presenti a sinistra: Potere al Popolo raccoglie diversi critici dell’Unione Europea con posizioni più sovraniste che riformiste. Un euroscetticismo di sinistra che attualmente ha trovato il suo maggior rappresentante nell’ex ministro Stefano Fassina, attuale deputato italiano eletto con Liberi e Uguali.

Fassina ha da poco presentato il manifesto del suo nuovo partito “Patria e Costituzione”, nel quale indica l’Unione Europea come uno dei principali problemi non solo dell’Italia, ma dell’intero continente. Per questo suggerisce di tornare a una politica incentrata sugli stati nazionali basandosi sull’ideologia di un “patriottismo progressista”.

Risulta quindi evidente, che al momento, la sinistra italiana non sia in grado di poter correre alle prossime elezioni europee in maniera convincente. Nei pochi mesi rimanenti, sembra difficile poter riuscire a trovare un’intesa per la convergenza in una lista unitaria e se ci saranno alleanze andranno a creare solo altre bolle più grandi che terranno comunque diviso l’elettorato di sinistra.

Programmi elezioni europee 2019: Volt

Tra le altre liste presenti, segnaliamo l’esperienza di Volt Europa, un movimento paneuropeo che si presenterà alle elezioni del 2019 in diversi paesi dell’Unione con il medesimo simbolo e programma.

Come è possibile leggere dal sito ufficiale, consultabile in quasi tutte le lingue dei paesi dell’Unione, Volt è “un movimento paneuropeo e progressista che propone un modo di fare politica nuovo e più inclusivo. Vogliamo portare un cambiamento reale a tutti i cittadini d’Europa. Un nuovo approccio paneuropeo serve a vincere le sfide presenti e future: cambiamenti climatici, diseguaglianze economiche, immigrazione, conflitti internazionali, terrorismo, l’impatto della rivoluzione tecnologica sul lavoro. Limitati dai confini e dalle divisioni, i partiti nazionali non sono in grado di affrontare queste sfide: è invece necessario che noi Europei iniziamo a lavorare tutti insieme, come un solo popolo.”

La peculiarità del movimento è proprio quella di non chiudersi nei confini nazionali dei vari paesi, ma di seguire un coordinamento transnazionale che si cala però nelle diverse realtà degli stati membri. Un vero e proprio partito europeo e non una coalizione sovranazionale che racchiude più partiti nazionali.

Volt è presente in 30 paesi (i 28 dell’Unione più Svizzera ed Albania) e in Italia, Germania, Spagna, Svezia, Danimarca, Bulgaria, Olanda, Francia ha già un articolazione da partito nazionale. Il programma prevede una maggiore integrazione europea e un’attenzione particolare agli aspetti sociali legati alle politiche europee.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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