I principali disastri ambientali causati dall’uomo, e le loro cause16 min read

27 Agosto 2020 Ambiente -

I principali disastri ambientali causati dall’uomo, e le loro cause16 min read

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Secondo il Global Risks Report pubblicato dal World Economic Forum nel 2020, per la prima volta i rischi globali in cima alla lista previsti in termini di probabilità sono tutti riconducibili all’ambiente.

Fra questi troviamo gli eventi meteorologici estremi; il fallimento della mitigazione e dell’adattamento al cambiamento climatico; gravi catastrofi naturali (tsunami, ad esempio); gravi perdite di biodiversità e collasso dell’ecosistema; danni ambientali e disastri ambientali causati dall’uomo.

Nell’articolo descriveremo i principali disastri ambientali causati dall’uomo nel XXI secolo, per poi presentare le modalità con cui l’attività umana influenza l’ambiente creando così le condizioni per il verificarsi o l’intensificarsi dei disastri ambientali, e il loro impatto economico.

Panoramica dei disastri ambientali causati dall’uomo

disastri ambientali causati dall'uomo
Una donna con suo figlio durante un’alluvione | climatevisuals.org

Spesso le notizie sui disastri ambientali sono focalizzate su un evento specifico, il che rende una scarsa e limitata visione d’insieme per capire in che direzione stiamo dirigendo il nostro “sistema-mondo”. Per questo motivo, qui di seguito vengono elencati alcuni fra i principali disastri naturali e ambientali causati dalle attività dell’uomo dal 2000 in avanti, rimandando anche alla mappa elaborata da Carbon Brief per una visione completa dell’influenza umana sui disastri ambientali nel mondo.

Negli ultimi vent’anni, il 90% dei disastri avvenuti sulla terra è stata causata da eventi meteorologici estremi, come inondazioni, tempeste, ondate di calore.

6.457 catastrofi meteorologiche sono state registrate in tutto il mondo da EM-DAT, il principale database internazionale di tali eventi. Tali catastrofi hanno causato 606.000 vittime, una media di circa 30.000 all’anno, con ulteriori 4,1 miliardi di persone ferite, senza tetto o bisognose di assistenza d’emergenza.

I principali disastri ambientali causati dall’uomo degli ultimi 20 anni

Gennaio 2000, fuoriuscita di cianuro a Baia Mare, Romania
100 mila metri cubi di rifiuti contaminati da cianuro fuoriescono da una diga, inviando tonnellate di cianuro nei fiumi circostanti. Di conseguenza molte piante acquatiche e pesci muoiono e circa 100 persone vengono ricoverate in ospedale per casi di avvelenamento correlati al consumo di pesce contaminato. I test rilevano livelli di cianuro tra 300 e 700 volte superiori agli standard di inquinamento.

2002, inquinamento da intensificazione dell’allevamento di bestiame da latte, Nuova Zelanda
L’allevamento intensivo di bestiame da latte ha portato all’inquinamento delle acque di scarico dei bovini in molti torrenti e fiumi della Nuova Zelanda. Il fiume Waikato ha avuto una lunga storia di inquinamento dell’acqua e ora non riesce a rispettare le norme sanitarie per il contatto umano. I dati sulla qualità dell’acqua dal 1996 al 2002 evidenziano come la grande maggioranza dei fiumi e dei torrenti di pianura che attraversano i terreni pastorali siano inquinati, con ingenti danni all’ecosistema, alla biodiversità e alla popolazione.

Novembre 2005, esplosioni nell’impianto petrolchimico di Jilin City, Cina
Le esplosioni costano la vita a sei dipendenti e inquinano il fiume Songhua con circa 100 tonnellate di sostanze inquinanti contenenti nitrobenzene e benzene, la cui esposizione riduce la conta dei globuli bianchi ed è legata alla leucemia.

