Musulmani in Italia: una presenza stabile e sempre più italiana12 min read

9 Febbraio 2022 Dati migrazioni -

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Sociologo

Musulmani in Italia: una presenza stabile e sempre più italiana12 min read

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Fabrizio Ciocca è autore di: L’Islam italiano, un’indagine tra religione, identità e islamofobia (Meltemi editore, 2019), in cui analizza vari aspetti delle comunità musulmane in Italia.

Quando si parla di musulmani ed Islam nei mass-media spesso si tende avere un approccio sensazionalistico o altisonante; si pensi ad esempio alla narrativa per cui da qui a pochi anni l’Europa sarebbe stata invasa da persone proveniente da  paesi islamici, trasformandola da “cristiana” a “islamica”. Ma è veramente così? Cosa dicono i numeri? Quanti sono i musulmani in Italia?

Prima di presentare i dati, va detto che contare i fedeli di una religione è un’operazione complessa, poiché non vi sono banche dati sulla confessione religiosa delle persone e quindi si procede per stime, includendo in questa categoria gli osservanti, coloro che praticano soprattutto in occasione delle festività e quelli per cui la religione ha un valore prettamente culturale e identitario.

Nel caso della stima dei musulmani, la metodologia è costruita a partire dall’appartenenza religiosa dei migranti nei paesi di origine e residenti in Italia e di ulteriori elementi specifictamente elaborati per il contesto italiano.

Si tratta quindi di dati che ci forniscono una stima generale del numero di soggetti che si rifanno a quel codice di valori morali e sociali islamici, ma non dicono nulla sul grado di osservanza effettiva dei precetti religiosi. Questo vale naturalmente per qualsiasi gruppo religioso, e quindi anche per il 70% di italiani stimati come cattolici, ma di cui non siamo in grado di valutare il tipo di impegno, praticante o meno e con quale intensità.

Una stima dei musulmani in Italia

Ciò premesso, se l’ultima stima effettuata al 1 gennaio 2018 era pari a 2.624.000 musulmani in Italia, due anni dopo la stessa si attesta a 2.687.000 residenti; una popolazione quindi stabile, che ha visto sì una crescita molto contenuta in due anni, di 63.000 unità.

Una popolazione musulmana che quindi vede diminuire la sua componente straniera, mentre cresce quella italiana: questa tendenza è legata anche al fatto nell’ultimo decennio, circa mezzo milione di cittadini di paesi islamici hanno ottenuto la cittadinanza italiana, tramite residenza, matrimonio o elezione.

Negli ultimi dieci anni, tra i musulmani, oltre 200 mila marocchini e 90 mila albanesi sono diventati italiani, dati che fanno di queste due nazioni le prime due in assoluto con il maggior numero di cittadinanze ottenute, tra tutte le comunità straniere. Seguono molto distanziate Pakistan, Tunisia e Bangladesh.

Questa situazione sta ribaltando gli equilibri tra musulmani stranieri e musulmani italiani. Questi ultimi sono oggi il 47% di tutta la popolazione musulmana residenti in Italia, mentre nel 2017 erano il 43%.

I musulmani di cittadinanza straniera

Per quanto riguarda i musulmani con cittadinanza straniera, la stima al 2020 è pari a 1.445.000 persone con una diminuzione di 20.000 unità rispetto al 2018. La componente straniera si distribuisce per l’84% tra solo dieci paesi.

I musulmani di cittadinanza italiana

I musulmani con la cittadinanza italiana sono invece 1.242.000, con un aumento di circa 83 mila unità rispetto al 2020; aumento dovuto prevalentemente, come già spiegato, all’acquisizione di cittadinanza da parte di fedeli islamici stranieri.

Se consideriamo il triennio 2017-2020, la componente italiana cresce di ben 167 mila unità, e al suo interno vede aumentare sempre più la categoria di coloro nati “già italiani”, ossia ragazzi e ragazze nati da famiglie musulmane com almeno un genitore con cittadinanza italiana; stabile la categoria dei convertiti, pari a circa 106 mila unità.

