Gambia, fine di una dittatura?

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Gambia, fine di una dittatura?
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Il Gambia sta attraversando una difficile fase di transizione: le elezioni del dicembre 2016 hanno sancito la vittoria di Adama Barrow, uomo simbolo di tutte le opposizioni legato a doppio filo con il Regno Unito, ma il presidente uscente Yahya Jammeh si rifiuta di cedere il potere dopo più di vent’anni di governo. Nei giorni scorsi, il Senegal e gli altri Paesi africani vicini hanno pianificato un intervento diretto in favore del nuovo presidente. Ma qual è la situazione attuale?

Gambia: Le elezioni del 2016

Nel 1965 il Gambia ottiene l’indipendenza dall’Impero coloniale britannico e rimane sotto la guida di Dadwda Jawara, già primo ministro dal 1963. Dopo più di trent’anni di leadership indiscussa, nel 1994 il leader viene deposto da un golpe militare che porta al potere Yahya Jammeh, importante esponente dell’esercito e figura di rilievo dell'”Alleanza Patriottica per il riorientamento e la costituzione”. Nel dicembre del 2015, Jammeh annuncia la sua volontà di trasformare il Gambia in una repubblica islamica. Forte della sua leadership e dell’influenza consolidata fra i reparti militari e la popolazione, si presenta alle elezioni del 2016 sicuro di poter vincere contro il suo avversario Adama Barrow, principale esponente dell’opposizione. Ma le cose vanno in maniera diversa: i risultati venuti fuori dal ballottaggio del 1 dicembre 2016 sanciscono la vittoria di Barrow con il 45% dei voti, contro il 36% del presidente uscente. Il giorno seguente, Jammeh accetta la sconfitta e al telefono con lo sfidante vittorioso dichiara:

Chiamo per augurarti il meglio, la gente del Gambia ha parlato.

Allo stesso modo, anche il generale a capo dell’esercito Ousman Badjie, fedelissimo di Jammeh, esprime le sue congratulazioni e garantisce la sua fedeltà al nuovo Presidente per fugare ogni dubbio su una presa di posizione dei militari. Tuttavia, pochi giorni dopo, la commissione elettorale registra certe irregolarità ed errori nel conteggio dei voti evidenziando che il vantaggio di Barrow fosse stato in realtà solo di quattro punti percentuali. Malgrado le nuove rilevazioni non modificassero il risultato elettorale, il presidente uscente Jammeh torna sui propri passi rifiutandosi di lasciare la carica e lanciando l’accusa di brogli elettorali.

La presa di posizione di Jammeh

Durante un discorso televisivo andato in onda il 10 dicembre 2016, Jammeh rende partecipe il Paese della sua decisione di non voler lasciare la presidenza fino a nuove elezioni:

Sulla base di quanto è accaduto, respingo totalmente i risultati

La tensione in Gambia quindi torna alle stelle. Il Presidente dimissionario ha dalla sua parte sia il Parlamento, nel quale 48 membri su 53 fanno parte del suo partito, e l’esercito, guidato da una rete di funzionari a lui fedelissimi costruita in dieci anni di governo indiscusso. Il Presidente eletto, tuttavia, gode della simpatia della maggioranza della società civile e, soprattutto, dell’appoggio dei vicini Paesi africani. Ma fra i sostenitori di Jammeh, i ranghi non sarebbero poi così compatti: durante il suo governo, il presidente uscente ha favorito la carriera di numerosi individui del gruppo etnico jola, preferendoli anche a militari più capaci di altre minoranze etniche; questo ha portato alla creazione di piccole fazioni all’interno di alcuni reparti che quindi non vedono di buon occhio la prosecuzione forzata del suo mandato. Dal ’94 al 2014 ci sono stati in tutto ben otto tentativi di colpo di Stato, tutti scongiurati solo grazie alla fedeltà dei funzionari di alto grado. Non viene quindi esclusa una possibile degenerazione in un conflitto armato, considerando anche il dispiegamento di forze militari predisposte dai Paesi vicini.