Febbraio 2006, frana di Leyte, Filippine
Un’enorme valanga di detriti si riversa in una valle popolata della provincia meridionale di Leyte, dopo una settimana di forti piogge e un piccolo terremoto. Si dice che il disastro sia stato causato dal disboscamento senza sosta e dall’estrazione mineraria non regolamentata intorno e all’interno della foresta montana che circonda la valle. La frana uccide migliaia di persone tra cui 250 bambini. Più di 1.500 persone sono ancora oggi disperse.

Dicembre 2008, fuoriuscita di cenere di carbone presso la Fossil Plant, Usa
L’impianto conteneva 1,1 miliardi di galloni di fango di cenere di carbone e quando il disastro è avvenuto a causa di una rottura accidentale, ha sparso nel fiume e lungo le sue rive un’onda di 300 milioni di galloni di fango di “cenere volante” dello spessore di un metro e mezzo. I residenti vicini sono stati trasferiti e un’ingente quantità di pesci è morta.

Aprile 2010, esplosione della British Petroleum Oil Spill, Golfo del Messico
Durante la perforazione di un pozzo esplorativo nel Golfo del Messico, la piattaforma esplode iniziando a sversare petrolio in mare. 126 persone muoiono, e circa 60 milioni di barili di petrolio escono dal pozzo disconnesso per più di quattro mesi. Oltre 34 mila uccelli, centinaia di tartarughe marine, 72 delfini e altri vertebrati e invertebrati marini muoiono nell’olio galleggiante.

Marzo 2011, incidente nucleare alla centrale di Fukushima, Giappone
Uno tsunami dalle dimensioni enormi si abbatte sulle coste nord-orientali giapponesi, colpendo la centrale nucleare di Fukushima. 20 mila persone perdono la vita, e altre 120 mila sono costrette ad abbandonare le proprie case. Il cesio-137 (sostanza radioattiva) si può ancora oggi trovare nella sabbia di spiagge distanti anche 100 chilometri dalla centrale nucleare, e nelle falde acquifere dell’intera regione.

2015/2016, la ‘fine’ della Grande Barriera Corallina, Australia
L’inquinamento da miniera, da estrazione, la pesca eccessiva, l’abbattimento di squali e l’aumento di temperature legate all’incremento dell’anidride carbonica in atmosfera comportano forti minacce alla sopravvivenza dell’ecosistema e della biodiversità legate alla Barriera Corallina. In particolare, il temporaneo aumento di 4 gradi della temperatura del mare ha causato lo sbiancamento del 90% dei coralli e la morte del 20% di essi.

Maggio 2017, inondazioni del bacino del fiume Uruguay, Uruguay
Il cambiamento climatico ha aumentato il rischio delle piogge estreme nel corso del 2017 nel bacino del fiume Uruguay, causando inondazioni estese e importanti impatti socioeconomici. 3.500 persone sono state sfollate, e sono state calcolate perdite per centinaia di milioni di dollari.

Gennaio 2019, il disastro della diga di Brumadinho, Brasile
Una diga presso la miniera di ferro di Córrego do Feijão, 9 chilometri a est di Brumadinho, Minas Gerais, subisce un guasto catastrofico, liberando una colata di fango composta da circa 12 milioni di metri cubi di materiali di scarto della miniera. Secondo gli esperti, i metalli contenuti in essi saranno probabilmente incorporati nel suolo del fiume e potrebbero continuare a influenzare l’intero ecosistema della regione. Nella città di Brumadinho, molte aree agricole sono state colpite o totalmente distrutte e l’industria zootecnica locale ha subito danni enormi.

acqua alta a venezia
Foto: Roberto Trombetta

Novembre 2019, acqua alta a Venezia, Italia
Il cambiamento climatico, con il relativo scioglimento dei ghiacciai, sta aumentando il rischio di ‘traboccamento’ dell’acqua. Con lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello del mare, le alte maree mettono Venezia, come molte altre città ad una bassa altitudine, a maggior rischio. Nel 2019 si sono verificati 18 eventi mareali sopra i 110 centimetri, di cui ben 12 nel solo mese di novembre, una frequenza che non si era mai verificata prima. I danni di questi eventi sono calcolati in centinaia di milioni di euro.

