Trump presidente: tramonto di una sinistra moderata e liberista?

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Vi avevamo avvertito. Lo sappiamo non c’è niente di più antipatico di chi ti dice “io te l’avevo detto” nell’istante successivo al momento in cui hai finito per far cadere a terra la ciotola piena di zuppa che stava in bilico sul tavolino e sai già che dovrai passare le successive due ore a tentare di smacchiare il divano. Eppure non possiamo esimerci dal farlo.

Se è vero che il giorno dopo è facile per tutti essere profeti (anche se a sto giro la maggior parte si era sbagliata, a cominciare dal povero Gad Lerner) e che già due miti assoluti della satira politica come Michael Moore e i Simpson avevano provato ad avvertirci del pericolo imminente, noi, nel nostro piccolo, qualche segnale l’avevamo dato. Ad aprile scrivevamo infatti:

“Donald Trump ha trionfato a destra dove l’unico candidato considerato moderato, Jeb, l’ultimo dei Bush, è uscito dalle primarie già al primo giro travolto da risultati disastrosi. La sinistra moderata italiana ed europea che ha gioito del trionfo di Hillary si ostina però ad ignorare tutti i sondaggi americani che indicavano in Sanders il vero antidoto a Trump e che danno invece un margine di vantaggio risicatissimo all’ex first lady sulla quale per altro si abbatterà in campagna elettorale la surreale ma non meno devastante propaganda contro l’establishment, le banche e le lobby portata finora avanti con successo dal miliardario newyorkese. […] Se entro l’estate, insomma, avremo un responso sullo stato di salute dell’Unione Europea e sulla sua tenuta rispetto ai nazionalismi arrembanti a novembre sapremo se la valigetta con i codici di attivazione del maggior arsenale nucleare al mondo sarà messo nelle mani di Donald Trump.”

Nelle previsioni del voto fatte a luglio, poi, siamo stati fin troppo ottimisti nei confronti dell’ex first lady:

“Tira brutta aria per Hillary. Fisiologico quindi che il 67% dei votanti americani, secondo un sondaggio CBS/New York Times, reputi la Clinton disonesta e poco affidabile. Lo stesso sondaggio dà poi i contendenti appaiati al 40%, ben lontano dai 4-8 punti di vantaggio che venivano assegnati all’ex frst lady fino a non molto tempo fa. Ma le notizie peggiori per i democratici vengono dagli swinging state ovvero dagli stati da sempre considerati decisivi per le elezioni statunitensi.”

Quando avevamo comunque previsto il

“Ribaltone in Florida. La CNN, citando un sondaggio svolto dall’Università di Quinnipiac nel Connecticut, assegna in Florida un 42% a Trump e un 39% alla Clinton, un crollo verticale visto che secondo le rilevazioni effettuate dallo stesso istituto un mese fa nel sunshine state (come viene chiamata la Florida) la first lady conduceva per 47 a 39. E anche in Ohio sarebbe un neck-and-neck fra i due candidati al 41%”.

Vi avevamo elencato i 10 buoni motivi per non votare Hillary Clinton, provocatoriamente, sperando comunque, in cuor nostro, che i votanti ne potessero trovare almeno uno, grande, grosso e arancione per farlo. Così, però, come ormai sappiamo tutti, non è andata e Donald Trump è ora il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti.

Più che ovvio a questo punto che non solo Salvini, che fin dall’inizio ha sostenuto la corsa del miliardario newyorchese, ma anche Brunetta e Grillo (che avevano invece furbescamente evitato gli endorsement espliciti) provino a cavalcare il successo del neopresidente, mentre la maggioranza ed il governo tentano i dovuti distinguo fra la situazione americana e quella nostrana, soprattutto in vista del referendum.

E però non possiamo dimenticare come le elezioni americane abbiano spesso influenzato la politica mondiale e quindi anche quella italiana. Le amministrazioni Roosvelt, Kennedy, Reagan, Clinton hanno segnato l’inizio e la fine di convinzioni politiche, scuole economiche e di pensiero, e non si può non leggere la vittoria di Trump come una continuazione di Brexit e al tempo stesso come il possibile preludio di una stagione politica difficile per tutta l’Europa.

Non sembra quindi un’eresia sostenere che queste elezioni segnano il tramonto del concetto di sinistra che fu di Blair e Clinton prima che di D’Alema e Renzi, quel riformismo moderato e liberista che è stata la cifra della famosa “terza via”. Dopo una lunga agonia muoiono insomma definitivamente gli anni Novanta.

È forse anche arrivata l’ora che i democratici moderati e gli ultimi epigoni del” blairismo” in giro per il mondo comincino e rendersi conto che i Sanders, i Corbyn, i Podemos, non sono lì per fregarli, ma per salvarli. Se gli unici valori che difendi sono stabilità e competenza ma sei incapace di creare il famoso (abusato) storytelling, di parlare alle minoranze e ai millennials e di portarli a votare, di convincere i poveri, gli operai, gli studenti, allora lo farà qualcun altro.

Soprattutto non puoi permetterti, come ha detto quasi profeticamente Oscar Farinetti all’ultima Leopolda, (non proprio un veterocomunista al comitato centrale del partito maoista) di essere “antipatico”, principale vulnus della candidata democratica. E essere simpatico non vuol dire solo saper coniare soprannomi e hashtag su twitter ma soprattutto essere capace di “sentire” l’umore della gente, di ascoltare le loro rivendicazioni e i loro problemi, e farti percepire come uno di loro.

Si preannunciano insomma tempi duri, poco adatti ai distinguo, ai dubbi, alla ricerca del voto al centro, ai maanchismi e alle altre parole d’ordine del moderatismo. Continuare a rispondere con la politica delle quote a chi vuole chiudere le frontiere, con le unioni civili a chi insulta i gay, con la cittadinanza a punti a chi dice prima gli italiani, con l’austerity a chi promette redditi di cittadinanza è inevitabilmente perdente. Serve costruire una narrazione che sia diametralmente opposta, l’alternativa è la sconfitta.

Un’ultima considerazione riguarda poi il referendum. Passato lo shock di una Gran Bretagna fuori dall’Europa, di una Roma nelle mani del M5S, di un Trump presidente degli Stati Uniti applaudito da Putin, con calma e a mente fredda, guardatevi bene intorno e diteci se vi pare il momento giusto per dare più poteri alla maggioranza che ci governerà. Con calma eh.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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