Le reazioni internazionali e la dura risposta del Senegal

Dopo il brusco dietro front di Jammeh, il Consiglio di pace e di sicurezza dell’Unione africana si è schierato in favore di Barrow ed ha invitato il presidente uscente ad accettare la sconfitta. Per promuovere una fase di transizione pacifica, lo scorso 13 gennaio quattro capi di stato del blocco Ecowas (Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale) sono andati in visita da Jammeh, ma quest’ultimo ha continuato a rifiutare il risultato elettorale. La tensione è tornata ad essere particolarmente alta nella settimana appena trascorsa: il 19 gennaio Barrow ha giurato ufficialmente come nuovo presidente del Gambia nell’ambasciata gambiana in Senegal; nella notte precedente alla cerimonia, le truppe senegalesi hanno superato il confine occupando il territorio gambiano e lanciando un ultimatum all’ormai ex-presidente Jammeh. Per evitare di scatenare il panico fra la popolazione, il capo dell’esercito Ousman Badjie ha subito escluso la possibilità di scontri fra le sue truppe e l’esercito senegalese:

Non abbiamo intenzione di coinvolgere i militari, si tratta di una disputa politica. Non ho intenzione di coinvolgere i miei soldati in una lotta stupida.

La situazione ha tuttavia creato un vero e proprio esodo verso i confini e gli aeroporti della nazione: nei giorni fra il 13 e il 19 gennaio, più di 26.000 gambiani sono fuggiti in Senegal e molte agenzie di viaggio inglesi hanno predisposto voli charter straordinari per permettere il rimpatrio di circa 3.500 turisti inglesi in visita nel Paese.

Le dimissioni di Jammeh e gli ultimi sviluppi

Scaduto l’ultimatum dato per le ore 12:00 del 20 Gennaio, Jammeh ha chiesto ai membri dell’Ecowas una proroga per contrattare i termini delle dimissioni. Accordata la richiesta, i Presidenti di Guinea e Mauritania sono subito volati in Gambia per trattare con Jammeh. Durante la notte italiana del 21 gennaio, il Presidente uscente comunica la resa con un messaggio alle tv nazionali:

Lascio per il bene del Paese, da musulmano e uomo di Stato non voglio che neanche una goccia di sangue venga versata. Sono grato e fiero di aver guidato il Gambia.

In cambio del passaggio di redini, a Jammeh non verrà impedito di presentarsi alle prossime elezioni presidenziali e all’ex-presidente gambiano è stata garantita l’amnistia totale sui crimini da lui commessi nei suoi 20 anni di governo. Sono infatti molte le accuse rivolte verso la sua amministrazione dalle agenzie internazionali in difesa dei diritti umani: secondo diversi report, in questi anni in Gambia centinaia di persone sono state arrestate o sono scomparse dopo essere state accusate di congiurare contro il regime. La situazione è drammaticamente peggiorata dopo il tentativo di colpo di Stato del 2014: fra le decine di casi di sparizione è annoverato anche quello di un bambino, imparentato con presunti golpisti.

Gambia: terra di emigranti e richiedenti asilo politico

A causa delle condizioni drammatiche del paese, il Gambia è sempre fra i primi Paesi per numero di richieste d’asilo, pervenute anche all’Italia: nel 2014 il nostro Paese ha ricevuto ben 8.575 richieste d’asilo da gambiani in fuga e altre 3.980 richieste sono pervenute solo nei primi mesi del 2015. Malgrado la situazione sembra essersi normalizzata, la capitale Banjul è attualmente ancora una città fantasma. Ormai le persone scappate dal Paese sono circa 75 mila. Jammeh dovrebbe lasciare il Gambia in queste ore per favorire un più sereno insediamento di Barrow. Intanto, le forze senegalesi rimangono sulle frontiere, in attesa della conclusione della fase di transizione.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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