Green Deal Europeo | Perché è fondamentale per noi e per il Pianeta8 min read

23 Luglio 2021 Ambiente Europa -

di -
Naturalista, cambiamenti climatici

Green Deal Europeo | Perché è fondamentale per noi e per il Pianeta8 min read

Reading Time: 6 minutes

Il Green Deal Europeo è una strategia che detta obiettivi, tempi e azioni per attuare la decarbonizzazione dell’Unione Europea, ossia la riduzione complessiva delle emissioni del 55% entro il 2030 e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Un obiettivo fondamentale che va letto alla luce di una duplice necessità: garantire, da un lato, la riconciliazione dell’economia con le esigenze della natura e, dall’altro, la volontà e il bisogno dell’Unione Europea di ribadire la sua credibilità e competitività a livello internazionale.

L’attuazione del Green Deal Europeo, infatti, consentirebbe ai paesi membri dell’Unione Europea una crescita economica all’insegna dell’equità intergenerazionale, della sostenibilità e dell’inclusione, così come dell’innovazione tecnologica e del rispetto del Pianeta. Tutti obiettivi che porterebbero alla creazione di nuovi e numerosi posti di lavoro.

Quella espressa nel piano è una visione che rimette il Pianeta al centro dell’attenzione, dichiarando apertamente la necessità di perseguire un nuovo rapporto tra uomo e natura, e sottolineando la necessità di “proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell’UE”, perché questo rappresenta l’unico modo per garantire la tutela della salute e il benessere dei cittadini.

Green Deal Europeo: le azioni del Piano strategico

Da sempre attenta e ambiziosa nel cercare di contrastare gli impatti dei cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, la Commissione Europea ha ideato una roadmap dedicata al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo, che si snoda lungo sei assi tematici di intervento: investire in tecnologie rispettose dell’ambiente, sostenere l’industria nell’innovazione, introdurre forme di trasporto più pulite, decarbonizzare il settore energetico, garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici, collaborare con i partner internazionali.

Pannelli solari a Friburgo, Germania | Foto: naturalflow

Investire in tecnologie rispettose dell’ambiente

A causa delle sue attività, l’uomo ha sempre avuto un impatto sul Pianeta e ha provocato forme importanti di inquinamento. Tuttavia, fino a qualche centinaio di anni fa questi impatti non erano né irreversibili né di portata globale in quanto circoscritti geograficamente e temporalmente. Varcando questa soglia e generando un impatto di dimensione globale, siamo entrati nell’Antropocene, l’epoca caratterizzata dalla presenza dell’essere umano come forza geologica.

La scienza ci dice che i materiali più largamente impiegati dalla società umana resteranno sul Pianeta anche quando, e se, l’essere umano non farà più parte delle specie terrestri. Tra questi, alluminio, cemento e plastica, così come i fertilizzanti, il cui utilizzo ha fatto raddoppiare i livelli di fosforo e azoto nel suolo rispetto al secolo scorso.

Il Green Deal europeo promuove invece uno sviluppo incentrato sulla sostenibilità in tutti i settori rilevanti, dall’edilizia all’industria, dall’agricoltura alla pesca e alla mobilità. Sottolinea, inoltre, la necessità di promuovere l’economia circolare, la tutela dell’ambiente e la conservazione della biodiversità, evidenziando il pericolo in cui versano le 8 milioni di specie che abitano il Pianeta a causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento.

Come parte integrante del Green Deal Europeo, nel maggio del 2021 la Commissione Europea ha adottato il Piano d’azione per l’inquinamento zero in tutte le regioni dell’UE, che definisce una visione integrata per contribuire ad azzerare l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo entro il 2050, includendo anche l’inquinamento marino o acustico e l’inquinamento causato dalla produzione e dal consumo.

Sostenere l’industria nell’innovazione

Da quanto si apprende dal documento di presentazione della Strategia per il Green Deal, “l’industria dell’UE contribuisce ancora al 20% delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. Essa è ancora troppo ‘lineare’ e dipendente dal flusso di nuovi materiali estratti, scambiati e trasformati in merci e, infine, smaltiti come rifiuti o emissioni. Soltanto il 12% dei materiali utilizzati proviene dal riciclaggio”.

Per questo motivo, nel marzo 2020 la Commissione ha gettato le basi per una politica industriale che sostenga la duplice transizione verso un’economia verde e digitale, valorizzando il mercato unico e promuovendo i partenariati internazionali come strumenti di rilancio.

Tale strategia è da vedersi in accoppiamento con il Piano d’azione Europeo per l’Economia Circolare, dove per “economia circolare” si intende, secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation, “quell’economia pensata per potersi rigenerare da sola”.

Inoltre, “in un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. Per farlo, il Piano propone di intervenire in una serie di settori di produzione strategici, come quello della plastica o degli imballaggi, così come l’industria del tessile e la filiera agroalimentare.

Introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sane

Per conseguire la neutralità climatica è necessario ridurre le emissioni prodotte dai trasporti del 90% entro il 2050.

Tale obiettivo indicato nella strategia per il Green Deal potrà essere raggiunto investendo nella mobilità elettrica e nelle tecnologie hybrid, nell’efficientamento dei trasporti navali, ferroviari, stradali e aerei, e dell’intermodalità – ossia nell’utilizzo combinato di differenti mezzi di trasporto.

