Pop Hub riattiva la città: storie di giovani6 min read

7 Agosto 2014 Città Giovani -

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Sociologo

Pop Hub riattiva la città: storie di giovani6 min read

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pop hubPop Hub è la prima clip di una nuova rubrica mensile che inauguriamo oggi su Le Nius: storie di giovani.

Siamo abituati a vedere i giovani come disoccupati, Neet oppure freelance un po’ allo sbaraglio. O ancora, quando va bene, come quasi-persone che costruiscono qualcosa per un domani in cui saranno, chissà, protagonisti nella società.

Noi pensiamo che i giovani siano già parte attiva della società, e possano dare un contributo non in termini di futuro ma di presente. Per questo raccontiamo storie di giovani che hanno avviato esperienze innovative, in grado al tempo stesso di dare lavoro e di generare cambiamento nella società.

La nostra collezione di storie di giovani comincia da sud. Dall’esperienza di Pop Hub, un progetto di innovazione sociale per la riattivazione di edifici abbandonati. Ce lo raccontano Silvia e Luca, i due giovani under 30 che hanno fondato Pop Hub a Bari, dando una forma al loro desiderio di lavoro e cambiamento sociale.

Storie di giovani: Pop Hub – Bari

Chi sono i protagonisti di Pop Hub?

Silvia: I protagonisti di Pop Hub sono due giovani al di sotto dei 30 anni (Luca Langella, 26 anni, dottore in scienze politiche e Silvia Sivo, 28 anni, laureanda in ingegneria edile-architettura), insieme a uno staff composto da architetti, scienziati della comunicazione, grafici e informatici, tutti al di sotto dei 40 anni.

Come siete arrivati a costituire Pop Hub?

Silvia: I fondatori provengono da due ambiti disciplinari completamente diversi, Scienze Politiche e Ingegneria Edile-Architettura, e l’approccio multidisciplinare si nota nel progetto, dove si integrano l’aspetto sociale e quello tecnico. L’idea è venuta da una serie di esperienze e interessi diversi che sono confluiti nel progetto Pop Hub: l’esperienza concreta di riattivazione di uno spazio pubblico-privato (il caso di The Hub Bari nella Fiera del Levante), l’idea di creare luoghi di incrocio e di interazione tra studenti universitari e le realtà esterne in spazi inutilizzati e da valorizzare, e un nucleo di ricerca sull’architettura abbandonata a Bari.

“Spazi, persone, network” è il vostro motto: cosa è Pop Hub?

Silvia: Pop Hub è un progetto di innovazione sociale che mira a creare una rete tra persone e spazi urbani, in una comunità per la riattivazione e rivalutazione di edifici abbandonati e sottoutilizzati. Il nostro obiettivo è rivoluzionare la maniera di vedere e di intendere il patrimonio dismesso di una città, trasformandolo in una risorsa. Questo avviene con strumenti virtuali (una piattaforma on line e app mobile con cui geolocalizzare gli edifici e creare schede contenenti dati, tecnici e non, foto e link), tecnici (studio del patrimonio edilizio inutilizzato e strumenti interpretativi e di linee di possibili interventi) e azioni concrete, eventi urbani legati alla cultura, alla socialità e all’innovazione che accendano i riflettori sugli spazi abbandonati delle città.

L’idea di mappare gli edifici e farli rivivere con eventi aperti alla città si inserisce all’interno di un progetto che prevede da un lato una partecipazione dal basso della popolazione nella catalogazione degli edifici e nella determinazione degli usi futuri degli stessi, dall’altro la possibilità di innescare nuovi processi di gestione e rivitalizzazione di intere aree abbandonate. Siamo convinti che puntare i riflettori su luoghi dimenticati, abbandonati e caduti in disuso, mostrandone le potenzialità di riutilizzo, favorirà un nuovo interesse collettivo verso questi spazi.

