Immigrati a Roma | Quanti sono, dove vivono, da dove vengono

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Qualcuno potrebbe pensare alla situazione esplosiva delle periferie romane, in cui i militanti di estrema destra si radunano a ridosso delle case popolari per impedire l’ingresso a cittadini stranieri – o rom, sembra non fare differenza – che ne hanno il diritto. Oppure ai quartieri pieni di minimarket bangladesi, o ancora alle bancarelle traboccanti di cover per cellulari, ombrelli e altri accessori di fortuna. Altri avranno in mente le migliaia di turisti di ogni provenienza, che si riversano tra i monumenti della città ogni giorno dell’anno e che in quei negozi e a quelle bancarelle si servono come clienti.

Luoghi comuni a parte, come in tutta Europa anche nella città metropolitana di Roma (composta dalla capitale e dai 121 comuni dell’ex provincia) c’è chi vede nella diversità un’occasione e chi vive la presenza degli stranieri come una minaccia. Come in tutto il mondo, anche a Roma la realtà riportata da chi studia il fenomeno è diversa da quella raccontata dai media e dalla gente comune. Più complessa, di sicuro.

Facciamo un po’ di chiarezza, allora, almeno riguardo ai numeri. Quanti sono e chi sono i migranti che abitano la città metropolitana di Roma?

Quanti sono gli stranieri non comunitari a Roma

Secondo i Rapporti annuali sulla presenza dei migranti nelle città metropolitane italiane, resi pubblici dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e da ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), il 7,4% della popolazione residente nell’area metropolitana di Roma è di cittadinanza non comunitaria.

immigrati nelle città italiane

Benché il dato sia al di sopra della media nazionale (5,9%), la capitale è solo la quarta città metropolitana italiana per incidenza, alle spalle di Milano (11,8%), Firenze (9,9%) e Bologna (8,5%). Stiamo parlando di cittadini regolarmente soggiornanti e provenienti da paesi extra UE: se consideriamo anche i comunitari, la quota di stranieri nell’area sale al 12,8% della popolazione residente.

immigrati a roma

Guardando ai dati relativi ai permessi di soggiorno, Roma risulta la seconda città metropolitana – dopo Milano – per numero assoluto di cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti. Al 1° gennaio 2018 sono infatti 346.575 (il 9,3% del totale nazionale) ad aver richiesto o rinnovato il permesso.

Il fenomeno migratorio ha conosciuto una crescita importante in quest’area. Tra il 2011 e il 2018 la presenza di migranti di cittadinanza extra UE è aumentata in modo molto più consistente rispetto al livello nazionale: mentre in Italia si è registrato un aumento del 5%, nella città metropolitana di Roma l’incremento è del 37,2%. Una differenza significativa, in parte spiegabile dal fatto che il calo dei non comunitari regolarmente soggiornanti registrato in Italia tra il 2016 e il 2017 non ha interessato l’area romana, che ha mantenuto invece una presenza costante.

Immigrati a Roma: chi sono e da dove vengono

Filippine, Bangladesh e Cina sono i paesi di nascita prevalenti degli immigrati a Roma, con incidenze rispettivamente del 12,7%, 11,2% e 6,9% sul totale dei non comunitari. In particolare, la comunità bangladese della capitale è la più rilevante a livello nazionale e rappresenta il 27,8% del totale presente in Italia. Importanti anche le presenze ucraine, egiziane e indiane.

immigrati a roma

I dati appena riportati riguardano le sole comunità non comunitarie. Se consideriamo anche gli immigrati a Roma provenienti dai paesi UE è la comunità rumena a prevalere, con un’incidenza del 33% sul totale degli stranieri.

Rispetto al 1° gennaio 2017 le presenze non comunitarie nell’area di Roma Capitale risultano sostanzialmente stabili. Si registra un lieve aumento di bangladesi e indiani (rispettivamente +2,7% e +1,6%), mentre calano le comunità di più antica migrazione, come la peruviana, l’albanese e la moldava (-3,3%, -2,6% e -1,5%), anche per effetto delle acquisizioni di cittadinanza.

