Cosa succede nello Yemen?

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25 aprile 2015

L’Arabia Saudita sta bombardando il territorio yemenita, gli sciiti houthi occupano ancora buona parte settentrionale del territorio e il gruppo Aqpa di Al Qaeda tiene sotto controllo il sud-est del Paese. L’Iran cerca di rifornire di armi i ribelli sciiti mentre l’Isis manifesta la sua presenta sul territorio con attentati nelle moschee.

Cosa succede nello Yemen?

La storia. Sotto la spinte delle primavere arabe, nel 2012 il Presidente yemenita Ali Abdullah Saleh è costretto a lasciare l’incarico dopo essere rimasto al potere per ben 34 anni, prima come leader dello Stato indipendente Yemen del Nord e poi come Presidente del Paese riunificato dal 1990.

A succederlo è il suo ex-vice Abd Rabbo Mansur Hadi, eletto tramite regolari elezioni alle quale si è presentato come unico candidato. Le sfide per il nuovo Presidente sono molteplici: lo Stato deve risolvere il problema della scarsità di risorse idriche e rispondere all’estrema povertà in cui verte buona parte della popolazione. A tali questioni, si aggiungono anche le minacce della cellula Aqpa di Al Qaeda presente nel Paese e le incessanti richieste degli houthi, un gruppo di ribelli sciiti zaydisti originari dello Yemen del nord.

L’apparente incapacità di Hadi di rispondere alle continue crisi diplomatiche con queste realtà ha portato i militanti houthi ad agire e a partire dal settembre del 2014 hanno iniziato a marciare verso la capitale Sanaa. La loro avanzata non viene arrestata dall’intervento dell’esercito e nel Gennaio del 2015 concretizzano il colpo di Stato che costringe presidente e governo alla fuga.

Hadi si rifugia nella sua città natale nel sud del Paese, Aden, dalla quale ritira le sue iniziali dimissioni e condanna duramente il colpo di Stato rivendicando il proprio ruolo di unico Presidente legittimo dello Yemen. A marzo Aden viene dichiarata “capitale transitoria”, innescando la reazione degli houthi che lanciano una nuova offensiva proprio verso la capitale del Sud, appoggiati dagli uomini del vecchio Presidente Saleh, deposto dopo la primavera araba.

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A questo punto della storia entrano in gioco anche gli attori internazionali. Il 26 marzo l’Arabia Saudita, che ha sempre sostenuto il governo yemenita contro le pressioni degli houthi, mobilita 150.000 forze di terra e 100 aerei per colpire le basi strategiche dei ribelli sciiti. Il 14 aprile le Nazioni Unite, con una risoluzione, impongono un embargo sulla armi degli houthi e chiede a questi di ritirarsi dai territori occupati.

La comunità internazionale e buona parte dei paesi del Golfo Persico sono tutti dalla parte del Presidente Hadi, che intanto è dovuto fuggire in Arabia vista la vicinanza dei ribelli ad Aden. Il timore più grande degli amici USA del Golfo è l’interesse che l’Iran ha dimostrato nelle vicende yemenite: il governo di Teheran non è mai stato in buoni rapporti con l’America e di conseguenza coi suoi “amici” nella penisola araba. Dopo l’intervento militare da parte dell’Arabia Saudita, il governo iraniano ha subito condannato l’azione e ha chiesto l’immediata cessazioni delle azioni militari straniere nei territori yemeniti. Lo stravolgimento di poter nello Yemen portato degli houthi potrebbe portare nuovi alleati per l’Iran, rafforzando influenza sciita nella regione.

Gli jihadisti. Anche Al Qaeda ha beneficiato dal caos generato dalla ribellione degli houthi: a metà aprile il gruppo jihadista Aqpa ha rafforzato la propria posizione nelle zona sud-est del Paese, assicurandosi il controllo della città di Mukalla. Approfittando della crociata dei ribelli contro Hadi, il gruppo terroristico sta cercando di espandere la propria sfera di influenza oltre la parte orientale del Paese trovandosi spesso a combattere contemporaneamente sia contro le truppe degli houthi sia contro i lealisti del Presidente fuggitivo.

Paradossalmente, la preoccupazione più grande di Aqpa deriva dai propri nemici ma dai suoi potenziali alleati: l’Isis ha annunciato il suo arrivo nello Yemen a Marzo con la rivendicazione degli attentati suicidi in due moschee della capitale Sanaa che sono costati la vita a 137 persone. Alcuni gruppi jihadisti facenti parte delle truppe di Aqpa, hanno accusato Al Qaeda di non essere in grado di tutelare gli interessi dei sunniti yemeniti e hanno perciò disertato in favore dello Stato Islamico. La schermaglia interna alle file sunnite che non fa che rendere ancora più instabile e incerta la situazione nel Paese.

La situazione ad oggi. Il 21 Aprile l’Arabia Saudita annuncia la fine dei raid aerei prevista dall’operazione “Firmess Storm” sotto pressione del Presidente Hadi. Nuovi scontri nel Sud del Paese hanno però convinto la coalizione araba di riprendere i raid sempre sotto la guida dell’Arabia. Gli USA hanno deciso di mantenere la presenza di alcune navi da guerra nel Golfo ufficialmente per “garantire la libertà di navigazione”, ma per molti osservatori il reale intento è quello di rimanere presenti nella regione e far valere la propria posizione nei confronti gli alleati arabi.

La tensione è tornata a farsi alta quando, nelle ultime ore, è stata segnalata la presenza nel Golfo di un convoglio di navi iraniane sospettate di trasportare armi per gli houthi. Dopo un primo momento di incertezza, il convoglio ha deviato dirigendosi verso nord lasciandosi alle spalle i territori sotto il controllo dei ribelli. Gli jihadisti rimangono per il momento nelle proprie posizioni, ma l’Isis ha diramato in rete il primo video dove rivendica la sua presenza in Yemen: il filmato è contornato da effetti speciali degni di Hollywood e contiene esplicite minacce violente rivolte ai ribelli sciiti houthi.

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Fiorentino di nascita, Web Marketing Specialist per diletto e Nerd di professione. Si nutre di cultura pop e vive la sua vita perennemente in direzione ostinata e contraria. Per Le Nius supporta l'area editoriale, in ambito politica, e l'area social. matteo@lenius.it

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