Che dire quindi del reddito di cittadinanza?

di

Dunque, è arrivato.

Fa sempre un certo effetto quando cose di cui si parla così tanto diventano effettive. Sembra che siamo talmente abituati a parlarne che non possano che rimanere per sempre così: cose di cui parlare. Invece, a volte, esistono anche: l’Italia ha una misura di reddito di cittadinanza.

Lo apprendo in una sera di gennaio mentre seduto sul tanto vituperato divano seguo la conferenza stampa del tridente Conte – Salvini – Di Maio, apprezzando la linea grafica delle “tavole di sintesi”, come il premier Conte ha romanticamente ribattezzato le slide.

Cerco di carpire, dalle slide e dalle parole di Di Maio, le logiche, le modalità, le possibili conseguenze di una misura del genere, e metto insieme quello che ne ho capito con alcune analisi che ho letto e con qualche mia modesta conoscenza precedente in materia per sottolineare alcune cose, che poi spiego ma che intanto riassumo così:

1. Bene, è una cosa buona e un’ottima notizia.
2. Un programma simile, il REI, però c’era già ed era meglio proseguire con quello.
3. Non sembra né troppo assistenzialista né troppo lavorista, ma chi può dirlo davvero.
4. Di certo il tono è molto paternalista, ma ce ne faremo una ragione.
5. Sembra poco credibile che lo Stato sia in grado di offrire milioni di posti di lavoro, cosa che si impegna a fare con i beneficiari del RdC.
6. Chissà che effetti avrà sul mercato del lavoro: le aziende vorranno davvero assumere i beneficiari del RdC? E se lo fanno, non è che altri resteranno disoccupati?
7. C’è una certa vena discriminatoria nei confronti degli stranieri, in quel criterio dei dieci anni di residenza.
8. Forse era il caso di differenziare i sussidi in base al territorio di residenza.
9. Le pensioni di cittadinanza vanno benissimo.
10. Non è ancora chiaro come si sostiene economicamente un programma del genere.
11. Comunque, vedremo.

Qualche nota sul Reddito di Cittadinanza

commento al reddito di cittadinanza
@Governo Italiano | Presidenza del Consiglio dei Ministri

È una cosa buona

Che l’Italia abbia una misura di sostegno al reddito delle persone in povertà, è una cosa buona. Va sottolineato in ogni dove, perché gran parte degli studiosi di welfare ha sempre evidenziato che era uno dei pochissimi paesi europei ad esserne privi e che era auspicabile che la introducesse. Si chiama reddito di cittadinanza per motivi puramente propagandistici, ma non è un reddito di cittadinanza bensì un reddito minimo garantito, come abbiamo spiegato qui. Ma va bene comunque.

Era meglio andare avanti con il REI

Dunque, bene, anche se in realtà una misura del genere ce l’abbiamo dal 2017, si chiama Reddito di Inclusione (REI) ed era stata introdotta dal governo Gentiloni dopo un periodo di sperimentazione avviato sotto i governi Letta e Renzi.

Ecco, la cosa migliore sarebbe stato proseguire con l’esperienza del REI. Ci vogliono mesi se non anni a costruire procedure e prassi condivise e formare tutto il personale impiegato nella filiera: dirigenti e impiegati di INPS, Centri per l’impiego, sindacati, servizi sociali. Ora che tutto questo personale ha sviluppato un certo know-how su come gestire il REI, il REI sparisce, e giù da capo con un nuovo know-how da apprendere.

Allo stesso modo, per valutare l’efficacia di misure del genere ci vogliono anni. A partire da marzo 2018 vengono pubblicati ogni tre mesi i dati sul funzionamento del REI, e sarebbe stato interessante utilizzare quei dati per migliorare quella misura, piuttosto che introdurne un’altra. Ma si sa, ogni governo ha bisogno di intestarsi qualcosa, soprattutto governi che vivono di retorica come questo.

Prevede percorsi diversi per profili diversi

Lo schema di reddito di cittadinanza (RdC) approvato dal governo è stato criticato da alcuni per essere troppo welfarista, cioè di essere un possibile incentivo a non lavorare e vivere di sussidi, da altri per essere troppo lavorista, cioè di avere un’ottica spinta di attivazione al lavoro come nell’approccio liberista al welfare state.

