Piano europeo per l’Economia Circolare | Cos’è e perché ci riguarda10 min read

2 Maggio 2022 Ambiente Europa -

Piano europeo per l’Economia Circolare | Cos’è e perché ci riguarda10 min read

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Riduci, riusa, ricicla. È l’essenza dell’economia circolare, un approccio sempre più presente in documenti strategici e normativi e, più o meno consapevolmente, nelle nostre vite. L’Unione Europea, ad esempio, punta molto sull’economia circolare per sostenere la transizione ecologica. Ma cos’è l’economia circolare? E cosa prevede il Piano europeo per l’Economia Circolare?

Il piano, che formalmente si chiama Piano d’Azione per l’Economia Circolare, è stato adottato nel marzo 2020 dalla Commissione Europea e, insieme ad altri piani e strategie, costituisce uno degli strumenti operativi del più ampio Green Deal Europeo. Con questo nome l’Unione Europea delinea una serie di obiettivi e ambizioni per sostenere la transizione ecologica del continente, volte a garantire un futuro più giusto, sano e sostenibile nel rispetto degli impegni climatici sottoscritti.

L’obiettivo del Green Deal è di ridurre le emissioni del 55% al 2030, fino a raggiungere la neutralità carbonica nel 2050. Il Piano europeo per l’Economia Circolare supporta questa transizione rivoluzionando il paradigma che muove oggi il settore produttivo, con un approccio che mira a rendere più sostenibile il modello economico attuale, riducendo l’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita dei prodotti e dei loro processi produttivi.

Cos’è l’economia circolare

Il modello economico di produzione e consumo su cui basiamo le nostre economie e il nostro stile di vita è di tipo lineare, fondato sulla logica del prendi-produci-consuma-getta. L’estrazione delle risorse oggi necessarie per sostenere questo modello e la loro lavorazione sono responsabili del 90% della perdita di biodiversità e di oltre la metà delle emissioni globali a effetto serra.

Da anni stiamo prendendo al nostro pianeta più di quanto il pianeta riesce a rigenerare: l’Earth Overshoot Day, il giorno nel quale l’umanità consuma tutte le risorse ecologiche prodotte dal pianeta nell’anno, è ogni anno sempre più anticipato. Nel 2021 è stato raggiunto il 29 luglio, nel 2000 era il 22 settembre. Invertire questa tendenza è alla base del concetto di economia circolare: riutilizzare le risorse, siano esse materie prime o beni, piuttosto che produrne o estrarne sempre di nuovi.

economia circolare
Photo by Noah Buscher on Unsplash

La limitatezza delle risorse e la produzione di rifiuti o scarti di questo meccanismo ha dato avvio nel corso del secolo scorso a nuove correnti di pensiero che gettarono le fondamenta della materia per come la conosciamo oggi. Nel 1966 l’economista Kenneth Boulding pubblica l’articolo The economics of the coming spaceship Earth (pdf), dove la Terra viene paragonata ad un’astronave dotata di scorte determinate di energia, acqua e materiali, rigenerabili solo attraverso l’energia solare o se riutilizzate e riciclate. Da allora il concetto si è evoluto fino ad assorbire tutte le sfere economiche e produttive, e a plasmare la teoria della circolarità per come la conosciamo oggi.

L’approccio circolare si basa su tre fattori chiave: reduce–reuse–recyle, ovvero riduci la quantità di sprechi e rifiuti, riutilizza ciò che può essere riutilizzato da altri allo stesso modo o da te stesso in modo diverso, e ricicla ciò che non può essere riutilizzato dando vita a nuove risorse secondarie da reimmettere nel ciclo produttivo. L’obiettivo di questo modello è mantenere le risorse e il loro valore il più possibile all’interno del ciclo produttivo, riducendo i rifiuti e la pressione sulle risorse naturali del pianeta.

Cos’è il Piano d’Azione per l’Economia Circolare

Con il Piano d’Azione per l’Economia Circolare, l’Europa promuove la circolarità alla base della crescita sostenibile dei prossimi decenni, specificando una serie di misure utili a raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica al 2050.

Tale obiettivo si traduce per l’Europa in un triplice approccio strategico: progettare consapevolmente l’intero ciclo del prodotto; fornire la capacità ai consumatori di operare scelte informate; rendere più sostenibili i processi produttivi, con l’obiettivo di ridurre l’impronta ecologica dei nostri consumi e, al tempo stesso, raddoppiare la percentuale di utilizzo dei materiali recuperati e/o riciclati.

