Cosa succede nello Yemen?17 min read

18 Luglio 2017 Politica Politica esterna -

Cosa succede nello Yemen?17 min read

Reading Time: 13 minutes

Cosa succede nello Yemen
Mazrak Camp, north-west Yemen, @IRIN photos

Negli ultimi mesi la situazione in Yemen è degenerata: ogni possibile trattativa per la pace è fallita, i bombardamenti incessanti continuano a mietere vittime civili e il Paese è afflitto da una crisi umanitaria senza precedenti. Cerchiamo di capire meglio qual è la situazione e le forze in gioco in quello che rimane dello Yemen.

Le forze in campo

Il Paese è attualmente diviso fra tre principali fazioni: da una parte, il governo sunnita di Mansur Hadi sostenuto dalla coalizione araba capeggiata dall’Arabia Saudita; dall’altra i ribelli sciiti Houthi che appoggiano il precedente capo di governo Ali Abdullah Saleh, costretto a lasciare la guida del Paese nel 2012 dopo 34 anni; il terzo fronte indipendente è invece aperto contro i terroristi sunniti di Al-Qaeda, da sempre attivi nel Paese, che hanno approfittato dello scoppio della guerra civile per rafforzare la propria posizione in alcune regioni.

I ribelli controllano attualmente la capitale Sanaa e alcune provincie Occidentali dello Yemen, mentre le forze governative si contendono l’influenza sulla parte Orientale del Paese con Al-Qaeda. Il presidente Hadi è sostenuto militarmente dalla coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita che comprende altri Paesi sunniti quali Kuwait, Emirati Arabi, Bahrein, Giordania, Marocco, Senegal e Sudan. Gli Houthi godono invece dell’appoggio politico dell’Iran e degli Hezbollah libanesi.

mappa della situazione del conflitto in Yemen 2017
@Al Jaazera

La crisi umanitaria in Yemen

La più grande crisi umanitaria odierna

Con queste parole Josè Graziano da Silva, direttore generale della Fao, ha descritto l’attuale situazione in Yemen durante un briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sempre secondo il direttore della Fao:

Le dimensioni della crisi alimentare nello Yemen sono sconcertanti, con 17 milioni di persone che soffrono di grave insicurezza alimentare e, di questi, sette milioni sono sull’orlo della carestia.

Già prima della guerra, lo Yemen importava il 90% degli alimenti di base: la chiusura delle frontiere e il blocco navale imposto con l’inizio della guerra, hanno condannato il popolo yemenita a morire di fame. I continui bombardamenti della coalizione araba hanno poi distrutto buona parte degli impianti di produzione alimentare e tagliato tutti i principali collegamenti fra le campagne e le grandi città. La capitale Sanaa e le altre città assediate sono rimaste completamente isolate ed è quasi impossibile anche per gli operatori umanitari trasportare cibo e beni di prima necessità per i civili che subiscono il fuoco incrociato delle fazioni.

Il New York Times descrive una carestia talmente drammatica da portare alcune famiglie a vendere le proprie figlie per il matrimonio in cambio di cibo. Oltre alla carestia, sembra che il Paese sia vittima anche di una nuova epidemia di colera: lo scorso maggio, il Ministero della Salute yemenita ha dichiarato lo stato di emergenza a causa della diffusione della malattia. Secondo i dati governativi, sarebbero più di 300.000 i casi di colera segnalati nel Paese. A contribuire alla diffusione dell’epidemia vi è stato anche il completo collasso del sistema sanitario. Per colpa dei bombardamenti sauditi, nell’intero Yemen solo il 45% degli ospedali è rimasto operativo e le forniture mediche (medicinali inclusi) rimangono scarse su tutto il territorio. Secondo uno studio condotto dalle Nazioni Unite, più di 7 milioni di persone vivono in aree ad alto rischio di trasmissione del colera, con più di due terzi della popolazione che non ha accesso all’acqua potabile.

Gli altri numeri della crisi diffusi nello stesso report danno un’idea chiara di quanto la situazione sia drammatica: su una popolazione totale di 27 milioni di persone, 19 milioni di yemeniti hanno bisogno di assistenza umanitaria; dal marzo del 2015 sono state uccise più di 10.000 persone, di cui 4.667 civili fra i quali 1.540 bambini; i feriti sono stati più di 44.000 e fra questi 6.000 sono rimasti disabili; oltre 3 milioni di persone hanno dovuto lasciare le proprie case e di queste 121.000 hanno già lasciato il Paese.

Le responsabilità dell’Italia nella guerra in Yemen

Dall’inizio del conflitto, l’Arabia Saudita ha coordinato numerosi raid aerei della coalizione araba contro obiettivi definiti “sensibili”, per indebolire l’esercito dei ribelli. Con questo pretesto, i bombardamenti sauditi hanno distrutto sopratutto strade, ospedali e infrastrutture dedicate al soccorso della popolazione civile. In questo massacro, anche l’Italia ha le proprie responsabilità: per anni il nostro Paese è stato fornitore di sistemi militari per l’Arabia Saudita e il commercio di armi non si è fermato neanche dopo lo scoppio del conflitto in Yemen. Secondo quanto riportato dal rapporto consegnato dagli osservatori dell’Onu al Consiglio di Sicurezza, alcune bombe inesplose rinvenute nel 2016 a Sanaa riportano sigle e numeri di serie riconducibili a industrie italiane. Lo stesso rapporto evidenzia come:

Il conflitto ha visto diffuse violazioni del diritto umanitario internazionale da tutte le parti in conflitto. Il gruppo di esperti ha condotto indagini dettagliate su questi fatti e ha motivi sufficienti per affermare che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita non ha rispettato il diritto umanitario internazionale in almeno 10 attacchi aerei diretti su abitazioni, mercati, fabbriche e su un ospedale.

L’Italia si è quindi indirettamente resa complice di crimini di guerra. Ma questa evidenza non ha fermato il commercio con i sauditi. Francesco Vignarca, portavoce di Rete Disarmo, lo scorso maggio ha denunciato, dati alla mano, l’ipocrisia italiana sulle esportazioni delle nostre armi dalle pagine di Repubblica:

I dati di export di RWM Italia verso l’Arabia Saudita sono spaventosi: 19.675 nuove bombe autorizzate nel solo 2016 con una esportazione effettiva di 2.150 ordigni, per 32 milioni di euro. Tutte queste autorizzazioni, rilasciate verso Paesi in conflitto, violano la legge 185/90 sull’export militare che impedisce una consegna, se l’invio viene fatto in aree in stato di guerra. Il provato utilizzo in Yemen di ordigni di fabbricazione italiana da parte saudita, dovrebbe bloccare qualsiasi tipo di accordo. Da tempo chiediamo al Governo di non contribuire, con queste licenze, ad alimentare un conflitto sanguinoso.

CONDIVIDI
Matteo Margheri

Fiorentino di nascita, Web Marketing Specialist per diletto e Nerd di professione. Si nutre di cultura pop e vive la sua vita perennemente in direzione ostinata e contraria. Per Le Nius supporta l'area editoriale, in ambito politica, e l'area social. matteo@lenius.it
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Iscriviti alla niusletter e resta aggiornato

TORNA
SU