L’Italia è un paese sempre più vecchio

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Nel 2014 sono nati in Italia 509 mila bambini, il peggior risultato dall’Unità d’Italia ad oggi. Sono dati che parlano chiaro: l’invecchiamento della popolazione in Italia è un elemento strutturale, reso ancora più evidente dalla crisi economica.

Analizziamo allora il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione cercando di capire meglio cosa ci dicono gli indicatori che lo descrivono.

Invecchiamento della popolazione in Italia: speranza di vita 2013

La popolazione italiana vive sempre più a lungo: la speranza di vita alla nascita è di 80,3 anni per gli uomini e 85,2 per le donne, dati entrambi superiori alla media europea, che è di 77,8 e 83,3. Le differenze regionali in questo caso sono minime.

In Europa (intesa come Unione Europea) siamo in testa alla classifica maschile, tra le donne invece ci superano solo la Francia (85,6) e la Spagna, con un impressionante 86,1.

Invecchiamento della popolazione in Italia: tasso di fecondità 2013

Altro indicatore dell’invecchiamento della popolazione in Italia è il tasso di fecondità, ossia il numero medio di figli per donna. In Italia il tasso di fecondità è di 1,39 contro una media europea di 1,53. Gli altri paesi dell’Europa mediterranea (Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta) sono messi anche peggio, così come Ungheria, Polonia e Slovacchia.

Il dato era sceso ai minimi storici (1,19) nel 1995, per poi risalire fino a 1,46 nel 2010, anno in cui a ripreso a scendere. Si tratta tuttavia di una tendenza diffusa in tutta Europa: Lettonia, Lituania, Ungheria e Romania sono gli unici paesi in cui il tasso di fecondità è aumentato dal 2010 al 2013.

In questo caso le differenze regionali sono notevoli: il tasso di fecondità è dell’1,45 al Nord, 1,39 al Centro e 1,31 al Sud. Gli analisti tendono a correlare questi dati a quelli sulla presenza di residenti stranieri, che hanno un tasso di fecondità più alto degli italiani. È per questo che a Nord, dove la presenza di stranieri si attesta attorno al 9-10%, il tasso è più elevato mentre a Sud, dove gli stranieri sono il 3%, è decisamente più basso.

Indice di vecchiaia 2013

La combinazione tra aumento della vita media e decremento del tasso di fecondità genera un indice di vecchiaia alle stelle in Italia, per lungo tempo il più alto del mondo. Ma cos’è l’indice di vecchiaia? È il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione under 15, cioè tra i giovani e gli anziani. Si esprime ponendo a 100 la quota dei giovani sotto i 15 anni.

I risultati sono per noi sconcertanti: ogni 100 giovani ci sono in Italia 151,4 persone oltre i 65 anni. Il dato è particolarmente grave al Centro (166,4) e a Nord Ovest (164,4), molto significativo a Nord Est (157,3) e assai più mitigato al Sud (131,1).

Solo la Germania fa peggio di noi e si attesta su un indice di vecchiaia di 158, mentre la media europea è di 116,6. Si noti che ci sono paesi che hanno un indice di vecchiaia inferiore al 100, dove cioè i giovani sono più numerosi degli anziani, è il caso ad esempio della Francia (96,7) e della Gran Bretagna (97,7).

I dati del 2014 sono disponibili solo a livello nazionale, e indicano un trend ulteriormente negativo: l’indice di vecchiaia in Italia è salito al 154,1%. La regione più vecchia è la Liguria (239,5), seguita da Friuli Venezia Giulia (196,1) e Toscana (190,1). L’indice di vecchiaia più basso si riscontra in Campania (109,4), seguita da Trentino Alto Adige (125,0) e Sicilia (134,2).

Questo indicatore è particolarmente importante perché esprime il cosiddetto “debito demografico” che un paese ha nei confronti delle generazioni future in termini di sanità, assistenza e previdenza.

Invecchiamento della popolazione in Italia: over 65 2013

Altra conseguenza di una vita media molto lunga unita ad un tasso di fecondità molto basso è, intuitivamente, che in Italia ci sono molti anziani. In effetti è così: la popolazione anziana (da convenzione gli over 65) rappresenta il 21,4% della popolazione, contro una media europea del 18,5%. È il dato più alto di tutta Europa.

Storicamente siamo sempre stati tra i paesi con una maggiore quota di anziani, certo le proporzioni sono aumentate in modo molto significativo con il passare del tempo, basti pensare che nel 1983 la quota di ultrasessantacinquenni era del 13,1%.