Per quanto riguarda le presenze per genere, a prima vista si potrebbe pensare ad un equilibrio quasi perfetto: gli uomini rappresentano il 51,3% e le donne il 48,7%. Tuttavia vi sono comunità a netta prevalenza maschile – come l’egiziana, la bangladese e l’indiana – e comunità connotate al femminile – l’ucraina, la moldava e la peruviana.

In riferimento alle fasce di età, la popolazione risulta sensibilmente più matura rispetto al complesso dei non comunitari in Italia: solo un terzo ha meno di 30 anni, a fronte del 40% rilevato su scala nazionale. Spicca, in particolare, la bassa presenza di minori: solo il 16,4% dei cittadini provenienti da paesi extra UE ha meno di 18 anni, a fronte del 21,7% nazionale.

Immigrati a Roma: dove vivono

Dal punto di vista della distribuzione degli immigrati a Roma, il territorio non è omogeneo e presenta realtà diverse tra loro: solo in cinque comuni la quota di cittadini provenienti da paesi extra UE supera il 7% dei residenti: si tratta di Roma, Civitella San Paolo, Ponzano Romano, Anzio e Mentana. In altri 19 comuni è compresa tra il 5% ed il 7%, mentre nei restanti 98 comuni dell’area metropolitana in esame è al di sotto del 5%.

Considerando anche i comunitari, al 1 gennaio 2019 la classifica per incidenza di stranieri residenti vede al primo posto Civitella San Paolo, un piccolo comune di poco più di duemila abitanti, di cui oltre 500 sono stranieri (25,2%). Seguono altri due piccoli centri: Ponzano Romano (19,8% di 1402 abitanti) e Pisoniano (19,7% di 751 abitanti). Al fondo della stessa classifica troviamo il comune di Jenne, che conta 4 stranieri su 352 abitanti. Si tratta, ad essere precisi, di due donne romene, una ucraina e di un uomo bangladese, per un’incidenza dell’1,1% sul totale dei residenti.

Venendo alla distribuzione all’interno della capitale, la maggiore incidenza di stranieri (inclusi i comunitari) si registra in quartieri molto diversi tra loro: Esquilino (21%) e Quadraro (18%), ma anche nelle aree benestanti di Appia Antica Nord e Sud (20-21%) e Grottarossa Ovest (23%), oltre che in zone periferiche scarsamente abitate come Casetta Mistica e Omo (21-24%), Tor San Giovanni (18%) e Tor Fiscale (17%). La minore quota di stranieri è tipica invece di quartieri della periferia storica o anulare come Serpentara (2,9%), Tiburtino Sud (2,5%), Tor Tre Teste (2,3%), Osteria del Curato (2,7%), Barcaccia (3,6%), Grottaperfetta, Torrino, Laurentino e Cecchignola (tra il 3 e il 3,6%).

Secondo gli autori del blog #Mapparoma, da cui ricaviamo i dati, l’incidenza degli immigrati a Roma appare “molto variabile sul territorio romano, senza una particolare concentrazione in quadranti specifici della città, né in zone caratterizzate da acuto disagio socio-economico. Sembra piuttosto che, sulla base della provenienza geografica e della tipologia occupazionale, vivano sia in zone benestanti, sia nella periferia storica, sia nei quartieri più periferici”.

A influenzare la localizzazione della popolazione straniera, si legge sul blog, sarebbero almeno tre fattori: l’accessibilità economica degli alloggi, la vicinanza alle attività imprenditoriali (negozi, ristoranti, ecc.) e lo svolgimento di mansioni domestiche che prevedono la residenza nel luogo di lavoro. Il primo fattore spiegherebbe la presenza fuori dal Grande Raccordo Anulare (dove le case costano meno) dei rumeni, e in misura minore di peruviani e ucraini. Il secondo farebbe luce sulla presenza nei pressi di Termini, all’Esquilino, al Pigneto, a Torpignattara e più in generale lungo l’asse della via Casilina, di cinesi e bangladesi: in queste zone, infatti, hanno le loro attività o vi lavorano come dipendenti. Il terzo riguarda la localizzazione, nei quartieri centrali e benestanti e soprattutto a Roma nord, di filippini e, con minore nettezza, peruviani e ucraini.

