Campo Progressista: la politica gentile a sinistra

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Campo progressista: cos'è il nuovo movimento fondato da Giuliano Pisapia

Quando qualcuno dichiara l’intenzione di riunire il variegato mondo della sinistra italiana, partendo “dal basso”, magari appellandosi alla “speranza” e alla “gentilezza” è difficile non essere assaliti da una forte dose di cinismo, pensare di trovarsi di fronte ad un film già visto troppe volte, ad un progetto velleitario destinato a fallire come mille prima di lui.

Da quel fatidico 21 gennaio 1921 a Livorno solo pochi sono riusciti nell’impresa (e si chiamavano Nenni e Togliatti) e solo uno c’è riuscito arrivando poi a governare il Paese (e hanno poi fatto di tutto sin da subito per azzopparlo). Facile quindi liquidare con sufficienza Campo Progressista, la nuova creatura di Giuliano Pisapia presentata sabato a Roma.

D’altro canto però è ormai ovvio ed evidente a tutti il fallimento di una certa idea di sinistra egemone in Europa (e in occidente) negli ultimi 25 anni, quella lunga stagione che potremmo, per brevità, riassumere col nome di blairismo. Il risultato elettorale austriaco e quello olandese, l’esperimento portoghese, la crisi del partito socialista francese e di quello greco, e in un certo senso la stessa sconfitta della Clinton negli USA ci dicono che qualcosa si è rotto nel modello di una sinistra liberista che insegue la destra sui temi della sicurezza e del rigore.

Anche in Italia, nonostante i tentativi di ritorno del renzismo e certe politiche energicamente anti-immigrati alla Minniti, la bocciatura del referendum costituzionale, i risultati delle amministrative e la marcia indietro sui voucher sono segnali che vanno nella stessa direzione. Sembra insomma esserci lo spazio politico per immaginare una sinistra diversa.

Per questo abbiamo voluto fare delle domande un po’ “cattive” e “ciniche” a chi invece in questo progetto ci crede al punto da dedicarsi anima e corpo alla sua riuscita. Ringraziamo quindi Alessandro Capelli, portavoce di Campo Progressista, per la disponibilità dimostrataci nonostante siano giorni convulsi e pieni di iniziative per la compagine che rappresenta.

Ciao Alessandro: cos’è Campo Progressista? Un partito, un movimento, un contenitore?
Campo Progressista è anzitutto una rete nazionale di idee e buona politica. Una rete che tiene insieme esperienze politiche, associative e culturali. Di sinistra, democratiche, ecologiste, civiche e legate al cattolicesimo sociale. Una storia nuova per unire un paese che si trova dentro un processo di profonda disgregazione sociale e culturale.

Cosa rappresenta per te? Una speranza? Un impegno? Una certezza?
Per me è la sfida di riconnettere la politica alla vita delle donne e degli uomini di questo Paese. Alla loro quotidianità, ai problemi, bisogni, sogni. Perché oggi abbiamo bisogno di favorire un vero e proprio protagonismo “dal basso”, non di nasconderci ancora dentro un dibattito per pochi.

In cosa si differenzia dall’Ulivo prodiano, oltre all’ovvia distanza temporale e alla modifica delle forze in campo?
Campo Progressista prova a rovesciare la piramide della politica. Un percorso che unisce ciò tante e diverse esperienze territoriali. Il nuovo centrosinistra che vogliamo, non può che nascere da qui.

Dite che serve “una nuova speranza”, perché non dovremmo considerare la speranza come “una trappola inventata dai padroni” come diceva Monicelli?
Perché senza speranza è inevitabile consegnare l’Italia alla paura e al rancore. Abbiamo bisogno di ritrovare una politica capace di sorridere ed essere serena. La politica non può più essere vissuta come una sorta di martirio da parte dei militanti e come una perdita di tempo da chi non condivide le medesime sensibilità. La politica deve essere uno spazio collettivo dove stare bene. Questa è la nostra speranza.

Cos’è una politica “gentile”?
È una politica dove conta la direzione comune e non la provenienza di ciascuno, dove le differenze si valorizzano e si accolgono. Dove il rispetto verso gli altri è una condizione imprescindibile e dove non vale criticare se non si ha una proposta migliore.

Ha ancora senso parlare di progresso in un momento di crisi? E soprattutto quale progresso?
In grande parte dell’Europa, in questi anni complessi, si sta riscoprendo la parola “progressista”. Perché è come se la crisi economica, culturale e sociale ci stesse riportando nel passato, sul piano dei diritti, della qualità delle relazioni e della condizione economica. Abbiamo invece bisogno di dire che il centrosinistra porterà l’Italia fuori dalla crisi, senza chiudersi e alzando muri, ma portandoci oltre.

Perché Campo Progressista dovrebbe riuscire dove hanno fallito praticamente tutti (Prodi, Togliatti e Nenni esclusi) dal 1921 ad oggi e cioè riuscire a federare la sinistra italiana?
Perché Campo Progressista oggi non vuole federare la sinistra politica, ma ricostruire un nuovo centrosinistra nazionale, inedito e capace di coinvolgere anche tantissimi che oggi nella sinistra politica proprio non riescono più a riconoscersi nonostante una forte affinità valoriale.