2019, incendi della foresta amazzonica, Foresta Amazzonica
Più di 72 mila incendi boschivi vengono riscontrati in Amazzonia dall’inizio del 2019, un aumento dell’83% rispetto all’anno precedente. Si tratta di incendi dolosi, provocati per fare spazio a terreni agricoli e, soprattutto, per l’allevamento dei bovini. Un ruolo importante è da attribuire anche al cambiamento climatico, che ha reso la foresta pluviale più suscettibile al fuoco a causa della maggiore siccità.

Maggio 2020, fuoriuscita di combustibile diesel e di lubrificanti nel fiume Ambarnaya, Siberia
Il collasso di una centrale elettrica porta ad una fuoriuscita di oltre 20 mila tonnellate di combustibile diesel e di lubrificanti nel fiume che rifornisce di acqua potabile la vicina Norilsk e rischia di confluire nel mara di Kara, con ripercussioni negative senza precedenti sulle risorse idriche, sugli animali che bevono quell’acqua e sulle piante che crescono sulle rive.

Luglio 2020, riversamento di olio combustibile da nave cargo, Mauritius
Secondo le stime si sarebbero riversate nella laguna mille tonnellate di olio combustibile, e il riversamento è ancora in corso. I danni sulla vita marina sono ancora difficili da calcolare, ma saranno certamente ingenti, essendo i prodotti chimici che compongono il combustibile tossici per gli animali e le piante, tra cui le foreste di mangrovie e i coralli che costituiscono le barriere.

In corso, deposito di rifiuti elettronici a Guiyu, Cina
Lo scarico di componenti elettroniche obsolete è un problema in diverse parti del mondo. A Guiyu il fenomeno è straordinariamente grande, il che ha portato ad alti livelli di tossicità di metalli pesanti e sostanze chimiche nei terreni e nei sistemi idrici della regione. L’88% dei bambini della provincia soffre di avvelenamento da piombo e il tasso di aborti spontanei è più alto del normale.

In corso, la lenta morte del lago Victoria, Africa
Il più grande lago dell’Africa è il centro di una tempesta perfetta di crisi ambientali: inquinamento chimico e delle acque reflue grezze; pesca eccessiva; una piaga di piante di giacinto d’acqua e fioriture di alghe che soffocano la flora e la fauna. 40 milioni di persone in Uganda, Kenya e Tanzania dipendono dal lago Vittoria per il loro sostentamento, rendendo questo uno dei peggiori disastri ambientali che si stanno verificando.

Disastri ambientali causati dall’uomo: le cause

L’attività umana può essere considerata la causa di centinaia di disastri ambientali negli ultimi due secoli, disastri che senza l’intervento dell’uomo si verificherebbero molto più sporadicamente. Secondo quanto emerge dalla letteratura, ci sono diversi modi in cui gli esseri umani possono impattare sull’ambiente, generando così disastri ambientali causati dall’uomo.

Sovrappopolazione

Il mondo ha aggiunto circa 1 miliardo di abitanti negli ultimi 15 anni e si prevede che la popolazione mondiale raggiungerà i 10 miliardi nel 2050 e gli 11,2 miliardi nel 2100. Il rapporto tra sovrappopolazione e impatto ambientale è strettamente correlato al fatto che più esseri umani consumano più risorse, più risorse comportano uno sfruttamento maggiore della terra, senza contare che la produzione di cibo (carne, soia, caffè) comporta una quantità enorme di energia e di emissioni di gas clima alternanti.

In questo contesto, l’Overshoot Day – il giorno a partire dal quale la domanda di risorse ambientali da parte dell’uomo diventa superiore a quelle che la terra è in grado di generare – ha evidenziato nel 2019 che se i ritmi di consumo degli italiani fossero quelli di tutti gli abitanti del nostro pianeta, avremmo bisogno di circa 2,72 terre per soddisfare tutte le nostre richieste.