Musulmani in Italia: conclusioni

La popolazione musulmana in Italia, che rappresenta anche la seconda religione con più fedeli del paese, è ormai radicata sul territorio, ed è pari al 4,5% di tutti gli abitanti in Italia. Al suo interno convivono cittadini di varie nazioni, mentre coloro che hanno la cittadinanza italiana sono sempre più in aumento.

Si delinea quindi un Islam sempre più stabile in Italia, meno legato ai processi migratori d’oltremare, ma con una componente autoctona che cresce sempre più, tanto da poter parlare anche per il nostro paese di seconde e terze generazione di musulmani.

Negli ultimi due anni vi è stato un aumento di popolazione musulmana (tra l’altro in controtendenza con i dati generali dell’Italia, che vedono un continuo calo demografico), ma comunque contenuto e non tale da poter parlare di invasione o scenari simili.

Per il futuro è possibile ipotizzare una popolazione musulmana che da qui ai prossimi cinque anni possa raggiungere la soglia dei 3 milioni di residenti, e attestarsi intorno al 5% degli abitanti complessivi. Numeri significativi, che pongono anche una serie di questioni e scelte che la politica dovrà fare nel breve periodo, specie in materia di luoghi di culto e sui processi di inclusione.

Quanti sono gli immigrati residenti in Italia e in Europa?

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Nato a Trastevere, Roma, sociologo con un master in sistemi urbani multietnici, è studioso dei flussi migratori, ed è convinto che numeri e tabelle possano aiutare l'opinione pubblica a comprendere fenomeni complessi.
16 Commenti
  1. carlodf

    mi sorge una domanda: la religione può essere solo dedotta dalla nazionalità? non esistono altri mezzi? se così i dati sono necessariamente molto approssimativi. Mi risulta che gli egiziani della comunità cristiana copta siano molto maggiori del già cospicuo 9% in patria. Discorso simile per l'Albania (molti cristiani, sia ortodossi che cattolici oltre agli atei). D'altra parte molti indiani, etiopi ed eritrei sono islamici, sebbene la maggior parte dei propri paesi non lo sia. E' per questo che non sono stati menzionati?

    • Fabrizio Ciocca

      Caro Carlo, la tua domanda è giusta. L'analisi da me sviluppata tiene conto anche delle tue considerazioni. La metodologia ( che per motivi di spazio non è illustrare nel dettaglio in questa sede) parte dalla % di musulmani presenti nella Nazione di origine, la cosiddetta "stima di appartenenza religiosa". Per esempio per l'Egitto, tenendo conto sia delle stime di prestigiosi enti di ricerca internazionali (Pew research) e nazionali ( Idos, Imu, Orimi) è stata utilizzata una percentuale pari al valore 87% ( proprio per i motivi da te illustrati), per l'Albania una percentuale pari al 48%. Spero di essere stato esauriente. Fabrizio Ciocca

  2. carlodf

    Ps: dimenticavo i nigeriani e gli ivoriani, anche loro possono essere di entrambe le religioni

  3. Alberto

    E' ragionevole anche discutere dell'evoluzione in termini di nascite, e percentuali stimate verso il 2100 per capire che forse la questione 'ínvastione', anche se molto forte come termine, non e' sbagliata. Sopratutto considerando altre migrazioni. Questi sono cambiamenti epocali in termini di cultura di una nazione che dovrebbero essere descritti onestamente

  4. Fabrizio Ciocca

    Caro Alberto grazie per l'interessante quesito. Consideri che per il 2050 le previsioni stimate dal PEW Research sono di una popolazione musulmana in Italia pari a meno del 10% totale, per un valore di circa 5 milioni di residenti. Nel frattempo, la componente 'straniera' sul totale dei musulmani andrà sempre più a diminuire. Si consideri che ad oggi, 2017, oltre il 40% dei musulmani residenti in Italia ha passaporto italiano. Quindi parlare di " invasione" rispetto ad un fenomeno ormai stabile e duraturo non descrive in maniera corretta il processo sociale di cui stiamo parlando; concordo ovviamente che siamo di fronte ad un cambiamento importante in termini cultura e sociali, se è vero che nel 2060, secondo alcune previsioni demografiche, quasi un terzo della popolazione residente in Italia sarà di origine straniera ( ossia nata in Italia ma con almeno un genitore nato in unaltro paese).

