Ius soli e cittadinanza: a che punto siamo?

di
@Stranieri in Italia

È fermo da quasi due anni in attesa di discussione al Senato il disegno di legge sulla cittadinanza approvato alla Camera nell’Ottobre 2015, che mira a modificare il sistema italiano, più volte criticato perché obsoleto e restrittivo. E dalle parti del governo tutto tace, confermando che l’Italia è uno dei paesi più retrogradi e chiusi sul diritto di cittadinanza. Ma andiamo per ordine: come si acquisisce la cittadinanza italiana e cosa prevede la nuova legge?

La cittadinanza italiana, ad oggi, si ottiene:

  • automaticamente, secondo lo ius sanguinis (è cittadino italiano il figlio, naturale o adottato, di uno o entrambi i genitori italiani);
  • su domanda, per aver prestato il servizio militare di leva o servizio civile;
  • su domanda, per essere residenti ininterrottamente in Italia per 10 anni. Se si nasce in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni, bisogna fare domanda entro i 19 anni (ossia l’unico anno disponibile per fare la richiesta è tra i 18 e i 19);
  • per naturalizzazione, dopo dieci anni di residenza legale in Italia, a condizione di assenza di precedenti penali e di presenza di adeguate risorse economiche;
  • per matrimonio con un cittadino italiano
  • su domanda, per essere nati in territori già italiani.

Il diritto ad “essere italiano” è quindi automatico per “ius sanguinis”, molto difficile invece per gli altri casi. È escluso infatti lo ius soli, il diritto automatico ad essere cittadino per chi è nato sul suolo di uno Stato (indipendentemente dallo status dei genitori).

Non è difficile immaginare le situazioni paradossali che crea questo vuoto legislativo. Numerosi sono infatti i ragazzi nati, cresciuti e diplomati nel nostro Paese da genitori non italiani, che alla soglia dei vent’anni non hanno ancora un riconoscimento giuridico di cittadinanza.

La “nuova” legge sarebbe andata incontro a questa necessità, introducendo per la prima volta come requisito la “cultura” ed in particolare la formazione scolastica.

Due sono i principi cardine: ius soli “temperato” e ius culturae.

  • Lo ius soli “temperato” prevede che acquista la cittadinanza per nascita chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente o in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
  • Lo ius culturae prevede che possa fare richiesta il minore nato in Italia o che vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età, che abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione.

Qui trovate la pagina della Camera dedicata al tema. La legge italiana appare conservatrice e restrittiva rispetto ai più importanti Paesi occidentali. Esempi ne sono la Francia (ius soli dal 1551, differenziato) e gli Stati Uniti (ius soli completo), nazioni storicamente meta di immigrazione e con una forte identità nazionale (ad esempio, requisito imprescindibile per diventare Presidente degli Usa è essere nato negli Usa). Discorso diverso per l’America meridionale, dove lo ius soli trova una giustificazione nella necessità di creare velocemente un’identità nazionale, dopo la fine del colonialismo. I paesi che ammettono un principio “moderato”, come la Germania (cittadinanza anche ai nati da genitori extracomunitari, purché almeno uno dei due genitori abbia in mano un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva in Germania da almeno otto anni) e Gran Bretagna (cittadino è chi nasce in territorio britannico anche da un solo genitore cittadino britannico), beneficiano nel primo caso di una sicura cultura di assimilazione socio – economica, nel secondo di una tradizione liberale risalente al principio “”No Taxation Without Representation”.

@wikipedia

L’Italia paga un ritardo a causa di diversi fattori:

  • non ha subito in passato la migrazione esterna, ma quella interna (nord-sud)
  • ha una recente identità nazionale, ma antichissime differenze e identità regionali (non c’è storicamente un forte legame tra suolo, Nazione e Cittadinanza)
  • possiede una burocrazia farraginosa che anche in presenza di una legge ne dilata i tempi di applicazione.
  • ha subito le recenti grande ondate migratorie provenienti dall’Africa, che spaventano soprattutto i gli elettorati conservatori e etno-nazionalisti. Ma anche i governi più democratici, come abbiamo visto nel caso del governo Renzi e della mancata abolizione del reato di clandestinità per “valutazioni di opportunità” dopo i fatti di Colonia.

Il disegno di legge fu approvato alla Camera dal Pd, Scelta Civica, Ncd e Sel, contrari Lega Nord (che a distanza di un anno rivendica con orgoglio l’ostruzionismo per bloccare la legge) e Fratelli d’Italia, spaccata Forza Italia e astenuto il Movimento Cinque Stelle. Nonostante associazioni civili, sindacati, movimenti spingano le istituzioni a portare a termine questa “conquista” di civiltà, per ora da palazzo Madama tutto continua a tacere. Il 28 febbraio è in programma una manifestazione nazionale a Roma del movimento L’Italia sono anch’io insieme agli #ItalianiSenzaCittadinanza per rivendicare i diritti minimi dei figli nati in Italia da genitori stranieri.

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Pugliese, classe 91’, ho studiato lettere e filosofia a Bari e studio storia a Milano. Da piccolo ero un cultore dell’Epica e dei nomi dei pianeti del Sistema solare, ma soprattutto dei film Disney, ed anche adesso se vedo Bambi o il Re Leone piango. Sono interista, socialista, liberale e agnostico (una vitaccia). Oggi divido il mio tempo tra le passate di pomodoro pugliesi e la mia passione più grande, la politica.

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