Film consigliato: Population Boom (2013)

Inquinamento

Gli esseri umani stanno consapevolmente inquinando tutte le risorse per loro indispensabili, come l’aria, il suolo e l’acqua; risorse che richiedono milioni di anni per essere reintegrate.

L’inquinamento è infatti parte integrante della nostra quotidianità e non si limita solo all’aria. Dai rifiuti gettati in strada, ai milioni di tonnellate di anidride carbonica riversate nell’atmosfera ogni anno, ai rifiuti umani e ai rifiuti chimici insabbiati sotto terra o gettati in acqua per disseminare le proprie tracce.

La situazione è già oggi così grave che, a causa dell’inquinamento, 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a fonti di acqua potabile.

Un recente studio condotto dall’Università dello Utah ha rivelato come in 14 mesi, in una serie di zone verdi protette degli Stati Uniti, sono caduti tramite pioggia l’equivalente di circa 120 milioni bottiglie di plastica su un totale di 11 parchi nazionali.

L’inquinamento è quindi pervasivo e i suoi danni non sono ancora pienamente quantificabili.

Film consigliato: L’antropocene: l’epoca umana (2018)

Sfruttamento delle risorse ittiche

La pesca non è intrinsecamente dannosa per il nostro oceano, ma il miglioramento della tecnologia, l’aumento della domanda da parte della popolazione in crescita e la cattiva gestione delle risorse hanno fatto sì che le popolazioni ittiche stiano subendo una pressione tale da essere vicine al collasso.

Gli stock sovra sfruttati a livello globale sono triplicati in mezzo secolo e oggi, secondo il WWF, un terzo della pesca a livello mondiale è attualmente spinta oltre i propri limiti biologici.

I numerosi danni ambientali associati alla questione ittica sono sia diretti sia indiretti. Un impatto diretto è la minaccia che una pesca eccessiva reca a specie animali in via d’estinzione, come il tonno rosso sottoposto a grande stress da quando la richiesta di sushi è aumentata in modo esponenziale.

Gli impatti indiretti sono di ampio respiro e spesso imprevedibili; la pesca su larga scala influenza la vita oceanica attraverso la disponibilità di cibo, la competizione tra le specie e le interazioni predatore-preda. Inoltre, l’allevamento di specie carnivore, tra cui salmoni e gamberi, richiede grandi quantità di mangime per pesci, fenomeno che mette sotto pressione il pesce selvatico utilizzato per la sua produzione.

Film consigliato: The end of the Line (2009)

Distruzione degli habitat

La distruzione degli habitat, definita come l’eliminazione o l’alterazione delle condizioni necessarie alla sopravvivenza di animali e piante, non ha solo un impatto sulle singole specie ma anche sulla salute dell’ecosistema globale.

La perdita dell’habitat è principalmente causata dall’uomo. Il disboscamento dei terreni per l’agricoltura, il pascolo, l’estrazione mineraria, le trivellazioni e l’urbanizzazione hanno un impatto sull’80% delle specie globali.

Gli habitat naturali sensibili sono talvolta convertiti in allevamenti ittici e questo può avere drammatiche implicazioni ambientali. Per esempio, la pesca della barriera corallina, anche se spesso su scala relativamente piccola, può avere impatti sproporzionatamente grandi sull’ecosistema se condotta in modo non sostenibile.

La rapida crescita della popolazione umana, l’aumento della domanda, l’uso di tecnologie di pesca più efficienti e l’inadeguata gestione e applicazione delle norme hanno portato all’esaurimento delle principali specie della barriera corallina e al danneggiamento degli habitat in molte località.

Film consigliato: Chasing Coral (2017)

Processi industriali

L’industrializzazione ha il potenziale per aiutare a raggiungere diversi obiettivi sociali come l’occupazione, lo sradicamento della povertà, gli standard lavorativi e un maggiore accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, ma allo stesso tempo può avere impatti ambientali devastanti.

