Le risposte sul Franco CFA e il senso di individuare un nemico

di
Di Maio e Macron sul Franco CFA
Fonte| ilsole24ore.com

In un precedente articolo sul Franco CFA abbiamo smentito la correlazione tra questa moneta e i flussi migratori dall’Africa all’Europa, ventilata da Di Maio e Di Battista, e provato a spiegare cos’è e come funziona il Franco CFA.

Il dibattito attorno al tema, e attorno all’articolo in particolare, è stato vivace, a tratti aspro, a tratti stimolante, a tratti deprimente. Si è reso visibile nei commenti all’articolo ma anche negli oltre 70 commenti, incluse risposte e controrisposte, che ha avuto il post pubblicato su Facebook.

Questa sorprendente attenzione degli italiani al tema merita quindi un supplemento di attenzione anche da parte nostra. Prendendo spunto da quanto emerso nel dibattito seguito al primo articolo, proviamo quindi a rispondere alle principali questioni emerse, in maniera più approfondita di quanto si possa fare su Facebook o in fondo all’articolo, raggruppandole per tematiche.

Le dichiarazioni di Di Maio e Di Battista

Il problema principale delle prese di posizione dei due esponenti del Movimento 5 Stelle è legata al momento e alla domanda cui era richiesto loro di rispondere.

Le politiche di cooperazione internazionale e il posizionamento geopolitico di un paese non dovrebbero infatti avere influenza sulla scelta di salvare una vita, o sulla necessità di includere chi arriva nel nostro paese ed ha bisogno di sostegno. Per intenderci: riteniamo sbagliato lasciar morire o detenere senza ragione una persona perché viene da un paese nemico o perché un paese terzo non fa come diciamo noi. La politica non si fa sulla pelle delle persone.

Se da una parte è corretto sostenere che per il benessere del mondo e per ridurre la volontà della popolazione di lasciare il proprio paese siano necessari profondi mutamenti nel continente africano, comprese in particolare le politiche dei paesi più ricchi, dall’altra parte non si può usare la scusa della situazione del continente per lasciare morire persone in mare o nei lager libici.

Questo è l’inganno comunicativo: anziché rispondere delle scelte nei confronti di persone lasciate in mare, si punta l’obiettivo su un concetto giusto, in qualche modo collegato, ma indipendente dalla questione che mette in crisi.

Quindi nessuno nega il rapporto fra lo sviluppo umano e le migrazioni, ma si negano – come sempre – le risposte troppo semplici o evasive.

L’adesione volontaria al Franco CFA e le possibilità di uscita

Tra le maggiori critiche ricevute dall’articolo, la più forte e circostanziata è stata quella sulla volontarietà formale che in realtà non sarebbe volontarietà sostanziale, citando una serie di capi di Stato di paesi della zona Franco uccisi in seguito alla loro dichiarazione di abbandonare questa moneta. Veniva spesso inserito nell’elenco anche Gheddafi, che aveva proposto una moneta unica panafricana.

Non è mai facile capire le motivazioni che hanno portato alle uccisioni dei presidenti africani e dei colpi di Stato. Thomas Sankara ad esempio, non voleva ripagare il debito estero del Burkina Faso, e infatti si dice che pure gli Stati Uniti parteciparono al golpe. Poi sì, voleva uscire dal Franco CFA: che cosa ha pesato di più?

Modibo Keita, maliano, panafricanista, parlamentare francese, ha portato il paese all’indipendenza, è uscito dal Franco CFA, ha generato il collasso economico, interrompendo anche le relazioni con paesi come il Senegal, ed è stato incarcerato in seguito ad un colpo di Stato. Possiamo affermare che sia solo il Franco CFA ad aver influito su questi fatti?

E, ancora, la vicenda di Laurent Gbagbo in Costa d’Avorio, è intrisa di sangue, rivolte e guerre civili, dal primo giorno della sua “elezione” nel 2000. La vicenda finisce nel 2011 quando viene arrestato insieme alla moglie dopo che ha perso le elezioni e non ha riconosciuto la sconfitta. Davvero è stata soltanto la sua volontà di lasciare il Franco CFA a farlo arrestare?

Veniamo a Muʿammar Gheddafi, la storia più recente, che ancora oggi fa sentire i suoi riflessi, e che è sempre oggetto di dibattito. La versione secondo la quale la volontà di destituire il colonnello sia dipesa prima di tutto dal progetto di costruzione di una moneta panafricana nasce intorno al 2016, spulciando le email di Hillary Clinton. Il sito che per primo mette in circolo questa versione è  scenarieconomici.it (quello su cui è stato pubblicato due anni fa il “piano B” di Savona).

In questo articolo viene citata una e-mail ricevuta dall’allora Segretario di Stato Clinton da parte del suo uomo sul campo, Sidney Blumenthal, che elenca 5 ragioni per cui la Francia preme per l’intervento:

  1. Il desiderio di Sarkozy di ottenere una quota maggiore della produzione di petrolio della Libia
  2. Aumentare l’influenza della Francia in Nord Africa
  3. Migliorare la posizione politica interna di Sarkozy
  4. Dare ai militari un’opportunità per riasserire la posizione di potenza mondiale della Francia
  5. Rispondere alla preoccupazione dei suoi consiglieri circa i piani di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa francofona

Nulla si dice sullo stato di avanzamento dei piani, si parla delle riserve della Banca Centrale Libica di 143 tonnellate di oro e altrettante di argento, per un valore di 7 miliardi di dollari. La BCE ha circa 65 miliardi di euro di riserve, di cui 17 miliardi in oro. Faceva cosi paura il piano del colonnello? Se era affiancato in questo da tutta l’Unione Africana, come mai nessuno – nessuno – degli attuali leader africani ha detto qualcosa a riguardo?