Per fare questo il Piano europeo per l’Economia Circolare individua i settori primari da trasformare per raggiungere gli obiettivi climatici e introduce misure legislative che mirano a:

  • rendere i prodotti sostenibili secondo la norma nell’UE, facendo sì che siano progettati per durare più a lungo e che utilizzino il più possibile materiale riciclato;
  • responsabilizzare i consumatori e gli acquirenti pubblici, nonché fornire loro informazioni utili sulla riparabilità e durabilità dei prodotti;
  • concentrarsi sui settori che utilizzano più risorse e con un potenziale di circolarità alto (elettronica e ICT, batterie e veicoli, imballaggi, plastica, tessili, edilizia, cibo, acqua)
  • garantire la riduzione degli sprechi e dunque la produzione di meno rifiuti, facendo sì che i prodotti vengano trasformati in risorse secondarie;
  • rendere la circolarità la base per la gestione dei territori;
  • guidare gli sforzi globali sull’economia circolare.

Per raggiungere tali obiettivi il piano individua 35 azioni, in via di implementazione dal 2020, sostenute da un piano di monitoraggio volto ad aggiornare il quadro conoscitivo europeo e sviluppare nuovi indicatori.

I contenuti del Piano europeo per l’Economia Circolare

Il Piano d’Azione ha individuato sette aree chiave, essenziali per far si che l’approccio circolare diventi fattore chiave per la transizione ecologica e gli obiettivi di neutralità climatica: plastica, tessile, rifiuti elettronici, cibo e acqua, imballaggi, batterie e veicoli, edifici e costruzioni. Vediamone alcuni.

Tra i reparti più colpiti c’è quello dell’elettronica, uno dei settori con più alti tassi di crescita nella produzione di rifiuti, e con una percentuale di riciclo in Europa che non raggiunge il 40%. L’”elettronica circolare” prevista dal Piano europeo per l’Economia Circolare intende allungare la durata di vita dei prodotti attraverso la riusabilità e la riparabilità. Con un regolamento approvato dalla Commissione Europea nel 2021 si prevede, poi, che le aziende venditrici di prodotti elettronici debbano garantire al cliente la possibilità di ripararli per un periodo di 10 anni, introducendo un vero e proprio “diritto alla riparazione” che contrasta l’obsolescenza programmata dei prodotti.

Il tessile è un altro settore dagli enormi impatti ambientali e sociali. Rappresenta oggi il quarto settore per consumo di energie e risorse, mentre la percentuale di riciclo si attesta secondo un report di Ellen MacArthur Foundation, a meno dell’1%, contro l’87% circa dei prodotti destinato alla discarica. Complice un modello di produzione di consumo basato sulla fast fashion, oggi sono numerose le discariche di vestiti dislocate in più parti del mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. La strategia europea intende da un lato sostenere il mercato dei prodotti tessili sostenibili e circolari, dall’altro stimolare nuovi modelli commerciali e di consumo. Si è ormai consapevoli infatti che in questo settore un approccio al riciclo non è più sufficiente: occorre ripensare il paradigma che guida questo modello produttivo per frenare la sovrapproduzione incontrollata che conosciamo oggi, riducendo sia la domanda che l’offerta.

La plastica è già da alcuni anni sotto il mirino delle politiche ambientaliste nazionali e internazionali per le sue implicazioni sull’ecosistema terrestre e, soprattutto, su quello marino, dove costituisce la principale fonte di inquinamento. Dal 3 luglio 2021 negli stati membri dell’UE non è possibile commerciare nuovi prodotti in plastica monouso. In Italia sono invece consentiti i prodotti in plastica biodegradabile o compostabile, che presentino una percentuale di materia prima rinnovabile pari o superiore al 40% o al 60% dal 2026, rendendo il divieto meno stringente rispetto a quello europeo. Nonostante queste iniziative, si prevede comunque che nei prossimi 20 anni il suo consumo raddoppierà, compromettendo ulteriormente una situazione già critica.