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Foto: Luca Sartoni on Flickr

Quanti sono i minori e le famiglie con figli

Sono 56.674 i minori non comunitari presenti nella città metropolitana di Roma, pari al 7% dei minori non comunitari in Italia. La presenza risulta stabile rispetto all’anno precedente, con un aumento dello 0,5% tra il 2017 e il 2018. In calo, invece, il numero di nati stranieri: – 4% tra il 2016 e il 2017 a fronte di una riduzione del 2,3% rilevata su scala nazionale. Nonostante la riduzione, Roma risulta seconda tra le città metropolitane per numero di nati di cittadinanza non italiana, fatto in parte spiegabile con la massiccia presenza di stranieri extra UE sul territorio.

Nella città metropolitana di Roma Capitale si contano 91.391 famiglie anagrafiche con almeno un componente di cittadinanza non comunitaria, pari all’8,8% del totale in Italia. Nella maggioranza dei casi (78,2%) si tratta di nuclei familiari senza figli (66,3% il dato nazionale). Circa un quinto delle famiglie con cittadini extra UE ha uno o due figli, mentre solo il 2% ha più di tre figli.

Secondo il Rapporto, la scarsa presenza di minori tra i non comunitari, oltre che la bassa incidenza di nuclei familiari numerosi, indicano come

la città metropolitana di Roma rappresenti per molti migranti una meta di passaggio più che di approdo.

Immigrati a Roma: durata e motivi del soggiorno

Al 1 gennaio 2018 nella città metropolitana di Roma si registra una quota di lungosoggiornanti (o soggiornanti di lungo periodo) del 52,7%. Si tratta di quei cittadini stranieri che, in possesso da almeno 5 anni di un permesso di soggiorno in corso di validità e in grado di dimostrare la disponibilità di un reddito minimo stabilito per legge, hanno ottenuto un permesso di soggiorno a tempo indeterminato.

Qui troviamo una caratteristica distintiva di Roma: il peso dei lungosoggiornanti è molto al di sotto del livello nazionale (61,7%). Anche questo dato, come la bassa presenza di famiglie numerose, potrebbe essere interpretato come un segnale che fa di Roma una meta di passaggio, più che di approdo.

Tuttavia, nonostante tra il 2011 ed il 2018 la percentuale di titolari di permesso di lungo periodo sia stata sempre inferiore a quella rilevata su scala nazionale di almeno nove punti percentuali, anche nella città metropolitana di Roma la quota di lungosoggiornanti è in costante crescita.

I cittadini possessori di permessi di soggiorno soggetti a rinnovo sono invece il 47,3% e tra il 2017 e il 2018 sono diminuiti del 3,7%. La riduzione riguarda, in particolare, i permessi per motivi di lavoro (-14,5% rispetto al 2017) ed i permessi per studio che si riducono del 6,6%. Aumentano invece i permessi rilasciati per motivi di asilo e umanitari (+9,2%). Interessante è anche il dato in crescita dei permessi per motivi di famiglia, che registra un andamento opposto rispetto al complesso dei permessi a scadenza in Italia (+ 3,8% a fronte di -1,2%).

Nel complesso, tra i permessi di soggiorno soggetti a rinnovo, prevalgono i motivi familiari (37,5%); seguono i motivi di lavoro (34,4%). Nonostante l’incremento, i permessi per motivi di asilo e umanitari sono il 12%.

