Chi è Marco Rubio, il repubblicano latino che corre per la Casa Bianca

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chi è Marco Rubio
@howiecarrshow.com

 

Le prossime elezioni americane dovrebbero suonare come un campanello d’allarme per il nostro Presidente del Consiglio. Malgrado i due mandati consecutivi dell’uomo nuovo Obama a contendersi la poltrona di commander in chief nel 2016 potrebbero essere due cognomi pesanti del passato statunitense ovvero una Clinton, Hillary, moglie del due volte presidente Bill, e un Bush, Jeb, figlio di George e fratello di George W., alla guida del Paese rispettivamente per quattro e otto degli ultimi venticinque anni.

A sparigliare le carte Marco Antonio Rubio, balzato di recente agli onori delle italiche cronache internettiane perché consigliato dal profilo twitter fake del fittizio presidente USA Frank Underwood (lo strepitoso Kevin Spacey di House of Cards) come sfidante allo spiritoso candidato democratico alla presidenza della regione Puglia Michele Emiliano (quello vero). Cortocircuiti social.

Chi è Marco Rubio: senatore, figlio di esuli cubani, conservatore

Ed in effetti Rubio proviene proprio da quella che per conformazione e posizione geografica potrebbe essere considerata la Puglia nordamericana, ovvero la Florida. A preoccupare Emiliano potrebbe perciò essere quella che viene ricordata come la vittoria più significativa nella carriera politica di questo giovane (43 anni) figlio di esuli cubani, ovvero la conquista del seggio senatoriale dopo la vittoria a sorpresa delle primarie repubblicane contro il governatore uscente Charlie Crist. In quell’occasione la giovane promessa, già forte di un mandato alla camera dei rappresentanti, battè sia il candidato democratico sia lo stesso Crist, candidatosi da indipendente nonostante la sconfitta alle primarie.

Il golden boy delle paludi meridionali è considerato molto vicino al Tea Party, frangia estrema della destra fondamentalista americana, come dimostra il suo recente endorsement al Religious Freedom Restoration Act dell’Indiana che ha diviso l’America. D’altro canto però Rubio non fa mistero di essere un figlio di immigrati, anzi, proprio come il primo Obama, ne fa un punto di forza battendo, ancora una volta, sul mito degli Stati Uniti come terra delle opportunità offerte ai volenterosi di tutto il mondo.

Non è un caso che Rubio abbia annunciato la propria candidatura dalla Torre della Libertà di Miami, il monumento dedicato all’esilio dei Cubani d’America, e che si sia battuto, in passato, per la regolarizzazione dei tanti sans-papier che affollano gli USA. Questo suo attivismo (e il suo dichiarato cattolicesimo) lo pone sicuramente a distanza dalla parte più intransigentemente wasp del Tea Party, ma gli regala una confortevole posizione centrista fra il suo ex mentore Jeb Bush, difensore dei grandi interessi economici e finanziari e il candidato ufficiale della destra populista del partito, Ted Cruz.

Dalla parte del giovane senatore, quindi, anche il favore delle minoranze (in particolare della foltissima comunità ispanica) di solito restie a partecipare al voto ma capaci di determinarne il risultato se convinte a registrarsi in massa come successe per Obama.

Il repubblicano si schiera inoltre contro il disgelo Usa-Cuba propugnato da Obama. Una scelta che sembrerebbe ovvia (e remunerativa in termini di consensi repubblicani) per chi, come lui, si dichiara figlio di esuli cubani in fuga dal castrismo. Se non fosse che la sua versione è stata smentita dal più che autorevole Washington Post che ha anticipato di tre anni (dal 1959 al 1956) la reale data di immigrazione dei genitori del giovane politico. Nulla di grave, a parte il fatto che questo in quell’anno Cuba era ancora sotto il giogo del dittatore Fulgencio Batista ed è forse da lui, e non da Fidel, che scappavano i coniugi Rubio.

Molte luci e qualche ombra sul candidato ispanoamericano, insomma. Resta da capire a quale delle due categorie ascrivere, nell’epoca del trionfo della web culture, il fatto di essere diventato protagonista di un meme (tormentone internettiano) grazie ad una storica pausa con bevuta effettuata durante il contro discorso (il senatore era stato scelto dal suo partito come contraltare a Obama) sullo Stato dell’Unione.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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