Perché dovrebbe riuscirci Pisapia e non un altro leader?
Perché Giuliano è gentile, ascolta più di quanto parla, è radicalmente legato ai nostri valori, ma anche molto pragmatico. È la vera risposta valoriale all’antipolitica e ad una politica che pensa di crescere il suo consenso forzando la verità e urlando. Esattamente come a Milano nel 2011, penso ci sia bisogno di una leadership capace di accogliere e non di escludere. Una leadership che preferisce impegnarsi piuttosto che apparire. Quando Giuliano Pisapia diventò sindaco di Milano una delle prima cose che fece fu il registro delle unioni civili, come promesso in campagna elettorale. Un passo importantissimo, giusto e gentile, che doveva indicare la rotta anche a livello a nazionale. E così è stato.

Perché un partito forte di consensi come il PD dovrebbe sedersi ad un tavolo con forze che pesano il 2-4%?
Perché il popolo del centrosinistra chiede di stare insieme per costruire un’alternativa di governo alle destre a ai populismi. Però io rovescerei l’immagine. Noi non siamo una percentuale, piccola o grande che sia, che si vuole semplicemente alleare con il PD per raggiungere la maggioranza. In questo momento abbiamo l’ambizione vera di riconnettere un tessuto: quello del centrosinistra, che in questi anni si è sfilacciato e indebolito. Uscirei dall’immaginare Campo Progressista come una piccola succursale del Partito Democratico, abbiamo un’ambizione collettiva più alta.

Perché forze che basano il loro consenso sull’opposizione alle politiche renziane dovrebbero sedersi al tavolo col PD?
Perché è necessaria una profonda discontinuità con le politiche che il governo ha fatto finora. Oggi il PD è al governo con nuovo centrodestra. Noi chiediamo che il PD smetta di guardare a destra e inizi a guardare a sinistra. Non tanto per un vezzo estetico, quanto perché mi sembra che il paese abbia bisogno di una ricetta molto diversa da quella proposta finora. Empiricamente mi sembra che, referendum compresi, i risultati elettorali di questi anni dimostrino che è necessaria un’inversione di rotta collettiva.

Su quali temi/valori è possibile unire la sinistra dal PD agli autonomi secondo te?
Io non ho l’ansia personale di unire tutta la sinistra, ho semmai il pensiero fisso di ricostruire una connessione con un popolo largo che oggi avrebbe bisogno di innamorarsi di nuovo della politica. Lo si fa con la gentilezza, l’ascolto e la partecipazione. Unendo la buona politica alle buone politiche, ovvero quelle che redistribuiscono ricchezza e opportunità in un Paese ancora molto fermo e ingiusto. Per farlo è necessaria una grande coalizione sociale che metta al centro i diritti delle persone; il diritto al lavoro e i diritti di chi lavora, il diritto al reddito e quello al vivere in un ambiente sano, i diritti civili di ciascuno di poter vivere e morire liberamente, potendo determinare le scelte sulla propria vita, i diritti di cittadinanza, compresa l’ambizione a poter divenire cittadini europei.

Credi davvero che una sinistra unita possa superare il sistema tripolare in atto o comunque avere i numeri e la capacità di governare?
Dipende molto dalla legge elettorale, ovviamente. Ma penso anche che l’elettorato sia sempre più volatile e sarebbe disposto a interessarsi a un profilo di un nuovo centrosinistra, discontinuo e coraggioso, come quello che delinea Giuliano Pisapia.

Come si trasformano le esperienze civiche dei sindaci arancioni in politica nazionale? Cosa rimane di quelle esperienze? Non sono state in parte superate dal renzismo?
Il 2011 è stata una primavera politica straordinaria, non solo nelle amministrative, ma anche per i referendum. Non solamente esperienze civiche, ma esattamente il giusto mix tra il civismo, la politica organizzata tradizionalmente e la connessione sentimentale con la maggioranza dei cittadini. Talvolta oggi sembra passato un secolo, ma quell’orizzonte per noi è ancora significativo.

Cosa farà Campo Progressista nei prossimi due mesi?
Costruiremo il percorso delle Officine delle idee, nervatura profonda di Campo Progressista. Spazi politici aperti a tutti, anche a chi è già impegnato in altri partiti o associazioni della sinistra e del centrosinistra. L’obiettivo è costruire insieme le idee e le proposte per l’Italia che verrà. Perché un nuovo centrosinistra non può che fondarsi sulle idee.

Cosa farà alle elezioni amministrative? Quali esperienze/partiti sosterrà? Presenterà delle liste?
No, Campo progressista non presenterà le sue liste alle elezioni amministrative. Sosterremo però tutte quelle esperienze locali dove il centrosinistra si presenta credibile e alternativo agli altri poli e dove saranno presenti esperienze e liste che richiamano i nostri valori e principi.

Come si comporterà in quei luoghi (ad esempio alle prossime amministrative o alle regionali siciliane in autunno) dove la sinistra si potrebbe presentare divisa?
Il nostro pensiero è costruire un progetto verso le elezioni politiche, siamo concentrati su quello.

Siamo proprio sicuri che Campo Progressista non si trasformerà mai in un partito-stampella a sinistra del PD?
Sicurissimi.

Come pensi di convincere un elettore/militante del PD o di uno dei partiti della sinistra, o semplicemente un deluso di sinistra che non vota o vota 5 stelle a credere in questo progetto?
Chiedendogli di prendersi con noi l’onore e la responsabilità di ridare dignità alla parola politica, chiedendogli di impegnarsi in prima persona. Questo Paese ha bisogno di nuove idee e nuovi protagonisti. Noi vogliamo ripartire da lì.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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