Negli ultimi anni l’aumento di richiedenti asilo è uno dei tratti evidenti del fenomeno migratorio in Italia, dove tra il 2017 ed il 2018 il numero di soggiornanti per una forma di protezione internazionale è cresciuto del 23,5%. Analoga, ma più contenuta, la tendenza nella città metropolitana di Roma, con un aumento del 9,2% e un numero complessivo di 19.589 non comunitari soggiornanti per questi tipi di permesso. Si tratta in prevalenza di uomini (82,3%).

Questi dati non tengono conto del recente decreto legge n. 113/2018, convertito con modifiche dalla legge n. 132/2018, che ha abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituendolo con alcuni permessi di soggiorno per casi speciali. A occuparsi di queste persone è il cosiddetto sistema di accoglienza italiano, di cui abbiamo parlato ampiamente qui.

I lavoratori stranieri a Roma

Nella città metropolitana di Roma circa un occupato su sei è di cittadinanza straniera. Si tratta principalmente di cittadini non comunitari: 157.935 che rappresentano l’8,6% degli occupati dell’area. È un dato rilevante, considerando che l’incidenza della popolazione di cittadinanza non comunitaria sul totale dei residenti è pari al 7,4%. Il coinvolgimento degli stranieri non comunitari nel mercato del lavoro riguarda soprattutto i maschi (57,2%), anche se la percentuale femminile (42,8%) risulta superiore a quella rilevata su scala nazionale, dove la quota si ferma al di sotto del 40%.

Da un’analisi dei principali indicatori del mercato del lavoro della città metropolitana di Roma, secondo il Rapporto:

emerge un quadro piuttosto positivo dell’integrazione della popolazione straniera, in particolare di quella di cittadinanza non comunitaria.

Roma, infatti, è seconda solo a Milano per il più elevato tasso di occupazione dei cittadini extra UE: 68,8% a fronte di una media nazionale del 59,1%.

Mettendo a confronto la popolazione non comunitaria con quella autoctona, troviamo che il tasso di occupazione della popolazione straniera è superiore (68,8% a fronte di 62,8%) e il tasso di inattività inferiore (23% a fronte del 30,8%). Quanto al tasso di disoccupazione, la quota di immigrati a Roma in cerca di occupazione è superiore al 10%, a fronte di un 9% della popolazione autoctona.

All’interno di un quadro generalmente positivo, considerato il contesto di crisi, la principale criticità riguarda le caratteristiche del lavoro svolto: a fronte di elevati livelli occupazionali, gli stranieri non comunitari svolgono mansioni non qualificate e scarsamente retribuite, prevalentemente nel settore dei servizi.

A confronto con il livello nazionale, nell’area romana tali caratteristiche dell’occupazione sono ancor più marcate. Il 46% circa dei cittadini extra europei svolge un lavoro manuale non qualificato, mentre a livello nazionale la percentuale è del 37,6%. Spicca la minor incidenza del lavoro manuale specializzato, che coinvolge il 9,2% dei lavoratori provenienti da paesi terzi occupati nell’area, a fronte del 27% di quelli occupati complessivamente in Italia. Unica nota positiva è la maggiore quota di dirigenti e professionisti tecnici e intellettuali (5,8% contro 5,3%) e quella di impiegati, addetti alle vendite e ai servizi personali (38,9% contro 30%).

Quanto alle retribuzioni, il 41,7% dei dipendenti non comunitari percepisce una retribuzione mensile inferiore agli 800 euro; un dipendente su sei ha un’entrata superiore ai 1.200 euro, mentre risulta prevalente la retribuzione tra gli 801 e i 1.200 euro percepita dal 43% circa dei dipendenti in area romana.

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Foto: Edmund on Flickr

L’imprenditoria straniera a Roma

In Italia quasi un’impresa su dieci è straniera e nella maggioranza dei casi (78,8%) si tratta di imprese individuali. Si tratta di un fenomeno in costante crescita che svolge un ruolo sempre più centrale nell’economia del nostro paese. La componente non comunitaria della popolazione straniera svolge un ruolo di tutto rilievo in questo ambito, guidando il 79% circa delle imprese a conduzione straniera.