In realtà, a quanto pare lo schema prova a fare sintesi tra i due approcci in modo, almeno sulla carta, interessante. Stando alle ormai mitiche “tavole di sintesi”, ci sono tre tipi di percorso che possono essere attivati in base al profilo dei beneficiari del reddito di cittadinanza:

reddito di cittadinanza

In teoria il Patto per il Lavoro risponde alle esigenze di chi viene ritenuto “pronto per lavorare” – certo va poi capito in base a quali criteri – il Patto per la Formazione per chi si ritiene che per essere occupabile sul mercato del lavoro abbia bisogno di ricevere formazione, il Patto per l’Inclusione Sociale risponde ai bisogni di chi non è ritenuto nelle condizioni di poter accedere al mercato del lavoro.

Tralasciando un attimo la confusissima questione delle otto ore settimanali di lavori socialmente utili, in questo modo viene garantito un sostegno al reddito diversificato in base al profilo dei beneficiari. Certo, il tono delle slide – e di Di Maio ogni volta che parla – appare fastidiosamente paternalistico, di chi ti tratta come un figlio un po’ sbandato e decide per il tuo bene, ma potremo passarci sopra se poi verrà fatta una valutazione seria e condivisa della situazione di ciascun beneficiario.

Rimangono aperte però questioni molto importanti: chi decide il tipo di patto e in base a quali criteri? Coloro che sottoscrivono un patto per la formazione ricevono comunque offerte di lavoro o prima devono formarsi? Chi sottoscrive un patto per l’inclusione riceve comunque il reddito di cittadinanza per 18 mesi oppure lo riceve a vita dato che non può accedere autonomamente a un reddito lavorando? Come si integra il RdC con altri sussidi già erogati dal sistema di welfare?

Dove troviamo tutto questo lavoro da offrire ai beneficiari del RdC?

Questo appare senza dubbio come il nodo principale del programma, nonché la grande scommessa di chi lo ha pensato. Secondo le elaborazioni di Svimez, dei circa 5 milioni di potenziali beneficiari del RdC 1,7 milioni sarebbero per diverse ragioni non in condizione di lavorare. Restano quindi 3,3 milioni di persone che, non potendo restare sul divano, dovrebbero ricevere almeno un’offerta di lavoro entro 18 mesi, anzi potenzialmente nei primi 12 mesi di adesione al programma.

reddito di cittadinanza

Ma dove sono questi 3,3 milioni di posti di lavoro? Naturalmente è un numero simbolo, è probabile che saranno poi effettivamente di meno ma siamo comunque nell’ordine di milioni di offerte di lavoro che lo Stato è obbligato a trovare per ciascuno dei beneficiari del RdC.

Non è chiaro infatti cosa succederà se lo Stato non sarà in grado di offrire nessun lavoro nei 18 mesi di durata del RdC: continuerà ad erogare il reddito? Si interromperà comunque? E se le offerte di lavoro non si trovano per centinaia di migliaia di persone come si farà con i costi che lievitano?

Che effetti può avere sul mercato del lavoro?

reddito di cittadinanza

L’altra questione riguarda i possibili effetti distorsivi sul mercato del lavoro. Non sono un economista né tantomeno un esperto di dinamiche del mondo del lavoro ma mi pare che l’applicazione di un programma del genere, che prevede anche incentivi fiscali per le aziende che assumono i beneficiari del RdC, possa avere tre conseguenze.

La prima: anche ipotizzando che le aziende rispondano positivamente e si mettano alla ricerca di beneficiari di RdC da assumere, non possono certo inventarsi il lavoro, soprattutto nelle aree d’Italia afflitte da altissimi tassi di disoccupazione e un contesto economico stagnante. Al massimo possiamo aspettarci che dalle regioni dove c’è più lavoro, nel centro-nord Italia, arrivino offerte di lavoro ai beneficiari di RdC del sud, che a quel punto potrebbero essere addirittura costretti ad emigrare magari per lavori mal pagati, dovendo accettare l’offerta per non perdere il reddito di cittadinanza.