  5. etiam_nunc_frustra

    >Eppure [...] gli italiani stimano la presenza musulmana pari al 20%, cinque volte il loro numero effettivo. >Prima ancora che spaventati o diffidenti, gli italiani appaiono dunque male informati.Gli stessi dati riportati nell'articolo affermano che in lombardia la presenza di musulmani è del 25%. Questa domanda chiaramente è direttamente dipendente dalla zona di residenza dell'intervistato. Non ha senso snaturarla amalgamando tutti i dati a livello nazionale, viste le ampie differenze all'intero della popolazione di intervistati a seconda della regione, rendendola quindi una popolazione di intervistati non omogenea e praticamente inutile a fine statistici. Da ciò addiruttura sarebbe verosimile suppore che una fetta consistente degli intervistati lombardi (do per scontato che siano rappresentati in maniera proporzionale alla loro quota sulla popolazione italiana complessiva) sottostimi fortemente la presenza musulmana nella loro regione. Senza contare poi che pure all'interno della stessa regione la distribuzione non è assolutamente omogenea, ma addirittura vari fortemente a seconda dei quartieri di una stessa città.Riscrivete lo stesso articolo solo per il nord italia, visto che assorbe piu della metà dei musulmani italiani, e quindi gia solo per questo motivo si otterrebbe un lavoro molto più utile ai fini di indagine statistica, e i numeri saranno impietosi e preoccupanti. Ciò che sta avvendendo, e che qualsiasi antropologo sarebbe, o dovrebbe, essere in grado di identificare, è la messa in atto definitiva di una compartimentalizzazione razziale sul territorio italiano che negli anni prossimi, e per via della diminuzione del lavoro a fronte della popolazione, e per via dell'acuirsi fisiologico della disparità nella ripartizione della ricchezza, costituirà una bomba sociale.

    • Fabio Colombo

      Salve Etiam, hai preso un abbaglio sulla lettura dei dati: la presenza di musulmani in Lombardia non è assolutamente al 25%, nell'articolo si dice che il 25% dei musulmani presenti in Italia (2.500.000 persone stimate) risiede in Lombardia. Si tratta quindi di circa 625.000 persone, ossia il 6,25% circa della popolazione.

  6. fulvio

    Considerando che le tre grandi religioni monoteiste hanno una radice comune e, conoscendole non necessariamente a fondo ma neanche superficialmente, hanno più punti in comune che profonde diversità, nel contesto di uno stato VERAMENTE LAICO non dovrebbero creare nessun tipo di problema. La fede religiosa è e deve rimanere un fatto privato mentre lo stato deve essere pubblico e dettare le regole di convivenza, eque e dignitose per tutti. Sinchè si continuerà a confondere l'appartenenza etnica con l'appartenenza religiosa........è un vero problema. Mai sottovalutare il fatto che i testi a base di ogni religione, per chi ci vuol credere, sono di ispirazione divina ma la religione, con tutti i suoi dogmi, regole ed imposizioni varie, è un'invenzione prettamente umana. Per cui uno stato forte ma giusto, sopratutto giusto, è perfettamente in grado di gestire la convivenza di diversi credo. Quindi dove stà il problema se il numero dei mussulmani aumenta? DITEMI VOI

  7. Marymix

    Purtroppo spesso si confonde l'islam che è una religione di pace con il terrorismo di matrice jihadista. E in questo caso la responsabilità è spesso dei media mainstream che per definizione spaventano le persone invece di informarle realmente.