Parliamo quindi di una fonte di provenienza incerta, e sicuramente non “più libera ed indipendente”, ma semplicemente allineata ad un’altra e differente campana, che a me torna sempre in mente in questo periodo di conflittualità che il nostro paese ha scelto di aprire con la Francia.

Il Franco CFA è dunque solo una delle dimensioni da tenere in conto dell’approccio imperialista (o neocoloniale) della Francia e delle altre potenze occidentali, non l’unico aspetto. E forse non quello più determinante.

Nella storia del Franco peraltro ci sono paesi che ne sono usciti senza spargimenti di sangue, come la Mauritania e il Mali (poi rientrato nel 1984). Si tratta di due tra i paesi meno ricchi di risorse naturali fra quelli dell’area, ma questo significa anche che la Francia sarebbe in grado di controllare con o senza il Franco CFA quei paesi che ha interesse a controllare.

La Francia imperialista e il suo ruolo nel mancato sviluppo africano

La Francia, in quanto potenza ex colonizzatrice, ha esercitato la propria influenza in Africa per lunghi anni, ma gli anni duemila possono essere considerati come l’inizio della fine del suo ruolo egemone. Sta emergendo con forza il ruolo della Cina, nuovi paesi emergenti si stanno affacciando (come il Sudafrica, potenza regionale).

La figura mostra lo stock degli investimenti presenti nel continente e vediamo che la Francia è uno dei pochi paesi che ha diminuito i capitali investiti in Africa. Emerge invece chiaramente il nuovo ruolo della Cina, che è anche il maggior partner commerciale. Emerge anche che l’Italia negli ultimi anni ha aumentato di molto la sua presenza.

Investimenti diretti in Africa
Fonte: UNCTAD, World Investment Report 2018. I numeri si basano sui dati di stock degli investimenti diretti esteri dei paesi partner.

Quindi pur riconoscendo il ruolo storico e attuale della Francia in Africa, scagliarsi oggi contro i francesi appare quantomeno miope, sia dal punto di vista dei paesi africani, dove la sua influenza sta già diminuendo, sia dal punto di vista geopolitico.

Il ruolo della stabilità monetaria nei paesi in via di sviluppo

Questo è un punto delicato del dibattito. Molti sono concordi nel sottolineare come la stabilità monetaria sia a maggior vantaggio di chi movimenta capitali in entrata ed uscita dal paese. Se questo è da una parte vero, dall’altra non significa per forza che il meccanismo opprima le fasce più deboli. Si deve sempre valutare l’alternativa e tenere conto delle condizioni date. Per emettere moneta serve una garanzia, si dice che emettere moneta equivalga a fare debito. Quindi si deve valutare la propria capacità di ripagare il debito con la crescita, pena la perdita di valore della moneta, e quindi di potere di acquisto dei possessori di quella moneta.

Il caso del Mali, paese con scarse risorse, che è prima uscito dall’unione monetaria e poi ha chiesto di rientrarvi pochi anni dopo, dimostra che gli effetti di qualsiasi scelta monetaria sono di ondivaga definizione.

Almeno si parla del ruolo imperialista della Francia

Qualcuno ci ha criticato perché, a prescindere dal collegamento con i flussi migratori, andrebbe riconosciuto al Movimento 5 Stelle il merito di aver portato il tema del neocolonialismo al centro del dibattito pubblico e di aver fatto conoscere a tutti gli italiani questa forma di controllo imperialista.

In realtà fra africanisti, economisti dello sviluppo, funzionari ministeriali italiani europei ed africani, il dibattito è aperto da un po’. Sia la discussione sul ruolo delle potenze occidentali, sia quella sulla necessità e utilità del Franco CFA.

La Francia stessa ha iniziato a mettere in discussione la moneta per arrivare ad un suo superamento. Ci si chiede quindi quale contributo alla riflessione sia stato portato, se non il fatto che adesso gli italiani pensano che tutti i mali dell’Africa dipendono dal franco coloniale e da Macron.

Questa conclusione ci permette di fare una considerazione sul senso del dibattito pubblico e politico. In situazioni complesse, dove le parti in causa sono tante e con implicazioni differenti su diversi livelli, l’obiettivo dovrebbe essere quello di fare arrivare la complessità delle posizioni, gli impatti dei diversi scenari, e bilanciare gli interessi per capire che cosa sostenere ognuno in base al proprio sistema di valori e di credenze. Invece si preferisce dare un nemico al popolo, senza valutare adeguatamente, o meglio senza informare adeguatamente su tutti gli impatti che una tale posizione può avere sul paese e sui propri interessi.

Alla luce delle evoluzioni di questi giorni, appare chiaro come chi viene costantemente indicato come nemico, può anche reagire.

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Milanese, 38 anni, padre, un po’ africanista, un po’ scout, un po’ marxista, un po’ spaesato da questo momento storico-politico, sicuramente interista. Mi occupo di non profit dal punto di vista gestionale e sono appassionato alle questioni economico-sociali, con lo sguardo per aiutare gli ultimi ad affrancarsi dalla loro condizione di emarginazione e sfruttamento.

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