La seconda: sempre ipotizzando che le aziende siano felici di assumere i beneficiari di RdC per godere dei benefici fiscali, gli altri chi li assume più?

La terza: non credo che le aziende saranno felici di assumere i beneficiari del RdC. Vero che ci sono gli incentivi per un primo periodo ma qui si tratta di assumere a tempo indeterminato una persona solo perché riceve il reddito di cittadinanza. Le aziende puntano sempre più su persone qualificate e specializzate, che difficilmente saranno nella platea del reddito di cittadinanza.

È discriminatorio verso gli stranieri

Il criterio dei 10 anni di residenza è una barriera molto elevata costruita apposta per escludere dalla platea di beneficiari molti cittadini stranieri. Un criterio che potrebbe anche essere oggetto di ricorsi, dato che l’Unione Europea aveva dato in passato indicazioni molto chiare rispetto al fatto che per i servizi e sussidi di assistenza sociale di base il criterio dovesse essere non superiore ai 5 anni.

L’Unione Europea è preoccupata in particolare del fatto che i cittadini comunitari possano godere dei diritti sociali di base anche in altri paesi UE, ma la questione riguarda anche gli extracomunitari e, in modo abbastanza grottesco, anche gli italiani.

Volendo infatti innalzare al massimo la soglia del criterio di residenza per gli stranieri, il governo ha alla fine deciso di innalzarla per tutti, italiani compresi, per non essere colto in palese discriminazione. Ne deriva che anche i cittadini italiani che hanno trasferito la residenza all’estero negli ultimi dieci anni sono esclusi dai destinatari del provvedimento.

780 euro non sono uguali ovunque

Capisco la necessità di semplificare qualcosa che già di per sé è complicatissimo, ma 780 euro a Milano non sono paragonabili a 780 euro nel borgo contadino delle province del sud ma anche del centro e del nord. Un criterio di adeguamento del contributo in base al territorio di residenza sarebbe forse stato più equo.

La pensione di cittadinanza ci voleva

Anche qui, abbiamo a che fare con una bella infornata di retorica propagandistica. Più semplicemente, sono state alzate le pensioni minime per i pensionati che vivono sotto la soglia di povertà. Che è una grande cosa, perché erano bassissime. Erano circa 500 euro al mese, ora il riferimento è la quota di 780 euro, variabile in base alla composizione del nucleo e al patrimonio immobiliare.

Ma quanto costa tutto questo?

Di Maio e Salvini nella conferenza stampa di presentazione dei provvedimenti su reddito di cittadinanza e quota 100 si sono affrettati a mettere a tacere coloro che, a detta loro, “dicevano che non si poteva fare”.

Ovviamente il fatto che queste misure siano diventate legge non cambia di una virgola quelle critiche, che non intendevano dire che non si poteva fare in termini assoluti, ma in termini di sostenibilità economica dei provvedimenti. Sostenibilità economica che è ancora tutta da dimostrare.

Come ci ricorda Cottarelli, infatti, al momento l’unica copertura economica certa è l’aumento dell’Iva nel 2020 nel caso in cui non si trovino altre strade che, se come pare la crescita economica prevista nella Legge di Bilancio non ci sarà, occorrerà individuare sempre e comunque in un modo: aumentando le tasse.

Comunque, si vedrà

Non è banale retorica, ma misure del genere attivano variabili complesse, solo parzialmente prevedibili e verificabili solo tra alcuni mesi, al massimo anni. Nel frattempo, godetevi lo show.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

10 Comments

  1. Sul reddito di cittadinanza ho una perplessità in particolare:
    Le famose 2,3 offerte che ti dovrebbero arrivare e se rifiuti te lo tolgono.

    Il lavoro ci deve essere per chiamarti. Chi assume deve cercare persone con il tuo profilo. Non è per niente scontato.

    Ci sono moltissime migliaia di persone che sono escluse dal mercato.
    Almeno in Italia. Infatti cercano lavoro nel Regno Unito o in altre zone nelle quali il mercato è più accessibile e dove conosco gente che cambia tipologia di lavoro a 40 anni addirittura, abbastanza tranquillamente.
    Altrimenti come fai a dare lavoro a loro? in Italia?