Invecchiamento della popolazione in Italia: età mediana 2013

Altro valore in cui ci distinguiamo in Europa è l’età mediana della popolazione, che da noi si attesta a 44,4 anni contro una media europea di 41,9.

L’età mediana, da non confondersi con la media delle età, è quel valore che ripartisce una popolazione, ordinata appunto secondo le età dei suoi componenti, in due gruppi ugualmente numerosi. È considerata una misura più affidabile perché meno influenzata dagli estremi di quanto non sia l’età media.

Anche in questo caso la Germania ci supera (a 45,3) e anche qui siamo sempre stati tra i paesi con un’età mediana molto elevata, che nel 1983 era però di 34,8 anni.

Un dato su cui riflettere: proprio nel 1983 la Svezia aveva un’età mediana superiore alla nostra (36,9), dato che ora si attesta a 40,9 anni. +4 anni rispetto al nostro +9,6. Cosa è successo? Che nel frattempo la Svezia ha sviluppato delle politiche sociali di sostegno alla natalità che hanno mantenuto tassi di fecondità prossimi al 2.

Fonti dei dati: Istat e Eurostat

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

9 Comments

  1. A che serve fare figli se poi i giovani sono costretti a emigrare? Ma perché preoccuparsi tanto quando a riempire i vuoti ci saranno milioni di africani i quali già incominciano a ripetere le scemenze sentite dai nostri politici:”Facciamo i lavori che gli italiani non vogliono fare!
    Per quanto riguarda gli anziani vivono a lungo si, ma male: con pochi mezzi ed emarginati!

  2. Fenomeno complesso che ha molteplici cause:
    1) si vuol essere ragazzini sino a tarda età e una famiglia è un’ intralcio non di poco conto, basta guardarsi intorno per notare il “difetto educativo” in materia
    2) abbiamo, a parità di impiego, stipendi troppo bassi rispetto ai colleghi europei e mettere su famiglia costa tanto
    3) molti ragazzi sono costretti ad emigrare per avere un lavoro ed uno stipendio dignitosi
    4) fare figli è diventato, per i datori di lavoro, quasi un reato che spessissimo ti costa il posto di lavoro
    5) non c’è lavoro dignitoso.
    6) il costo della vita è troppo alto rispetto alle retribuzioni
    questo crea una situazione per cui quando si è finalmente in grado di sostenere l’onere di una famiglia spesso è troppo tardi.
    Tutto questo porta ad un’inevitabile declino della popolazione sia come aumento dell’età media che come numero di abitanti. Oltretutto grazie a scellerate riforme pensionistiche una volta fuori dal mondo del lavoro il nostro stato non è in grado di garantirci una vita dignitosa.
    Una seria rilettura della costituzione per quanto riguarda le pensioni?
    Forse ingenuamente credo che una profonda revisione delle dinamiche economiche del nostro paese potrebbe in parte arginare il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, occorre rendere l’ italia appetibile per mettere su famiglia e ringiovanire la popolazione.

    • Fulvio dimentichi la causa principale: si vive più a lungo. Non capisco poi il riferimento alle pensioni: casomai l’investimento è da fare sui servizi di supporto alle persone e alle famiglie in giovane età.

