Immigrazione e lavoro: 5 storie innovative che migliorano la società

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immigrazione e lavoro

Ci siamo talmente assuefatti ad un immaginario fatto di sbarchi o non sbarchi, porti chiusi o porti aperti, accoglienza o respingimenti, che ci dimentichiamo del 90% degli immigrati presenti in Italia che risiede regolarmente nel nostro paese e nel nostro paese si è costruito, o sta provando a costruirsi, un nuovo pezzo del suo percorso di vita.

Il lavoro è certamente un elemento centrale di questo percorso, e il legame tra immigrazione e lavoro ha molte facce. In primo luogo, il rapporto Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia segnala un dato curioso: l’Italia è l’unico paese tra i grandi paesi europei in cui il tasso di occupazione della forza lavoro straniera (59% per i cittadini extra UE, 63% per i cittadini UE) è più alto di quello della forza lavoro nativa (57%).

Secondo il rapporto Il Mercato del Lavoro 2018, gli stranieri sono impegnati soprattutto nei settori dell’edilizia, della ristorazione, dell’agricoltura, del lavoro domestico (dove addirittura il 70% degli occupati sono stranieri). Svolgono lavori generalmente più umili e peggio retribuiti degli italiani, con guadagni medi inferiori agli 800 euro al mese.

C’è un altro aspetto però, spesso sottovalutato quando si parla di immigrazione e lavoro: c’è una ancora piccola ma crescente fetta di economia generata dalle attività imprenditoriali proprio degli immigrati, capace anche di dare lavoro ad altre persone, in alcuni casi anche ad italiani. Sono 570 mila i titolari di attività economiche di cittadinanza non italiana.

Nell’immaginario sono entrati ormai gli imprenditori della ristorazione etnica (i kebabbari, ma anche i ristoratori indiani, cinesi e ormai di ogni dove che arricchiscono l’offerta culinaria delle nostre città) o i servizi di comunicazione e trasferimento denaro, ma prendono piede anche storie imprenditoriali nuove, che proprio dalle esperienze di immigrazione trovano lo spunto per farsi servizio, start-up, impresa, portate avanti dai migranti e/o per i migranti.

Raccontiamo cinque di queste storie, che sono tra le 15 selezionate da Ashoka Italia per l’evento Hello Europe Italia: La migrazione che fa innovazione. L’evento si terrà a Torino il 12 aprile 2019 e, attraverso il racconto delle 15 idee innovative, vuole essere un’occasione di riflessione e testimonianza sulle migrazioni come forza di crescita e cambiamento positiva per le società.

I 15 progetti affrontano in modo innovativo la questione dell’integrazione linguistica e culturale, l’inserimento lavorativo dei rifugiati, il problema della dispersione di competenze, la
necessità di nuovi strumenti finanziari e di un’efficace terapia psicologica per chi sperimenta le migrazioni forzate.

Immigrazione e lavoro: 5 storie di innovazione sociale

MYGRANTS

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Mygrants è un’app che mira a diminuire la dispersione dei talenti dei migranti dentro e fuori i centri di accoglienza in Italia, valorizzando e aggiornando le loro competenze e velocizzando l’inserimento nel mercato del lavoro.

È nata nel 2016 da un’idea di Chris Richmond Nzi, originario della Costa D’Avorio ma cresciuto tra Europa e Stati Uniti d’America, che nei cinque anni precedenti aveva lavorato in Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea, occupandosi di analisi dei dati relativi ai flussi migratori.

Attivo inoltre nell’accoglienza dei migranti e sensibile alle statistiche dei giovani in arrivo sulle coste europee, Chris ha sentito il bisogno di dare il suo contributo per rendere la gestione delle migrazioni più efficace e strutturata. Così ha inventato un’app capace di fare, sostanzialmente, tre cose: informare i migranti sui loro diritti, doveri e sul funzionamento del sistema italiano ed europeo di asilo; fare uno screening delle loro competenze formali e informali, del loro background e delle loro aspirazioni; analizzare i dati raccolti per facilitare l’incontro tra professionisti e opportunità di lavoro disponibili sul mercato, sviluppando un vero e proprio servizio di matching tra candidati e aziende. Dal 2017 ad oggi grazie a Mygrants hanno trovate lavoro ben 950 persone.

FUNKY TOMATO

immigrazione e lavoro funky tomato

Una salsa di pomodoro rispettosa della natura, della biodiversità e dei diritti dei lavoratori. È questa la mission di Funky Tomato, che vende in tutta Italia salsa di pomodoro biologico di alta qualità prodotta in Campania e in Basilicata grazie al lavoro di braccianti e lavoratori migranti e ai ragazzi della periferia napoletana di Scampia.