Il Piano europeo per l’Economia Circolare intraprende inoltre nuove misure volte a rendere tutti gli imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2030, e al tempo stesso aumentarne il contenuto di plastica riciclata, proponendo dei requisiti obbligatori per il contenuto riciclato e misure di riduzione dei rifiuti per prodotti come imballaggi, materiali da costruzione o veicoli. Vengono affrontate anche le problematiche legate alle microplastiche, limitandone l’aggiunta intenzionale, sviluppando misure di regolamentazione sul rilascio involontario, e promuovendo misure per la loro cattura nelle acque reflue.

piano europeo economia circolare
Photo by Josh Power on Unsplash

Altro settore fondamentale è quello delle costruzioni, da cui oggi dipende circa il 50% dei materiali estratti e che al 2016 produceva il 35% del totale dei rifiuti europei. Impegnandosi a lanciare una nuova “Strategia globale per un ambiente costruito sostenibile” l’Europa si fa promotrice della necessità di adattare il settore edilizio agli obiettivi climatici e ambientali promuovendo i principi di circolarità durante l’intero ciclo di vita degli edifici. Ciò si traduce nella promozione di contenuti riciclati nei processi costruttivi, nel miglioramento della durabilità dei materiali e dunque dei prodotti finali, nella migliore gestione dei rifiuti e nella promozione di interventi di rigenerazione e riqualificazione delle aree dismesse.

A livello globale, secondo la FAO, la percentuale di cibo prodotto e sprecato è circa del 30%, ovvero un terzo di prodotti alimentari che ogni anno finisce nella spazzatura. Sebbene questa quota si riduca in Europa, ogni anno sprechiamo quasi 90 milioni di tonnellate di cibo. Il settore alimentare ha inoltre, un impatto notevole sull’ambiente: circa un terzo delle emissioni di gas serra proviene dalla produzione e lavorazione del cibo. Con il Piano d’azione per l’economia circolare l’UE si impegna a dimezzare lo spreco alimentare pro capite a livello di commercio al dettaglio e di consumatori entro il 2030, conferendo ulteriore impulso al settore e affiancando in maniera complementare la strategia “Dal produttore al consumatore” e la Strategia sulla biodiversità.

Ancora, il piano definisce una serie di obiettivi anche per i settori delle batterie, dei veicoli e dell’acqua quali settori maggiormente responsabili del consumo di risorse e produzione di rifiuti, e dunque con un maggiore potenziale di transizione circolare.

Piano europeo per l’Economia Circolare: a che punto siamo?

Nel 2021, il Parlamento Europeo ha deliberato una risoluzione contenente raccomandazioni per rendere ancora più stringenti le politiche introdotte con il Piano europeo per l’Economia Circolare nel 2020, con l’obiettivo di facilitare il raggiungimento degli obiettivi prefissati e giungere ad un’economia a zero emissioni, sostenibile completamente circolare entro il 2050.

Oggi in Europa si ricicla poco più del 50% della quota dei rifiuti. Il tasso di circolarità si ferma invece il 12,8%, a significare che oggi la quota di materie prime secondarie impiegate in Europa è ancora troppo bassa, cresciuto di soli due punti percentuali dal 2010. I dati mostrano però profonde disuniformità tra i vari stati dell’Unione, con l’Olanda che utilizza più del 30% di rifiuti secondari e la Romania solo l’1,3%.

I dati aggiornati al 2021 mostrano l’Italia al primo posto per economia circolare nello scenario europeo, per il terzo anno consecutivo. Secondo il Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021 il tasso di riciclo complessivo raggiunge nel nostro paese il 68%, contro il 57% della media europea, mentre la quota di utilizzo circolare di materia nel 2019 è stata del 19,3% (contro l’11,9%).

Appare chiaro che gli sforzi da mettere in campo sono ancora ingenti, primo fra tutti quello di rendere più omogenei gli impegni dei vari paesi, stimolando la circolarità in quegli stati ancora “inesperti”, così da rendere più efficaci gli sforzi messi in campo a livello di Unione. È riconoscibile, tuttavia, il valore che le istituzioni stanno attribuendo a questi strumenti, dal Green Deal al Piano per l’Economia Circolare, nel conferire a singoli stati e cittadini la capacità di pianificare e attuare un’Europa veramente più sostenibile.

Non dimentichiamoci, poi, dell’importanza che abbiamo noi singoli nei nostri gesti quotidiani. Il raggiungimento degli obiettivi di circolarità, così come quelli ambientali e climatici, passa sì dalle regolamentazioni e politiche definite dalle istituzioni, ma anche e soprattutto dalle scelte che tutti i giorni compiamo come consumatori. Il cambiamento di un modello di sviluppo avverrà a pieno solo quando saremo in grado di cambiare un modello culturale.

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Emiliana d’origine, torinese per studio e milanese per scelta, ama conoscere storie e mondi. Laureata in Architettura Sostenibile parla e ascolta di resilienza, e ama scoprire cosa rende vivibili le città. Nella sua vita la sostenibilità è un’ossessione, i tortelli un’istituzione.
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