  8. Marymix

    Spesso l'islam è associato al terrorismo. E questo non fa altro che aumentare pregiudizi diffidenza e razzismo. E la paura paura si sconfigge con la conoscenza. I numeri e le statistiche possono aiutare a capire ma non bastano. Una materia obbligatoria a scuola dovrebbe essere storia delle religioni. E anche festeggiare insieme è importante lo dico per esperienza personale diretta.

    • Fabio Colombo

      Buongiorno Marymix, grazie dei tuoi commenti. Hai ragione: i numeri non bastano. Rispetto all'insegnamento delle religioni a scuola puoi anche vedere questo articolo (https://www.lenius.it/ora-di-religione-cattolica/), un'altra operazione che stiamo facendo è quella di raccontare storie di persone migranti, di qualsiasi religione, che vivono in Italia, vedi ad esempio qui (https://www.lenius.it/tag/italiani-senza-cittadinanza/) o qui (https://www.lenius.it/tag/linee-di-confine/). Buona giornata!

  9. Anna

    Tutte bolle di sapone per un problema che diventerà un grosso problema con conseguenze disastrose. I musulmani sono i integrabili dovunque vadano perché non concepiscono il valore scientifico e di conseguenza la modernità. Vivono infatti in un'epoca che non esiste più le loro radici culturali sono tutte legate alla religione e quindi inizio e fine di ogni cosa. Solo che il mondo va avanti e loro restando indietro saranno sempre più arrabbiati constatando che gli infedeli progrefiscono, vanno avanti e cge nonostante alkah sia grande hanno bisogno del dio cristiano per mangiare È inutile quanto dannosa dare la cittadinanza italiano anche ad uno nato in Italia e vivente nell'occixente. Essere occidentali corrisponde ad una filosofia di vita, di libertà, di bellezza, di studio, di confronto e di risoetto Tutto il contrario di chi crede di avere la verità in mano, come loro.

    • Fabio Colombo

      Anna peccato, "tutte bolle di sapone" era un incipit molto poetico.

    • AA

      🤣🤣🤣 il suo racconto mi ricorda di quando, qualche secolo fa, a seguito della caduta dell'impero romano e di quando l'europa era completamente immersa nell'ignoranza e nella barbarie; in quel periodo i popoli musulmani dall'iran al marocco furono il fulcro delle scienze, della filosofia e di ogni forma di progresso tecnico-scientifico nonchè sociale e umano. mi ricordo di quando i mori (marocchini) islamizzarono la penisola iberica portando con se ogni forma di conoscenza. stiatranquilla sig.ra che l'islam e i popoli musulmani hanno contribuito in grandissima parte al progresso umano (in tutti gli ambiti) e che senza non ci sarebbe stato il rinascimento in italia, l'illuminismo in francia e tanto altro. studi e non si faccia guidare dall'illusione di superiorità "genitico-identitaria". con il 1492 si ha la definitiva caduta del califfato di Granada (e la presenza marocchino-islamica in europa) inizia il buio per i popoli musulmani e incomincia, invece, l'acesa del mondo euro-cristiano con la "scoperta" del mondo nuovo. potrei andare all'infinito a spiegarle ma mi limito solamente stuzzicarle la curiosità, il resto spetta a lei.

  10. Anna

    È vero, il problema musulmani ci scoppierà tra le mani. Sono persone che vivono in un mondo tutto loro, studiano solo il corano e vivono in sua funzione come se non esistesse altro. Non studiano, non leggono e odiano tutto ciò che è diversi da loro. Sono popolazioni ancora barbare per certi versi e le donne ancora considerate macchine riproduttiva, da sottomettere e usare. Non possiamo vivere con loro e in generale con persone di culture talmente differenti che chiamare diverse é un eufemismo. Sono agli antipodi. Cominciamo a vedere i grossi problemi che ci creeranno. Il degrado è dilagante nelle nostre città dove vivono. E adesso le baby gang e quante saman sacrificate. Italia svegliati perché qui c è una guerra silenziosa che esploderà. Siamo in pericolo .

    • AA

      “Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro.Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”. “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.Da una relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano (ottobre 1912) Gli Italiani visti dall’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano

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