L’obiettivo è sperimentare un nuovo modello di filiera di produzione del pomodoro contrario al caporalato e allo sfruttamento della manodopera, più etico e responsabile, in grado di stimolare un cambiamento culturale a livello nazionale. Per questo Funky Tomato è anche promotrice della pubblicazione di libri e spettacoli teatrali e, sui territori, conta numerosi accordi e alleanze con cooperative agricole e organizzazioni che gestiscono terreni confiscati alla mafia.

La partecipazione alle sue proposte è in crescita e oggi sono centinaia i gruppi di acquisto solidale, le pizzerie, i ristoranti, le singole persone che, in Italia e in Europa, fanno parte della comunità Funky Tomato. Ai suoi clienti, Funky Tomato propone di aderire alla campagna di pre-acquisto attraverso cui si può finanziare direttamente la produzione e il lavoro di gestione della filiera, acquistando il pomodoro a un prezzo ridotto rispetto a quello che sarà alla fine della stagione di produzione.

MAMA VENTURE

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Mama Venture è una start-up che ha come vocazione il sostegno a giovani imprenditori immigrati. Fondata da Mamadou Lamine Ndiaye in Emilia Romagna – nato in Senegal, cresciuto in Italia e laureato in Economia e commercio all’Università di Bologna – è il primo fondo di investimenti interamente dedicato ai migranti con idee imprenditoriali finalizzate all’impatto e all’inclusione sociale.

Mama Venture vuole valorizzare l’imprenditoria dei cittadini stranieri selezionando e sostenendo i progetti più innovativi tramite un processo articolato in diverse fasi: raccolta delle idee tramite candidature online ed eventi; accesso ad un percorso di accelerazione per supportare i potenziali imprenditori nella fase di sviluppo e lancio sul mercato; aiuto a definire le metriche di business e convalidare o modificare il prodotto/servizio in base alle richieste del mercato; erogazione del capitale necessario per trasformare le idee in impresa: il finanziamento avviene tramite il crowdfunding o con il contributo dei soci fondatori del progetto.

Negli ultimi quattro mesi sono stati mappati 97 progetti; di questi, 9 hanno passato le selezioni. Ad oggi il team della start-up opera prevalentemente tra Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Piemonte, ma ha l’ambizione di raggiungere le comunità migranti presenti anche nelle altre regioni italiane.

BEE MY JOB

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Carenza di operai specializzati in alcuni settori del mercato italiano e mancanza di competenze tecniche tra i migranti accolti nei Cas e negli SPRAR, spesso disoccupati. Sono questi i due bisogni a cui dal 2015 cerca di rispondere Bee My Job, progetto di apicoltura urbana e sociale che nasce ad Alessandria grazie all’Associazione di Promozione Sociale Cambalache.

Bee My Job offre ai rifugiati e ai richiedenti asilo accolti nella città piemontese, ma anche a Bologna e a Lamezia Terme, la possibilità di diventare operai specializzati nel campo dell’apicoltura seguendo un percorso di formazione professionalizzante che punta a favorire la loro autoimprenditorialità. Oltre a una base formativa teorica e pratica sull’apicoltura, sono previsti anche dei moduli sull’agricoltura biologica, sulla sicurezza sul lavoro e sull’educazione alla cittadinanza.

Il progetto, infatti, ha sì l’obiettivo di facilitare l’inserimento lavorativo di rifugiati e richiedenti asilo, ma anche quello di favorire l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva attraverso la diffusione di una coscienza ambientale ed ecologica. Al termine del corso di formazione viene proposto un tirocinio in azienda; sino ad oggi sono stati avviati più di 44 percorsi di tirocinio, alcuni dei quali si sono trasformati in una assunzione definitiva. Il modello alessandrino di integrazione è stato premiato nel 2018 dell’UNHCR – Agenzia ONU per i Rifugiati.

CUOCHI A COLORI

cuochi a colori

Le donne migranti che arrivano in Italia riscontrano spesso forti difficoltà per l’inserimento lavorativo. Non hanno risorse né reti sufficienti all’inserimento nel mondo del lavoro. È proprio a loro che si rivolge Cuochi a colori, un’azienda di catering che dal 2014 propone a Milano cucina etnica a domicilio, corsi di cucina, servizio catering, specialità su prenotazione e percorsi didattici con un team di cuoche immigrate provenienti da ogni parte del mondo.

Le sei cuoche che oggi lavorano in Cuochi a Colori arrivano da Brasile, Egitto, Indonesia, Marocco, Perù, Sri Lanka e raggiungono i cittadini milanesi nelle loro case con un servizio di qualità che unisce la buona cucina al racconto della loro tradizione. Questo è un progetto in cui la cucina incontra il dialogo interculturale: ogni piatto è infatti legato alla terra di provenienza della cuoca, proponendo un’esperienza gastronomica che fa scoprire la cucina dei diversi paesi del mondo.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

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