In questo contesto nazionale, la città metropolitana di Roma risulta prima in classifica per numero di imprese individuali a titolarità non comunitaria e terza per incidenza, dopo Milano e Firenze. Parliamo di 37.361 imprese, che rappresentano un quinto del totale nell’area: una percentuale di molto superiore a quella nazionale (11,7%).

In linea con quanto rilevato complessivamente in Italia, il commercio è il settore di attività prevalente degli immigrati a Roma (43,5%). Spicca, nel confronto con il quadro nazionale, la maggior quota di imprese non comunitarie che opera nei servizi alle imprese, mentre risulta inferiore alla media la quota di imprenditori che ha investito nel settore edile.

Mentre in ambito nazionale sono le comunità marocchina, cinese e albanese a mostrare una maggior propensione all’imprenditoria, l’area metropolitana romana vede una netta prevalenza degli imprenditori bangladesi, che raggiungono un’incidenza prossima al 36%. Quote inferiori, ma comunque significative, riguardano imprenditori nati in Egitto (9,3%), Cina (9,3%) e Marocco (8,7%).

Confrontando i dati del 2016 e del 2017, gli imprenditori non comunitari che mostrano una maggiore vivacità nell’area metropolitana romana sono i pakistani e gli indiani, il cui numero cresce rispettivamente del 13,5% e dell’8,3%. A livello nazionale, invece, le comunità che registrano incrementi più importanti sono la nigeriana (+21,6%), la tunisina (+10,2%) e la pakistana (+9,7%).

Che fine fanno i soldi guadagnati dagli immigrati a Roma?

Roma è la città metropolitana da cui viene spedito all’estero più denaro. Il 13% circa delle rimesse inviate complessivamente dal nostro paese parte proprio dalla capitale. Tuttavia, tra il 2010 ed il 2017 si è registrato un calo più significativo di quello registrato a livello nazionale, con una riduzione del 67,3% a fronte del 22,6%, con un passaggio dai 1.625 ai 531 milioni di euro spediti all’estero. A incidere è soprattutto la riduzione dei flussi di denaro verso la Cina, fino al 2015 primo Paese di destinazione per quanto riguarda la città metropolitana romana.

La maggior parte del denaro inviato dalla città metropolitana di Roma è diretto in Bangladesh (140 milioni di euro); seguono le Filippine che ricevono circa 105 milioni e l’India con oltre 42 milioni.

Immigrati a Roma: in conclusione

Nella città metropolitana di Roma sembra essere il lavoro l’attrattiva principale per gli stranieri non comunitari. Se da una parte abbiamo un alto tasso di occupazione, un numero record di imprese e una distribuzione sul territorio che sembra seguire criteri – anche – legati al lavoro, dall’altra la bassa presenza di minori, l’alto numero di famiglie senza figli e una quota di permessi di lungosoggiornanti inferiore alla media nazionale sembrano suggerire che l’area metropolitana romana – e forse in particolare la capitale – sia un luogo di transito più che di approdo.

In questo caso una buona integrazione economica non va di pari passo con la volontà – o la possibilità – di mettere radici e investire sul futuro. A influire, tornando ai dati, potrebbe essere una situazione in cui gli stranieri non comunitari si trovano a svolgere lavori poco qualificati e scarsamente retribuiti, e la volontà di raggiungere altri paesi europei.

Qui tutti i dati sulla presenza migratoria a Milano

Qui, invece, tutti i numeri sugli stranieri in Italia

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Educatore professionale, lavora in contesti di disagio sociale. Cura il blog andreiaway.it e ha pubblicato il libro Funamboli sulla strada, l'infanzia che resiste a Città del Guatemala (Sensibili alle foglie, 2017). Per Le Nius scrive di temi sociali e non profit.

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