Oltre al lavoro del team infatti, è fondamentale avere una risposta e una collaborazione dal basso: sono stati portati avanti incontri di informazione e presentazione, degli open day per incontrare i progetti già attivi e le amministrazioni, un tour per conoscere le realtà locali attive e le associazioni, per coinvolgere il maggior numero di comunità e attori nei vari contesti territoriali. Il nucleo del progetto è a Bari, da dove è partito il lavoro, che ora è esteso a tutta la Puglia, l’Emilia Romagna e la Basilicata, grazie a collaborazioni, e proseguiremo con altre regioni (Sicilia e Campania, regioni dell’Obiettivo Convergenza).

pop hubLa nostra rubrica “Storie di giovani” parte da sud, e non è un caso: tutti i dati descrivono puntualmente una situazione “peggiore”, ma da lì vengono spesso le storie più belle. Solite chiacchiere da blog o vivete qualcosa di tutto questo?

Luca: Quella di Pop Hub è una storia particolare, iniziata forse un po’ per gioco, che ha visto coincidere una serie di fattori a nostro favore: il contesto dell’Impact Hub, il bando Smart Cities, il tema caldo del dismesso, tutti fattori che hanno favorito l’avanzare delle attività progettuali. Sicuramente non tutto è stato positivo, come spesso accade in Italia la burocrazia ci ha messo spesso e volentieri in difficoltà, ma nel complesso non possiamo che ritenerci soddisfatti.

La Puglia appare comunque una regione a sé stante, avendo investito parecchio sulle politiche giovanili legate al lavoro, alla cultura, alla partecipazione. È vero dal vostro punto di vista? Quanto sono stati importanti questi processi per la nascita di una realtà come Pop Hub proprio a Bari?

Luca: Come già detto prima, la sensibilità crescente da parte delle istituzioni nei confronti del tema del dismesso ha agevolato le attività, nel corso dei primi due anni abbiamo cercato di interrogare diversi attori, trovando spesso e volentieri porte aperte e amministratori disponibili al dialogo, nella prospettiva che porti a risultati concreti.

In sostanza, Pop Hub “vi dà da lavorare”? Quali prospettive avete per il futuro?

Silvia: Il futuro di Pop Hub in termini di obiettivi professionali e di sostenibilità finanziaria è un aspetto che stiamo studiando adesso. La piattaforma prevede un’interfaccia dedicata al servizio per le pubbliche amministrazioni, i proprietari e i tecnici, che decreterà l’autosostenibilità dell’iniziativa e lo sviluppo di un’attività di consulenza per l’innovazione urbana, legata ai vari aspetti dei processi di riqualificazione degli edifici.

Dal vostro punto di vista, cosa può/deve fare un giovane oggi per “trovare lavoro”?

Luca: I nostri coetanei devono dimenticare l’idea del posto fisso, bisogna reinventarsi, seguire la propria ambizione, essere disposti a cadere tante volte rialzandosi sempre, traendo da ogni esperienza un insegnamento positivo. Spesso si dice che ai giovani d’oggi è stato negato un futuro, in parte può anche essere vero, ma le opportunità di essere “imprenditori di se stessi” che ci sono oggi, sicuramente non c’erano ai tempi dei nostri genitori.

Volete lasciare qualche messaggio particolare ai vostri coetanei che ci leggono?

Luca: Mi piace riprendere il messaggio che lanciò Renzo Piano durante un’intervista:

“Secondo me i giovani devono partire, devono andar via ma per curiosità non per disperazione e poi devono tornare. I giovani devono andare, un po’ come ho fatto io, sono sempre partito e sempre tornato. E devono andare per capire com’è il resto del mondo ma anche per un’altra cosa ancora più importante, per capire se stessi, perché c’è un italianità che non è quella dell’orgoglio nazionale. Noi italiani dobbiamo capire una cosa, che siamo come dei nani sulle spalle di un gigante, tutti, e il gigante è la cultura, una cultura antica che ci ha regalato una straordinaria, invisibile capacità di cogliere la complessità delle cose, articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme e questo è un capitale enorme e per questa italianità c’è sempre posto a tavola per tutto il resto del mondo”

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Sociologo, lavora come progettista e project manager per Sineglossa. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it
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