I processi industriali svolgono infatti ad oggi un ruolo primario nel degrado dell’ambiente e nel diffondersi di disastri ambientali causati dall’uomo. Spesso richiedono l’uso di sostanze altamente pericolose che possono dare origine a eventi incidentali – come ad esempio l’emissione di sostanze tossiche o il rilascio di energia – di entità tale da provocare danni immediati o differiti per la salute umana e per l’ambiente, all’interno o all’esterno dell’ambiente di lavoro.

Uno dei casi più recenti è il crollo di una cisterna di uno stabilimento minerario nell’Artico Russo (Nornickel) che ha rilasciato più di 20.000 tonnellate di gasolio, avvenuto a maggio 2020. Un danno ecosistemico senza precedenti, soprattutto se il carburante dovesse raggiungere l’oceano.

Film consigliato: Fukushima: A Nuclear Story (2015)

Deforestazione

deforestazione
Deforestazione in Oregon, Usa | climatevisuals.org

Le cause principali della deforestazione e del degrado delle forsete sono l’agricoltura, le infrastrutture mal pianificate, il disboscamento illegale. Perdiamo ogni anno 18,7 milioni di acri di foreste, pari a 27 campi da calcio al minuto.

Susanne Winter, Forest Program Manager del WWF Germania, evidenzia come deforestazione, cambiamento climatico e rischio di incendi siano tutti direttamente collegati. “Si tratta di un effetto di feedback”, dice Winter. “Più deforestazione significa maggiore cambiamento climatico, che aumenta le possibilità che la vegetazione si secchi, che a sua volta aumenta il rischio di incendi e così via”.

Film consigliato: Guardian of the Amazon (2020)

Modifica genetica e prodotti chimici

Le colture GM (organismi geneticamente modificati, OGM) sono disponibili in commercio e piantate su oltre 40 milioni di ettari in sei continenti diversi. Queste piantumazioni rappresentano la più grande esperienza nell’introduzione degli OGM negli ecosistemi, e sono diventate il fulcro delle preoccupazioni ambientali perché modificano gli ecosistemi danneggiandoli significativamente.

Gli OGM sono infatti colture selezionate che hanno avuto il DNA impiantato per dare un vantaggio alla coltura, sia che si tratti di sostenere temperature più fredde, richiedere meno acqua, produrre più frutto.

Anche l’uso di pesticidi, erbicidi, diserbanti produce danni ambientali significativi, non solo direttamente. Per anni, ad esempio, gli esseri umani hanno usato il glifosato, un erbicida molto criticato. Tuttavia, le erbacce si sono adattate nel tempo, sviluppando una resistenza a 22 dei 25 erbicidi conosciuti, con 249 specie di erbe infestanti completamente immuni.

La presenza di queste “super erbe” minaccia i terreni agricoli, soffocando gli affioramenti. Inoltre, per reintegrare il terreno impoverito si usano i fertilizzanti, che introducono a loro volta una serie di problemi e possono comportare danni disastrosi per l’agricoltura locale a lungo termine.

Film consigliato: Modified: a food lover journey into GMOs (2017)

Riscaldamento globale e acidificazione degli oceani

Il riscaldamento globale, internazionalmente conosciuto come global warming, è probabilmente la causa principale dell’impatto dell’uomo sull’ambiente.

Ogni anno, gli esseri umani contribuiscono ad incrementare le concentrazioni di anidride carbonica (CO₂) in atmosfera, contribuendo così ad aumentare la concentrazione di gas clima alteranti che hanno la caratteristica chimica di trattenere il calore derivante dai raggi del sole, aumentando così la temperatura atmosferica.

Le attuali misurazioni di CO₂ hanno superato le 400 parti per milione (PPM), superando così ogni record a partire da 400.000 anni fa. Ad oggi, la CO₂ ha già contribuito all’aumento di quasi 1°C della temperatura media del pianeta.

