10 cose da sapere sul disgelo Stati Uniti-Cuba

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10 cose da sapere sul disgelo Stati Uniti-Cuba
@New York Times

Lo storico incontro di Panama tra Barack Obama e Raul Castro segna un punto importante per il miglioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba: se da parte cubana però la svolta è già avvenuta, Obama rischia di fare i conti senza l’oste. Difatti per togliere l’embargo, il cosiddetto bloqueo economico, che da 60 anni pesa sull’isola come un macigno, il presidente americano deve passare dai repubblicani, che hanno la maggioranza al congresso e tutto l’interesse nel compiacere la comunità ispanoamericana fortemente anticastrista. Non a caso, il candidato repubblicano più accreditato alla Casa Bianca, Marco Rubio, arriva proprio dalla comunità ispanoamericana.

Il colloquio è durato un’ora: non succedeva da più di mezzo secolo che un presidente cubano andasse a colloquio con un presidente americano. Obama ha parlato di “incontro storico”, Raul Castro nel suo discorso prima del colloquio ha definito Obama “un uomo onesto”, non responsabile dei danni che i precedenti presidenti a stelle e strisce hanno causato alla piccola isola cubana.

I primi effetti dei colloqui dovrebbero vedersi nella riapertura delle rispettive ambasciate. Obama ha affermato di aver già dato il via per l’ambasciata americana a L’Avana e di aver messo i suoi a lavorare per togliere il blocco economico ed eliminare lo stato cubano dalla lista nera americana.

Bisogna essere molto cauti: Obama non troverà in patria la disponibilità e l’apertura incontrata a Panama.

24 dicembre. Dopo più di 50 anni di embargo e guerra fredda potrebbero riaprirsi le relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba: la prima terra del liberismo e dell’imperialismo, l’altra piccola isola a soli 90 miglia dal grande impero, comunista e simbolo di una resistenza al grande modello economico che ha vinto nel XXI secolo.

Più di mezzo secolo segnato da figure come Fidel Castro, Ernesto Che Guevara, Eisenhower, Kennedy. Una guerra permanente mossa dall’amministrazione americana nei confronti della isla, un odio talmente istituzionalizzato da far sì che il governo nordamericano abbia ospitato (e finanziato?) negli anni personaggi protagonisti di atti di terrorismo contro l’isola.

Cuba che è rimasta in piedi e ha visto l’America Latina tutta cambiare, passando da tremende dittature al socialismo del XXI secolo.

Dopo 18 mesi di negoziati segreti, grazie anche all’intervento di Papa Francesco, la trattativa si sarebbe conclusa con una telefonata tra Barack Obama e Raul Castro.

Vediamo le cose importanti da segnarsi su quello che è appena l’inizio di un lungo dialogo.

10 cose da sapere sul disgelo Stati Uniti-Cuba

1) Sono 54 anni di embargo degli Stati Uniti contro Cuba che avrebbero piegato chiunque ma non la piccola isola caraibica: una guerra sporca, quella americana, sostenuta dai media occidentali, fomentatori di bugie e mezze verità.

2) Cuba, dal canto suo, convive con la fine dell’età dei grandi sogni e una popolazione che ha un grande desiderio di libertà. I cubani forse oggi sottovalutano che il capitalismo, quando e se arriverà, porterà anche molti meno diritti e pochi ricchi e molto poveri. Ma il peso del controllo e del sentirsi circondati pesa. Cuba deve essere lasciata padrona del proprio destino, senza interferenze esterne.

3) C’è una grande speranza ma anche un grosso però in questa trattativa: Barack Obama e l’amministrazione americana. A ragione il Presidente americano è stato definito dai media “anatra zoppa”, visto che ormai non controlla più le camere, quindi la sua potrebbe rischiare di essere un’operazione di facciata. “Non ho più controllo, ci provo senza averne le carte”. Vedremo. I democratici, in un periodo particolarmente difficile, dopo le batoste alle elezioni di midterm, tengono conto anche dei sondaggi: secondo un’inchiesta dell’Atlantic council il 56 % degli americani sono favorevoli alla normalizzazione delle relazioni. La percentuale sale al 63% tra gli ispanoamericani.