    Inoltre gli uffici di collocamento dovrebbero essere riformati per funzionare davvero bene.
    Io sono stato iscritto 15 anni all’ufficio di collocamento, non mi hanno mai trovato un lavoro.
    L’unica chiamata che mi hanno fatto era per fare vendite telefoniche (di quelle nelle quali prendevi pochi centesimi a contratto). Non sostituirebbe un reddito di cittadinanza un lavoro del genere. è tanto se riesci a guadagnare qualcosa con quel contratto che avevo visto.
    ho rifiutato perchè (ovviamente non voglio generalizzare su tutta la categoria, dico solo quello che ho visto).

    1)era un lavoro che si può trovare anche da solo, devi vendere per guadagnare. Quindi ti assume chiunque e in qualsiasi momento. Non hanno nessun rischio. Se la gente non compra lavori quasi gratis.. anche 10 ore al giorno. (rigorosamente full time)
    Fra l’altro chi fa un contratto non lo decide certo nel momento in cui è al telefono con te. Finisci per fare spesso, pubblicità inutile perchè non guadagni. Dopo chiude e fa quello che vuole.

    2)non ti garantisce uno stipendio dignitoso che ti permette di vivere. Anzi.. in certi casi sono addirittura più le spese. A volte ti danno prodotti costosissimi, quasi invendibili, e non è detto che la persona alla quale chiami, faccia il contratto in quel momento, con te.

    Oltre al fatto che gli scocciatori telefonici non li ho mai sopportati. Per me questo tipo di lavoro dovrebbe essere addirittura vietato. Dovrebbero esistere solo i call center inbound che sono molto utili.
    Nel 2019 se uno vuole comprare un prodotto ha tutti i mezzi per avere informazioni. Non serve tormentare le persone nella loro intimità. (questo è solo il mio parere).

    Avevo nello stesso momento avuto una offerta migliore da una ditta, tramite una mia ricerca, per un “vero” lavoro, con un “vero” stipendio, anche se temporaneo. Ho scelto quello per avere uno stipendio reale e ho rifiutato l’unica offerta arrivata dall’Ufficio.

    In conclusione, i lavori me li sono sempre cercati e trovati da solo. Alcuni all’estero.

    Come dovrebbe fare, l’ufficio di collocamento, a dare 2, 3 offerte ai cittadini che ricevono il reddito. Molti purtroppo sono fuori dal mercato in Italia. Il mercato italiano ha requisiti particolari, fra l’altro:

    Limiti di età negli annunci, vengono richieste esperienze pregresse anche per lavori di basso livello che una volta si imparavano sul posto(tipo le pulizie).

    Moltissimi settori richiedono almeno 2,3,4 anni consecutivi di esperienza che con i contratti temporanei attuali sono difficili da raggiungere.

    Quindi anche se facessero fare dei corsi, stage, persino un tirocinio.. per formare il candidato.. non varrebbero niente, ai fini dell’assunzione, se non ha già maturato le esperienze richieste. Se non riescono a “formarlo” che fanno, lo mantengono? o lo mandano all’estero?

    Molti di quelli che hanno un profilo richiesto dal mercato, non hanno bisogno del reddito. Molti di quelli disoccupati, non sono facilmente qualificabili, anche perchè il sistema italiano non lo permetterebbe nemmeno, secondo me.

    Anche quando spesso sentivo alcuni imprenditori lamentarsi, nella mia zona, dicendo:

    Non ho trovato il candidato che volevo.. ho offerto un lavoro.. i giovani non vogliono lavorare.

    Poi guardavo l’offerta e venivano chiesti requisiti tipo:
    Tipo: Max 24 anni(perchè a 25 anni una persona è vecchia?) non è facile avere gli anni di esperienza che chiedono a 18/20 anni…
    Minimo 3/4 anni di esperienza continuativa (molti giovani hanno fatto lavoretti precari, con contratti che durano qualche mese, a volte addirittura giorni. Non li avranno mai).
    Bella presenza (perchè per lavori nei quali non serve?) Solo curriculum con foto, per certi lavori per esempio.
    Donna? un uomo non va bene?
    Automunito (questo posso anche capirlo)
    Oltre gli altri normali requisiti..