Decarbonizzare il settore energetico

Il settore energetico genera il 73,2% delle emissioni a livello globale. Da qui la centralità delle azioni volte a ridurre il suo impatto attraverso la ricerca e la realizzazione di impianti di produzione di energia compatibile con l’ambiente.

Particolare attenzione è data all’idrogeno, come ribadito dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che ha recentemente dichiarato che “l’idrogeno pulito è un mezzo perfetto per raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica” e che “entro l’estate del 2021 sarà rivista l’intera legislazione europea in materia di clima ed energia”.

A tal proposito è importante ricordare che, quando si parla di idrogeno, non è scontata la sua compatibilità con gli obiettivi di tutela ambientale. Infatti, l’idrogeno può essere verde, quando ottenuto da fonti rinnovabili, blu, se generato da fonti fossili con sistemi di cattura e stoccaggio della CO₂, o grigio, se prodotto direttamente da gas naturale.

green deal europeo
Marcia per il clima davanti alla sede della Commissione Europea a Bruxelles | European Union, 2019

Garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici

Gli edifici sono responsabili del 40% del consumo energetico a livello europeo e del 17,5% a livello globale. Allo stesso tempo, vi sono ancora regioni dell’Unione Europea che si trovano in condizioni di povertà energetica e che, quindi, necessitano di investimenti finalizzati a garantire l’accesso a fonti di energia pulita ed economica.

Al vaglio della Commissione c’è, inoltre, la possibilità di far rientrare nel mercato di scambio delle emissioni quelle prodotte dagli edifici e, in ultimo, una normativa atta regolamentare i prodotti da costruzione per allinearli agli obiettivi stilati dal Piano d’azione per l’economia circolare.

Collaborare con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali

L’Unione Europea ha da sempre incentivato e ricercato il supporto e la collaborazione con la comunità internazionale, ponendosi come leader nella lotta alla tutela ambientale e, in primis, al cambiamento climatico. Tale approccio è ribadito nel Green Deal europeo dove si spiega che la portata del piano è così ambiziosa da rendere necessaria la collaborazione di tutti i paesi membri così come dei paesi terzi, attraverso scambi economici e trasferimenti di conoscenza.

La Commissione Europea, inoltre, fa esplicito riferimento alle Nazioni Unite e alla necessità di collegare il Green Deal all’Agenda 2030, “al fine di porre la sostenibilità e il benessere dei cittadini al centro della politica economica e rendere gli obiettivi di sviluppo sostenibile il fulcro della definizione delle politiche e degli interventi dell’UE”.

Nella stessa ottica va letta la chiamata all’azione che la Commissione Europea lancia ai cittadini, ribadendo la sua volontà di promuovere le iniziative dal basso nel Patto europeo per il Clima, anch’esso parte integrante del Green Deal europeo.

Il Patto, varato nel dicembre del 2020, “è un’iniziativa aperta, inclusiva e in evoluzione […] e offre alle persone di ogni estrazione sociale uno spazio per comunicare, per sviluppare e attuare collettivamente soluzioni per il clima, grandi e piccole. Condividendo idee e traendo ispirazione gli uni dagli altri possiamo moltiplicare il nostro impatto collettivo”.

Nel Green Deal Europeo “nessuno deve essere lasciato indietro”

Se le azioni da intraprendere, così come gli obiettivi del Piano, sono decisamente chiari, allo stesso modo lo è la richiesta di effettuare una transizione che sia inclusiva e accessibile. Il principio è “none is left behind”, ossia nessuno viene lasciato indietro e, per garantirne il rispetto, la Commissione ha parallelamente lanciato il Fondo per la Transizione Giusta, finalizzato a sostenere la transizione di quelle regioni che si trovano in una condizione di fragilità economica, politica e sociale.

Il Fondo conterrà “17,5 miliardi di euro di cui 7,5 saranno finanziati a titolo del bilancio 2021-2027 dell’UE, mentre i restanti 10 costituiranno entrate con destinazione specifica esterne provenienti dallo strumento dell’Unione Europea per la ripresa e saranno messi a disposizione dal 2021 al 2023”.

A questo, si aggiunge tutta una serie di strumenti e linee di finanziamento a cui possono attingere gli Stati membri – tra cui il programma Horizon Europe, Life, i Fondi strutturali – dotando così il Green Deal Europeo di una base finanziaria che, se sostenuta dalla volontà e dalla cooperazione auspicata dall’Unione Europea, garantiranno a quest’ultima un ruolo di guida affidabile a livello internazionale e, al Pianeta, un solido sostegno per affrontare quella crisi ecologica e climatica di cui tutti, ormai, dovremmo aver chiare le conseguenze.

CONDIVIDI

Politologa, naturalista e viaggiatrice. Si occupa di gestione di progetti incentrati sul cambiamento climatico e la sostenibilità. Analizza e racconta il rapporto tra uomo e natura nell'Antropocene e studia il conflitto tra uomo e fauna selvatica, per poi dare vita a progetti e strategie di comunicazione e coinvolgimento dei cittadini finalizzate a dimostrare che “noi siamo natura”.
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Iscriviti alla niusletter e resta aggiornato

TORNA
SU