Com’è fatta la popolazione italiana?5 min read

22 Dicembre 2020 Demografia -
Fabio Colombo

di -
Sociologo

Com’è fatta la popolazione italiana?5 min read

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Gli strumenti con cui indagare i diversi aspetti della popolazione italiana sono molteplici, ma nessuno è preciso e onnicomprensivo come il Censimento. Perché il censimento interroga tutti. O meglio, interrogava tutti, perché dal 2018 è iniziata l’era del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni.

Cosa significa? In pratica, il censimento non si svolge più ogni 10 anni come è accaduto dal 1861 al 2011, ma tutti gli anni un campione di 3,5 milioni di italiani compila il questionario e i dati raccolti hanno valore censuario, ossia sono riferibili all’intera popolazione italiana. Abbiamo così disponibili informazioni sempre aggiornate su tanti aspetti della nostra vita.

Istat ha pubblicato i primi dati relativi al 2018 e 2019, che ci restituiscono un quadro completo su diversi aspetti della popolazione italiana. Tutte le informazioni sul Censimento permanente sono disponibili al sito censimentigiornodopogiorno.it.

Dati generali sulla popolazione italiana

popolazione in italia

Al 31 dicembre 2018, data di riferimento della prima edizione del censimento permanente, la popolazione residente in Italia ammonta a 59.816.673 unità. All’inizio del 2018 la popolazione calcolata dall’Istat risultava invece pari a 60.483.973: in un anno la popolazione italiana è quindi calata di 124.427 unità.

I trend però sono molto diversi sul territorio: la popolazione cresce al Nord e al Centro e cala nel Mezzogiorno. Inoltre, più del 50% dei residenti è concentrato in 5 regioni: Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia.

In termini di popolazione, il comune più grande in Italia è Roma, con 2.808.293 residenti; Morterone, in provincia di Lecco, è invece il più piccolo, con appena 30 residenti.

Dati popolazione italiana: genere ed età

Nell’edizione censuaria del 2019 le donne il 51,3% del totale della popolazione italiana, e superano gli uomini di 1.541.296 unità. Il maggior peso della componente femminile è dovuto al progressivo invecchiamento della popolazione e alla maggiore speranza di vita delle donne.

L’Italia, come abbiamo approfondito qui, è un paese sempre più vecchio: rispetto al 2011, la percentuale di popolazione con più di 65 anni è passata dal 20,8% al 23,4%.

L’età media passa da 43 a 45 anni. La Campania, con 42 anni, è la regione più giovane; la Liguria, con 49 anni, la più vecchia. Il comune più giovane è Orta di Atella, in provincia di Caserta, con una età media di 35,3 anni mentre il più vecchio è Fascia, in provincia di Genova, dove si arriva a 66,1 anni.

La popolazione straniera in Italia

La popolazione straniera rilevata nelle edizioni censuarie 2018 e 2019 ammonta, rispettivamente, a 4.996.158 e 5.039.637 individui (+43.480, pari a +0,9%). Una crescita che però non è riuscita a compensare il decremento della popolazione complessiva residente in Italia (-175.185 unità) che, di fatto, equivale a un calo demografico di quasi 220 mila residenti autoctoni.

Se non ci fosse stata la componente straniera, dal 2011 al 2019 la popolazione italiana sarebbe diminuita di oltre 800 mila unità.

Nel 2019 il peso della componente straniera rispetto alla popolazione totale è dell’8,4%. Riguardo alla composizione per genere dei cittadini stranieri, rileviamo una leggera prevalenza della componente femminile (51,7%).

La componente straniera è decisamente più giovane di quella italiana: la quota più elevata di stranieri si colloca nella classe d’età 30-39 anni; l’età media è di 34,7 anni, più bassa di 11,5 anni rispetto a quella degli italiani.

Circa la metà degli stranieri censiti proviene dall’Europa e poco più di un quinto dall’Africa (22%) e dall’Asia (21%).

La popolazione straniera è particolarmente concentrata nel Nord Italia, che accoglie più del 58% della popolazione immigrata; il 25% risiede nelle regioni del Centro, il 17% nel Sud e isole.

In particolare, la popolazione di cittadinanza straniera rappresenta più del 10% della popolazione complessiva in Emilia-Romagna, Lombardia, Lazio, Toscana e Umbria mentre non arriva al 4% in Basilicata, Sicilia, Puglia e Sardegna.

Leggi il nostro post di approfondimento sulle caratteristiche della popolazione straniera in Italia.

L’istruzione di italiani e italiane

istruzione italiani

Al 31 dicembre 2019, tra la popolazione con più di 9 anni il 35,6% ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale, il 29,5% la licenza di scuola media, il 16% la licenza di scuola elementare.

I laureati sono il 13,9% mentre analfabeti e alfabeti senza titolo di studio raggiungono il 4,6%. I dottori di ricerca, che possiedono il grado di istruzione più elevato riconosciuto a livello internazionale, sono lo 0,4%.

Rispetto al 2011, è in crescita la percentuale di laureati e diplomati, in calo quella di persone con licenza di scuola elementare e media.

Quanto al genere, le donne sono il 56% di chi ha una laurea. La distribuzione per genere è più equilibrata nei diplomi di scuola superiore, mentre è favorevole agli uomini (53%) per le licenze di scuola media.

Al contrario la componente femminile è in netta maggioranza per le licenze elementari (58,5%) e tra coloro che non hanno alcun titolo di studio (58,8%).

Dati popolazione italiana: la condizione professionale

Al 31 dicembre 2019, tra la popolazione residente di 15 anni e più, le forze lavoro sono il 52,5% e gli inattivi il 47,5%. In pratica solo metà della popolazione italiana è lavorativamente attiva.

Nella forza lavoro, gli occupati sono il 45,6% e i disoccupati il 6,9%. Rispetto al 2011, sono in crescita le forze lavoro, stabili gli occupati e in crescita i disoccupati.

Tra le non forze di lavoro, diminuiscono le quote di percettori di pensioni e di casalinghe, mentre rimane stabile la quota degli studenti.

Al Censimento 2019, undici regioni del Nord e del Centro presentano quote di occupati sopra la media nazionale, in particolare Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. Sotto la media nazionale sono otto regioni, tra cui spiccano Campania, Calabria e Sicilia.

Rispetto al genere, la quota di componente femminile sale leggermente: le donne erano il 41,8% degli occupati nel 2011, sono il 42,4% nel 2019. Inoltre, la partecipazione al mercato del lavoro è aumentata del 4,3% per le donne contro l’1,7% degli uomini.

Tuttavia, gli squilibri di genere rimangono evidenti. Basti dire che il tasso di occupazione femminile è del 37,4% contro il 54,4% dell’occupazione maschile e il tasso di inattività è del 56% contro il 38,5% degli uomini.

Dati popolazione italiana: per approfondire

Questi erano, in sintesi, i primi dati del Censimento permanente Istat relativi al 2018 e 2019. Per approfondire e accedere a ulteriori dati potete utilizzare le piattaforme messe a disposizione da Istat:

Censimenti Permanenti: Data Warehouse tematico dei Censimenti permanenti.

Esplorazione dati: Data Browser per costruire tavole e grafici a partire dai dati del Censimento.

Mappe: Mappe interattive basate sui dati del Censimento.

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Fabio Colombo

Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it
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