Che impatto avrà l’emergenza coronavirus sul terzo settore?

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Di terzo settore e coronavirus abbiamo parlato nella seconda puntata di LiveNius, andata live giovedì 16 aprile alle 18. La potete rivedere qui:

Gli enti di terzo settore – cooperative, associazioni, fondazioni – garantiscono servizi essenziali in ambito sociale, sanitario, culturale. Questa emergenza li sta tuttavia mettendo a dura prova; ci sono grandi rischi e grandi opportunità. Come sta rispondendo il terzo settore all’emergenza? Ci sono rischi per la sopravvivenza delle organizzazioni e dei loro servizi? Cosa lascerà sul terreno questo periodo?

Ne abbiamo parlato con Flaviano Zandonai, innovation manager Gruppo Cooperativo CGM; Caterina Pozzi, amministratrice delegata di Open Group; Andreas Fernandez, responsabile della comunicazione del Centro Servizi Volontariato Trentino; Paolo Dell’Oca, responsabile della comunicazione di Fondazione Arché.

I contenuti che seguono sono una sintesi di quanto emerso dalla discussione con gli ospiti e dall’interazione con i commenti e le domande poste in diretta dalle persone collegate su Facebook.

I servizi del terzo settore nell’emergenza Covid-19

Come si stanno organizzando le organizzazioni non profit per garantire i loro servizi durante l’emergenza coronavirus?

Ci sono dei servizi chiusi, anche sociali ma soprattutto culturali. Cosa fare? Come gestire cassa integrazione e altri aspetti finanziari e gestionali? Qui si fa fatica ad immaginare come riconvertirli a differenza dei servizi sociali, c’è preoccupazione nell’ambito dei servizi culturali.

Altri servizi sono aperti e funzionano più o meno come prima (ad es. comunità per tossicodipendenti, comunità mamma-bambino), anche se con accorgimenti e dispositivi di sicurezza; la necessità più impellente per questi servizi è gestire l’ansia di operatori e utenti.

Ci sono poi dei servizi da reinventare completamente, che funzionano in maniera del tutto nuova, attraverso canali digitali. Su questo c’è una certa vitalità e creatività da parte di organizzazioni e operatori. Da una parte si è sottratta la relazione umana a attività basate sulla relazione umana, dall’altra si inventano nuovi servizi e nuove modalità di gestire da distanza relazioni e servizi.

L’impatto dell’emergenza Covid-19 sul terzo settore

Questa è la prima grave crisi sistemica del terzo settore da quando è nato. Nella precedente crisi economica del 2008 non era così: era stato anticiclico, funzionava ancora meglio in queste crisi. Questa volta rischia di subirla come gli altri settori.

Ci sono organizzazioni che non ce la faranno; è impensabile pensare di farle ripartire tutte. Qui il tema è: come chiudere esperienze spesso molto significative? Come non disperdere il patrimonio di queste organizzazioni? Come supportare processi di fusione e riorganizzazione?

Non necessariamente saranno i piccoli ad andare in crisi, qualche pezzo grosso potrebbe essere molto in difficoltà, qualche grossa organizzazione che ha molto personale, poco patrimonio, poca infrastruttura, poco know how, molta dipendenza da pubblica amministrazione.

Come resistere a questo impatto?

Reti e organizzazioni di secondo livello possono giocare un ruolo molto importante, che può fare la differenza. Non devono però solo coordinare l’esistente ma fare co-progettazione per cambiare e non solo per gestire l’esistente come accade ora in molti casi.

Oltre a mettere a disposizione risorse pubbliche o private, occorre attivare pratiche di accompagnamento e supporto da parte di organizzazioni di secondo livello. Per sostenere il cambiamento organizzativo, riorganizzazione, fusione, maggior coesione delle reti. Servono competenze, capacità non solo risorse per un’azione di accompagnamento alla transizione e al cambiamento.

Sviluppare la valutazione. Mettere in campo sistemi valutativi anche semplici in questo momento può essere molto utile. Valutare quello che si sta facendo non solo farlo, per capire cosa tenere, cosa no, come migliorare, cosa può andare bene per periodi anche non di emergenza.

Si stanno sviluppando numerose iniziative anche informali nella pancia del paese, molte basate sul digitale: nascerà qualcosa di nuovo da questa crisi? Probabilmente sì.

Il ruolo politico e culturale del terzo settore

Il terzo settore è esistito poco o nulla nella narrazione su Covid-19; a parte un po’ il volontariato, non si è parlato dei servizi essenziali garantiti dal terzo settore, questa è responsabilità di tutte le parti, a partire dal terzo settore stesso che non ha creato un’abitudine al racconto.

Di conseguenza anche gli interventi legislativi ad oggi lo hanno trascurato: nel decreto Cura Italia non esiste quasi, il decreto liquidità è pensato per le aziende. Il ruolo del terzo settore è emerso solo come garzone, come ha scritto Riccardo Bonacina su Vita, che deve distribuire cibo e buoni spesa, ma senza essere coinvolto in un processo politico, legislativo, culturale, non tanto per se stesso ma per costruire insieme alle altri parti sociali una visione di paese.

Quale azione politica e culturale quindi? Il terzo settore paga l’essersi un po’ appiattito in questi anni sul ruolo di ancella del pubblico, un ruolo poco propositivo, si è messo quasi da solo nell’angolo. Questa fase può farlo uscire dall’angolo, dal punto di vista politico e culturale. Bisogna essere protagonisti e rivendicare questo ruolo politico e culturale.

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