  3. Vedi è vero si vive più a lungo , si esce di casa sempre più tardi e si tende a metter su famiglia sempre più tardi. L’invecchiamento della popolazione ha una delle sue cause nel diminuire in maniera preoccupante della popolazione giovane , tutto sommato se il tasso di natalità fosse ad un buon livello i “vecchi” non sarebbero poi tanti, una percentuale “normale”. Quanto al discorso pensioni porta ad un modo di vedere il futuro che disincentiva il fare figli. Ti faccio un esempio: un tempo capitava , anche spesso, la nascita di figli non programmati e i genitori si ritrovavano di botto nonni. Non ti parlo dell’800 ma di quando io ero piccolo. I neo nonni che tutto sommato avevano un reddito da pensionati più che sufficiente accoglievano in casa la “nuova famiglia per caso” senza spesso battere ciglio dando il tempo di trovare lavoro e casa. Ora se capita ad una coppia di genitori pensionati con le nuove pensioni…….sono rovinati.
    Il discorso è semplice per incentivare la natalità occorre un buon livello di vita dalla nascita alla vecchiaia, i nonni si possono permettere di fare i nonni come un tempo senza risentirne economicamente e i genitori possono fare i genitori un po più liberi grazie ai nonni. D’accordo la società è cambiata, l’attuale vita in città non consente più la vecchia famiglia allargata anche se chi economicamente se lo può permettere mostra una certa tendenza a ricreare se pur in maniera diversa la vecchia concezione di famiglia…….o almeno qui da noi, isolani sino all’osso, capita più di quanto si voglia credere. Purtroppo è sempre una questione economica, nessuno se la sente di caricare i propri genitori dell’onere dei propri figli……….ma chi può.
    Tirando le somme l’inversione di tendenza, che non è solo il vivere più a lungo anzi secondo me attualmente è marginale, si otterrà solo con il miglioramento del tenore di vita sia della popolazione in età fertile sia di quella “fuori tempo massimo”. Il disagio economico ha una certa tendenza a portare all’individualismo e all’egoismo in tutti i paesi occidentali………..il che cozza con il fare figli.
    SAI QUANTO COSTA MANTENERE UN GENITORE IN UNA RSA? provaci e non farai figli.
    Bisogna investire non solo sui giovani in età fertile ma a 360° tutto deve funzionare dal trovare lavoro punto di partenza al seguire gli anziani punto di arrivo…………in mezzo ci sono i figli.
    Linvecchiamento della popolazione è multifattoriale e il vivere di più (da noi i centenari o quasi sono la norma) è marginale.

  4. Piuttosto si deve permettere alla popolazione di invecchiare bene, di permettergli le cure adeguate in modo da non oberare la fascia di popolazione fertile di responsabilità derivanti dai vecchi genitori in modo da concentrare le risorse sulla generazione futura. Penso veramente che la prospettiva di una vecchiaia misera contribuisca al diminuire del tasso di natalità, è vero ora si vive di più…………ma male.
    Non pensate solo alla situazione delle regioni ricche, l’italia è grande e la media ponderata delle retribuzioni e delle pensioni è da terzo mondo o se preferite da ex paese del blocco sovietico senza che lo stato ti aiuti.
    A QUESTE CONDIZIONI CHI CAVOLO LI FA I FIGLI? E’ FUORVIANTE ATTRIBUIRE TUTTO AL FATTO CHE SI VIVE DI PIU’

    • Fulvio non so dove leggi che si attribuisce tutto al fatto che si vive di più, e devo dire che questi toni aggressivi in maiuscolo urlato non aiutano il dialogo.

  5. Ho il sospetto di non essermi spiegato in maniera esaustiva perciò riporto il mio caso: come la maggior parte delle coppie anche io ho fatto il ragionamento “prima mi sistemo poi penso ai figli” e sono diventato padre a 35 anni. In quel periodo sia io che mia moglie facevamo i turni in due ospedali diversi per cui per almeno il periodo dai 3 ai 10 anni della bambina abbiamo dovuto obbligatoriamente appoggiarci ai nostri genitori che fortunatamente allora potevano essere considerati “pensionati di lusso”. Per cui non abbiamo avuto particolari difficoltà.
    Adesso considerate una situazione diversa:
    1) Ormai la famiglia monoreddito non ha ragione di esistere e sta scomparendo
    2) Poni che la coppia abiti in una citta lontana dalla propria e quindi senza la rete di “protezione parentale”
    3) Magari sono turnisti
    4) Indagate sui costi dei servizi necessari per crescere un figlio con poco tempo
    5) calcolate il valore d’acquisto della media degli stipendi
    6) magari bisogna contribuire per far vivere dignitosamente i vecchi genitori
    7) affitto, bollette e spese fisse
    Questa non è fantascienza è una situazione molto comune. VOI in tutta coscienza in questa situazione lo fareste un figlio?
    Inoltre, se mia figlia fa lo stesso ragionamento dei genitori e pare di si, diventerò nonno se va bene a 70 anni.
    spero di essere in salute per allora perché voglio fare il nonno, ma se non sarà così?……………………..diventerei un peso ed un ostacolo per il futuro di una figlia unica (eravamo fuori tempo massimo per un secondo figlio)
    E’ VERO SI VIVE DI PIU’ MA L’ETA’ MIGLIORE PER FARE FIGLI E’ SEMPRE LA STESSA!!!!

  6. non è mia intenzione ne essere aggressivo ne di urlare. forse è solo il mio modo di scrivere. quanto al maiuscolo non è un urlo è solo il voler mettere in evidenza alcuni concetti (non c’è il grassetto). massimo rispetto per tutti e tutto. scusatemi.

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