    Insomma.. non è che i giovani non volessero fare quei lavori, è che la stragrande maggioranza non avevano i requisiti per essere assunti.

    Ovviamente non voglio generalizzare, ma sono tanti gli annunci che ho visto di questo tipo.
    Insomma, riqualificare tutti quelli che sono disoccupati, senza cambiare il “sistema” del lavoro, senza modificare il “mercato” mi sembra un pochino utopico.
    Come cercare di pescare con delle esche che fanno scappare i pesci. Spero di sbagliarmi.

    Spero che ci riusciranno, sono con loro in questo, ho solo espresso dei dubbi basati sulla conoscenza del mercato del lavoro.

    Hanno parlato di riqualificare.. ma visti i requisiti richiesti mi chiedo “come” lo faranno. è il punto più importante.
    Altrimenti finisci per ingrassare persone che fanno corsi di formazione inutili, se poi chi assume valuta solo gli anni di esperienza pregressa (come molti corsi che sono stati fatti fino ad ora erano praticamente inutili al fine dell’assunzione).
    Erano utili solo per chi aveva una propria attività e magari volevano approfondire qualche argomento.
    Non ho mai visto, annunci, nei settori di cui parlo, nei quali assumevano senza gli anni di esperienza con un corso di formazione.

    • Grazie del commento Vanni. Come detto anche nell’articolo, sono d’accordo con te rispetto alle perplessità che esprimi. Sul funzionamento del Centri per l’Impiego, il governo dice che ha destinato un miliardo di euro per riformarli e renderli più efficienti: staremo a vedere, anche se credo che ci vorrà più tempo del previsto. In ogni caso come dici tu anche se i Centri per l’Impiego funzionassero a dovere non possono certo inventarsi il lavoro, quindi la sfida di trovare offerte di lavoro per tutti rimane.

  2. sebbene il reddito di cittadinanza in linea di principio è cosa buona e giusta occorre evidenziare il grosso errore commesso: a parer mio era l’ultimo provvedimento da attuare dopo una serie di seri provvedimenti preparatori, cioè:
    trovare il modo di portare gli stipendi italiani alla media del nord europa ( es. una laurea di 1° livello nella sanità percepisce dopo oltre 10 anni di anzianità lavorativa circa 1500 euro di stipendio……il mio! un cameriere non olandese……con cui ho parlato! ad Amsterdam si può permettere di darmi del poveraccio)
    una volta riportati gli stipendi ad un buon livello sicuramente riparte l’economia interna creando nuovi posti di lavoro
    riforma SERIA dei centri per l’impiego
    stipendio minimo garantito per legge…….come nella maggior parte dei paesi europei attestato quasi ovunque intorno ai 1500 euro
    reddito di cittadinanza.
    ma è evidente che (dopo un’infinità di politici ed economisti “illuminati”) i famosi conti della serva (che qualunque casalinga ottantenne sa far quadrare) NON LI SANNO FARE.
    “spezzo ” una lancia contro i nostri economisti:
    FUORI DALLE AULE UNIVERSITARIE HANNO DIMOSTRATO DI NON VALERE UN CAZZO!!!!!!!!

    • Buongiorno Fulvio, non so a che economisti si riferisce ma spesso il fallimento, o comunque la non soddisfacente realizzazione, di importanti provvedimenti e riforme del sistema socio-economico derivano più da storture politiche che non da errori tecnici di economisti e altri esperti. L’esempio che fai nel commento è lampante: è stata una scelta politica quella di partire in fretta con il reddito di cittadinanza, probabilmente gli economisti e gli studiosi di politiche sociali avrebbero suggerito (e immagino lo abbiano fatto) un percorso più graduale, come anche tu evidenzi.,

  3. si ma riportare gli stipendi italiani a livello europeo è cosa che ,a partire da Tremonti a finire con Monti, è sempre stata considerata un’eresia……………………e allora?
    la germania in piena crisi li ha aumentati ben 2 volte

  4. lo scopo era di impedire il blocco dell’economia interna e la conservazione dei posti di lavoro.
    Perché i vari economisti e i nostri “forse politici” non ci sono arrivati?
    Dopo tante omissioni per la conservazione e la creazione di posti di lavoro, una dichiarazione ISTAT per cui al di sotto dei 1500 euro (di circa 2 anni fa) si è poveri, gran parte degli stipendi sopratutto al sud al di sotto dei 1000 euro si è arrivati ad una misura assistenziale che dovremo pagare con ulteriori tasse noi che lavoriamo con stipendi…….NON DIGNITOSI solo per avere consensi elettorali.
    Il problema tasse si paleserà esattamente tra 10 mesi. Chi è lo stupido che crede che noi lavoratori acceteremo questo senza reagire?