Inoltre, la CO₂ si dissolve nell’oceano legandosi con l’acqua di mare creando acido carbonico, contribuendo così all’acidificazione degli oceani. Negli ultimi anni l’acidità degli oceani è aumentata di circa il 30% rispetto agli ultimi 200 anni, livello che l’oceano non ha raggiunto in oltre 20 milioni di anni.

Tra l’aumento della temperatura e l’acidificazione dell’oceano, gli scienziati dicono che un quarto di tutte le barriere coralline – che ospitano il 25% della vita acquatica e che sono responsabili della filtrazione naturale dell’oceano e della produzione dei nutrienti – sono considerate danneggiate in modo irreparabile, con due terzi in grave pericolo.

Film consigliato: An Inconvenient Truth (2006)

Cambiamento climatico

Il fenomeno del cambiamento climatico, legato allo sviluppo storico dell’industria e della tecnologia, comporta un cambiamento a lungo termine dei modelli meteorologici che sono arrivati a definire i climi locali, regionali e globali della terra.

L’aumento delle temperature globali sopra menzionate sta già contribuendo a modificare drasticamente tali modelli meteorologici, modificando le stagioni, promettendo uragani più intensi sia in termini di dimensioni che di frequenza, oltre a intensificare e prolungare siccità e ondate di calore.

Film consigliato: Before the Flood (2016)

Tutti i fenomeni sopra indicati contribuiscono ad incrementare in maniera esponenziale la probabilità che si verifichino catastrofi ambientali e naturali, aumentando a loro volta la probabilità che si verifichino danni sociali ed economici che da essi possono derivare.

Disastri ambientali causati dall’uomo: impatto economico

Secondo un rapporto pubblicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio Disastri (UNISDR), fra il 1998 e il 2017 le perdite economiche causate dai disastri ambientali e climatici sono aumentate del 151% rispetto al ventennio precedente, passando da 1.313 miliardi di dollari a 2.908 miliardi.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Eccellenza EMbeDS (Economics and Management in the era of Data Science), dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Pennsylvania State University, “negli ultimi 50 anni l’impatto economico degli eventi estremi si è moltiplicato” causando crescenti danni.

Come spiega il principale autore dello studio, Matteo Coronese, «si stima che ogni anno un evento catastrofico (tra l’1% dei più dannosi) costi circa 26 milioni di dollari in più dell’anno precedente al netto degli aumenti attribuibili all’evoluzione di reddito, popolazione e dei prezzi».

I danni catastrofici stanno quindi crescendo a ritmo più sostenuto con un relativo aumento incrementale dei danni ad essi connessi. La consapevolezza e l’evidenza di questi fenomeni è dunque cruciale per elaborare e implementare delle azioni preventive adeguate a contenere i costi e a proteggere la natura e gli esseri umani.

Perciò è necessario che queste nozioni siano divulgate e spiegate, così da rendere queste problematiche pubbliche e accessibili a tutti. Come dice Amitav Ghosh in La grande Cecità (2016) in riferimento alla scarsa letteratura presente su queste tematiche, “in un mondo sostanzialmente alterato, un mondo in cui l’innalzamento dei livelli dei mari avrà inghiottito le Sundarban (più grande foresta di mangrovie del mondo) e reso inabitabili città come Kolkata, New York e Bangkok, i lettori e i frequentatori di musei si rivolgeranno all’arte e alla letteratura della nostra epoca cercandovi innanzitutto tracce e segni premonitori del mondo alterato che avranno ricevuto in eredità”. E continua:

E non trovandone, cosa potranno, cosa dovranno fare, se non concludere che nella nostra epoca arte e letteratura venivano praticate perlopiù in modo da nascondere la realtà cui si andava incontro? E allora questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l’epoca della Grande Cecità.

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Marta Ellena

Ricercatrice in Scienza e Gestione dei Cambiamenti Climatici presso l’Università di Venezia, collabora con il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) dal 2017. Per Le Nius si occupa di divulgare le sue conoscenze sul cambiamento climatico e sugli impatti che può avere a livello sociale, economico e ambientale.
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