Radioimmaginaria | La web radio degli adolescenti

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Radioimmaginaria è la prima web radio in Italia fatta da adolescenti. Un progetto coraggioso, che offre ai giovani l’opportunità di esprimersi da veri protagonisti senza la presenza degli adulti.

Dei contenuti nessun adulto si impiccia.

Scrivono i ragazzi di Radioimmaginaria sul loro sito, “facciamo e diciamo ciò che vogliamo. Un’antenna pronta a trasmettere e ricevere i segnali del mondo che verrà.”

Il mezzo è potentissimo. Attraverso internet Radioimmaginaria si può ascoltare in ogni angolo del pianeta e coinvolge in modo attivo centinaia di ragazze e ragazzi in Italia e in Europa.

Ci sono redazioni che trasmettono da Torino, Ponza, Milano, Salerno, Sanremo, Bologna e molte altre città italiane e straniere. La web radio, infatti, è anche un mezzo agile: basta un computer e poco altro per essere in onda. Un esempio di utilizzo positivo della tanto temuta e spesso condannata rete.

Per capire meglio cosa c’è dietro a questa web radio – e al suo successo – abbiamo interpellato i diretti interessati.

Radioimmaginaria | L’intervista

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Come nasce Radioimmaginaria?

“Radioimmaginaria nasce per far sentire la voce di noi adolescenti” racconta Ludovica, 17 anni. “Da qualche tempo sentiamo dire che c’è la crisi, che non avremo un futuro. Ma il nostro futuro ce lo vogliamo creare noi! In Tv, sui giornali, in radio, nessuno chiede mai agli adolescenti quale sia la loro opinione, soprattutto su quello che li riguarda più da vicino. Come la scuola ad esempio. Attraverso la radio vogliamo dire la nostra e far capire che quello che pensiamo vale!”

I ragazzi non hanno fatto tutto da soli. Radioimmaginaria nasce dall’idea di un adulto (Michele Ferrari) che nella vita è regista, autore e fotografo. Nel 2012 a Castel Guelfo di Bologna ha proposto a Giulia, Carlotta e Glauco, che allora avevano 12-13 anni, di fondare e dare il via a Radioimmaginaria, e da allora la radio ha aggregato più di 200 giovani.

Di cosa si parla nelle trasmissioni di Radioimmaginaria?

Come in tutte le radio si parla di musica, film, sport. Il tono è spesso scherzoso, ma tra una battuta e l’altra ci si imbatte in argomenti quali il rapporto con i genitori, con i pari, con la scuola. E si parla di futuro, di ciò che preoccupa gli adolescenti e di ciò che invece li entusiasma.

“Ogni redazione ha un giorno in cui si trova per registrare” racconta Dalila, 14 anni. “Il giorno della puntata facciamo riunione e parliamo di argomenti che ci passiamo già durante la settimana perché tutti noi speaker siamo sempre collegati”.

Parliamo di quello che ci piace.

Precisa Edoardo, 12 anni. “Nella mia redazione, per esempio, condividiamo tutti una grande passione per la storia e per i videogiochi di guerra. Ma ognuno può parlare di ciò che vuole: notizie sentite al telegiornale, scuola, brufoli, bullismo. Qualsiasi cosa ci riguardi da vicino insomma”.

Già, ma come si spiega tutto questo successo?

“Quando abbiamo iniziato era difficile immaginarsi cosa sarebbe diventata Radioimmaginaria” spiega Carlotta, 17 anni. “Certo, era il nostro sogno, ma per noi rimaneva solo un gioco. Se siamo arrivati fin qui è perché gli adolescenti sentono il bisogno di farsi sentire e dire la loro. Non siamo una generazione passiva, e questo vale per ogni ragazzo in ogni parte del mondo, non sono il colore della pelle o le nostre usanze a renderci diversi. Un giorno sarebbe bello se sotto ogni tetto di ogni casa ci fosse un ragazzo con un paio di cuffie alle orecchie e gli occhi in su”.

Radioimmaginaria è ormai diventata un network internazionale. “All’estero stiamo aumentando sempre di più, molti speaker di Radioimmaginaria parlano due, tre lingue, ed è automatico allacciare dei rapporti anche con chi vive più lontano. Le amicizie e la forza del gruppo ti rendono parte di un qualcosa anche per chi vive a Londra o in Spagna o in Norvegia”.

Chi c’è dietro Radioimmaginaria?

La web radio fa capo all’Associazione di Promozione Sociale Radioimmaginaria Media Hub. Gli adolescenti non possono fare tutto da soli, questo è ovvio. Per fare la radio servono soldi, organizzazione, strumenti, luoghi adeguati. Gli adulti che rendono possibile tutto questo hanno il merito di fare la loro parte, soltanto quella, lasciando ai giovani lo spazio per esprimersi da veri protagonisti. A pensarci bene, questi adulti fanno ciò che dovrebbe fare qualunque amministrazione pubblica che abbia delle responsabilità in materia di educazione: offrire ai giovani opportunità e spazi protetti in cui incontrarsi e crescere.

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Uno stile che fa la differenza.

Radioimmaginaria è un progetto educativo, anche se non lo sbandiera ai quattro venti. Oltre a dare agli adolescenti spazio per esprimersi, valorizza le loro competenze, favorisce l’aggregazione e l’integrazione dei soggetti svantaggiati. Partendo dalle loro categorie, dai loro interessi e dal loro linguaggio, li aiuta a scoprire il valore della collaborazione e dell’impegno necessario a raggiungere un obiettivo.

Radioimmaginaria mi ha cambiato la vita.

Dice Stefano, 14 anni. “Non saprei descrivere esattamente come me l’ha cambiata, ma a me che a 13 anni sono caporedattore della redazione della mia città ha insegnato la serietà prima di tutto, perché senza serietà le puntate non escono. Io la consiglierei a tutti i miei coetanei perché non è solo un’occasione per divertirsi e stare con gli amici, ma aiuta a migliorarsi”.

Ed è questo a fare la differenza: un buon progetto educativo, a volte, richiede agli adulti di saper fare un passo indietro. Di esserci restando in disparte, con l’obiettivo di rendersi al più presto inutili. Come le rotelle della bici.

Come si fa a partecipare a Radioimmaginaria?

“Chiunque abbia dagli 11 ai 17 anni può diventare speaker di Radioimmaginaria” spiega Ludovica. “Non ci sono provini, test o prove da superare, basta scrivere un’e-mail a [email protected]

Se invece siete adulti e vaccinati e volete farvi un’idea di cosa passa per la testa degli adolescenti, lasciate perdere pedagogisti, psicologi e compagnia bella. Andate su Radioimmaginaria e cliccate play.

Immagini | Flickr Radioimmaginaria

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Educatore professionale, lavora dal 2002 in contesti di disagio sociale. Cura il blog andreiaway.it e scrive fiction. Se volete farlo arrabbiare, ricordategli che ha solo due settimane di ferie all’anno. Per Le Nius scrive di temi sociali e no-profit.

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