  5. Ci siamo………………………………………………………crescita economica azzerata!
    ORA I DISOCCUPATI CHI LI DEVE MANTENERE?
    Il reddito di cittadinanza (ammesso che funzioni) costa ogni anno (a pieno regime) come 2 finanziarie!!!!
    E se quei soldi fossero stati usati per altro?
    che so magari per far crescere gli stipendi
    o magari per diminuire le tasse dei lavoratori
    sapete con più soldi in tasca si spende di più e l’economia cresce creando nuovi posti di lavoro…..veri e stabili!
    Che poi è il fine ultimo del reddito di cittadinanza.
    forse è stata una misura inadeguata e probabilmente inutile che ha innescato un circolo vizioso.
    meno economia, più tasse, più indigenti, più reddito di cittadinanza e si ricomincia……
    non sempre la prevalenza di segni + è conveniente

  6. porterei l’attenzione su un piccolo problema che riguarda circa 3 milioni di italiani che garantiscono servizi fondamentali per gli altri 57 milioni + gli immigrati regolari e non.
    A fronte di una finanziaria da 23 miliardi (se non ricordo male) quasi interamente mangiati da reddito di cittadinanza, quota 100, e mancette elettorali ( già anche questo governo ha fatto lo stesso gioco degli altri), inizia la stagione per il rinnovo contrattuale dei pubblici dipendenti ( tra cui sanità e forze dell’ordine di cui proprio non potete farne a meno).
    Dopo 10 anni in cui abbiamo rappresentato il salvadanaio dei vari governi che ripetutamente hanno bloccato il rinnovo contrattuale facendoci perdere circa 1000 euro lordi mensili di retribuzione ( che con la Fornero rappresenta un danno enorme a livello pensionistico e badate bene nonostante i proclami salviniani su quota 100 non è stata cambiata di una virgola) grazie ad una sentenza della corte costituzionale finalmente progrediamo.
    PUR DI MANTENERE LE PROMESSE ELETTORALI A FAVORE DI ANZIANI LAVORATORI ( che probabilmente verranno sostituiti in minima parte) E DI DISOCCUPATI ( che purtroppo non troveranno lavoro se l’economia non cambia radicalmente) HA STANZIATO PER IL RINNOVO DEI CONTRATTI PUBBLICI UNA CIFRA RIDICOLA CHE TRADOTTA IN SOLDONI E’ DI 35 EURO LORDI MENSILI IN 3 ANNI.
    E GLI ALTRI 965?
    CONTINUEREMO AD ESSERE I MENO PAGATI D’EUROPA!

    …………del reddito di cittadinanza (e non solo) che dire…………… il sistema costi benefici è sempre presente e in questo caso mi sa che i costi superano più che abbondantemente i benefici………misure forse e dico forse non sbagliate ma applicate da totali incompetenti che pensavano di essere al bancone di un bar a discutere di politica

  7. Di rinnovi contrattuali ne abbiamo già avuto uno con un aumento di 85 euro lordi mensili compensati dalla perdita degli 80 euro di Renzi per il 90% degli aventi diritto. In pratica lo stipendio non è cambiato di una virgola!

  8. Sul reddito minimo garantito:
    il signor Di Maio pensa al reddito minimo garantito attestandosi su 9 euro lordi l’ora.
    Considerando la legge 66/2003 (recepimento di normativa europea) che fissa l’orario di lavoro in 40 ore settimanali e i dati Ocse per cui il divario tra stipendio lordo e il netto è del 47,9 % a conti fatti il salario minimo garantito è inferiore al reddito di cittadinanza.
    Vuoi vedere che i lavoratori hanno meno diritti dei disoccupati?

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