Je suis Charlie e l’ipocrisia di politici e media in Italia

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Je suis Charlie e ipocrisia politici media Italia
@primaonline

Non si era ancora sicuri degli autori, delle dimensioni e del movente della strage di Charlie Hebdo che già i nostri politici avevano “i ditini” pronti sulla tastiera del telefono per twittare solidarietà, condanne, e soluzioni.

Illuminati come il Presidente della Regione Lombardia Maroni, ad esempio, secondo cui “occorrerebbe sospendere Shengen” (l’anno di Expo 2015, sic) per evitare il passaggio dei terroristi dalla Francia all’Italia. Oppure il segretario della Lega Matteo Salvini secondo il quale occorre, oltre che proibire al papa di dialogare con l’Islam, “Bloccare l’INVASIONE clandestina in corso, subito”.

Come si scoprirà in seguito, i tre attentatori, lungi dall’essere clandestini, sono cittadini francesi, anzi francesissimi, avendo avuto i natali proprio nella Ville Lumiere. Ma a Salvini non importa nulla e il primo scivolone non basta. In risposta all’accusa di Renzi di essere un cattivo lettore posta su twitter le copertine dei libri che si troverebbero al momento sul suo comodino. Peccato che uno di questi, l’ormai famoso “Sottomissione” di Michel Houellebecq, che avrebbe contribuito ad aizzare gli attentatori contro la rivista satirica parigina, sarà dato alle stampe dal 15 gennaio.

Trovatelo voi un altro politico che legge i libri prima ancora che siano usciti.

Molto si è detto dell’adesione ipocrita al “Je suis Charlie” di esponenti politici e stampa, da Polito a Gasparri, da Il Giornale alla Santanché, che hanno contribuito, negli ultimi vent’anni, ad estromettere i nostri autori satirici migliori dalla tv pubblica. Per non parlare dei Formigoni e dei Lupi, fieri censori delle Femen al Vaticano, ai quali devono essere sfuggite alcune copertine dell’Hebdo non proprio tenere con la religione cattolica. Tutti bravissimi a difendere la libertà d’espressione negli altri paesi.

Il capolavoro lo compie Magdi Cristiano Allam schierandosi a sostegno della stessa rivista da lui attaccata (“non è laicità quella che consente alla Francia di infangare i Cattolici”) neanche due anni fa. Non può mancare infine, sul versante pentastellato, l’approccio complottista alla strage grazie alle dietrologie di Aldo Giannuli ospitate sul sacro blog e ai sospetti del solito Carlo “the lone gunmen” Sibilia.

Al Governo, dal Presidente del Consiglio al Ministro degli Esteri e della Difesa, bisogna riconoscere la compostezza istituzionale nella reazione all’attentato, la solidarietà espressa senza sbavature, la capacità, per una volta, di non cedere alla mania del tweet compulsivo. Composta è stata anche la partecipazione del premier alla manifestazione di domenica, nonostante la non certo facile compagnia.

Da parte degli esponenti del governo come dalla folta compagine alla loro sinistra è mancata invece una risposta politica forte al punto da bilanciare quella dei loro avversari. Frasi di circostanza, espressioni di solidarietà, manifestazioni di sdegno non potranno eguagliare i profondi sentimenti basati sulla paura evocati nel loro elettorato dai Salvini e dai Le Pen.

Eppure la vicenda Charlie Hebdo avrebbe dato loro la possibilità di insistere su temi cari alla sinistra come le difficoltà dell’integrazione, l’abbandono delle periferie, la difficoltà incontrate da un’intera generazione di persone, che di cognome fa Coulibaly come Rossi, di sentirsi fino in fondo cittadina d’Europa.

E se l’Italia sta alla finestra non possono che essere due i luoghi a cui guardare con speranza e timore adesso, gli stessi di sempre. Da un lato Parigi che, stretta fra gli opposti fondamentalismi, rischia di essere la tomba di quegli ideali laici dei quali è stata la culla. Dall’altro Atene, patria di democrazia, nella quale la parte migliore di questa Europa ripone le sue residue speranze.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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