4) Anche la comunità cubana di Miami, storicamente anticastrista e finanziata generosamente dai repubblicani, non ha più quello slancio dei tempi d’oro. Tant’è che la mossa di Obama pare non dispiacere al 79% in Florida, percentuale pazzesca. Proprio questo sarà uno dei motivi per cui i repubblicani proveranno in tutti i modi a fermare Obama: la mossa verso Cuba sembra essere popolare. Quindi il partito repubblicano cercherà di mettersi in mezzo ed evitare un cambiamento pro democratici in vista delle elezioni future. Come? Per esempio bloccando i fondi per riaprire l’ambasciata a l’Havana, senza ovviamente andare al fatto più evidente: i repubblicani controllano entrambe le camere e non avalleranno mai l’abolizione dell’embargo.

5) In prima fila contro la dichiarazione di Obama c’è Marcos Rubio, presidente repubblicano della Florida e figlio di immigrati cubani, secondo il quale la mossa del presidente americano andrebbe a favorire Fidel e Raul Castro. Dietro un apparente scontro ideale però si cela solamente una guerra di interessi: se la relazione Stati Uniti-Cuba si normalizza in Florida i repubblicani crollano.

6) Gli Stati Uniti hanno da anni rapporti diplomatici ed economici con paesi “ufficialmente comunisti” come Cina e Vietnam, l’accanimento contro Cuba è del tutto speciale e dice altro: il fastidio dell’Impero nell’avere un vicino così diverso.

7) Gli Stati Uniti in più di 50 anni ci hanno provato in tutti i modi a far fuori il socialismo cubano: lo sbarco nella Baia dei Porci, gli attentati contro Fidel Castro, l’embargo, l’isolamento, e tutti i veti a livello internazionale. Quello che non hanno mai provato a fare è cambiare atteggiamento: basterebbe anche solo il buon senso per dare una sterzata ai rapporti con la piccola isola, che ha resistito come un Davide contro Golia. Come detto dallo stesso Barack Obama.

I do not believe we can keep doing the same thing for over five decades and expect a different result

8) Quello che “gli Omero Ciai nostrani” e i commentatori occidentali non hanno mai capito è che la resistenza di Cuba ad un embargo di 50 anni è potuta avvenire solo grazie all’appoggio della popolazione al socialismo cubano: il malcontento e la sofferenze sono un sintomo naturale in un Paese a cui da 50 anni sono vietati scambi commerciali con mezzo mondo: quale altro paese avrebbe saputo resistere ad un isolamento così vigliacco?

9) Al centro di questa trattativa c’è Papa Francesco con la Chiesa Cattolica. Non è un caso che il Vaticano non abbia mai interrotto le relazioni diplomatiche con Cuba (come invece successo con altri governi comunisti) e il socialismo cubano non abbia mai pensato di privare un popolo così religioso del suo credo. Risultato, Cuba resta uno dei paesi più cattolici al mondo e la Chiesa con Francesco si è prodigata per una pace con gli Stati Uniti, a partire dall’incontro organizzato in ottobre in Vaticano, dove sono iniziati i colloqui: i risultati sono incerti ma è già molto di più di quanto fatto dalle Nazioni Unite in decenni di discorsi.

10) La distensione è stata celebrata da Barack Obama e Raul Castro con un discorso alla nazione per entrambi ma non si è fermato alle parole e questo fa ben sperare: Cuba ha liberato Alan P. Gross, un contractor americano arrestato nel 2009 e condannato a 15 anni di prigione per spionaggio, gli Stati Uniti hanno rilasciato i cosiddetti “5 eroi cubani” (Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar, René González Sehwerert) arrestati a Miami mentre cercavano di fare controspionaggio e prevenire ulteriori attentati nella isla. In realtà il primo era stato liberato nel 2011, gli altri sono tornati a casa quest’anno, accolti da una grande festa. Cuba ha promesso di allentare la presa su Internet e comunicazioni e di rivedere alcuni casi di prigionieri politici, Obama ha dato mandato a Kerry di eliminare l’isola dalla lista dei paesi terroristi e di allentare tutta una serie di provvedimenti che rendono molto difficile la circolazione tra i due territori. Sarà possibile per i cittadini degli Stati Uniti viaggiare per motivi di lavoro o di visite familiari, il turismo invece resta ancora proibito.

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Le materie che lo hanno sempre affascinato di più sono la filosofia e la semiotica. Prova a prendersi cura della comunità di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone. Formatore nelle scuole. Per lavoro si occupa di strategie digitali. davide@lenius.it

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